La sfranteide

L’aggressione al papa durante la messa della vigilia ha messo in evidenza un fatto di cui tutta la rete parla e che il mondo dei media, egregiamente scodinzolante, finge di non aver visto: la finocchiaggine imperante nella chiesa.

Il protagonista di quella spintarella non è stato, infatti, sua santità, bensì un giovane seminarista la cui qualifica è stata prontamente declinata al femminile a alla quale sono stati associati calorosi aggettivi del lessico frocesco, a cominciare da “sfranta”.

Quest’associazione tra il sembiante del giovane futuro sacerdote, le sue maschie movenze e quel sentore che egli appartenga alla vasta schiera dei compagni di girone di Brunetto Latini, non produce per altro considerazioni omofobe. Si prende bellamente per i fondelli, semmai, l’affetto di santa romana chiesa per tutto il popolo GLBT, a cominciare dalle ultime disposizioni josephiniane che vieterebbero a persone gay di prendere i voti.

Tradotto in altri termini: quando Ahmadinejad (o come diavolo si scrive) alla Columbia University disse di fronte agli studenti lì riuniti che in Iran i gay non esistono, la platea esplose in una sonora risata che seppellì la tracotanza di un leader criminale di fronte al mondo intero.

Sua santità, a ben vedere, ha un po’ fatto la stessa fine: si prodiga tanto per debellare la (per lui) piaga della sodomia ma poi basta una piccola “distrazione” che tutto il mondo gli ricorda che anche in Vaticano, così come in Iran, in Europa e nel resto del mondo, esistono i gay. Cosa che di per sé non è (almeno nei paesi civili) un problema. Ma se un problema dovesse essere, come lo è per il Vaticano (che di conseguenza si identifica come paese non civile), e questa è la lezione, prima di pensare alle sorti dell’Italia e della Spagna, tanto per citar due paesi, si pensi a far “pulizia” dentro casa propria. Ammesso che ci si riesca, va da sé. Poi dopo, e solo dopo, si pensi a tutto il resto del mondo. Ammesso, ripeto, che ci si riesca. E la storia, lo sappiamo, così come qualche terzina della Commedia, ci ricordano l’esatto contrario.

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I wish you a Merry Christmas…

Chi ha mai letto almeno un mio post natalizio sa benissimo che, di solito, tali festività hanno il potere di farmi venire la dermatite seborroica. Eppure quest’anno qualcosa è cambiato… sarà che siamo tutte/i sparpagliate/i in giro per l’Italia e rivedersi è più bello, sarà che al mio ritorno ho trovato un clima davvero festoso, l’albero assediato di regali e il letto morbido, sarà che forse sto invecchiando e la magia del Natale si è impadronita di me, fatto sta che ieri ero davvero contento di festeggiare la vigilia.

Per l’occasione avrei voluto preparare un bel dolce al mascarpone. Avevo già preso il pandoro: lo avrei svuotato ritagliandone un cilindro e poi, con la crema fatta col cioccolato fuso, le scaglie, un po’ di vaniglia e qualche scorzetta di arancia, lo avrei riempito alternandolo coi dischi ritagliati del pandoro stesso. Pare, tuttavia, che tutti i siracusani della zona abbiano avuto la mia stessa idea… Diciamo perciò che ci siamo dovuti “accontentare” delle paste di pistacchio, dei dolci alla mandorla e dei torroni fatta dalla Fricanea e dalla zia. Chi si accontenta gode, d’altronde…

E anche quando dormo, Bloody Nell mi viene a trovare in sogno, portandomi i suoi cibi speciali che prepara in paradiso. Si staranno divertendo anche dall’altra parte, ne deduco.

E siccome questo post sta prendendo tinte buoniste, come mi verrà sicuramente fatto notare, a mo’ d’isfregio, da qualcuno, vi dirò pure che.

Ho dilapidato le mie già scarne finanze per andar dal parrucchiere a rifarmi il taglio.
Ok, fa molto borghese, ma io mi sento enormemente più figo.

Come sempre mi sono ridotto a fare i regali all’ultimo momento. Ieri però sono riuscito a comprarli a trenta minuti della chiusura dei negozi, uscendo di casa col macchinone di papà, quello a prova di posteggio, e nonostante il pagobancomat che decide di rompere il cazzo giusto cinque minuti prima della chiusura delle casse.

Abbiamo fatto il cenone della vigilia abbondantemente dopo le dieci, e tutto per colpa di un’hostess sciagurata che ha obbligato mia sorella a imbarcare il bagaglio a mano da Venezia. Il quale, a Catania, è stato puntualmente smarrito… Se oggi la miseranda s’è risvegliata coperta di piaghe è solo perché non ci si mette contro una strega amabile come un cucciolo di Alien quando vien contrariata in occasioni come questa.

Avevo, inoltre, tentato di scaricare un bel filmone natalizio (lo ammetto vostro onore, son colpevole) optando per New Moon, giusto per apprezzare il fascino mortifero di Edward Cullen e gli addominali del giovane licantropo. A film scaricato, apro il file e trovo “Black lesbian hunter”. Cioè ragazzi, io sto ancora vomitando.

Per il resto: i regali sono sotto l’albero, altri sono stati scartati. Le stelle di natale, in salone, sono state impreziosite da una tempesta di glitter e tutto ciò fa molto atmosfera. Il mio letto c’è un piumone che lo rende soffice e gonfio come quello dei cartoni animati. Le micie mi fanno le fusa e si addormentano sulle mie gambe.

E immerso in questo clima ovattato, dove, come in quelle orride cartoline d’auguri che è d’uopo scambiarsi in questi giorni, i contorni delle cose sfumano (maledetta congiuntivite!), mi chiedo, con curiosità tutta natalizia, se non sia diventata una moda dei potenti quella di farsi aggredire da menti psicolabili pur di rubare la scena al vero protagonista della festa. Ma per fortuna, come tutti abbiamo sperato, nessuno alla fine si è fatto davvero male.

Ancora buone feste!