Oggi sul Fatto Quotidiano: “Quel ‘ma’ di Alfano che…”

Alfano tuona contro le persone LGBT

Ho scritto di Alfano e della sua fissa per le persone LGBT.

Ne ho parlato sul blog del Fatto. Si è scatenato un putiferio di commenti, molti contro il nostro ex vicepremier. Alcuni, invece, pro-omofobia. Il mondo è bello perché è vario e, nei casi in questione, anche avariato.

Per invogliarvi alla lettura, vi riporto l’incipit:

Che Alfano e il suo partito ne siano ossessionati non è un mistero. Già in passato il leader del Nuovo Centrodestra ha dichiarato: «Sui matrimoni gay e adozioni gay siamo pronti a uscire dal governo» perché «non si può pensare alle unioni civili senza pensare prima alle famiglie». E ancora, su Twitter, dopo un’apparizione a Che tempo che fa: «L’Italia non diventerà né una grande sala parto per immigrati né un grande locale Arcigay».

Buon blogging!

Come aiutare Berlusconi? Dite che non cambia nulla

Continuo a leggere che con la decadenza di Berlusconi non cambierà nulla. Credo si tratti del solito disfattismo all’italiana, tipico soprattutto di una certa parte politica – che si colloca a sinistra – per cui tutto deve essere vissuto nel segno del disfattismo, anche quelle che si profilano come vittorie.

Perché aver accompagnato il “Cavaliere” o ciò che ne rimane alla porta delle istituzioni non è un fatto come tanti, ma una svolta epocale nella storia del berlusconismo stesso.

Innanzi tutto per l’aspetto simbolico della cosa. La famosa (e famigerata) “discesa in campo” del leader di Forza Italia aveva come fine quello di creare una larghissima impunità – oltre che una fattiva immunità – attorno alla sua figura. Dopo vent’anni sanguinosi la decadenza segna il fallimento concreto di quella parabola politica. A livello simbolico non è poco, né sotto la lente dello sguardo pubblico né nella percezione del destinatario stesso della sentenza. Il quale, se fosse vero che poco o nulla cambia con la decadenza, non avrebbe fatto il diavolo a quattro per evitare quanto è invece avvenuto.

Poi c’è il dato democratico. Ci lamentiamo spesso, in Italia, che non ci sia la certezza della pena e, quindi, la garanzia della legalità e del diritto. La decadenza va a favore proprio di quest’ultimo concetto. Anche i potenti, se sbagliano, finiscono in tribunale dove, se dichiarati colpevoli, devono scontare una condanna come qualsiasi altro cittadino. Vi sembra poco? A me per niente. Poi certo, possiamo aiutare il cittadino Berlusconi, adesso delinquente comune, a uscirne fuori costruendogli addosso questo alone di inefficacia giudiziaria, che a ben guardare è il mantra recitato a mo’ di rosario dalle Santanché, Comi, Mussolini e dai Bondi, Capezzone e Gasparri della situazione. Poi ci chiediamo perché la sinistra in questo paese non vince mai…

Terzo aspetto, il lato pratico. Berlusconi per sei anni perde ogni facoltà di candidarsi. Può rimanere il leader del centro-destra, siamo d’accordo. Ma non sarà lui a spingere i bottoni, dentro i palazzi. E per una personalità siffatta, che non riesce a delegare – e la delega, ricordiamolo, è una delle anime della democrazia – la cosa può essere addirittura usurante. Così come può essere problematico per chi, dentro il suo partito, dovesse fare il prestanome in sua vece. Ricordiamoci tutti cosa è successo ad Angelino Alfano.

E non dimentichiamoci ancora che ci sono altri processi in corso, a cominciare dal caso Ruby. Cade l’immunità, il legittimo impedimento, il castello di leggi ad personam efficaci se si ha lo scudo della permanenza a palazzo. A voi sembra davvero che sia tutto come prima? Liberi e libere di pensarlo, ma sappiate che state dando una mano enorme a un individuo che dovrebbe invece essere relegato all’oblio democratico e, possibilmente, assegnato ai servizi sociali. Come da condanna.

Matrimoni gay: Bindi bugiarda, come Alfano

Rosy Bindi non ce la fa a non essere omofoba e bugiarda. È più forte di lei, un connotato specifico della sua natura politica. A Sky, che l’ha intervistata sulle parole del segretario del PdL, ha così risposto:

La famiglia fondata sul matrimonio ha la priorità, lo dice la Costituzione, ma il Pd non ignorerà i diritti di tutti. Il matrimonio però è solo eterosessuale, è un punto molto fermo.

La signora in questione è omofoba perché sottolinea una doppia  discriminazione: le coppie sposate saranno avvantaggiate su tutte le altre, alle quali invece sarà impedito di unirsi in matrimonio.

È bugiarda perché la Costituzione non fa graduatorie di importanza tra coppie sposate e coppie non sposate, anche perché i padri costituenti non prevedevano le unioni di fatto. E la Corte Costituzionale, per altro, ha dato legittimità e rilevanza giuridica anche a queste ultime, indicando al parlamento la strada per il pieno riconoscimento legale di esse.

Adesso, che certi cattolici odino i gay rientra nella natura delle cose. Che siano anche bugiardi, dovrebbe essere peccato. Ma questo è un problema della sua coscienza, umana e spirituale.

