L’attacco al DGP e la materia dei sogni degli omofobi

il DGP al Roma Pride

La notizia è di quelle brutte e non mi piace nemmeno un po’. La riporto integralmente dal sito del Corriere:

La sera di mercoledì 25 giugno un gruppo di giovani, tra i 15 e i 40 anni, ha lanciato escrementi, cassette di legno, bastoni e ortaggi contro la sede Di Gay Project (Dgp) in via Costantino 82 (zona San Paolo). Al momento dell’irruzione nell’appartamento erano in corso le prove teatrali del laboratorio di Maria Chiara Cucinotta. Gli assalitori gridavano: «Vi diamo fuoco, froci di merda: meritate di morire» . Colti alla sprovvista e terrorizzati gli astanti hanno subito lasciato lo stabile e i balordi si sono dati alla fuga.

L’episodio si commenta da sé. Dalle polemiche sulla legge Scalfarotto a oggi, con le promesse di Renzi sulle unioni civili, il muro di fuoco della chiesa – e le sue pseudo-aperture – insieme ai vari gruppuscoli di estremisti cattolici sparsi qua e là per l’Italia (vero Magdi “Cristiano” Allam?) con l’avallo implicito e inconsapevole dei soliti gay bigotti e moralisti (quelli che il pride è una baracconata, per intenderci) ha prodotto quel lievito che fa presa sulle frange più pericolose e retrive della società.

A quanto pare i vari fan club di spose sottomesse (sempre solo a parole), ex deputati sovrappeso del Pd con l’Edipo irrisolto, Sentinelle sgomente di fronte a libri aperti e Manif pour tous (les homophobes) si danno da fare. Con escrementi e minacce di morte a persone per bene che hanno l’unica colpa di essere LGBT o a noi solidali.

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Facebook è nazi-friendly e omofobo?

Domani, all’Onda Pride, manifesteremo anche per portare solidarietà agli amici e alle amiche di Digay Project e per dire no a chi, di fronte alla bellezza dell’arcobaleno, non può fare altro che maneggiare quella stessa materia di cui sono fatti i loro sogni: la merda.

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P.S.: colgo l’occasione per consigliarvi di seguire una pagina Facebook che chiede di rimuovere le immagini di odio contro le persone LGBT. Di recente una di queste alludeva ai campi di concentramento proprio contro il Gay Village, organizzato appunto dal DGP. Come vedete, l’odio ha una sua circolarità… I gestori del social network hanno tuttavia ritenuto legittime quelle immagini già segnalate, perché non violerebbero gli standard della comunità. Mark Zuckerberg, a questo punto, dovrebbe essere informato del fatto che la sua creatura sia diventata filonazista. Aiutiamolo quindi a non fare brutte figure.

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L’innocenza dei fanatici

Innocence of Muslims è un film scritto e diretto da Sam Bacile, «un cittadino statunitense che descrive se stesso come ebreo israeliano» si legge su Repubblica on line. E ancora, parlando del trailer, diffuso su Youtube: «Maometto viene dipinto come un personaggio folle, imbroglione e donnaiolo che considera accettabili gli abusi sessuali sui bambini».

Lo scopo di questa pellicola, secondo il suo autore, è quella di aiutare Israele, mettendo alla berlina imperfezioni e contraddizioni della religione musulmana. In un’intervista, Bacile ha dichiarato: «l’Islam è un tumore, punto».

Il risultato di tali posizioni illuministiche è stato quello di aver agitato gli animi dei fanatici religiosi in Egitto e in Libia, dove ieri notte è stato preso d’assalto il consolato americano a Bengasi e dove sono state uccise quattro persone: «Chris Stevens, ambasciatore americano in Libia, Sean Smith, agente dei servizi segreti e due marines».

Non so fino a che punto azioni come queste siano d’aiuto per normalizzare o pacificare un’area dove l’irriducibilità del proprio credo religioso è causa di guerre e tragedie. Perché è sicuramente vero che l’islam avrà mille contraddizioni interne, ma così come è vero per il cristianesimo – ormai ridotto a un fan club di potenti – e così come lo sarà anche per l’ebraismo.

Il dramma reale, al di là delle ulteriori violenze e dei morti, sta nel fatto che si usa la fede come una spada per tagliuzzare il mondo in buoni e cattivi. Pratica molto vecchia, per l’essere umano, ma che dovrebbe averci insegnato, almeno dalle crociate in poi, che le guerre di religione sono tra le più assurde e sanguinose. Proprio perché giocano sull’irrazionale che ognuno di noi si porta dentro.

Immagino già le tifoserie contrapposte, sioniste e anti-israeliane, scaldare i muscoli e armarsi di slogan e retorica – nel migliore dei casi – per arrivare al classico odio contrapposto e irrisolvibile. E immagino l’opinione pubblica, già scandalizzata per la “solita” violenza del mondo arabo.

Vi prego solo di considerare, tuttavia, che il gesto dell’attacco al consolato, che sicuramente è inammissibile e non ha spiegazioni che non siano di natura penale, non va collocato dentro un DNA religioso dell’esser musulmani quanto, semmai, nella stupidità tutta umana di erigere muri in nome di divinità che però, quando evocate, rimangono nel silenzio della loro dubbia esistenza. E noi stessi cristiani, per altro, abbiamo un curriculum di tutto rispetto in fatto di estremismo religioso: si pensi a quanti milioni di donne sono state massacrate e bruciate vive perché “streghe”. E stiamo parlando solo della caccia alle streghe. Poi ci sarebbe tutto il resto…

In questa carrellata di orrore e di errori, la provocazione di Bacile si colloca come l’ennesima follia di cui si poteva benissimo fare a meno. Anche perché, a quanto pare, il film stesso si sta rivelando un flop: proiettato una sola volta a Hollywood, ha registrato un numero di presenze vicino allo zero. E quattro morti, a cui speriamo non se ne aggiungano altri, in Libia. Un vero successo, davvero. Dei fanatismi.