Ditelo a Poletti

Conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri

Giuliano Poletti – Foto di Fabio Cimaglia

Ditelo a Poletti: mi sono laureato a 28 anni – per fatti di natura privata, c’è stato un blocco nel mio percorso – con 110 e lode e ho sempre lavorato dopo la laurea.

All’inizio con piccoli contratti a tempo determinato. Con collaborazioni e borse di studio. Nel frattempo ho pure preso un master, una specializzazione e ho fatto un dottorato, recuperando gli anni “persi” e rimettendomi in carreggiata con le persone della mia età. Oggi ho una professione che mi soddisfa pienamente, anche se io voglio sempre andare oltre.

Nel corso della mia vita ho avuto lavori per lo più gratificanti, altri li ho fatti fuori dal mio percorso di studio. Poi altri ancora, anche se non mi piacevano. Ma ho lavorato. E contrariamente a quello che mi suggerivano in molti, senza dire grazie a nessuno. Perché non si deve dire mai grazie quando qualcosa ti appartiene di diritto, o lo depotenzi.

Tutto ciò senza  l’ombrello di un partito che, magari, prima mi fa gestire una coop e poi mi assegna un dicastero strategico con un semplice diploma di perito agrario. Perché quando si studia e si lavora davvero, non si ha il tempo di maturare l’arroganza tipica dell’uomo di potere, lontano dalla strada e ben protetto dai palazzi che, strano a dirsi, risultano sempre più invisi alla gente per bene di questo paese. Ditelo al ministro.

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Ma Pd e M5S condividono la stessa arroganza

L’arroganza dei giovani parlamentari…

In questi giorni sono nel mirino dei piddini, che mi accusano di chiare aperture a Grillo e al suo partito – aspetto con ansia il momento in cui verrò tacciato dagli stessi di squadrismo e di propensione al fascismo – e allo stesso tempo da certa militanza grillina, che mi etichetta come servo del potere, alleato alle banche, alle mafie e tutta quella roba lì.

Premettendo che se fossi della casta non starei a perdere il mio tempo a rodermi il fegato per un’Italia migliore e non lavorerei in una scuola pubblica per 1300 euro al mese (quando ci sono, con contratto da precario), e aggiungendo che non credo affatto che il voto al M5S sia antidemocratico, cercherò di sintetizzare il mio pensiero andando per punti.

1. Non votare Grillo non significa necessariamente votare Pd o Forza Italia. Personalmente credo che non voterò fino a quando il quadro istituzionale non sarà più agibile. Tra una mandria di mentecatti guidati da mister Fuffa (Renzi), Forza Italia (che è un insulto di per sé) e una manica di esaltati che giocano a “cosa faresti a Boldrini se” preferisco, per ora, il nulla. 

2. Alle elezioni del 2013 è emerso chiaro un quadro che l’amore grillino per la democrazia doveva prendere in considerazione da subito. La coalizione di centro-sinistra, guidata da Bersani, era in vantaggio sulle altre. Democrazia voleva che si desse una chance a quella coalizione, anche attraverso una formula di appoggio esterno. Così non è stato ed è stato gioco facile per il Pd allearsi con Berlusconi.

3. Le rivoluzioni si fanno in due modi: o imbracci il fucile, o fai in modo che le tue idee diventino progetti fattivi. In entrambi i casi si fanno con le persone che sono disponibili, non con quelle che ti piacerebbe che ci fossero.

4. Fossi stato in parlamento non avrei mai fatto accordi con Berlusconi e in un panorama in cui si può formare un governo con me o con lui, avrei fatto in modo di orientare un esecutivo rendendolo somigliante a me. Il Pd ha colpe enormi, ragion per cui credo che perderà anche le prossime elezioni, ma non tutte dipendono dalla sua esclusiva volontà.

5. Si tacciano i deputati del M5S, come Di Battista, di arroganza. Ma a proposito di persone arroganti, ricordo agli elettori del Pd il caratterino tutt’altro che conciliante di un certo Scalfarotto, quando si è trattato di scrivere la legge contro l’omofobia. Quando le associazioni gli fecero notare che il suo provvedimento portava vantaggi al fronte omofobo, ha cominciato a insultare. Taccio sulla gradevolezza di Speranza, capogruppo dei dem alla Camera. Così, giusto per ricordare l’aplomb di certi giovani parlamentari, soprattutto se messi di fronte alla loro incapacità politica e alla loro inadeguatezza istituzionale.

