Allearsi col pd? E perché?

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(foto da: Il Giornale)

Non capisco l’appello di Pisapia, Zedda e Doria alla sinistra, per allearsi col pd. Il partito che ha schifato l’elettorato progressista, trasformando la stessa parola “sinistra” in insulto. E poi: allearsi con Renzi per non consegnare il paese alle destre? Il pd è destra! Becera, confessionale, illiberale. Pensate solo a jobs act, “buona” scuola e unioni civili.

Mi fa per altro notare il mio amico Gwydion, in un commento su Facebook, che «da quando i sindaci sgraditi al capo del partito si rimuovono, non avrebbe senso allearsi col PD neppure se il candidato fosse degnissimo».

Ecco, per tutte queste ragioni anche no. Grazie.

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A Raoul Bova piace il matrimonio gay. Il pride un po’ meno…

Raoul Bova di passi avanti ne ha fatti. A cominciare dalla sua adesione all’appello lanciato da Vanity Fair alla ministra Fornero, per sostenere l’allargamento del matrimonio alle coppie gay e lesbiche. E per questo lo si ringrazia e gli diciamo pure “bello e bravo!”.

Tuttavia ci tiene a precisare che a lui, il pride, proprio non piace. E se vogliamo dirla tutta, ne ha ogni diritto. La cosa che mi stupisce, però, è che lo ha detto proprio in relazione al suo sostegno al matrimonio. Un po’ come a dire: ok, stessi diritti per tutti, però non allarghiamoci.

Ed è proprio quel “però” che mi lascia qualche perplessità. È un po’ come se dicessi: ok, difendiamoli i diritti dei lavoratori. Però ribadisco la mia contrarietà al Concertone del primo maggio. Suona strano, no?

Vogliamo, per altro, ricordare che la filosofia del pride è quella per cui il corpo, oppresso dagli eccessi del perbenismo borghese, si spoglia dei “doveri esteriori” che la società ci applica addosso come catene per frenare il nostro io più vero e profondo? Poi ognuno scelga la sua mise, per dire no ai freni imposti dagli altri. Io, ad esempio, vado ai pride sempre in jeans e camicia.

Ad ogni modo, Raoul avrà il tempo di capire, se lo riterrà necessario, che le feste dell’orgoglio gay servono a promuovere – in mezzo alla musica, ai coriandoli e ai lustrini – proprio quei diritti che lui stesso considera imprescindibili. Intanto lo ringraziamo per la solidarietà: di questi tempi, a ben vedere, non è mai troppa.

Dare un senso all’orgoglio GLBT

Oggi sarò al Catania Pride. Anche per questa volta, nonostante tutto. E le ragioni, se vogliamo, sono le stesse per cui sarei andato al Pride di Roma: per riprendermi ciò che mi appartiene, nonostante terzi abbiano deciso di farne un campo di battaglia di personalismi di più varia natura.

Ma di questo ne parlerò, in un secondo momento. Oggi la gente di Catania ha bisogno di capire che il popolo rainbow c’è. E chi sta ai margini della strada, perché ha paura, perché si vergogna – perché ha paura e si vergogna di vivere per come dovrebbe essere – deve capire che c’è una risposta a quel desiderio di vita, di completezza, di dignità.

Non so se chi decide di creare lacerazioni e distinguo si rende conto di questa urgenza, io nel mio piccolo non posso che cercare di dare questo senso al Pride. Crederci ancora, nonostante tutto.

E siccome il Pride è un momento in cui ci riappropriamo di un pezzo di realtà, voglio dare un significato ulteriore a questa giornata, marciando oltre via Etnea e tornando a Roma, idealmente, in via Gabi, dove sta l’omonima libreria. Un progetto culturale coraggioso, da parte di due donne, che hanno rinunciato a tutto per aprire un luogo dove ci si può confrontare, dove fare cultura, dove acquistare libri per sognare, per crescere, per riflettere.

La Libreria Gabi, diventata nel frattempo luogo di incontro della comunità GLBT romana, rischia però di chiudere e ha bisogno del nostro aiuto per non morire. Perché Marinella e Flaminia hanno fatto di quel progetto il loro romanzo personale e hanno permesso a chiunque di diventarne protagonista, anche solo per una volta. E se è vero che le emozioni non si interrompono mai, sarebbe una grande perdita chiudere questo romanzo a metà.

Se volete dare una mano o per saperne di più, andate a leggere l’appello per la libreria Gabi.

Fare di questo mondo un posto più bello per le persone GLBT significa, a volte, partire proprio da noi. Ovunque noi siamo.