Idiozie umane e botti di Capodanno

B6LIxVQIgAEvDQwAvevo scritto queste parole, su Facebook ieri per la fine dell’anno, sulla questione botti e dintorni:

ultimo pensiero “politico” per questo 2014: si parla di botti di Capodanno e leggo gente scandalizzata perché ci si preoccupa per gli animali e non per gli esseri umani a cui saltano dita, ecc. Ebbene, nella speranza che non succeda niente e nessuno (uomini e animali), vorrei far presente che cani, gatti & co. sono vittime inconsapevoli dell’idiozia umana, per cui un po’ di pietà per loro e un doveroso silenzio per la stupidità dell’uomo rientrerebbero in una forma di intelligenza collettiva. 

Preoccuparsi per i più deboli dovrebbe essere una forma di nobiltà dell’essere e non cagione di scandalo, ma mi rendo conto che quell’intelletto universale di cui sopra non sfiora che pochi eletti e poche elette e per di più di tanto in tanto. Detto ciò, se siete di quelli/e che “chi se ne frega se muore un gatto di infarto, i problemi sono altri”, ebbene questa vignetta è per voi. E per chi è così cretino da trarre godimento da un’esplosione che mette in pericolo se stesso e la comunità.

Per il resto tanto amore, eh!

Leggo che ci sono stati oltre duecentocinquanta persone ferite, tra bambini e adulti. Faccio notare che nessuno mai parlerà di quanti cani, gatti ed altri animali sono morti per questa follia che fa fuori, anche (ma non solo) chi la determina. Volevo solo dire questo.

P.S.: l’immagine è stata creata da Tanik, un bravissimo vignettista siciliano. Potete seguirlo su Twitter, all’account http://twitter.com/TaniK72

Il mio 2014, in dieci immagini

Queste sono le dieci fotografie che in certo qual modo hanno caratterizzato il mio 2014. Un anno particolare, di transizione, direi. Con alcune cose che sono irrimediabilmente finite e altre che sono cominciate, di punto in bianco. Con parti di me che ho riscoperto, con gioia e non senza stupore. E ombre che ancora ritrovo, qua e là nella mia anima. Eppure anche questo, mi suggeriscono dalla regia, fa parte del ciclo della vita. E allora…

 

1

Clotilde è la mia prima orchidea. L’ho comprata all’Ikea, all’inizio del 2013 e ancora vive. E non solo. Ha fatto pure una seconda fioritura, cosa che – per quanto mi ha detto chi se ne intende – è abbastanza rara. È il mio simbolo delle cose che si rigenerano. Dell’inatteso. Della vita che è più forte del destino.

 

2

È un caldo pomeriggio di inizio primavera. Siamo altrove, siamo gli amici e le amiche di sempre. Alcuni di noi hanno avuto i bambini, altri (come me) sono scapoli d’oro. Nonostante tutto il tempo trascorso e la diversità delle nostre vite, abbiamo ancora la voglia di stare insieme, di ritrovarci. E di farlo con gioia. Questa immagine è il simbolo della continuità, delle cose che stanno dentro te, a prescindere dal fluire della vita.

 

3

Maria aveva diciannove anni e a maggio ci avrebbe lasciati. Era una gatta buona, tenera, intelligente. Avrebbe potuto insegnare molte cose a persone che non sanno cos’è la fedeltà e la devozione, che non conoscono l’amore. Questa fotografia è l’ultima che ci siamo fatti, insieme, in quel giorno di aprile, mentre l’accarezzavo sul mio petto. È il simbolo dell’amore più puro. Il più disinteressato.

 

4

Petra, un viaggio che ho sempre desiderato fare. Un luogo magico, unico al mondo. La storia, l’agire dell’uomo, la sua operosità. L’infinitezza del tempo. Il suo scorrere ineluttabile. Quella cosa che ci rende piccoli rispetto a ciò che siamo realmente. Quest’immagine rappresenta il simbolo del fluire delle cose e della memoria, unico filo possibile dei giorni che ci sfuggono inesorabilmente.

 

5

Ho scattato questa foto a San Marino, in una fattoria dentro una riserva naturale. È un luogo particolare, dove gli animali vengono ospitati per poter vivere felici. Quest’asina era destinata al macello ed è stata portata qui, in fin di vita. Aveva timore degli uomini, era stata maltrattata. L’amore dei proprietari della tenuta l’hanno riportata in salute e a fidarsi di nuovo delle persone. La ragazza che l’ha presa in cura ci ha detto che, una volta ristabilita, non voleva uscire dalla stalla dove era stata ricoverata, per paura. Le sue compagne, però, per una misteriosa ragione, hanno “sentito” che era lì e l’hanno chiamata, ragliando. Lei è come tornata in vita e da sola le ha raggiunte. Con questa immagine, che prelude a una carezza, do corpo alla speranza e ai nuovi inizi.

 

6

Questa foto è stata scattata a Palermo, a ridosso del pride. È stata la mia prima partecipazione a un talk show. Lì ho conosciuto persone speciali, come Caterina. Quando penso a quel giorno mi piace immaginare quegli elementi che quando si incontrano, in modo un po’ casuale (ma non più di tanto a ben vedere), generano qualcosa di nuovo. E quel che mi piace di più è che il bello deve ancora arrivare…

 

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È una notte d’estate, Ale ed io andiamo in giro per Roma. Una città a volte magica, che sa coccolarti, che ti illude, che ti rigetta, che sa essere puttana. Una città che se non fosse per gli amici, potrebbe essere la più dura del mondo, nonostante la sua bellezza. Ale è una new entry di quest’anno. Un affetto puro. Un punto di riferimento. Una di quelle persone che ti danno autostima per il solo fatto di averti scelto.

