Due o tre cose sulla lotta all’AIDS

stop_aids_2_by_sir_sirix1 dicembre: Giornata Mondiale di lotta all’AIDS. Che tradotto in altri termini significa: usatelo il preservativo. E anche il cervello. Tutto l’anno, per altro.

Ma cosa provoca l’infezione? Nell’ordine: l’HIV, usare l’uccello in luogo del cervello e la chiesa che “mettere il condom è peccato”. Ignoranza e scarsa attenzione, insomma.

Ricordiamoci, inoltre, che si deve fare la lotta al virus, non alle persone sieropositive. L’infezione è un incidente, non una colpa.

E infine: quelli che “no il gender a scuola” sono ottimi strumenti di propagazione dell’HIV. Perché se non permetti che si faccia educazione sessuale, che si parli di sessualità consapevole, che si dimostri come fare una contraccezione efficace, stai creando più o meno inconsapevolmente i nuovi contagi del domani.

Ricordiamocelo sempre.

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AIDS: combattere il virus, non le persone

Oggi lo ricordiamo perché è l’uno dicembre, ma l’HIV si combatte tutto l’anno. E se volete sapere come, un valido aiuto può arrivare da Plus Onlus, un’associazione di persone LGBT sieropositive.

Grazie agli amici di Plus, che conosco da qualche anno ormai, ho imparato molte cose.

Innanzi tutto, va chiarito una volta per tutte che il nemico non è la persona sieropositiva. Il nemico è il virus. Ed è lì che bisogna concentrare le nostre risorse, le energie, la ricerca. Per anni ci siamo concentrati sull’alone viola, lo stigma che la società ha cucito addosso a chi ha contratto l’HIV. E questo lo ha reso più potente.

Da una parte perché le persone, per paura di scoprirsi sieropositive, non solo continuano nei comportamenti a rischio, facendo finta di nulla, ma evitano i controlli sanitari. Cuor che non vede… ma far finta di nulla non annienta il pericolo. Lo rende solo invisibile.

In secondo luogo perché la società bacchettona ha raccontato l’AIDS per molti anni come un male tipico della comunità gay. Questo porta moltissimi eterosessuali – a cominciare dalla quasi totalità di quelli che conosco io – a non usare il preservativo. E se lasci le porte spalancate, l’infezione può viaggiare indisturbata.

Ancora: non può e non deve esistere solo un approccio medicale alla questione. Perché è vero che le infezioni si combattono con i farmaci, ma i comportamenti sociali non li cambi a suon di pasticche. Ed è lì che bisogna intervenire, con una politica sanitaria nuova e inedita che in Italia – complice la matrice cattolica di una cultura che salva le apparenze ma uccide le persone – questa svolta non si è mai neppure tentata.

Plus invece ci prova. E i risultati non tardano ad arrivare. «Al congresso Simit di Milano è stato varato il nuovo “registro” interattivo messo a punto da tutte le persone coinvolte, a vario titolo, nella gestione dell’Hiv», si legge sul Corriere della Sera, un importante progetto nazionale sull’ottimizzazione della cura nel paziente hiv in cui l’associazione è stata coinvolta.

Per cui, da oggi:

• se non lo avete mai fatto, cominciate a comportarvi in modo intelligente
• fate il test, aiuterà a proteggere voi e chi vi sta accanto
• usate il preservativo, sempre e comunque, quando non si è sicuri della persona con cui si sta a letto
• se scoprite di essere sieropositivi, cominciate a capire che non è una colpa
• se scoprite di essere sieropositivi, sappiate che c’è chi può aiutarvi a vivere bene.

Se invece avete sempre fatto o pensato queste cose, vuol dire che siete persone in gamba. Se  siete arrivati tardi, non preoccupatevi: è sempre tempo per cominciare ad esserlo. Plus può dare a tutti e a tutte una mano in tal senso.

Pride 2013: orgoglio e libertà!

Ricomincia la stagione dei Pride italiani. Ogni anno sempre più città organizzano le marce della fierezza LGBT. Una manifestazione contestata, dal versante eterosessuale (parte di) perché “poco per bene” e da quello omosessuale (sempre una parte di) perché poco rassicurante.

Apro una parentesi su questo.

