Dal patto di Arcore alle mozioni omofobe di Forza Italia

Il patto di Arcore tra Luxuria e Berlusconi

Il patto di Arcore tra Luxuria e Berlusconi

Sia ben chiara una cosa, una volta per tutte, giusto per tacitare i professionisti dell'”antigufismo”: che la destra si apra alla questione LGBT è qualcosa di assolutamente auspicabile e nessuno lo mette in dubbio, o almeno credo. Per cui se Vladimir Luxuria (o chi per lei) incontra il leader di Forza Italia e ottiene un accordo politico tanto meglio, ammesso che quell’accordo vada in direzione della piena dignità della categoria sociale che si dice di voler tutelare (e dovrebbe essere il minimo sindacale).

Dovrebbe essere altrettanto evidente, tuttavia, che una cosa sono i passi e gli accordi tra partiti e un’altra gli atti mediatici. E soprattutto che questi ultimi vadano presi per quelli che sono. Ritorniamo all’incontro di Arcore: Vladimir Luxuria chi rappresenta nel caso specifico? Il movimento, la comunità, una parte politica specifica? Ha avuto, ad esempio, mandato dal Pd, che della questione dice di voler farsi carico? E dentro Forza Italia c’è stato un dibattito serio che ha portato a un sostanziale ripensamento rispetto alle precedenti posizioni omofobiche? Questi aspetti non sono capricci da militante, ma precondizioni fondamentali (interlocutori/trici che parlano di progetti politici concreti) affinché i risultati siano effettivi. Le mie perplessità nel patto della grappa al cioccolato – o chiamatelo come volete – stanno tutte qui.

Eppure pare che tali perplessità non debbano nemmeno avere cittadinanza. Di volta in volta vengono bollate come amore pregiudiziale verso il disfattismo, capriccio da attivista LGBT (a quanto pare va sempre di più in voga l’idea che essere militanti corrisponda a un insulto), o precondizione di chi non ha solidi legami con la realtà. Anche quando la realtà suggerisce tutto il contrario rispetto al delirio di massa che si sta consumando sui social e sui media, più in generale, tra cene galanti e raduni di vescovi e cardinali.

Eppure che ci debba essere un collegamento imprescindibile tra presupposti culturali nuovi, dibattito politico, accordi tra interlocutori/trici e proposta legislativa dovrebbe essere il punto di partenza verso il raggiungimento dell’obiettivo. Fosse non altro per quell’amore verso il pragmatismo di cui molti e molte riempiono la propria bocca e, soprattutto, le rispettive tastiere dei computer.

A riprova di quello che dico, segnalo tre lieti eventi, tutti e due targati centro-destra, con l’appoggio fondamentale di Forza Italia.

Il primo: in Toscana, «Il Consiglio Comunale di Livorno ha approvato nella seduta del 13 ottobre (con il solo voto contrario della consigliera di Forza Italia Elisa Amato Nicosia) il regolamento per il riconoscimento delle Unioni Civili e l’istituzione di un registro amministrativo delle Unioni Civili» e mi direte, ok, la cena tra Vladi e il Cavaliere doveva ancora esser fatta, e buona pace per le dichiarazioni di Pascale e sante unzioni conseguenti.

Il secondo: il Consiglio regionale del Veneto ha approvato «una mozione che impegna la giunta a individuare una data per “la festa della famiglia, fondata sull’unione tra uomo e donna”». E siamo al 14 ottobre 2014, il giorno dopo la cena di Arcore, esattamente.

Il terzo: l’opposizione capitolina ha presentato un «esposto al prefetto perché fermi le trascrizioni dei matrimoni egualitari», come afferma Alemanno al programma L’aria che tira, dove per altro «ha spiegato che a sostegno dell’esposto hanno firmato tutti i consiglieri dell’opposizione in Campidoglio, Forza Italia inclusa». E siamo al 15 ottobre dello stesso anno.

