I baci gay, il Concertone e il rispetto

Ho scritto questo articolo sulla figuraccia che sindacati e organizzatori hanno fatto al Concertone del primo maggio, non facendo salire sul palco le tre coppie – etero, gay e lesbica – per promuovere la campagna #LoStessoSì. Ne ho scritto sul Fatto Quotidiano, dove i soliti troll travestiti da esseri umani pensanti hanno lasciato commenti del tipo:

Non so tu, ma a me se mi trovassi in autobus e vedessi due che si mettono a palpeggiarsi, pomiciare e trombare a fianco a me la cosa mi darebbe fastidio. Soprattutto se fossi in compagnia dei miei figli piccoli.

Baciassero chi gli pare, ma non voglio vederlo sul palco che celebra il lavoro. Sono fatti loro.

Si ma il primo maggio e’ la festa dei lavoratori quindi che senso ha il bacio gay o etero che sia?! Questo tipo di polemiche non giova alla causa (della liberta’ di orientamento sessuale)

Devono convincerci a tutti i costi che sia bello vedere due uomini che si baciano.

una continua rivincita con il mondo …..ma basta ……scopatevi ma non rompete i co………alla societa’ e ai bambini

Quindi una campagna per il matrimonio egualitario ridotta, da una manica di cavernicoli digitali, a una sorta di permesso di scoparsi in silenzio. E il solito mantra de “i bambini, chi pensa ai bambini” (e poi magari lasciarli davanti al televisore a vedere scene di violenza e schifezze simili).

Lascio a voi le valutazioni del caso. Io posso solo dire quanto segue: buongiorno a quanti ancora non hanno capito che dicendo “nulla contro i gay, ma i baci in tv no per una questione di rispetto” sembrano solo gas intestinale.

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Su Gay’s Anatomy di oggi: “I cinque sassi di Letta”

Ho ascoltato, in parte, il discorso di Letta sulla fiducia. E non ho potuto fare a meno di rabbrividire di fronte a quella che sembrava sempre più un’omelia da chiesa che il discorso di un leader politico: «Bisogna fare come Davide: abbandonare l’armatura e raccogliere cinque sassi dal fiume, per affrontare il gigante con bastone e fionda».

Ecco perché penso che questo esecutivo sia uno dei peggiori della storia. E lo scrivo sulle pagine di Gay’s Anatomy!

Ma Grillo su Bindi non è stato sessista

Beppe Grillo apre al matrimonio gay e la cosa, lasciatemelo dire, non mi convince. Almeno non ora, non del tutto. Troppa tempestività, il momento è, decisamente, troppo giusto. Quasi opportuno. Voglio aspettare un po’. E capire. E non nego che, se mai nella mia circoscrizione, dovesse presentarsi una lista del Movimento Cinque Stelle con facce presentabili, al momento, e per voto di protesta, lo voterei.

E ripeto: al momento. E per protesta.

D’altro canto, ho sempre contestato chi parla del M5S come antipolitica. Fosse non altro che chi usa questo termine è asservito, di volta in volta, al peggiore dalemismo o al peggiore berlusconismo. Credo sia molto più antipolitico il ventennio appena passato che le istanze portate avanti non da Grillo, ma dal suo Movimento.

Su questo solco, tuttavia, non posso non notare i sepolcri imbiancati di Repubblica, che tacciono di fronte all’omofobia di Rosy Bindi e attaccano il sessismo, presunto ma di fatto assente, del comico genovese che aprendo ai matrimoni per tutti, ha detto: «Problemi di convivenza con il vero amore non ne ha probabilmente mai avuti».

Sul quotidiano di Scalfari e di Ezio Mauro, che su Twitter lancia anche notizie degne del peggior palinsesto di Mediaset estate, si leggono frasi quali ” una caduta di stile in pieno stile berlusconiano”.

Sul suo blog d’autore, Marco Bracconi manda a dire:

Era inevitabile, scontato, scritto nel codice genetico. Dai calembour che storpiano i nomi alla battuta sessista su Rosi Bindi il passo è stato breve. Un piccolo passo per l’uomo. Ma un grande passo per il Movimento a Cinque Stelle.

Non credo che quelle parole siano sessiste. Grillo avrà semplicemente voluto dire: Rosy Bindi non ha mai conosciuto il vero amore, per questo è inadeguata a ricoprire un ruolo politico sulle unioni tra gay e lesbiche. E non lo ha conosciuto, non perché brutta fuori – l’avvenenza con l’amore c’entra ben poco e conosco brutti/e capaci di affettività assolute – ma perché arida dentro.

E questo, per altro, è anche il mio pensiero.

Faccio notare infine a questi signori di bon ton neofemminista e antisessista, che parlare di una donna anteponendo l’articolo al cognome è atto supremo di sessismo. Ma questo, evidentemente, sfugge loro. Come l’omofobia di chi sta lavorando contro la realizzazione affettiva ed effettiva delle coppie di gay e lesbiche.

Tanto si può sempre sparare sugli altri, pretendendo che siano migliori rispetto all’errore che le proprie esperienze e i propri atti possono rappresentare. Oggi tocca a Grillo. Domani chissà.

Marines gay, baci e parole (un po’) fuori luogo

Affermare che l’immagine dei due marines gay sia ormai diventata un piccolo cult iconografico della cultura e della lotta politica GLBT è quasi lapalissiano. L’evidenza è tale nella stessa misura in cui è vigoroso l’abbraccio e lo stesso movimento scenico dei due corpi che si cercano, per fondersi in un bacio, in un atto di affetto veicolato dalla fisicità, dopo la lontananza, la guerra, la nostalgia.