Ok, è vero: se andate ai pride qualche tetta e qualche muscolo unto lo potrete incontrare. Ma per ottenere lo stesso risultato vi basterà accendere la TV in qualsiasi ora del giorno o della notte, osservare cartelloni pubblicitari per strada, addirittura nelle pagine dei quotidiani. Di che vi lamentate, allora? Solo perché il corpo, in alcuni casi, investe una rivendicazione politica? O solo perché non tollerate un certo cattivo gusto? Libertà dovrebbe essere poter manifestare il proprio lato trash senza la pretesa (soprattutto se proiettata dall’esterno) di essere moralmente superiori agli altri.

Poi è singolare il fatto che questo tipo di critiche, quando ne parliamo, mi vengano da gay e lesbiche che magari ancora non lo hanno detto a casa o, addirittura, da chi sostiene che leggi antiomofobia non devono essere fatte e che gli omofobi hanno tutto il diritto di essere tali, sempre per la questione della libertà individuale. Per questa gente i fascistelli hanno tutto il diritto di menare il frocio, ma il frocio non può stare su un carro in mutande. Ragazzi/e, andate da uno bravo, ve lo dico col cuore. Magari la finirete di percepire voi stessi come persone a umanità limitata.

E chiudo qui la parentesi.

Parliamo del contesto storico. Media e politica si sono alleati: fioccano lettere strappacuore di presunti ragazzini problematici che dicono: ok, sono frocio, diritti ne voglio pochi, figli men che mai, purché mi lasciate vivere in santa pace. Repubblica pubblica, i parlamentari leggono e finalmente si convincono: avrete diritti, uguali a quelli del matrimonio, ma diversi da quelli del matrimonio. Quindi di meno, e figli men che mai. E ti viene da dire: ma tu guarda!

Quindi, ricapitolando: abbiamo una comunità LGBT che parte ancora dall’ABC, una classe politica che si riassume in due parole – governo e Letta – e una previsione di bilancio dei diritti di tipo segregazionista. Se tutto va bene, e quel se è grande quanto una galassia, avremo un istituto separato, a diritti ridotti, che non deve toccare la sacralità del matrimonio e ci farà entrare nel palazzo dell’eguaglianza come un parente di cui vergognarsi entrerebbe dalla porta di servizio. Per molti questo si chiama progresso e unica strada percorribile al momento. Per me tutto questo è uno schifo. Ma io sono io e, parafrasando il marchese del Grillo, non sono nemmeno un cazzo. Ergo, non posso fare altro che guardare a quella che sarà storia come il momento in cui la sinistra ha abdicato – tanto per cambiare – la destra è diventata frocia col culo degli altri – come sempre – e la comunità LGBT si sarà accontentata dell’elemosina. Poi però non lamentatevi se vi trattano da mendicanti. Ok?

Fine della polemica.

Riporto di seguito le date dei Pride italiani, ripresa da Queer BLog:

• 8 giugno: Torino (slogan: Ma tu quante famiglie conosci?)
• 15 giugno: Barletta, Roma (slogan: Roma città aperta) e Vicenza
• 22 giugno: Palermo – Pride Nazionale
• 29 giugno: Bologna, Cagliari, Catania, Milano, Napoli
• 6 luglio: Viareggio

Proprio perché il pride non è solo “esibizione” – e Dio, o chi per lui, benedica l’esibizione del sé, dal culo in poi – faccio notare che nella mia città la “festa dell’orgoglio” quest’anno sarà tematica. E si occuperà del problema della salute e delle persone HIV positive.

Si legge nel documento di quest’anno:

Parlare di corpi liberati e autodeterminati senza parlare di salute è come voler procedere su un carro privo di ruote. Un corpo liberato è un corpo non marginalizzato né discriminato non solo per il proprio orientamento sessuale, la propria identità di genere o il proprio genere, ma anche per la propria condizione di salute. Vogliamo e dobbiamo combattere giorno per giorno, attraverso le politiche della prevenzione, il fenomeno di HIV (nel territorio di Catania l’incidenza annua è di 3,2 nuovi casi di persone HIV+, su 100.000 abitanti), ma dobbiamo combattere anche l’esclusione, lo stigma e l’emarginazione sociale che le persone HIV+ subiscono anche all’interno della nostra comunità. Per questo, il Catania Pride 2013 – Festa dell’Orgoglio Omosessuale e Transessuale di quest’anno è promosso insieme a PLUS-onlus e a LILA Catania.