Situazione paradossale, soprattutto quest’ultima, in quanto proprio Vladimir Luxuria, dopo i fasti arcoriani, aveva garantito a Gay.it che il nuovo corso si sarebbe avvertito addirittura a partire dalla capitale. Che sia finito l’effetto dell’ebbrezza procurato dalla grappa?

Poi, se vogliamo pure disturbare le evidenze storiche, andrebbe anche ricordato che Berlusconi è famoso per aver sempre fatto saltare mediazioni e tavoli di trattativa, dalla bicamerale in poi. E che a parità di protagonisti politici – in parlamento ci stanno ancora Gasparri e Santanché, per intenderci, e ricordiamoci che Forza Italia in questa legislatura ha già fatto saltare gli accordi sul ddl Scalfarotto – ci si sbellichi in applausi a piene mani, per quello che appare un disegno politico poco chiaro, a me pare un atto nel migliore dei casi miope.

Ricordiamoci, per altro, che l’apertura alle questioni LGBT rischia di minare il sodalizio Renzi-Alfano (in nome del quale si è già messo da parte il progetto di legge Cirinnà, da sostituire con un altro di fattura governativa), creando spazi di manovra politica dove FI potrebbe tornare protagonista. E anche questo dubbio dovrebbe solleticare le titubanze di tutti/e noi.

Poi, per carità, sempre pronto a ricredermi qualora arrivassero risultati concreti, sempre e solo nel nome della piena dignità delle persone LGBT. Ma l’elogio fine a se stesso del nuovo corso berlusconiano io lo eviterei. Fosse non altro per non avere il solito brusco risveglio.

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Oggi su Gay’s Anatomy: “Amministrative: le stelle brillano meno e le fiamme non bruciano più”

Facendo uno schema delle amministrative dell’ultimo week end:

• la metà della gente non vota (più?)
• i partiti tradizionali “reggono”, nel senso che non scompaiono (ma a quale prezzo?)
• il M5S si appanna e non poco
• la fiamma di Alemanno si spegne
• il Pd vince nonostante se stesso (semicit.)

Più nel dettaglio? Scoprilo su Gay’s Anatomy di oggi!

Marci per la vita

Gli organizzatori dicono di averla ideata per veicolare quanto segue:

• affermare che la vita è un dono, indisponibile, di Dio;
• chiedere il Suo aiuto, per una società smarrita;
• deplorare l’iniqua legge 194 che ha legalizzato l’uccisione, sino ad oggi, in Italia, di 5 milioni di innocenti;
• ribadire che esiste una distinzione tra Bene e male, tra Vero e falso, tra Giusto ed ingiusto;
• invitare alla mobilitazione i cattolici e gli uomini di buona volontà.

Alemanno, che vi ha partecipato, marciando alla testa del corteo, ha addirittura detto: «Il messaggio è che nessuna famiglia o donna deve essere costretta a rinunciare ad un figlio».

Alcuni esponenti di spicco del Partito democratico – come l’ex vice sindaco di Roma, Maria Pia Garavaglia – volevano partecipare, ma poi hanno dovuto fare marcia indietro. Altri, invece, sono andati, insieme a politici del Terzo Polo e del PdL.

C’era anche più di una componente scout, come si vede dalle fotografie… Agesci, già nei guai per le sortite omofobe e discriminatorie di alcuni suoi relatori in convegni in cui si parla di omosessualità, non ha niente da dire a proposito?

La chiesa ha dato il suo placet. Come si legge su Giornalettismo: «non manca il beneplacito delle alte gerarchie vaticane, dal presidente della Cei Angelo Bagnasco al Segretario di Stato Tarcisio Bertone ai cardinali Angelo Scola e Camillo Ruini».

