Il trionfo di Rete Lenford: Taormina condannato per omofobia

Rete Lenford

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Ogni tanto una bella notizia. Come si legge sul sito di Rete Lenford «l’avvocato Carlo Taormina che, nel corso di una nota trasmissione radiofonica, aveva più volte dichiarato che non avrebbe mai assunto collaboratori omosessuali» è stato condannato poiché «il Tribunale di Bergamo ha riconosciuto il carattere discriminatorio delle sue affermazioni».

Il giudice incaricato ha «condannato l’avvocato al pagamento di un risarcimento del danno a favore di Avvocatura per i diritti LGBTI – Rete Lenford, nonché alla pubblicazione della sentenza sul quotidiano nazionale “Il Corriere della Sera”».

L’associazione di avvocati e di avvocatesse LGBT fa altresì notare che la sentenza «rappresenta un punto di svolta in materia di contrasto alle discriminazioni. È il primo caso in Italia di condanna per discriminazione in ambito lavorativo verso le persone omosessuali. Inoltre, è da sottolineare il riconoscimento di un risarcimento del danno a un’associazione che si batte a tutela dei diritti delle persone LGBTI». Il denaro, dichiara Rete Lenford, servirà a finanziare «attività informative sui temi delle discriminazioni e di promozione di una cultura della diversità».

Il presidente Antonio Rotelli fa notare ancora come «questa sentenza si pone anche come monito verso le future affermazioni a carattere discriminatorio, in quanto riconosce che non ogni opinione è legittima; dichiarare pubblicamente di non voler assumere collaboratori sulla base del loro orientamento sessuale è una discriminazione punita dalla legge».

Per chi volesse saperne di più, rimando al sito dell’Avvocatura, in cui è  stata pubblicata l’ordinanza del Tribunale di Bergamo che ha emesso la sentenza.

Faccio altresì notare che mentre in parlamento e in certi partiti si gioca a fare i sottosegretari, a scrivere leggi contro l’omo-transfobia e a fingere di legiferare sui diritti delle famiglie gay e lesbiche, il mondo dell’attivismo LGBT porta a casa un risultato concreto. Questo a futura memoria di chi parla di inutilità delle associazioni.

Un ultimo affettuoso pensiero alle solite associazioni omofobe: si rassegnino. O in alternativa, continuino a leggere libri in silenzio nelle piazze italiane. A quanto pare, è l’unica cosa che gli rimane da fare. Loro avranno pure la chiesa, dalla loro. Noi abbiamo il diritto e la ragione e anche se la guerra è lunga, non è cosa da poco.

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Rotelli sulle unioni civili: c’è piena parità solo col matrimonio

Riporto qui di seguito le parole di Antonio Rotelli, presidente dell’Avvocatura LGBT Rete Lenford. Per chi non lo sapesse, Rotelli è il tecnico che ha scritto la proposta di legge di iniziativa popolare sulle unioni civili lanciata, la scorsa settimana, da un gruppo di politici omosessuali e transessuali – tra cui spiccano i nomi di Concia, Luxuria, Zan, Grillini, La Torre, ecc – su cui si è aperta un’aspra polemica.

La proposta è stata bocciata anche dallo stesso curatore, Rotelli appunto, che risponde così a chi fino ad adesso lo ha tirato in ballo per legittimare quello che si profila come uno dei più grandi errori strategici della storia dei diritti civili in Italia. Vi lascio direttamente alle sue parole, in risposta a un suo commentatore su Facebook che gli faceva notare la necessità di un chiarimento sull’intera faccenda:

Caro Marco, hai ragione! C’è bisogno di un chiarimento. Il testo della iniziativa di legge l’ho scritto io. Non è un segreto e non lo è mai stato. Quando me lo hanno proposto ci ho riflettuto e poi ho pensato che si trattava di un lavoro particolarmente adatto ad un avvocato, quale sono, specializzato in legistica.

Quasi ogni giorno scrivo testi di legge, ma – come puoi immaginare – spesso sono testi i cui contenuti non condivido. La mia preoccupazione è scrivere un testo che sia il migliore possibile dal punto di vista tecnico, ma non sono coinvolto nella scelta politica che ci sta dietro.

È per queste ragioni che aver scritto materialmente il testo non autorizza nessuno a usare il mio nome per legittimarsi. Ed è per le stesse ragioni che la responsabilità politica dell’iniziativa, nel bene e nel male, è di chi l’ha pensata, voluta e presentata.

Le mie idee al riguardo sono il precipitato della mia storia personale. Da sempre coltivo la convinzione che per le famiglie omosessuali o c’è il matrimonio o non c’è uguaglianza e pari dignità. Se sposarsi è un diritto fondamentale, non possiamo esserne esclusi per il nostro orientamento sessuale. Del resto, se oggi parliamo di matrimonio si deve anche al mio lavoro di anni. Sulla sentenza della Corte costituzionale, su quella della Corte di Cassazione e su molte altre, so che in filigrana c’è scritto anche il mio nome. Me ne sono occupato da dietro le quinte, così come ho fatto consigliando centinaia di coppie che si sono sposate all’estero.

Scrivere il testo di questa legge per me è stato solo un lavoro. Quando mi sono confrontato con i Colleghi e le Colleghe di Avvocatura per i Diritti LGBTI – Rete Lenford, abbiamo convenuto che l’Associazione dovesse rimanerne fuori per poter esprimere liberamente – come poi ha fatto – il suo punto di vista. Quel punto di vista era ed è anche il mio, come limpidamente ho anche detto fin da subito al mio committente.

Spero di aver chiarito la mia posizione e ti/vi ringrazio per quello che tu e i giovani di Padova avete scritto.

Per quel che mi riguarda, non credo che ci sia da aggiungere molto altro. Ricordo, infine, che Rotelli fa parte di un’associazione che, insieme ai radicali di Certi Diritti, è l’unica fino ad ora ad aver raggiunto risultati concreti in merito ai diritti per le persone LGBT.

Forse la classe politica, a cominciare da chi ha proposto quell’iniziativa, inutile e potenzialmente dannosa, dovrebbe avere l’umiltà di fare un passo indietro. Un buon politico si vede anche dal cammino che percorre rispetto ai propri errori.