Adesso, per chi non lo sapesse, quando il dorato e incorrotto mondo eterosessuale si accorgeva del fenomeno dell’AIDS, liquidò la cosa come “peste gay”. L’allora ministro Donat Cattin evitò di affrontare la questione: «pubblicizzare l’uso del condom? Come fare la reclame al coito anale!”. Poi ci stupiamo ancora del perché del bunga bunga et similia…

Le prime forme di sensibilizzazione, le prime campagne di prevenzione – il lavoro “sporco” in altre parole – l’han portate avanti le associazioni LGBT. Se aspettavamo partiti e governo, sareste già ricoperti di pustole. Ricordatevelo sempre.

Bene, quest’anno a Catania, accanto a lustrini e coriandoli, si parlerà di salute. Non vi sembra una cosa fin troppo “seria”? A me tantissimo. Per questo credo che questo sforzo vada premiato e per tale ragione penso che la partecipazione dovrebbe essere massima.

Poi in Sicilia c’è pure il Pride Nazionale… ok, forse è un po’ tardi scriverlo ora, ma potete pensare di fare due week end di fila nella nostra bella isola. 22 e 29 giugno. Tutta vita, eh! In ogni senso.

E buon pride, a tutti a tutte. Anche a chi non ci viene. Stiamo comunque lavorando per voi. Per avere una società meno ipocrita e più libera. Adesso non potete saperlo, ma se vinciamo noi un giorno ci ringrazierete. Se invece no, continuerete a lamentarvi. Senza nemmeno sapere il perché. Noi, per metterci al sicuro, continueremo a lavorare. Per noi, per voi. Per tutti e tutte.

Cattolici in politica? Il cancro italiano

Come se non fosse bastato il cinquantennio in cui la DC ha reso l’Italia un paese disgraziato, ancora oggi c’è questa tendenza totalmente suicida che vede nell’appoggio delle tonache la via maestra e nei politici cattolici degli interlocutori privilegiati nella vita istituzionale del paese.

Eppure, basta vedere atti, misfatti e crimini di cui si sono resi responsabili questi signori per capire che parimenti al vecchio Partito Fascista, le organizzazioni cattoliche che mirano a entrare in politica dovrebbero essere neutralizzate.

Riprendiamo il discorso su Pierferdinando Casini: è uno dei responsabili della creazione del berlusconismo (nel 1994 il suo partito si presentò insieme a Forza Italia) e con il Cavaliere ha determinato la politica italiana fino al 2008. Per ben quattordici anni. Di cui avremmo fatto tutti e tutte volentieri a meno.

Ancora oggi, mentre Bersani lo supplica di fare l’alleanza insieme, facendo finta di indignarsi per gli screzi sulla legge elettorale, Casini propone un provvedimento elettorale che se passasse porterebbe:

1. all’impossibilità di avere un governo stabile
2. all’impossibilità al paese di lasciar esprimere una sua parte politica – il centro-sinistra – che risulterebbe così vincitrice delle prossime elezioni

Casini sta lavorando, perciò, contro la democrazia e contro gli interessi del paese. Mi chiedo se non ci sarebbero gli estremi per un’incriminazione per alto tradimento. Se fossimo in un paese serio, va da sé.

Tra le altre perle di questo signore, l’elezione di Cuffaro, proprio mentre era indagato per collusione mafiosa. E cosa ha fatto il nostro eroe? Lo ha portato al Senato, facendo eleggere un criminale.

Ma Casini non è solo, in quella che si profila come una vera e propria opera di distruzione della democrazia e della laicità dello Stato.

Ricordate Clemente Mastella? Colui che, pur essendo ministro del passato governo Prodi, si è distinto dapprima per i continui ricatti all’esecutivo di cui faceva parte e, quindi, per aver sbaragliato la strada a Berlusconi.

Altra creatura cattolica è il Partito democratico: e grazie alla permanenza di questi signori, dentro quel soggetto politico, il Pd si distingue per una generale inazione, per essere lacerato da correnti interne, una confessionale e una post-comunista (che si vergogna di esser tale) a loro volta dilaniate da profondi contrasti interni sempre per questioni legate alla sudditanza di certi “leader” alle gerarchie vaticane.