6. Post di pessimo gusto su Facebook (vedi caso Boldrini), un bel “vecchia puttana” all’indirizzo di Rita Levi Montalcini, offese costanti a tutti coloro che non la pensano come il grande capo, l’incapacità di dialogare con le altre forze parlamentari e via discorrendo. Questi sono fatti e limiti oggettivi di un movimento che ha grandi idee e un grosso problema: Beppe Grillo. E visto che l’Italia ha già altri partiti di cui vergognarsi, il bambino capriccioso in mezzo agli adulti infimi era un lusso che non potevamo permetterci.

Concludo dicendo che chi mi conosce sa quanto io possa essere tenero con il Pd – che reputo, appunto, popolato di imbecilli, persone politicamente squallide e qualche idealista che ci crede ancora ma con la testa troppo dura – ma se, a suo tempo, avessi dovuto fare un progetto politico avrei cercato la sponda di chi ideologicamente mi è più vicino. Se mi chiudo sulla torre a vomitare merda su chiunque solo per far contente le mosche che mi ronzano attorno poi non posso lamentarmi se mi associano a una latrina (popolata, si sa bene, da stronzi).

Natale e uteri in affitto

fecondazione eterologa: sì o no?

Oggi su Facebook un mio amico scriveva uno stato sulla fecondazione eterologa. Diceva di non condividerla, di non accettare “non-genitori” che vendono sperma o ovuli ed altre non-madri che affittano l’utero. Non condivide l’idea di «una clinica che gioca a fare Dio taglia e cuce spermatozoi e ovociti per ottenerne un essere vivente» e men che mai per soldi. Seguono tutta una serie di commenti, che auspicano la fine della “barbarie” e che recitano più o meno lo stesso mantra: se proprio volete un figlio, se proprio dovete dar sfogo al vostro egoismo (voi gay o sterili), adottate un bambino.

Condivido il fatto che la genitorialità non deve essere un business. Condivido meno, anzi per nulla, di tutto il resto.

Premetto che questo mio amico è gay e attentissimo alle questioni dei diritti civili, per cui il mio non è un attacco alla sua persona ma una critica alle radici del suo pensiero. Un pensiero innanzi tutto che semplifica la cosa come mero atto di “taglia e cuci” genetico, dietro il pagamento di somme inimmaginabili. La fecondazione eterologa non è questo, per fortuna, o sarebbe solo mercificazione.

Un pensiero che, inoltre (e tanto per cambiare), ha le solite vittime privilegiate: coppie gay e coppie sterili che per essere rispettabili devono dimostrare una moralità maggiore rispetto alla massa eterosessuale “normale”, o lottare il triplo o passare dal “sacrificio” per ottenere qualcosa che ad altri si dà come diritto imprescindibile. Se vuoi essere padre/madre devi soffrire o limitare la tua voglia di essere genitore.

Poco male se poi la massa che pretende questo atteggiamento da parte delle minoranze citate, appartiene a un gruppo sociale che massacra (fisicamente e psichicamente) i bambini. Si pensi ai lanci nei cassonetti, alle violenze in famiglia, ecc. Però, chissà perché, sono gli atti di volontà di categorie altre a dare fastidio. Categorie altre che però rendono la vita possibile, con la scelta di mettere al mondo un figlio o una figlia, appunto. Bambini che altrimenti non esisterebbero.

Senza considerare, poi, che tale discorso aprirebbe alla negazione del diritto all’interruzione di gravidanza…

Credo, e lo ribadisco anche qui, che le scelte delle persone, se consenzienti e se finalizzate non solo alla creazione di nuova vita, ma improntate alla tutela di tutti gli attori coinvolti, siano da rispettare. Suggerire strade altre, dare patenti di moralità, bollare il desiderio di genitorialità come egoismo (ma solo quando si parla di coppie gay e lesbiche) significa non rispettare la vita di queste persone, dei loro figli, del dolore (eventuale) che si è dovuto affrontare per arrivare al pari con quel desiderio di “normalità”.