 

8

Caterina, dicevo. È il giorno del mio compleanno e ti arriva un pacco regalo. Dentro ci trovi la colazione, il cappuccino, i dolci. E pure una rosa, accanto. Mi piace essere coccolato. E lei mi ha fatto questa sorpresa. Gradita, inaspettata. Insomma, una cosa bella. Come sa essere a volte la vita… E Caterina, quindi. E il suo essere speciale, dicevo.

 

9

E siamo giunti a quota tre. Un saggio, una curatela, una raccolta di racconti. Quest’ultima, Da quando Ines è andata a vivere in città, nasce dopo anni di pudori. Dopo aver cercato per moltissimo tempo il coraggio di mettersi alla prova sul piano dei sentimenti. Perché va bene, so analizzare la realtà, di ciò sono fin troppo consapevole. Ma che spazio riesco a dare al mio cuore? Questo devo ancora impararlo, a quarantuno anni passati. E nell’attesa di scoprirlo, scrivo.

 

10

Questa foto mi è stata scattata a Napoli, a inizio dicembre. Ero a un convegno universitario. Portavo una mia relazione, dopo molto tempo. Sono felice, lo potete vedere dai miei occhi. Perché quella è la mia dimensione: produrre cultura. Non so se riuscirò mai a coronare il mio sogno. Ma so che non posso far altro che coltivarlo dentro di me. Perché anche se è un’illusione, mi rende vivo. E se c’è vita, abbiamo tutto quello che ci serve perché certe cose si realizzino. Se non come le vogliamo, almeno per quello che noi siamo.

Ed è così che lascio questo 2014, senza nessun proposito, senza auguri che non siano quelli di avere giorni pieni di stimoli, di riconquiste interiori, di presenze opportune, vecchie e nuove, di salti di gioia e della memoria dell’amore che fu e che – per chissà quale strana magia di cui non siamo del tutto consapevoli – può essere ancora.

L’UE ha così deciso: vivisezione libera per cani e gatti

Il mahatma Gandhi, che tutti amiamo fosse non altro perché non amarlo non ci renderebbe abbastanza chic – a cominciare da certi fautori del pensiero di destra – sosteneva che il grado di civiltà di un popolo è ravvisabile dal trattamento che questi riserva per i suoi animali.

Parafrasando: se al paese tuo è considerato normale prendere a calci un gatto solo perché è un gatto, vivi in un paese di merda.

Controparafrasando: in Canada, se ammazzi per il gusto di farlo uno scoiattolo, finisci in prigione. Non è un caso, d’altronde, che in Canada si abbiano i diritti civili, ci sia un diffuso cosmopolitismo basato sul dialogo delle diversità etniche e, va da sé, nessun partito lontanamente vicino, anche solo a livello concettuale, alla Lega Nord.

Dico tutto questo perché qualche giorno fa il parlamento europeo ha votato una risoluzione che permette di acciuffare cani e gatti dalla strada e vivisezionarli. Lo stesso trattamento è riservato agli scimpanzé.

Adesso, in Italia è vietato fare esperimenti su cani e gatti. Questa legge, quindi, non dovrebbe essere applicata. Non si capisce, tuttavia, come mai la stragrande maggioranza dei nostri eurodeputati ha votato a favore. E non parlo solo di persone riciclate dal palinsesto Mediaset, la cui scarsa cultura in fatto di diritto è quasi un prerequisito per essere eletti nel PdL, ma anche personaggi di più ampio spessore politico, come Cofferati.

A loro dico: complimenti per le vostre prossime vite. Se nasceste vermi da infilzare in un amo non mi stupirei più di tanto.

Secondo poi: ma chi è che definisce randagio un gatto? Molte colonie feline, ad esempio, sono adottate da interi condomini o da singole persone. Avete presente le gattare? Sapete quanto pericolosa possa essere una gattara inferocita? Io ne ho una in casa. Se volete, ve la mando.

Ancora: quando si andava alla casa al mare, noi lasciavamo in libertà i nostri gatti che giravano per i dintorni. E se domani venissero questi nuovi squadroni della morte a prelevare il mio o il vostro micio che ha l’unica colpa di non avere un collarino (e i gatti lo odiano) e di gironzolare vicino casa? Dio non voglia che io becchi un individuo del genere a mettere le sue mani sui miei animaletti. Potrei decidere di diventare pericoloso.

Dulcis in fundo: ma siamo sicuri che le sperimentazioni servano davvero? E che servano a scopi scientifici? Perché io, in linea di principio, posso anche tollerare il pensiero che la vita di un animale possa essere stata utile a salvare quella di migliaia di bambini, ma parlo di scienza pregressa: ormai bisognerebbe trovare nuove cure senza andare a scomodare la libertà e la dignità di primati, cani e felini.

Se invece è solo una scusa per fare in modo che le industrie cosmetiche abbiano delle cavie a buon mercato, magari per fare la cipria per qualche signora ricca e stronza, allora no. La bellezza è prima di tutto interiore. E non c’è bellezza alcuna nel sentirsi fica da morire sulla pelle degli animali.