Proprio il Pd è responsabile, ad oggi, della mancata evoluzione del codice civile e penale in direzione europea: leggi quali la procreazione assistita, i matrimoni egualitari, le unioni civili, il fine vita, ecc., trovano in questo soggetto il principale ostacolo alla loro effettiva realizzazione – basterà ricordare cosa hanno fatto i vari Fioroni e Bindi al governo e anche all’opposizione, o come votano i “cattolici democratici” a Strasburgo, a cominciare dalle signore Toia e Costa, sempre in prima linea nella difesa dell’omofobia.

Per non parlare delle loro dirette muse ispiratrici – sacerdoti, vescovi e Vaticano – contrarie anche alle più elementari norme di buon senso, come, ad esempio, l’uso del preservativo.

E possiamo continuare con le campagne d’odio promosse dal papa in persona e dai suoi rappresentanti contro divorziati, donne che hanno interrotto la gravidanza volontariamente, gay, ecc.

Se solo usassero la loro ferocia contro gli stessi pedofili che, invece, vengono da essi protetti all’ombra del colonnato del Bernini, saremmo a un passo importante in direzione del concetto di giustizia. E invece.

L’ultima perla di questo rosario di sventure e di iniquità, sta nel provvedimento del governo – anche questo, guarda caso, popolato da cattolici – che in un momento di crisi come questo, con emergenze enormi (due casi per tutti: esodati e malati di SLA, per cui non si trovano i fondi), alleggerisce lIMU alla chiesa cattolica.

Distruzione del tessuto sociale, infiltrazione mafiosa nelle istituzioni, impedimento dell’ammodernamento del diritto, mantenimento delle discriminazioni, impoverimento sociale, distruzione dello stato di diritto, incitamento all’odio, tutela di criminali… questo è il bilancio attuale della politica cattolica dentro il nostro paese. E si ricordi, che tutto questo ben di Dio, è il caso di dirlo, è per altro pagato con le tasse della società civile italiana.

Il fascismo ha fatto meno danni, a ben vedere.

Inutile dire che in qualsiasi altro paese questo stato di cose non sarebbe tollerato un minuto di più. In Italia, invece, essere cattolici è una garanzia di successo dentro ospedali (e qui andrebbe aperto un dibattito sui cosiddetti obiettori…), istituzioni, partiti, ecc. Un po’ come succede con i corrotti, con le forme di prostituzione istituzionale, con coloro che derubano la gente onesta per ingrassare i vari Fiorito, i Lusi e tutte le tangentopoli passate e presenti.

Dovremmo riflettere molto su tutto questo. E agire di conseguenza.

Ratzinger accusato di crimini contro l’umanità

Un po’ come Gheddafi, a ben vedere. Certo, l’attuale papa non bombarda con l’aviazione il suo popolo. Ma la sua predicazione, secondo Gert-Joachim Hetzel e Christian Sailer, i due avvocati tedeschi che hanno depositato la causa contro di lui presso la Corte Penale Internazionale (ICC) dell’Aia, non ha effetti meno letali.

Le accuse sono gravissime:

1. La conservazione e la leadership mondiale di un regime totalitario di coercizione, che sottomette i suoi membri con minacce terribili e pericolose per la salute;

2. l’adesione a una proibizione mortale dell’uso del preservativo, anche quando esiste il pericolo di infezione HIV-AIDS, e

3. lo stabilimento e il mantenimento di un sistema internazionale di insabbiamento di crimini sessuali commessi dai preti cattolici e il loro trattamento preferenziale, che aiuta e favorisce sempre nuovi crimini.

In altre parole, attraverso l’azione del Vaticano si favorisce la propagazione del virus dell’HIV, si coprono i preti pedofili e si fanno pressioni al di là del legale perché questo stato di cose risulti immutato.

Vedremo come procederà il tentativo dei due avvocati di portare il vescovo di Roma davanti al tribunale internazionale.

Non sorprende, in tutta questa storia, il fatto che i media italiani non ne abbiano fatto il minimo cenno.

***

P.S.: il blog di Orientalia è la fonte dove poter trovare la notizia, con tanto di documentazione originale. Ancora una volta il web si dimostra strumento di democrazia e di libera circolazione delle idee.