Si può essere egoisti anche da eterosessuali e sposati, nel volere un figlio a tutti i costi, per mandare avanti un matrimonio,  per una questione di status sociale, ecc. Eppure, chissà perché, il problema sta sempre altrove.

Vi lascio con queste riflessioni e con l’augurio di buone, laiche, feste.

P.S.: domani per altro si festeggia la nascita per utero in affitto più famosa del “creato”. Così, per concludere quanto espresso prima.

O questo o niente: l’arroganza del Pd sui diritti ai gay

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Il problema della legge sull’omofobia, voluta così com’è dall’alleanza tra Scalfarotto e i teodem, non piace alla stragrande maggioranza delle realtà associative che operano sul versante dei diritti civili, siano esse gay o meno.

Scriverò in seguito le ragioni delle associazioni che l’hanno criticata. Qui oggi parlerò dell’atteggiamento diffuso tra non pochi militanti del Pd che di fronte alle critiche rispetto al ddl, rispondono piccati: “la legge è questa, sempre meglio di niente. Se non la volete peggio per voi”. Atteggiamento arrogante e discriminatorio, a mio parere.

Quello che sfugge, a certi signori di quel partito, è che noi persone LGBT non vogliamo essere trattate come straccioni a cui regalare abiti dismessi. Certo, meglio una coperta usata e usurata rispetto al niente: copre lo stesso dal freddo (anche se male). Ma la dignità va a farsi benedire.

L’intero iter della legge si è consumato su atti dequalificanti: rimandare la discussione all’infinito, cercare mediazioni al ribasso, sacrificare i diritti civili per le larghe intese (secondo quanto espresso dai relatori stessi) e il tutto perché sul piatto c’era una questione per “froci”.

Non mi risulta che quando venne varata la legge Mancino di cui si chiedeva e si chiede tuttora l’estensione, ci siano state queste levate di scudo sulla “tutela” della “libertà” di parola. Ciò è avvenuto adesso e con l’attuale provvedimento perché si parlava di proteggere le persone LGBT.

Il Pd ha operato come ha operato. Per arrivare, invece di avere una legge buona e dignitosa, all’ennesimo ricatto del “sempre meglio di niente”.

Mi chiedo: nell’ottica del militante medio del Partito democratico io, in quanto gay, devo subire ogni volta questa manfrina per cui non posso avere la certezza della pienezza del diritto in nome di urgenze maggiori che fanno decadere la mia dignità di persona omosessuale? Perché è su questo presupposto che quella legge è nata – ovvero: non si possono mettere a repentaglio le larghe intese per la questione omosessuale – ma tale presupposto è, appunto, discriminatorio!

Il resto lo rimando alle valutazioni di Arci, Magistratuta Democratica, l’associazione dei Giuristi per i diritti degli immigrati, ecc. Tutti concordi nel dire che la legge così com’è apre a razzismo e omofobia.

Poi se la si vuole osannare perché queste sono le direttive che provengono dall’apparato, chiunque è libero di farlo. Ma la gente non è poi così stupida come si crede nelle tristi segreterie del potere politico.

Onorevole Amoddio, difenda pure gli omofobi ma non offenda la mia intelligenza

Riporto qui di seguito la risposta dell’onorevole Amoddio (Pd) al mio articolo sulla sua esigenza di difendere le posizioni omofobe del suo elettorato.

