Mussolini, la colpa di essere moglie (sul Fatto…)

il mio blog sul Fatto Quotidiano

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…non l’avevo ancora scritto, qui. Ma da sabato scorso mi potrete leggere, con il mio nome e cognome, anche sul sito del Fatto Quotidiano.

Il mio primo articolo, che potete trovare qui, tratta proprio di Alessandra Mussolini e degli errori da evitare sulla sua persona.

Prima che mi assaltiate, sia ben chiaro: non la sto difendendo, né tanto meno minimizzo il suo pensiero. Dico solo che la sua omofobia non è diventata ancora più grave per quello che ha presumibilmente fatto il marito (deciderà il giudice). È grave di per sé.

Per il resto, buona lettura a tutte e a tutti!

Ma Alessandra Mussolini non ha colpa per il marito che ha

Alessandra Mussolini

Ammetto che la soddisfazione l’ho avuta pure io. Mauro Floriani, il marito di Alessandra Mussolini – quella del “meglio fascista che frocio”, colei che ha orrore al pensiero che un bambino veda due genitori dello stesso sesso rotolarsi in un letto – è indagato per aver fatto sesso con prostitute minorenni. Adesso, ho pensato, la smetterà di fare la sborona e soprattutto, magari, comincerà a capire che il modello familiare che ostenta come ottimale, è solo una delle tante bugie della farlocca ideologia familista.

Poi qualcosa ha cominciato a non andare più per il verso giusto. Troppo odio e insulti rivolti alla donna Mussolini, le foto in cui si mostrava senza veli, le accuse fin troppo compiaciute di aver sposato un pedofilo. Si è creato un corto circuito tra quel piccolo mezzo sorriso interiore – siamo umani, un “te lo sei meritato” ci può anche scappare – e un linciaggio collettivo che non va bene, non è giusto e soprattutto non aiuta la causa delle persone LGBT.

Cercherò di spiegare, per punti, cosa non va nella valutazione di questa vicenda:

1. il marito non è accusato di pedofilia, ma di aver fatto sesso con prostitute minorenni e la differenza è enorme. Una cosa è abusare di un bambino o di una bambina, un’altra è far sesso a pagamento con un soggetto sessualmente maturo (anche se legalmente di minore età) per di più consenziente

2. capisco che si possa fare il parallelo tra l’odio di Mussolini per le famiglie omogenitoriali e quanto accaduto al marito, ma appunto si sta colpevolizzando una donna per avere un marito accusato di una cosa infamante. Come se la colpa fosse di lei che non sa guardare bene dentro casa. Le colpe sono sbilanciate sull’elemento femminile della vicenda, che è vittima della situazione e non certo complice

3. il fioccare di immagini con Mussolini nuda è fuori contesto. Cosa c’entra l’allusione alla sensualità con quanto accaduto? Ci piacerebbe, a parti invertite, se fosse nostra madre, per quanto orribile possa essere come persona, che venga dipinta per gli errori del marito (che va a prostitute) come una di loro? Quanta forza dà alla bontà delle nostre argomentazioni questo tipo di comunicazione?

Poi va da sé: Mussolini è e rimane un personaggio orripilante, ma andrebbe attaccata per ciò che fa e dice, non per il marito che ha.

L’antifascismo di Scanzi e una patetica Mussolini

Andrea Scanzi a L’aria che tira, la trasmissione di approfondimento politico di La7, ha finalmente dato voce al vero antifascismo, valore fondante e fondamentale della nostra Repubblica e di questi quasi settant’anni di storia italiana dalla fine dell’era mussoliniana.

Mentre commentava le vergognose dichiarazioni di Berlusconi per il Giorno della Memoria – ovvero, il solito mantra italiota: Mussolini ha anche fatto del bene, ma non doveva varare le leggi razziali – ha definito il nostro ex premier come ignorante, sotto il profilo della conoscenza storica.

Alessandra Mussolini, lì presente come ospite, ha cominciato subito a interromperlo, con lo stile che la contraddistingue – quello dell’arroganza e della maleducazione – ma è stata subito redarguita dal giornalista de Il Fatto che le ha ricordato che non si può avere rispetto per la figura di un dittatore. A questo punto la nipotina del duce ha preferito lasciare lo studio etichettando con l’unico linguaggio da lei dominato, l’insulto, il suo interlocutore.