I gay non possono donare sangue. O “i nuovi stregoni”

L’Italia è un paese fondamentalmente noioso e prevedibile. Oserei dire ripetitivo. A ruota si riverificano fatti, accadimenti e fenomeni che altrove verrebbero bollati come sostanzialmente cretini e che qui, nell’Italia berlusconiana, trovano dignità ontologica.

Tradotto: Gabriele è andato a donare sangue. Gabriele, milanese, che è un donatore da otto anni e ha un rapporto stabile con un altro ragazzo. Oltre venti prelievi e nove litri di sangue che sono serviti, in tutto questo tempo, a salvare la vita alla gente. Un atto di coraggio, di umanità, di bellezza. Poi arriva un primario omofobo e/o ignorante che decide che un gay, perché tale, è naturalmente infetto. E Gabriele viene fatto accomodare alla porta, non senza un po’ di imbarazzo. Dopo otto anni. E nove litri. E chissà quante vite che adesso, inconsapevolmente, continuano grazie a lui.

E per chi non lo sapesse, tutto questo è avvenuto al servizio trasfusionale Gaetano Pini, che adesso dipende dal Policlinico.

Sia chiaro: la storia non è nuova. Altre volte è successo che si negasse a un gay di donare sangue. Fino a prima del decreto Veronesi – non a caso ministro, questi, di un governo di centro-sinistra – era espressamente vietato a un gay o a una lesbica donare sangue. Poi il decreto ha posto fine all’assurda credenza che esistano categorie a rischio. Ciò che ci espone al contagio di malattie sessualmente trasmissibili non è il nostro io, ma l’uso che ne facciamo a letto.

Ho molti amici gay e molti etero. Dei primi, la quasi totalità mette il preservativo quando fa sesso occasionale. Dei secondi in molti non lo usano. E non perché siano cattivi o stupidi, ma perché credono che l’AIDS non sia una cosa per eterosessuali. Così gli hanno insegnato.

Ma ritornando alla questione di cui sopra. Ho molti amici, gay ed etero. I gay usano il preservativo, gli etero poco o per nulla. Voi da chi vorreste il sangue, in caso di necessità? La risposta, a mio avviso, è semplice. E non è “dagli amici gay”, ma dovrebbe essere “da chi non ha comportamenti a rischio”. Questo lo capisco io che non ho una laurea in medicina. A maggior ragione dovrebbe capirlo qualche dottore, per quanto possibilmente lombardo, vicino a Formigoni, almeno nelle intenzioni di voto, e probabilmente devoto a Comunione e Liberazione, che in Lombardia, pare, abbia dei forti interessi dentro la salute pubblica.

Per altro questo tipo di ragionamento – quello che ha “licenziato” Gabriele, per intenderci – è dannoso per l’intera società, per almeno tre motivi.

In primis, gli ospedali si fanno mancare quantitativi di sangue buono con conseguente disagio di approvvigionamento, le cui conseguenze possono essere molto serie, se non tragiche.

Secondo poi, passa il messaggio che certe patologie sono “roba da froci”. Questo porta a un abbassamento del livello di attenzione nei comportamenti sessuali. Gli eterosessuali si ammaleranno di più e ci sarà sangue in meno, sul medio e lungo periodo.

Dulcis in fundo: si danno nuove frecce all’arco di chi alimenta odio, discriminazioni, diffidenza verso un’intera categoria sociale. Essere gay sarà visto come essere i nuovi untori. Vulgata che andava bene negli anni ottanta, quando nulla si sapeva di AIDS, ma che adesso fa sorridere chiunque sappia leggere e scrivere e abbia il minimo sindacale di neuroni previsti per non avere le dignità intellettuale di un Rocco Buttiglione qualsiasi.

In sintesi: meno sangue, più gente esposta al rischio di contagio e maggiori discriminazioni. Non mi stupirei se il primario che ha disposto il divieto fosse un elettore dell’UDC.

Arrivati a questo punto credo pure che indignarsi serva a poco. Ci si indigna tutti i giorni, per un insulto, un pestaggio, un licenziamento. E così via.