In questa parabola di squallore, di miseria umana, di analfabetismo civico, vorrei far notare che:

1. con la legge 194 gli aborti sono calati sensibilmente, le donne ricorrono alla contraccezione e si è di fatto estinta la pratica degli aborti clandestini, che facevano ben più vittime di quelle agitate dagli organizzatori della sedicente marcia per la vita. Se si togliesse tale legge l’interruzione di gravidanza non sparirebbe, semplicemente ritornerebbe l’aborto clandestino;

2. i politici del Pd, Terzo Polo e PdL hanno marciato insieme ai militanti di Forza Nuova e Militia Christi. Adesso, passi per il PdL, che è una derivata terza dell’ex partito mussoliniano, ma Terzo Polo e Pd non erano antifascisti?

3. Alemanno ha detto una menzogna: nessuna donna è costretta ad abortire, semmai o lo sceglie, per motivazioni sue che dovrebbero essere insindacabili. Alemanno, a onor del vero, ribadisce l’importanza della contraccezione, ma credo che non abbia ben capito che quella parola non piace a tutta la pretaglia che ha ispirato questa carnevalata antiabortista. Qualcuno lo riconduca al giusto senso del pudore e della vergogna, per favore!

4. Qualcuno dica agli organizzatori che fino a prova contraria la vita è un fatto biologico e non  una concessione divina. E anche quando lo fosse, se qualsiasi divinità ci ha fatto dono della vita, esiste il cosiddetto libero arbitrio. Sarà poi Dio a giudicarci. Se pensano, gli organizzatori, di sostituirsi loro al giudizio nell’al di là, stanno commettendo peccato gravissimo. Sempre che Dio esista e fino ad ora niente e nessuno può dimostrarlo. Cade l’assunto da cui nasce questa orrida marcia;

5. la chiesa cattolica sa che è un atto criminoso proteggere preti e prelati accusati di orrendi crimini contro l’infanzia, a cominciare dagli stupri, dagli abusi, dalle violenze fisiche e psichiche? I nomi di Bernard Francis Lawe di Andrea Agostini – protetti dal Vaticano nonostante quei crimini – cosa c’entrano con la tutela della vita? Essa va salvaguardata solo fino a quando è in stato embrionale?

A leggere tutto questo, penso di poter affermare che il termine “marcia” possa essere affibbiato esclusivamente alla società che ieri ha sfilato per le strade del centro della capitale. La vita, come diceva Kundera nel titolo di un suo libro, è altrove. Ciò che rimane, invece, è solo un grande senso di squallore.

Roma in tilt per la neve e Alemanno che fa? Litiga su Twitter

La situazione a Roma.

Nevica, da ieri mattina. Scuole e uffici pubblici chiusi, forse, chissà, anzi sì, anzi no, anzi facciamo che se non sapete dove portare i vostri figli, parcheggiateli a scuola, che tanto i prof a lavorare glieli mandiamo uguale, chissenefrega se poi rimangono bloccati nel traffico per ore, si congelano i piedi perché vanno coi mezzi e questi non arrivano.

Oltre 200 km di code dentro il perimetro del raccordo anulare.

Città nel caos. Rita Dalla Chiesa si lamenta e Alemanno sbotta. Tutto su Twitter, eh!
Sempre su Twitter, Alemanno fa sapere che denuncerà il fake che ha aperto un profilo col suo nome e il suo volto (dichiarando, per altro, di essere un falso).

Tra un tweet e l’altro, su Repubblica si legge che se la prende pure con le previsioni del tempo, colpevoli di non esser state chiare… ora non so voi, ma io sapevo di questa nevicata almeno da martedì. Mi era stato detto che nel week end sarebbe arrivata la neve e così è stato. Ma questi saranno sicuramente stati i miei super poteri di elfo.

Ad ogni modo, non so se sembra strano anche a voi: la città è in panne per quattro fiocchi di neve, ma il sindaco passa il suo tempo su Twitter a litigare con la presentatrice di Forum e, da bravo ex MSI, a pensare come reprimere la satira nei suoi confronti.

Appunto, non so se vi sembra strano. A me, come si dice nella capitale, manco pe gnente.