La cosa che, invece, mi stupisce non è che Bindi sia tornata alla carica nel manifestare a se stessa, al suo partito, ai suoi mandanti politici e al paese tutto di essere della medesima pasta di un Alfano qualsiasi. Mi basisce lo stupore di amici, amiche e conoscenti.

Sapevamo tutti chi era questa signora, dai tempi dei DiCo. Sapevamo che ha costruito una legge, per fortuna mai approvata, che creava un regime di apartheid giuridicoper le famiglie gay e lesbiche, sancendo per legge differenze e discriminazioni. Questa è Rosy Bindi.

Per altro, io ho condiviso lo sdegno per le affermazioni precedenti di Giovanardi e del “delfino” di Berlusconi da parte di diversi esponenti politici e di militanti del Partito Democratico. È importante capire che la presidente del PD non è però poi tanto lontana, culturalmente parlando, rispetto a quei due signori. Semplicemente è solo meno volgare, ma il senso di nausea che lasciano le sue dichiarazioni è identico.

Sarebbe il caso che quegli stessi esponenti e militanti del PD – ormai sempre più vicino alle peggiori destre d’Europa in fatto di diritti civili – scatenassero lo stesso muro di fuoco di indignazione riservato agli esponenti del PdL. Per una questione di coerenza e di credibilità. E per quel minimo sindacale di amor proprio verso se stessi.

Pedofilia: governo e chiesa uniti nella lotta. Contro i giudici

Pietro Forno, che come si legge su Repubblica on line è  «procuratore aggiunto di Milano, capo del pool specializzato in molestie e stupri», in una recente intervista rilasciata al Giornale ha dichiarato che nei tanti anni in cui si è trovato a dover indagare su casi di pedofilia all’interno della chiesa, le indagini sono sempre partite dai familiari delle vittime e mai dagli esponenti del clero.

Dichiarazione sufficiente per scatenare le ire del ministro Alfano, che in un momento di ulteriore impeto garantista ha deciso di mandare gli ispettori a Milano per capire se ci sono gli estremi per parlare di diffamazione contro le gerarchie cattoliche.

Un po’ come dire che certi abusi dentro questa o quella fabbrica sono denunciati per lo più dagli operai e non dai dirigenti dell’azienda e lo Stato, invece che controllare la natura dell’abuso, manda la polizia contro il sindacato che protegge i lavoratori. Ma questa d’altronde è la destra che attualmente ci governa.

Mentre il nostro Guardasigilli paga, forse, il prezzo dell’appoggio delle gerarchie vaticane di cui sopra nell’appena trascorsa campagna elettorale, tale Raniero Cantalamessa – nomen omen – frate cappuccino e predicatore della Curia di Roma, sempre secondo Repubblica, durante l’omelia della Passione, ha definito l’attacco di questi giorni contro la chiesa simile all’antisemitismo razzista.

Qualcuno dovrebbe far notare rispettivamente al ministro e al frate quanto segue:

1. dire che specifiche denunce arrivano dalle vittime e non da chi dovrebbe controllare come vanno le cose dentro certe sacrestie non è diffamazione. È la triste constatazione del fatto che il Crimen solicitationis di Joseph Ratzinger, attualmente papa, evidentemente ha fatto scuola. Per altro se ne sono accorti pure in America, visto che vogliono portare Benedetto XVI in tribunale per chiarire certi suoi rapporti con sacerdoti accusati di aver fatto stupri di massa contro minori;

2. paragonare un’azione giudiziaria da parte degli organi dello Stato contro stupratori di bambini alle torture che i nazisti infliggevano agli ebrei è un’enormità che grida vendetta da parte dello Stato e della Magistratura, paragonati ai carnefici dei lager; e da parte degli ebrei, ridotti alla stessa stregua dei pedofili accusati e condannati per i loro crimini orrendi.

Poi, siccome al peggio non c’è mai fine, e la chiesa è fatta da uomini, alcuni dei quali preferiscono il peggio a Dio, ugualmente infinito, tale monsignor Girotti, si legge sul sito dell’UAAR, ammette serenamente che è peggio praticare l’aborto piuttosto che stuprare un bambino, poiché l’aborto è omicidio mentre la violenza su minore, se accompagnata da sincero pentimento, si può perdonare.

Ancora, dal sito dell’UAAR, leggiamo:

«L’intervistatore chiede se il confessore possa denunciare il colpevole all’autorità giudiziaria e Girotti risponde in maniera secca: “Assolutamente no. Il confessore non solo non può imporgli l’autodenuncia, ma non può nemmeno recarsi da un magistrato per denunciarlo. Romperebbe il sigillo sacramentale”».

Possiamo dormire sonni tranquilli, insomma. Se abbiamo commesso un crimine orrendo e ci mostriamo sinceramente pentiti davanti a Dio, e possibilmente a debita distanza dalla giustizia, troveremo pace e perdono e la chiesa non farà nulla per consegnarci nelle mani di polizia e tribunali.

Se poi dovessimo incappare in questa disgrazia non c’è d’aver molta paura: troveremo sempre qualche prete compiacente che farà di noi vittime da olocausto e uguale a un ufficiale delle SS chi cerca di far rispettare le regole. E se il giudice racconta, né più e ne meno, ciò che succede, questo governo gli metterà i bastoni tra le ruote inviando i suoi ispettori. Non sia mai che ciò che è evidente diventi pure di dominio pubblico.

Alla luce di tutto questo non stupisce poi più di tanto come mai, nelle ultime regionali, gli uomini di Silvio e gli uomini di Dio siano andati tanto d’accordo.