Adesso, al di là della figura pietosa intrinsecamente legata a un’intera parabola esistenziale, occorrerebbe fare almeno due considerazioni, a margine di quanto visto.

La prima: l’onorevole berlusconiana dovrebbe aver capito, almeno guardando ai fatti recenti, che l’ammirazione che nutre per il nonno, oltre a suggerire tanto su un certo irrisolto psicologico e le conseguenti rivalse, si lega strettamente a un filone di tragedie storiche culminate, tutte, con la fine, spesso violenta, del tiranno di turno. Ieri è successo all’ex dittatore italiano e a Ceausescu, in tempi molto più recenti a Saddam Hussein e Gheddafi. Ecco, il sentimento dell’onorevole Mussolini per il nonno si lega a questo tipo di nobiltà umana.

Secondo poi: questa gentile signora dovrebbe aver ben chiaro, per il motivo appena esposto, che è meglio essere “testa di cazzo” (e cito testualmente) come Scanzi, che un vergognoso rigurgito della storia come lei.

In Europa, almeno, funziona in questo modo. In Italia, da oggi e dopo vent’anni di berlusconismo, ci stiamo forse arrivando.

Ma Alessandra Mussolini fa vedere ai figli come fa sesso?

Lo scorso 19 marzo, ad una trasmissione televisiva, Anan Paola Concia si è confrontata Alessandra Mussolini che, con la grazia che la contraddistingue, si è scagliata decisamente contro l’omogenitorialità.

Per la nipote del duce – quello che ha mandato i gay al confino, gli ebrei ai forni e una nazione intera alla rovina – è inconcepibile sia che una coppia gay ricorra all’inseminazione, sia che adotti.

La motivazione? «Un figlio» e cito testualmente «che vede due uomini che si rotolano nel letto» quale trauma potrebbe accusare?

Adesso, io non so il motivo della preoccupazione della signora Mussolini. Sono figlio di una coppia eterosessuale e i miei genitori non mi hanno mai fatto assistere ai loro atti intimi. Proprio perché la sessualità è una dimensione privata. L’ho appreso dai miei. Se un giorno dovessi aver figli, mi comporterei allo stesso modo.

Mi chiedo come mai Alessandra Mussolini si preoccupi proprio di questo aspetto. Non vorrei che facesse vedere ai suoi figli come, e la cito ancora, si rotola sul letto col marito. No perché a me fa schifo solo pensare l’ipotesi, per assurdo, che mostri i suoi atti sessuali a dei bambini.

Il pd all’IdV: siete omofobi quanto noi!

A quelli del partito democratico non par vero. Deputati, membri del partito, tesserati, volontari o semplici simpatizzanti hanno un motivo per sottolineare, finalmente e con quale impeto polemico, l’omofobia dell’Italia dei Valori. Anche Di Pietro e il suo partito, a una prima lettura di certi commenti, su Facebook come sui vari blog che circolano in rete, sarebbero stronzi tanto quanto certi campioni di discriminazione che fanno il bello e il cattivo tempo dentro il partito di Bersani.

La strategia è semplice: dimostrare che anche altrove non si è messi tanto meglio rispetto alla formazione politica più criticata e deludente sul tema delle coppie di fatto e dei diritti legati alla questione omo-transessuale. Far capire, con prove inoppugnabili, che il partito che, a torto o a ragione, si delinea come il più gay-friendly del parlamento, cioè l’IdV, è “peggiore” tanto quanto.

Ma quali sono queste prove granitiche? Tutto è cominciato, come si legge su Gaynews24, con «l’accusa, lanciata in forma anonima in un commento sul sito iltribuno.it, rivolta all’attuale coordinatore provinciale fiorentino Alessandro Cresci, alla vigilia del congresso dell’Italia dei Valori che si terrà il 24 ottobre a Pisa», commento che recita che il signore in questione «non ha detto di essere gay» per cui «non può fare il coordinatore regionale dell’Idv in Toscana».

Apriti cielo.

Tra i fautori di nuovi e vecchi Ulivi, orfani di tutte le querce possibili e ben piantati all’ombra di margherite di cattolica fattura, è una sola voce: avevano ragione loro, l’IdV sulla questione omo-transessuale non è affidabile.

