The no-neverending story

Alcune considerazioni veloci sulla festa organizzata in questi giorni a Roma da Giorgia Meloni e dalla sua associazione, Atreyu 2010.

1. Sul gioco della torre la Carfagna tra il Primo maggio e il Pride, butterebbe giù la festa dei lavoratori. Diremo solo che più che l’infelicità della risposta, è l’imbecillità della domanda che è allarmante.

2. Qualcuno dica alla Meloni che vestirsi sempre allo stesso modo alla lunga è deprimente. Esiste un concetto che si chiama “eleganza”.

3. Qualcuno dica, sempre alla Meloni, che questa mania di appropriarsi del fantasy per veicolare idee neofasciste e italo-destrorse è altrettanto patetico. E poi Atreyu il nulla lo combatteva, non lo incarnava.

4. Berlusconi ha ragione su una cosa: diffidare di chi non sorride mai. Vero è pure che, i latini lo insegnano, chi ride troppo è oggettivamente un idiota. E poi Berlusconi non ha detto un’altra grande verità: quella di diffidare di chi non accetta serenamente la propria vecchiaia.

5. Tragicomico il momento in cui la Meloni ha avuto un momento che oserei dire “finiano” e dipietrista assieme: via dal PdL i corrotti. Berlusconi ci ha pensato su, ha detto ok e subito dopo ha dichiarato che deciderà lui chi è corrotto o no. E no, contrariamente ai primi quattro punti, qui non c’è nessuna battuta ma converrete con me che fa ridere lo stesso.