Illustre Elfobruno, il fatto che, come apprendo dalle sue note biografiche, lei si nutra di letteratura fantasy, evidentemente deve averla abituata al mistero, al colpo di scena risolutore. Io invece, mi nutro di diritto e di contatti umani fondati sulla verità e sono abituata alle norme, ai commi, al pragmatismo delle leggi. Mi permetto di commentare il suo post per fare un po’ di chiarezza. Nei giorni scorsi ho ricevuto centinaia di mail: una parte di chiara matrice xenofoba, un’altra, di cittadini italiani che, condizionati dalla stampa, esprimevano preoccupazione per una legge che potesse ledere il diritto di opinione. Elfobruno, inutile nascondersi dietro una mano. Nel nostro paese, voglia per ignoranza, voglia per matrici culturali fintamente cattoliche, esiste una fascia di popolazione che la pensa diversamente da lei e da me. Persone normali che, nella maggior parte dei casi non classificherei nemmeno omofobiche, ma che sicuramente non condividono tematiche come il matrimonio, o l’adozione di figli da parte di coppie omosessuali. Personalmente, nella mia vita privata, non faccio distinzioni di genere e cerco di vivere in armonia con tutti gli esseri umani, ho diversi amici che vivono senza pregiudizi e paura la loro omosessualità e credo che possiamo tutti lottare per costruire un mondo solidale e uno stato civile basato su diritti e doveri. Proprio per questa finalità ognuno può agire laddove si trova: quindi lei nel suo campo ed io nel mio. Da parlamentare sono tenuta a mediare tra le istanze, a proteggere le minoranze, a contribuire alla redazione di leggi che possano essere giuste e che possano migliorare il nostro paese. Veda caro Elfobruno, credo che lei, sicuramente in buona fede, abbia travisato le mie parole. Io ho solo cercato di spiegare in maniera semplice l’iter della legge in Commissione Giustizia. Lei deduce che sarà possibile professare la superiorità degli eterosessuali rispetto ai gay, alle lesbiche, ai bisessuali e ai trans, io le rispondo che la modifica che è stata apportata in Commissione, interviene affinché nessuno possa istigare, commettere violenza o partecipare o dare assistenza a gruppi, ad associazioni che incitano alla violenza, proprio per rispettare i diritti sanciti dalla nostra costituzione. In ogni caso apprezzo sempre il confronto onesto.
Sofia Amoddio

Gentile onorevole Amoddio,
la ringrazio per la sollecita risposta, ammetto che non c’è da aspettarselo di questi tempi da un deputato della Repubblica Italiana, impegnati come siete stati, nei palazzi, a difendere ministri dell’interno ignari su deportazioni di dissidenti politici o ad acquistare aerei per bombardare paesi dove magari esportare democrazia, per lasciar bruciare, invece, le nostre regioni italiane (mi pare che per comprare gli F35 si stia risparmiando sui Canadair: e la Sardegna e la nostra Sicilia ringraziano). Ma non è di questo che voglio parlare, bensì del suo commento di risposta al mio precedente articolo sulla sua esigenza di rassicurare gli animi degli omofobi in Italia.

Innanzi tutto mi fa piacere che lei si alimenti di diritto come io di fantasy, ma vede, mi preoccupa che lei metta sullo stesso “piano nutrizionale” la fruizione di un genere letterario a fini di svago con un lavoro che dovrebbe essere ben più di un hobby, quello dell’avvocato penalista, per di più nel suo ruolo di parlamentare. Spero vivamente che non sia la voglia di evasione dalla realtà ma l’interesse del paese a condurre la sua azione politica.

A meno che lei non abbia usato quel parallelo per alludere, sottilmente nelle pretese ma con esiti concreti abbastanza goffi, al fatto che le mie analisi siano “favole” rispetto al suo amore per la verità, data dagli studi giuridici. Non voglio pensar male, anche se spesso si indovina, e preferirò credere che le sue parole siano solo il risultato di una certa ignoranza sul tema affrontato o di un’infelicissima delega al portaborse di turno che ha preferito esprimersi in politichese – anche abbastanza indignitoso sotto il profilo della grammatica e delle scelte lessicali adoperate (a cominciare dalla confusione tra questioni di identità sessuali e “xenofobia”) – piuttosto che affrontare seriamente il problema da me sollevato.

E il problema è il seguente: di fronte a una domanda di rassicurazione sul poter continuare a sostenere posizioni discriminatorie, e guardi che esser contrari a matrimonio egualitario e omogenitorialità è omofobia per la risoluzione del Parlamento Europeo che le ho linkato ma che lei evidentemente non ha letto, è dovere del legislatore far capire che quelle posizioni non sono lecite, fossero anche maggioritarie in seno alla società italiana. Così come qualunque persona di buon senso farebbe se un elettore si sentisse minacciato dall’eventualità di non poter più essere razzista, misogino, antisemita, ecc.

Lei, purtroppo, si arrocca dietro parole come mediazione e legge, ma dimentica che molto spesso queste non coincidono col significato di giustizia. E non è giusto un provvedimento che invece di estendere la legge Mancino anche ai reati di omo-transfobia a cominciare dalla propaganda di idee di superiorità, elimina quel passaggio magari per fare un favore a certe matrici culturali sinceramente cattoliche che sull’odio delle persone LGBT basano una bella fetta della loro dottrina religiosa da Sodoma e Gomorra in poi.