Faccio una proposta: non sarebbe il caso di creare una banca del sangue gayfriendly? Nessuna preclusione per chi ne ha bisogno, ma con una mission che tiene conto di certe normative vigenti: il sangue si dà a quegli ospedali che non praticano discriminazione. Poi sarà cura del paziente capire dove andare, se laddove c’è carenza di sangue o laddove viene usata la ragione e non il pregiudizio.

Fermo restando, e questo è un messaggio che dovremmo gridare a chiare lettere, che io avrei forti perplessità a farmi curare in un ospedale in cui le proprie convinzioni “scientifiche” si basano sul pregiudizio, sull’ignoranza o sulle credenze popolari. La scienza è una cosa. La stregoneria, un’altra. Fosse anche avallata da chi, crocifisso al collo, pensa di essere nel giusto. Sbagliando, a ben vedere.

Caro kompagno, caro camerata, la questione GLBT non è affar vostro

Continuo a leggere su alcuni profili di Facebook che la lotta per i diritti di gay, lesbiche e trans deve passare per la sinistra, perché il movimento nasce a sinistra ed è solo nel novero di una certa famiglia politica che si può e si deve continuare la battaglia per l’affermazione dei nostri diritti. Per altro, aggiungo io, non dentro tutta la sinistra, ma dentro quella il cui nome comincia per k, in cui si è sempre incazzati, anzi, inkazzati, quella che ha bisogno di ricordare ad ogni piè sospinto che qualcuno va a Casa Pound, altrimenti smette di esistere.

Poi magari si contesta a Gaylib di fare un’opera di promozione del berlusconismo e della cultura da cui proviene come fertile terreno di coltura per le nostre rivendicazioni.

Io penso che se continuiamo a fare della questione GLBT (scusatemi, ma io sono un conservatore) un terreno di scontro delle proprie ideologie di riferimento non andiamo da nessuna parte. Qui non serve stabilire quanto è buona la nostra ideologia di partenza, sia perché – e lo dico da persona di Sinistra – la sinistra è stata matrigna tanto quanto la destra in questi ultimi sessant’anni (da Pasolini in poi), sia perché in democrazia se la pratica di ricondurre una tematica dentro una lotta ideologica settaria vale per uno, poi, a livello di pratica politica, può valere per un altro.

Manco a me piace Oliari – sto usando una metonimia, sia chiaro – ma io non gli contesto il suo votare a destra, bensì il voler di fare la questione GLBT un grimaldello ideologico per dimostrare che la sua parte politica è bella e buona. Lo stesso dicasi per chi fa la stessa identica operazione a sinistra. La lotta GLBT è una lotta sovrapartitica perché qualsiasi partito andrà al potere domani dovrà capire che c’è una base larga che non sarà più disposta a tollerare discriminazioni, insulti e aggressioni per gay, lesbiche, transessuali e tutto il resto.

Io non sono gay per dimostrare che il fascismo non era poi così malvagio o perché Che Guevara sparava sì ai froci, ma in fondo era buono.

Io voglio uno stato di diritto che, in piena coerenza con la Costituzione, non mi discrimini per le mie condizioni personali (art. 3) e che mi conceda diritti e doveri per essere pienamente cittadino a partire dalla mia realizzazione affettiva, oltre che economica e sociale. (A tal proposito, certi amici di sinistra dovrebbero capire che questi ambiti di realizzazione vanno assieme e non in una scala gerarchica che è disposta a sacrificare i gay per il Capitale).

Leggo ancora che la storia del movimento è una storia di “sinistra” e mi pare in pochi comprendano che è stato proprio questo appiattimento partitico-ideologico ad averci regalato un bel nulla di fatto in termini di qualsiasi forma di tutela. E questo vale sia nel presente, sia nel passato quando avevamo una sinistra radicale al 12% dei consensi che minacciava di far cadere il governo Prodi per lavoro e Afghanistan e non ha mai fatto lo stesso per una legge sulle coppie di fatto. Possibilmente per una legge vera, non per quella schifezza dei DiCo.

Non mi si venga perciò a dire che Ferrero & co. sono nostri naturali alleati perché c’è solo da ridere. Così come rido quando un gay di destra si arrampica pure sui cocci degli specchi rotti pur di dimostrare che questa maggioranza e la storia da cui essa proviene sono gay-friendly.