Alemanno non sa che nevica pure sulla testa dei prof

Alemanno ne ha combinata un’altra delle sue.

Il comune di Roma ha infatti deciso la «sospensione dell’attività didattica e delle lezioni a Roma in tutte le scuole di ogni ordine e grado nei giorni di domani e sabato». Con un bel distinguo: i ragazzi possono rimanere a casa, le scuole però rimangono aperte e docenti e personale ATA dovranno comunque recarsi a scuola. D’altronde si sa: quando nevica i prof, bidelli e amministrativi sono magicamente immuni da incidenti e disagi.

Adesso, che Alemanno non avesse ben chiaro il concetto di buona amministrazione è cosa evidente. La prassi ce lo ricorda. E se è vero che ogni scelta quotidiana è comunque un atto politico, ne consegue che il primo cittadino romano risulta politicamente incapace. Come ce lo dimostrano, per altro, sia il suo passato in partiti a dir poco imbarazzanti, sia la croce celtica che porta appesa al collo.

Una cosa non sapevamo e cioè che non fosse ferrato neppure in climatologia (programma di primo anno della scuola media). Da oggi ne siamo certi.

TDoR: Alemanno ignora che il Campidoglio è chiuso al traffico

Il T-DOR è la giornata mondiale in ricordo delle vittime dell’odio e del pregiudizio contro le persone transessuali e si svolge in luoghi istituzionali e significativi di tutte le principali città del mondo, proprio per la particolarità dell’evento.
Il Circolo Queer Sinistra Ecologia e Libertà aveva chiesto Piazza del Campidoglio proprio per dare all’evento un peso maggiore, considerando che il nostro Paese detiene in Europa il record di aggressioni e violenze ai danni delle persone transessuali e transgender, e che ancora è privo di leggi nazionali che tutelino i diritti della Comunità LGBTQI”.

Questa la nota del coordinatore del circolo tematico Queer.Sel, Guido Allegrezza, sulla decisione del “primo” cittadino di Roma di negare la piazza per la commemorazione delle vittime di transfobia.

Sempre a leggere la nota, pare che Alemanno abbia fatto ricorso ai suoi super-poteri di sindaco sul tema del traffico e della mobilità:

Eppure non ci risulta che in Piazza del Campidoglio transitino veicoli – commenta Luigi Nieri, Capogruppo di Sinistra Ecologia Libertà nel Consiglio regionale del Lazio

si legge ancora nella nota.

Morale della favola: questo sindaco va cambiato al più presto. Non solo per la sua omo-transfobia e per il suo fascismo, ma anche perché non sa neppure che la piazza dove sta il suo ufficio non è aperta al traffico stradale.

Decisamente, io non mi fiderei di un personaggio del genere.

Ma la famiglia tradizionale, per esistere, ha bisogno dell’odio per i gay?

Dando anche solo uno sguardo un po’ distratto alla “Conferenza sulla famiglia” parrebbe che si tratti di una gigantesca pezza, proposta attraverso la solita vetrina mediatica, per nascondere i reali problemi che attanagliano le famiglie italiane oggi e sviando l’attenzione su questioni altre che nulla hanno a che fare con i problemi in questione.

Innanzi tutto va ricordato che la conferenza è stata voluta da Giovanardi, ex dirigente dell’UdC, il partito che ha organizzato il Family Day con quel Cosimo Mele poi scoperto a far festini a base di sesso e droga; e la stessa conferenza poi doveva essere presentata da Silvio Berlusconi, rimbalzato nuovamente agli onori della cronaca per il suo “bunga bunga” e per la presunta predilezione per escort minorenni. Un riproposizione dei valori cristiani, evidentemente, che porta linfa nuova al concetto di famiglia tradizionale tanto propugnato da una chiesa che non ha ancora risolto i suoi problemi con la pedofilia e che è difeso dai suoi sicari parlamentari, gli stessi dei festini e della droga per intenderci.