Lei sostiene di dover mediare tra istanze diverse, ma io non ho visto nessuna mediazione: tra chi le chiedeva di poter continuare a essere omofobo e la difesa di una questione fondamentale di civiltà – una legge vera contro l’omo-transfobia e non quella barzelletta presentata da certi suoi colleghi di partito in intima alleanza con deputati di partiti capeggiati da criminali comuni – lei ha preferito rassicurare solo quella fetta che di società che vuole continuare a essere peggiore, rispetto a un contesto europeo e mondiale che cambia in direzione della piena eguaglianza.

La informo, ancora, che avere amici dichiaratamente omosessuali non è una garanzia per avere l’esatta dimensione di cosa sia la questione omosessuale in questo paese. Pure Renata Polverini e Michaela Biancofiore sostengono di avere amici siffatti, ma non vorrei che anche per lei il concetto di “amico gay” sia, nella formulazione da lei esibita (per altro innovativa rispetto al più vintage “lei non sa chi sono io” ma sostanzialmente analoga), l’equivalente di frequentare con assiduità qualche salone di bellezza gestito da persone omosessuali.

In buona sintesi: speravo che lei, dopo la lettura delle mie obiezioni, cambiasse opinione. Che comprendesse che sostenere e rassicurare le ragioni di una mancata eguaglianza giuridica fosse un elemento di inciviltà. Invece lei continua a difendere quelle persone che lei reputa “normali” (quindi chi è a favore di matrimonio e adozione non lo è?), ma che continuano a essere niente di più e niente di meno che omofobi.

Ovviamente è suo pieno diritto cercare di mediare tra omofobia e lotta ai crimini d’odio, anche se secondo me è psichiatricamente utile come cercare un punto di incontro tra razzismo e antirazzismo. Ma non offenda la mia intelligenza e quella dei lettori e delle lettrici di queste pagine, che si sentono umiliati/e e offesi/e dal suo presunto tentativo di metter d’accordo chi vuole un’Italia migliore e chi, invece, non la vuole affatto. Sentimento che mi porterà, e non solo a me, qualora la sua presenza fosse riconfermata nelle prossime elezioni, a non votare per qualsivoglia coalizione che comprendesse la sua persona.

Cordialmente,

Dario Accolla

Fenomenologia del grillino medio

20130303-140744.jpgSanno dire “tutti a casa, tutti a casa”.
Se chiedi loro cosa hanno intenzione di fare per il paese ti rispondono in due modi: “faremo come in Sicilia”, oppure “abbiamo già fatto tanto”.
Se gli fai notare che il parlamento non funziona come la regione in Sicilia, ti dicono che già hanno fatto tanto.
Se gli chiedi cosa hanno fatto, ti rispondono di andare a informarti.
Ma se li critichi per come sta gestendo il M5S il dopo elezioni, ti accusano di seguire i media italiani, naturalmente corrotti.
Ogni tanto un insulto. E molto spesso l’incapacità di dialogare senza attaccarti. Per non parlare della più totale insofferenza verso qualsivoglia critica al loro leader.

A ben vedere, un po’ come il militante medio del Pdl (e di certa militanza d’apparato del Pd) che loro tanto schifano…

Nel frattempo il paese è al baratro, mercati e opinione pubblica mondiale ci guardano con un misto di preoccupazione e orrore e Grillo, oltre a insultare Bersani sul suo blog e a tenere riunioni ultra segrete (ma non erano per la trasparenza?), non sa cosa fare.

Meritiamo la catastrofe, temo. Per un buon 75% di ragioni…

Cara Elsa, scusa se ti dico stronza

Egregia ministra Elsa Fornero,

per l’ennesima volta lei e il suo governo vi qualificate non solo come incapaci di superare questa crisi che, tra l’altro, il mondo da cui provenite ha determinato a creare, ma anche offensivi nei confronti di milioni di giovani che stanno pagando, sui loro sogni e sul loro futuro, il risultato delle vostre scelte scellerate, quelle di ieri e quelle di oggi.

Già la ministra Cancellieri ci offese, a suo tempo, giovani o meno, quando dichiarò che siamo mammoni. Come quei milioni di ragazzi e ragazze che vanno prima a studiare fuori e poi a lavorare altrove.