In tutto questo florilegio di prese di posizione, infine, è strabiliante notare che non venga mai toccata la questione delle cose da fare sul piano concreto: si parla di federazioni tra associazioni e singoli, purché tali federazioni siano quanto di più simile a un soviet, si parla di ciò che deve esserci e di ciò che non deve entrarci. Sic et simpliciter.

Non si parla di diritti quali il matrimonio esteso, la creazione di un istituto leggero che garantisca chi non si riconosce nel matrimonio o non può accedervi (penso ai separati) per cui sarebbe auspicabile avere anche una forma di PaCs, l’adozione da parte del partner del figlio del/la compagno/a, della tutela dei diritti dell’omogenitorialità, della questione transessuale (cambio del sesso anagrafico prima dell’operazione, politiche di integrazione, campagne informative, ecc.), non si parla di campagne di prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, di una legge contro l’omo-transfobia. Punti di riflessione sui quali trovare un accordo ci sono, a ben vedere. Il movimento dovrebbe occuparsi di questo, non di avere ragione sulle sue componenti interne in virtù di questo o quel simbolo di partito.

Per cui cominciamo a guardare in faccia la realtà, a farci venire in mente qualche idea e ad abbandonare le ideologie di comodo che ci danno un’identità, ma non una prospettiva.

Ecce homo

Qualche anno fa a Catania è stata presentata la mostra di Elisabeth Ohlson, Ecce homo che rappresentava la vita di Cristo in chiave GLBT. Per queste ragioni molte delle opere esposte sono state sfregiate – prima che arrivassero in città – perché ritenute blasfeme.

Il messaggio dell’artista è molto chiaro e, a mio modo di vedere le cose, del tutto condivisibile.
Se oggi Cristo dovesse tornare sulla terra starebbe con i nuovi paria, e cioè con i transessuali, i malati di AIDS e con quelle persone a cui viene negato il pieno diritto di cittadinanza.

Credo che, visto il giorno che è oggi, sia giusto dare voce anche all’espressione di un’artista che veicola con queste immagini la sua fede. Una fede che include, esattamente secondo lo spirito del messaggio cristiano, chi oggi è costretto a vivere ai margini.

Credo che le immagini che seguono – sicuramente molto forti ma che, almeno a me, danno una profonda sensazione di pace – siano una risposta possibile per chi, nel mondo GLBT, sente bisogno di una sincera adesione alla fede.

L’annunciazione.
Due compagne ricevono il seme dall’arcangelo Gabriele. L’amore è sempre fecondo.

La natività.
Due famiglie omosessuali e i loro amici accolgono Gesù bambino al mondo.

Il battesimo di Cristo.
Le due persone ritratte erano due amici di Elisabeth.
Entrambi sieropositivi e morti di AIDS.

La trasfigurazione.
Riprende l’estetica leather.

L’ingresso a Gerusalemme.
Questa foto è stata scattata durante un gay pride di Amsterdam.

L’ultima cena.
Uno dei capolavori della mostra. Gesù ha i tacchi a spillo e il piumino per la cipria invece del pane.
Giuda è una drag queen sulla destra, con le banconote nel reggicalze.
In luogo degli apostoli ci sono persone transessuali.

Il bacio di Giuda.
Manifesto antiborghese della mostra.

Il calvario.
Anche in questo caso, il protagonista dell’immagine è un malato terminale di AIDS.
L’uomo in basso, a sinistra, regge in mano le pillole che occorrono al modello per poter rimanere in vita.
Gli altri protagonisti sono i familiari del ragazzo.



La crocifissione.
Subito dopo La pietà l’immagine più inquietante e di elevato contenuto simbolico.
Un giovane gay è appena stato ucciso da picchiatori nazi. Sul corpo esanime del ragazzo si proietta l’ombra del sacrificio di Cristo.

La pietà.
L’uomo che veste i panni di Gesù morente è in fase terminale.
Morirà di AIDS pochi giorni dopo aver posato per questa immagine.

La resurrezione.
All’uscita del sepolcro le Marie danno il bentornato al Cristo risorto.

Il cielo.
La mostra chiudeva con questa immagine, bianca e rasserenante.
Sotto la gigantografia c’era scritto “Non abbiate paura, Dio è amore”.