Legge antiomofobia: Scalfarotto è contento. Il popolo LGBT no

E niente. Ivan Scalfarotto non ce la fa. Il suo tentativo di rispondere a Civati, che su Gay.it ha detto l’unica cosa sensata sulla legge contro l’omo-transfobia – ovvero: così com’è è da buttare e non va votata – diventa l’ennesimo attacco alla comunità LGBT (stavolta nella persona di Flavio Romani) e un’ulteriore conferma che questo provvedimento nasce male e rischia di finire ancor peggio.

Vi invito a leggere la sua intervista dell’esponente del Pd. Io, qui, mi limiterò a sottolineare quei punti che trovo, ed uso un eufemismo, controversi.

Quando Scalfarotto dice che «non possiamo dimenticare che c’è un governo in carica e che, davanti a un suo parere contrario, ci saremmo trovati davanti alla necessità di scegliere tra il governo e la legge» ammette implicitamente che questo esecutivo è omofobo. Se una legge, per poter andare alle Camere deve essere depotenziata della sua stessa essenza, come ci ricorda per altro Tommaso Cerno – ovvero punire propaganda, incitamento all’odio e violenze per motivi legati all’identità di genere e all’orientamento sessuale, con un’aggravante per i reati già previsti – significa che chi dice di volerla in realtà non la vuole.

Fermo restando che ci dovrebbe spiegare, l’ottimo Scalfarotto, che razza di governo è quello che si regge sulla negazione della dignità e della sicurezza di una parte della società civile. Con quale logica si barattano i diritti fondamentali con la sopravvivenza di un esecutivo? Ma questo è un problema che, per nostra fortuna, riguarda solo lui e la sua coscienza.

Ancora, nell’intervista possiamo leggere: «Come PD abbiamo già presentato un emendamento che la prevede, e che contestualmente introduce una norma che chiarisce che l’intera legge Mancino (tutta, non solo dunque la parte sull’omofobia e la transfobia) non si applica alla manifestazioni del pensiero riconducibili al pluralismo delle idee».

Facciamo un passo indietro: la legge Mancino prevede che non si possa propagandare la superiorità razziale e religiosa. Dire che neri ed ebrei sono inferiori è già reato. Secondo la sua affermazione, saremmo forse autorizzati a credere che per permettere agli omofobi di poter continuare a dire che essere gay è una perversione, una malattia, qualcosa di cui vergognarsi, adesso anche razzisti e antisemiti potranno, grazie a un non meglio identificato “pluralismo delle idee” – configurabile come razzismo – esser tali?

Il capolavoro, poi, Scalfarotto lo raggiunge in questa frase: «Questa legge non serve a mettere in prigione le persone che non la pensano come noi, ma a colpire espressioni di violenza verbale e fisica che costituiscano un limite alla dignità e alla libertà delle persone. Io non vorrei mai vivere in un Paese dove si va in galera per le proprie opinioni […] Romani si ricordi sempre che se vuoi mettere in galera qualcuno per le sue idee, corri sempre il rischio che prima o poi in galera ci mettano te per le tue».

Ecco, questo è il centro della questione. Nessuno vuole mettere in galera chi pensa che due gay non possano sposarsi o avere figli. Se ci facciamo caso, siamo già circondati da milioni di imbecilli che pensano che i neri siano persone di serie B e tutti questi vanno in giro a piede libero.

Il problema sorge, semmai, se sei un parlamentare come Binetti, per fare un esempio, e vai a dire pubblicamente che l’omosessualità è una malattia che va curata. Cosa accadrebbe se io fossi un esponente di punta di un partito e dicessi che essere cattolici è una grave patologia mentale o che chi va a messa la domenica non dovrebbe avere gli stessi diritti di chi è ateo?

Qualcuno poi spieghi a Scalfarotto che un vescovo che dal suo pulpito descrive tutti/e noi, lui e il suo compagno inclusi, come depravati, malati di mente e altre amenità simili, sta già compiendo una violenza verbale. Su questo tipo di violenza, altri poi si sentono in dovere di aggiungere quelle fisiche. Forse dovremmo combattere non solo i sintomi del male (le aggressioni e le violenze), ma anche le cause (la diffusione e la propaganda dell’omo-transfobia).

Il punto è che il progetto di legge originario non prevedeva alcuna restrizione della libertà di espressione del pensiero e semmai faceva sì che tutte le fattispecie penali ad hoc previste dalla legge Mancino si estendessero all’orientamento sessuale e all’identità di genere, non creandone altre specifiche (come è poi successo) e soprattutto non utilizzando termini come “omofobia” e “transfobia”, che mancando di definizioni giuridiche rendono nei fatti la legge incostituzionale.

Poniamo una questione pratica: ma uno che picchia un gay ha bisogno di una perizia psicologica per sapere se è affetto da una fobia? E se è sano che facciamo? lo mandiamo a casa e gli facciamo i complimenti?

Non concordo infine con la teoria del cavallo di Troia caldeggiata dal deputato per cui si fa una leggina, così almeno arriva in parlamento. E in parlamento poi rimettiamo tutte le modifiche tolte all’inizio. Peccato però che abbia già detto, il nostro, che abbiamo un problema di tenuta del governo. Chi ci assicura che i parlamentari del PdL non faranno pressioni a quelli del Pd per lasciare le cose così come stanno?

Ricordo, ancora, che anche quando ciò dovesse verificarsi, rimane l’onta di aver trattato – per l’ennesima volta – tutte le persone LGBT come non meritevoli degli stessi diritti, da far uscire dalla porta della legge per far rientrare quei diritti stessi dalla finestra dei giochi di palazzo. E ciò è di per sé lesivo della nostra dignità.

Ivan Scalfarotto, esordisce l’articolo, non nasconde la soddisfazione per essere riuscito dove altri prima di lui non sono arrivati. Ovvero: aver svuotato di senso un provvedimento di cui si sente una certa urgenza (ricordiamoci i ragazzini che si lanciano dai balconi e il bullismo nelle scuole), aver insultato ripetutamente il movimento LGBT che quella legge vede come pericolosa, aver dato prova di incapacità di dialogo e di ascolto e aver ricevuto – per tutto questo – il plauso dei teodem, da Bindi a Buttiglione!

Non so voi, ma fossi in lui non sarei poi così contento.