E adesso arriva lei, che usa un termine inglese per darci degli schizzinosi, perché, magari dall’alto di una delle sue proprietà a Courmayeur pensa che sia inaccettabile il fatto che dopo aver preso laurea, master e dottorato, si voglia fare ciò per cui si è studiato tanto. Un po’ come ha fatto sua figlia Silvia Deaglio, 37 anni, «ricercatrice in oncologia e professore associato alla facoltà di Medicina dell’Università di Torino» con un doppio lavoro, «quello di responsabile della ricerca presso la HuGeF, una fondazione attiva nel campo della genetica, genomica e proteomica umana».

Per chi non lo sapesse, inoltre, «la figlia del ministro ha preso a insegnare medicina, a soli 30 anni, proprio nella stessa università in cui insegnano economia il padre Mario e la madre neoministro».

Questi sì che sono esempi di virtù, figli che si accontentano delle prime cose che gli sono capitate tra le mani e che con fare poco choosy, le hanno umilmente accettate. Mi immagino lei e la sua collega Cancellieri, tronfie e arroganti come solo il potere sa essere, e nel vostro caso – me lo permetta ministra, anzi, mi scuso, di solito non mi rivolgo così ai politici, ma siamo nell’ambito dell’immaginifico – anche un po’ stronze, gorgogliare con le vostre pappagorgie da tacchini farciti di boria e superficialità nei corridoi di Palazzo Chigi o alla buvette della Camera a mangiare caviale a 50 centesimi, tanto paga il popolo fesso e cornuto, di quanto sono fighi i vostri figli – quello di Cancellieri si è accontentato di un posto milionario di dirigente – ecco io tutto questo lo immagino e lo capisco pure, lei fa parte di una schiera di privilegiati che dà per scontato che il popolo è una fattoria di bestie da spremere e usare a proprio piacimento. Ce ne siamo accorti da quando avete messo piede al governo.

Questo, tuttavia, non le dà la facoltà di insultare il popolo italiano, perché, almeno fino a prova contraria, lei e il suo governo – che nessuno ha mai eletto dopo libere e democratiche elezioni – dovete rispondere ai cittadini e alle cittadine di questo paese del vostro operato, non certo lanciare strali verso un’opinione pubblica che, vero mistero del terzo millennio, vi tiene ancora lì senza defenestrarvi come meritereste.

Con stima pari a nulla.

Elfo Bruno

Rosy Bindi si allea con Casini e insulta i rottamatori

Il dado è tratto. In un’intervista alla Stampa Rosy Bindi parla di alleanze e di premiership:

Un Monti bis dopo le elezioni è una prospettiva con cui il Pd potrebbe trovarsi a dover fare i conti. In una situazione così fluida Rosy Bindi non esclude nulla anche se tifa per un governo politico di centrosinistra con Casini, guidato dal segretario del suo partito.

In barba ai malumori all’interno del partito e nel disinteresse più totale dei sentimenti dell’elettorato democratico, non confessionale e inviso a una visione integralista e fondamentalista della società. Anzi, non contenta dell’ennesima forzatura, Bindi insulta i rottamatori, la componente del pd che si oppone alla svolta a destra del partito:

La loro arroganza a volte è superiore alle loro capacità, che peraltro sono moltissime. E non vedo all’orizzonte una classe dirigente in grado di soppiantarci da un giorno all’altro.

Il messaggio è chiaro. Così come ai suoi contestatori, alla Festa dell’Unità, la pasionaria del pd lancia un aut aut: seguire i suoi diktat oppure andar via dal partito. Tanto, a sentir lei, nessuno ha la forza di sostituire l’attuale classe dirigente. La stessa, a ben vedere, che ha consegnato l’Italia a Berlusconi per ben tre volte in vent’anni. Mica pizza e fichi.

Bindi contestata, al pubblico: se non vi sta bene andatevene

 

Ecco il video con la contestazione a Rosy Bindi alla festa dell’Unità. Il presidente si distingue per arroganza, nervosismo, inesattezze e malafede politica.