L’amore tra i due soldati diventa, in pratica, metonimia dell’amore universale, piaccia o meno ai nostri cultori della famiglia “tradizionale”, da Ratzinger in giù. Credo, infatti, che chiunque (a prescindere dal proprio orientamento, purché libero da pregiudizi) possa riconoscersi in quel sentimento verbalizzato nella dicitura “bacio gay”, ma concreto nell’incontro di due labbra mosse dalla volontà di esprimere un’emozione, affettività, sostegno reciproco.

Per il resto, potremmo poi chiederci: ha davvero poi importanza chi compie quell’atto? Ha senso la connotazione che deriva dal bacio tra due maschi? Un bacio non è sempre e solo un bacio? Le implicazioni sono varie, articolate e complesse e si deve rispondere che sì, ha importanza quel bacio e deve definirsi “gay” perché oggi fa ancora differenza essere o meno eterosessuali nella nostra società. Ma non è di questo che voglio parlare.

Un plauso, quindi, al sergente Morgan e al suo compagno Dalan Wells, che hanno semplicemente deciso non solo di dare un nome alle cose, ma di concedergli corpo. Perché è questo che accade in natura. I fenomeni sono tali quando si concretizzano. E ciò che si è concretizzato non è un atto sessuale, ma un fatto d’amore. Occorre tener ben presente questa distinzione.

E poi, magari, farla notare al Corriere che, in modo garbato e politicamente corretto, rispolvera ancora i concetti di “ostentazione” e di “tendenze sessuali”. Diremmo mai che il bacio di Doisneau è l’esibizione dell’eterosessualità? Una manifestazione affettiva deve per forza essere ricondotta alla sua dimensione sessuale, che a ben vedere è conseguenziale al sentimento stesso?

La prima forma di discrimine – e si badi, uso questo termine e non discriminazione – sta sempre nel linguaggio che usiamo. Credo, inoltre, che l’articolo in questione non abbia nessun intento denigratorio. C’è però qualcosa di più profondo, di sotterraneo. Lo stesso processo per cui si usa il maschile per indicare tutta la popolazione, o per cui ci si rivolge allo straniero – specie se non bianco – col “tu”. Un minimo di attenzione lessicale non guasterebbe.

Proprio per dare un senso definitivo al bello e al giusto che c’è – ed è evidente – anche nelle parole di chi ha scritto quell’articolo.

Notiziegay.com e il giornalismo da dildomattanza

Oggi la mia giornata, un po’ grigia a causa del lavoro e un po’ malinconica, per una costante dell’anima che mi contraddistingue, si è colorata con le tinte, tutt’altro che lievi, del riso amaro al cospetto di un articolo apparso su NotizieGay.com, sull’ultima riunione del 10 dicembre, in vista del prossimo pride nazionale del 2012, che si terrà a Bologna.

Prima di addentrarmi nel fatto, mi sembrano doverose tre precisazioni.

1. Sono dell’idea che i pride vadano fatti sia nella capitale sia nelle città che vogliono averne uno.

2. Lo strumento del pride deve essere seriamente riconsiderato, nei modi, nelle forme, nelle dinamiche, nei contenuti.

3. Un pride di rilevanza nazionale deve svolgersi necessariamente nella capitale, come viene “naturalmente” in tutti i paesi civili che, guarda caso, hanno ottenuto più diritti di noi.

Detto questo, mi sento di poter bollare serenamente l’articolo in questione come uno sfogo di pancia, un reflusso gastro-esofageo di firme sconosciute – o pseudonimi di coraggiosi – più utile a rigurgitare bile che a fare informazione.

Tralasciando, va da sé, il cospetto ortografico-stilistico e la caterva di insulti che elevano, al confronto, certe testate berlusconiane alla stregua di riviste settecentesche animate dal più fervente illuminismo.

Se poi vogliamo parlare dei contenuti, mi sento di dire, in quanto testimone oculare, quanto segue.

La parte che riguarda Andrea Maccarrone è oggettivamente falsa. Egli ha portato, infatti, valutazioni politiche, non si è messo a fare il paciere inascoltato tra bande rivali che si sgozzavano senza ascoltarlo nemmeno.

Il volto di Paolo Patanè, attuale presidente di Arcigay, è stato abbastanza sereno per tutta la durata della riunione alla quale io ho presenziato (fino alle 15:30 circa) e non mi pare ci sia stato, dalla parte dell’assemblea, una volontà di sconfessare chicchessia.

Taccio sugli epiteti di gusto stilnovista lanciati a Rossana Praitano, del CCO Mario Mieli, (sulla quale pure io nutro non poche critiche) che una parte, e una soltanto, ha etichettato – in un momento di alta e raffinatissima analisi politica – con il termine “stronza”.

A me sembra che dietro certo pseudo-giornalismo da “dildomattanza” ci sia una regia ben precisa mossa da interessi uguali a quelli, presunti, che si vogliono addossare al “duo” Patané-Praitano. La voglia di protagonismo del e nel movimento, per altro, è un male che non risparmia altri figuri (sempre in modo presunto) più o meno loschi, più o meno impresentabili, più o meno inutili della “cosiddetta” altra parte della barricata.

Poi, di fronte alla farsa, emerge l’evidenza della tragedia. Infatti al prossimo gay picchiato, insultato, licenziato per omofobia, non chiederanno se sta dalla parte di Arcigay, del Mieli o di eventuali associazioni ad personam. Gli daranno del frocio. Indistintamente.

Qualcuno lo dica a Notiziegay.com. Magari tra un articolo sui reality e un altro in cui si insultano persone – che possono pure essere criticate, questo è ovvio – magari ci scappa un momento di informazione costruttiva.