Loro che hanno, meritoriamente, portato la questione alla Festa Democratica e che si apprestano a riportare in parlamento una legge che introduce un’aggravante generica riguardante l’omofobia, senza però introdurre il reato di omofobia, ma che dimenticano molte altre cose.

Per altro, si ha la sgradevole sensazione di voler scatenare una tempesta in un bicchier d’acqua. Si sta ingigantendo un messaggio lasciato su una bacheca virtuale e in forma anonima, per di più, contro un dirigente dell’IdV che potrebbe esser stato scritto da chiunque, anche da un avversario del partito in questione magari per scatenare il casus sull’omofobia del movimento di Di Pietro.

Si mette, in pratica, sullo stesso piano un messaggio anonimo su web con le dichiarazioni, tanto per fare un esempio, di Rosy Bindi sull’omogenitorialità.

Pare, ancora, che dentro il pd, dopo le innegabili aperture, per quanto timide e assolutamente insufficienti in termini pratici, si stia volendo portar avanti un’operazione di maquillage che miri a far dimenticare le magagne di un’intera classe dirigente e del disegno politico inefficace e ambiguo su certi temi.

Poi, non sarò io a negarlo, una festa fatta bene e un tentativo di legge sono una testimonianza positiva, ma, appunto, una mera testimonianza.

La concretezza è ancora lontanissima dal venire. Bene il lavoro di Concia, Scalfarotto, Alicata e tanti che dentro il pd operano in tal senso. Ma a comandare sono sempre personaggi come D’Alema, Fioroni, Bindi e altri che sono i diretti responsabili dello stato delle cose sulle tematiche GLBT: il nulla.

Non voglio esaltare chi si fa propaganda sulla pelle dei gay – questa l’accusa più in voga rivolta ai dipietristi – ma non ha neppure molto senso spacciare, adesso, per gay-friendly un partito che ha una dirigenza, nelle migliori delle ipotesi, indifferente qualora non infastidita dalla questione omosessuale.

Per non parlare di un aspetto non di secondaria importanza: il pd è il propugnatore del mantra politico-istituzionale del “meglio poco che nulla”. Adesso, io non voglio credere all’assoluta malafede dell’Italia dei Valori che, almeno sul suo programma, si dice favorevole alle unioni civili. Non ho problemi, per altro, a credere che anche dentro quel partito si voglia cavalcare l’onda, ma questo ce lo diranno i fatti quando si arriverà a  votare, semmai ci si arriverà, su questioni specifiche.

Il dato politico è che, almeno a livello di immaginario collettivo, c’è una forza politica che dice cose chiare (e la vedremo al varco al momento del fare). Perché, e questa è la mia domanda, non potrebbe valere anche per i dipietristi la regola del poco alla volta? Preparare il terreno culturale – Di Pietro era accanto a Luxuria quando la Mussolini disse «meglio fascista che frocio» affermando apertamente che gli omosessuali erano suoi fratelli e in quel contesto ha sicuramente dato una spallata a un certo sistema di credenze, almeno a livello concettuale – preparare quel terreno, dicevo, non è un passo avanti?

Sembra strano che i fautori del “megliopochismo” della linea ultramoderata dell’uovo oggi e anche domani (e la gallina chissà quando) pretendano un rigore assoluto da un loro alleato senza avere i presupposti morali per esigere tali pretese. Sembra strano, appunto. In certi casi addirittura ridicolo, a ben vedere. Ma tant’è.

La madre del pessimo gusto è sempre incinta…

In Germania la pronipote di Goering ha recentemente dichiarato: «Io e mio fratello ci siamo fatti sterilizzare per non creare altri Goering.» No ad altri mostri, insomma. Meglio lasciar estinguere la stirpe.

In Italia abbiamo la Mussolini.

Adesso, non dico che debba ricorrere a tali estreme misure, ma evitare di partorire tutti gli esempi di pessimo gusto di cui è stata capace e che la TV non esita a mandare in prima serata sarebbe già un ottimo punto di partenza. E invece è fiera del cognome che porta. E questo, a ben vedere, la rende ancora più volgare.