Da notare, in particolare:

  • lo scarso applauso all’inizio, quando viene esortato il pubblico che risponde in modo piuttosto tiepido
  • la colpa data ai giornali sull’affaire Assemblea nazionale (vi ricorda qualche ex premier?)
  • le bugie di Rosy Bindi sul dettato costituzionale: la stessa Corte costituzionale ha sentenziato che le coppie LGBT devono avere le stesse prerogative delle coppie sposate, non una legislazione separata
  • l’opportunismo di Rosy Bindi sempre sulla Costituzione: la Carta fondamentale vieta, ad esempio, che le scuole private abbiano finanziamenti pubblici eppure i dirigenti del partito democratico al potere hanno finanziato i diplomifici cattolici a danno della scuola pubblica
  • la superiorità del pensiero cattolico su tutti gli altri, affermando la natura confessionale del pd
  • l’arroganza contro i contestatori, le minacce – «lo vedete perché non otterrete mai niente?», «state mettendo in discussione la linea del partito?», «siete voi che dovete andare da un’altra parte, non io!», «se le unioni passano è perché noi lo vogliamo, se continuate a lamentarvi non avrete nemmeno quelle» – l’intimo autoritarismo “del presidente Bindi”
  • l’agitazione del benaltrismo, per cui lascia passare il messaggio: siamo in crisi, per cui le unioni gay non hanno la priorità
  • l’imbarazzo sulla questione primarie
  • il politichese e la lezioncina imparata a memoria.

In tre parole: che brutta persona.

Quando il popolo mette in fuga i potenti…

In queste ore su Facebook gira un video su Renato Brunetta. Il ministro è ospite al Convegno Nazionale dell’Innovazione, a Roma. A convegno concluso, dalla platea, alcuni lavoratori della Rete precari della Pubblica Amministrazione chiedono la parola. Brunetta, capito chi sono i suoi interlocutori, li liquida in modo brusco – con voi non ci parlo – scappando via, evidentemente impaurito, e chiosando con un insulto finale: siete l’Italia peggiore.

La ragazza che aveva chiesto la parola lo ha fatto in modo garbato, ma non le è stato nemmeno permesso di esprimersi. Snobbata, liquidata e insultata. La sua colpa: essere stata falcidiata dalla politica di questo governo.

Mi fa strano vedere come i grandi scappino alle domande di ragazzi, precari, gente comune. Cos’ha da nascondere il potere di fronte al popolo sovrano?

La stessa domanda potremmo farla anche a sinistra – o presunta tale – a gente del calibro di D’Alema e Veltroni, anche loro messi in fuga da Matteo Collacchio Marini, il blogger romano che ha posto domande scomode agli ex leader del PDS-DS-pd, i quali non hanno risposto e sono fuggiti precipitevolissimevolmente.

E anche in quel caso – basta fare una ricerca su Youtube per sincerarsene – il ragazzo, diciottenne e studente, è stato prima snobbato, poi insultato e aggredito (verbalmente) dai supporter dei personaggi in questione.

Ancora una volta, il potente di turno, tronfio e gongolante, che trema e scappa di fronte a qualcosa che potremmo definire come verità. E chi scappa di fronte a ciò che è vero, non potrebbe essere definito un bugiardo?

Domanda che andrebbe rigirata all’onorevole Stracquadanio che, in una sua dichiarazione pubblica sui referendum, non ha meglio da fare se non insultare i comitati referendari e il popolo, sempre sovrano, che ha fatto l’errore di esercitare un suo diritto: esprimere una propria posizione secondo gli strumenti garantiti dalla Costituzione.

Ed ecco che i cittadini che hanno creato coscienza civica diventano fancazzisti – gli amici del pd usano, invece, il termine di antipolitica, ma di questo magari ne parleremo altrove – perché tutti pubblici dipendenti, perché passano il loro tempo su Facebook invece di lavorare.

L’onorevole del PdL dovrebbe tuttavia dimostrare quello che dice. Accusare quattro milioni di persone di non far nulla per mandare avanti, coi soldi dei contribuenti, la causa del comunismo sovietico – secondo il retropensiero berlusconiano – non è affermazione da poco.

Non vorrei che domani un blogger o un impiegato pubblico facessero domande scomode, al punto da costringere anche Stracquadanio a dover fuggire, come i suoi onorevoli colleghi, di fronte all’ennesima pretesa di verità. E inseguito dalle sue menzogne.

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articolo pubblicato su Gay.tv