In secondo luogo non si capisce perché, sempre a sentir ciò che si blatera in quella sede, la cosiddetta famiglia tradizionale, per esistere, debba aver bisogno di un nemici naturali ovvero single, gay e coppie di fatto. Adesso in natura, e secondo logica, qualcosa esiste di per sé e non in opposizione a qualcos’altro. I cattolici di piddì del PdL però sembrano non rendersene conto e, puntualmente, appena gli è consentito dirlo, lanciano i loro strali omofobi e anticostituzionali contro le categorie citate.

L’ultima in ordine di tempo, dopo le più antiche dichiarazioni di Rosy Bindi – sempre a una conferenza sulla famiglia che per esistere ha bisogno di istigare all’odio gli italiani su altre forme di affettività – arriva il sindaco di Roma che, da Milano, afferma:

«In un momento di crisi non si può dare tutto a tutti, bisogna sporcarci le mani. Se vogliamo aiutare le famiglie, che sono quelle sposate, vuol dire aumentare le tasse ai single e alle coppie con pochi figli […] e quindi ai gay e ai single, altrimenti non faremo mai politiche familiari. Bisogna concentrarci sulla famiglia della Costituzione formata da un uomo e una donna che fanno figli.»

Adesso, il buon Alemanno dovrebbe spiegarci nell’ordine:

  • come fa a indicare chi è single e chi no? In base a quale parametro? Non essere sposati rende una persona single? Perché allora già dal compimento dell’età di matrimonio molte famiglie italiane avranno figli in giro per casa a cui pagare la penale per non essere sposati;
  • se un single è costretto a pagare più tasse, come farà a mettere denaro da parte in vista di un progetto di vita a due? Non è un po’ la storia del cane che si morde la coda?
  • se sa quanto costa a un single affittare una camera singola nella sua città. Come faranno migliaia di cittadini, magari emigrati, a sostenere le spese ordinarie e assieme un aggravio punitivo per una condizione personale?
  • come farà a tassare i gay visto che non esiste un registro apposito in cui ci si dichiara gay? Vorrà forse procedere con schedature o liste di proscrizione per altro vietate per legge?

Ecco, in base a queste e molte altre argomentazioni che per adesso tralascio, parrebbe che la boutade di Alemanno sia solo l’ennesimo occhiolino ai soliti poteri religiosi in vista di future elezioni.

Sarebbe forse il caso di parlare di altri elementi di crisi della famiglia, dei singoli individui e, di conseguenza, della società tutta: dai licenziamenti al caro-affitti, dalla mancanza di lavoro alla mancanza di tutele per chi è precario.

Tutti questi problemi Alemanno e i quattro cialtroni della Conferenza milanese li hanno mai presi in considerazione? Vero è pure che in molti casi si troverebbero di fronte a un mea culpa, ma molto spesso le assunzioni di responsabilità, se da una parte non portano alla rielezione, dall’altra assicurano un posto nell’Olimpo dell’onestà intellettuale.

Dote che evidentemente manca a certa gente che parla a vanvera di famiglia, sull’onda di una nuova campagna d’odio che, dai tempi del miglior nazi-fascismo, ha bisogno di categorie sociali su cui sviare l’attenzione per non affrontare i reali problemi del presente. Ieri gli ebrei, oggi single e gay.

Il problema, invece, è proprio all’opposto: la mancanza di diritti per i single e le coppie non sposate, etero o meno poco importa, espone la società tutta a un grave pericolo sociale ed economico. Una società che mantiene al suo interno un intero segmento in stato di minorità e di apartheid nella fruizione del diritto è una società debole. E una società siffatta è, di conseguenza, più insicura per tutti, famiglie tradizionali comprese. Ma questo ai fautori dell’odio verso i diversi e del nulla di fatto verso chi dichiarano di voler proteggere sembra non interessare per nulla.

Chissà se questo sarà di aiuto concreto alle famiglie di chi, perché cassintegrato o senza lavoro, non arriva a fine mese. Io ho le mie perplessità.