I gay si sposeranno in chiesa. A pagamento, naturalmente

È davvero curioso: certi vescovi o alti prelati di vario genere, un tempo strenuamente omofobi, si scoprono pro-unioni civili quando sta per essere votata la legge sul matrimonio egualitario nel paese di residenza. È successo all’attuale papa, in Argentina; e adesso si registra l’apertura della chiesa anglicana, mentre Cameron si dichiara a favore dei matrimoni tra gay e tra lesbiche.

Il messaggio di apertura del reverendo James Jones alle coppie omosessuali è addirittura commovente:

Il messaggio di Gesù Cristo abbraccia tutti ed è inclusivo. Perché, nei secoli, nonostante il suo grande contenuto d’amore, è diventato così alienante ed esclusivo?

Ma non illudiamoci. Quella che è un’apertura della chiesa di fronte ai diritti civili costituisce un tentativo di arretramento o quanto meno un freno al progresso civile degli stati in cui la questione omosessuale sta spostando le sue rivendicazioni dall’istituto separato per gay/lesbiche alla piena eguaglianza tra cittadini/e, allargando l’istituto matrimoniale a tutti i soggetti giuridici.

Quello che per un credente è un passo avanti, per un cittadino è un elemento di arretratezza culturale, giuridica e civile. In questo gap si riscontra ancora tutta l’inadeguatezza di una visione confessionale dell’esistenza umana.

Poi, certo, ci sono pure le interpretazioni delle malelingue. Che a pensar male si fa peccato, si sa, e non solo molto spesso si indovina, ma chi non riconosce nessuna dignità al concetto stesso di peccato non si fa nessun problema ad andare oltre nel processo di interpretazione dei fatti.

Il mio pensiero di stamattina, leggendo questa notizia e guardando a Bergoglio e alla chiesa anglicana, è stato il seguente: dategli tempo… appena capiranno che è un business, anche i preti cattolici apriranno al matrimonio tra gay. In chiesa e dietro parcella, naturalmente.

D’altronde si sa, pecunia non olet. E quella dei gay profuma pure, se vogliamo cavalcare uno stereotipo di troppo. Converrete.

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La verità, vi prego, sulla chiesa! (Su Bergoglio e la dittatura argentina)

Partiamo da una premessa: Horacio Verbitsky è un giornalista che ha scritto, prima ancora che Bergoglio venisse eletto pontefice, due libri: Il volo, un libro sulla dittatura argentina di Videla e sui suoi crimini contro l’umanità. Si chiama così perché i militari argentini avevano la graziosa usanza di lanciare da un aereo, sulle acque del Rio de La Plata, i dissidenti politici.

L’altro libro si intitola L’isola del silenzio.

Quest’ultimo porta testimonianze e documenti in cui emergono, tra le altre cose, le collusioni tra l’attuale papa e l’establishment di allora nel paese sudamericano. Più nello specifico, il futuro Francesco I è accusato di aver allontanato dalla chiesa due sacerdoti, vicini alla Teologia della Liberazione, una branca della chiesa ufficiale poi messa all’indice e ferocemente osteggiata da Giovanni Paolo II e dal suo successore, Ratzinger.

Negli anni della dittatura di Videla bastava esser sospettati di essere di sinistra per finir male. E se un vescovo allontanava due suoi confratelli perché “troppo di sinistra” – ed era questa l’accusa che la chiesa ufficiale faceva ai teologi della Liberazione – c’erano tutte le prove necessarie per finire prima all’ESMA, la sede dei campi di concentramento argentini, e poi sul Rio de la Plata in un viaggio di sola andata.

Questo è il quadro ricostruito da Verbitsky, che spiega per altro in un’intervista al Fatto Quotidiano le ragioni per cui le sue accuse contro Bergoglio sono fondate e più attuali che mai. Il suo saggio è stato pubblicato nel 2006, per cui non si tratta di una rivelazione a orologeria. Semmai è stata l’elezione di Francesco I ad aver tolto la polvere a quell’accusa.

Di fronte a tanto rumore la Santa Sede ha recentemente tuonato, tramite padre Lombardi, che i fatti sollevati dallo scrittore argentino sono solo «calunnie e diffamazioni da elementi della sinistra anticlericale per attaccare la Chiesa!».

Arrivati a questo punto, mi c’è da chiedersi: ma se si tratta di calunnie e di diffamazioni, perché la chiesa non ha mai querelato Verbitsky? Credo sia semplice. Nel mondo dei giusti funziona così: se qualcuno dovesse sentirsi diffamato da certe rivelazioni e avesse la coscienza a posto, non dovrebbe far altro che agire legalmente. E la chiesa ha mezzi e uomini a sufficienza (e ben oltre) per poter far muovere la macchina della giustizia.

Per come stanno adesso le cose, si può solo dare il beneficio del dubbio perché si è tutti innocenti fino a prova contraria. E se Verbitsky sostiene che le prove contrarie ci sono, andrebbe aperto un processo, ma non si può processare un capo di stato straniero… E quest’ombra quindi rimarrà, insieme a molte altre, a cominciare dalle accuse di connivenza e di protezione tra Santa Sede e vescovi pedofili – per non parlare delle altre “vicinanze” tra chiesa e dittature sudamericane – tra i corridoi del Vaticano.

Il new deal della chiesa cattolica romana di cui l’attuale papa è simbolo e portatore non comincia, a ben vedere, sotto i migliori auspici.

Argentina: sì alle nozze gay. Si scatenano chiesa locale e lettori del Giornale

Sulla Repubblica di oggi si legge che «l’Argentina è diventata il primo Paese dell’America latina ad autorizzare le nozze gay, e il decimo al mondo dopo Olanda, Belgio, Spagna, Canada, Africa del sud, Norvegia, Svezia, Portogallo e Islanda.»

L’approvazione del decreto da parte del Senato ha portato in piazza cinquantamila persone, arringate dalla chiesa cattolica locale, che ha provocato incidenti e ha turbato l’ordine pubblico alimentando scontri e scandendo slogan omofobi e violenti.

Curioso che la stessa indignazione non venga messa in atto contro gli abusi di cui si sono macchiati esponenti della chiesa cattolica in Argentina come in tutto il resto del mondo. Evidentemente per i fedeli riuniti a Buenos Aires è grave che due persone si possano amare liberamente sotto la tutela dello Stato, mentre sono disposti a passar sopra agli stupri perpetrati dai sacerdoti. Ognuno, d’altronde, ha la sua scala di priorità.

Un giorno felice per la nazione sud americana, che si apre all’allargamento dello stato di diritto proprio nel giorno in cui si ricorda la presa della Bastiglia – data infausta per il clero dato che portò alla fine dei privilegi ecclesiastici nella Francia di antico regime.

Una curiosità: la legge sui matrimoni in Argentina ha provocato non pochi scompensi all’elettorato nostrano, soprattutto a quella fetta di elettorato che vota Berlusconi. Sulla pagina Facebook de Il Giornale, infatti, la notizia è stata variamente commentata nel modo in cui segue:

e ancora:

gli elettori del divo Silvio, evidentemente, sono più preoccupati per quelli che le loro menti gli fanno concepire per lo più come pruriti sessuali piuttosto che per i destini ultimi di un paese che il loro voto ha consegnato a personaggi di discutibile moralità. Per tacere dell’uso criminoso che fanno della lingua italiana…

A ben vedere la questione GLBT diventa non solo una cartina al tornasole per tastare la civiltà di un luogo, ma anche per dimostrare il marcio che si nasconde dietro chi si fa fiero alfiere dell’omofobia: chiesa e destra, nel caso specifico. Di questo non possiamo che esserne felici.