Neppure per errore

Sveglia alle sei, perché ho l’aereo alle otto del mattino. Esatto. L’aereo. Alle otto. A Pasquetta. E siccome noi siamo uomini che non dobbiamo chiedere mai, la sera prima ce ne siamo andati pure a ballare. Quindi sveglia alle sei, con due ore di sonno alle spalle.

In aeroporto lotto ferocemente col sonno, leggo il mio libro di poesie e all’improvviso arriva lui. Si, proprio lui. Quello con cui ero uscito qualche mese fa e che, manco a dirlo, prima ha fatto il simpatico e poi se l’è tirata a morte. E voi sapete cosa succede se non mi dai una buona ragione per tenere il tuo numero di telefono entro quarantotto ore da quando hai fatto qualcosa per cui è auspicabile applicare una damnatio memoriae

Memore della fanculizzazione senza se e senza ma, mi aggrappo al mio libro di poesie, e voi non potete sapere quanto è stato vicino al concetto di “coperta di Linus”.  E lui che mi ha guardato per tutto il tempo. Certo, col suo fare distratto. Come se nulla fosse. Perché prima ti comporti da divo di Hollywood, bello e irraggiungibile, e poi magari ti stupisci e ti chiedi perché fingo di non vederti…

Arriva il mio amico Mel, prendiamo posto in aereo, mi parla di una festa religiosa e c’è pure la “madonnologa”, accanto a noi, che lo contesta, perché no, non si è mai vista se non nel paesino che dice lei la Madonna che va in giro vestita di lutto e io vorrei dirle: guarda stronza che al paese di mio padre la fanno pure per cui non ti intromettere e torna a sentire canzoncine dimmerda nel tuo finto ipod. Sfigata!

Quindi atterriamo, il treno farà tardi e scende a Ostiense… io e Mel Plummer prendiamo un caffè, per ingannar l’attesa. E poi ci dirigiamo in treno. Parliamo di varie amenità, guardo il suo bagaglio, mi giro intorno, osservo con smarrimento ed è lì che scoppia la tragedia.
«La mia valigia!»
L’ho lasciata al bar…  scendo dal vagone, un po’ come nella scena finale di The bodyguard, solo che come colonna sonore, invece di Whitney Houston, nella mia testa andava Loredana Bertè in uno dei suoi momenti light.

Recupero per magia – ma sono un elfo no? – la valigia e riesco addirittura a prendere il treno. Mel Plummer mi prende in giro.
«Bastano un paio di baffi a farti girare la testa…»
No, a me i baffi manco mi piacciono. Se vogliamo dirla tutta…

E se vogliamo dirla tutta, è che mi sono stufato di gente che mi legge qui sul blog e pensa che io sia un figo da paura, quando invece sono solo una persona normale, e allora vogliono conoscermi, mi cercano su Facebook, mi chiedono l’amicizia, mi chiedono di uscire e io mi sforzo pure di essere simpatico e gentile, solo che loro si aspettavano una specie di scrittore di grido, tipo quelli che vedi in una puntata qualsiasi di Gossip Girl o di Sex and the city e ci restano male, perché magari sognano chissà chi e invece si trovano davanti uno che al massimo lo vedi a fare il cameo in una puntata di Un medico in famiglia e allora tu magari ci vuoi credere pure che la gente è poco superficiale e che esiste dell’altro oltre l’immagine della rappresentazione del sé, ma la verità è che in un mondo fatto di pixel tutto si sbriciola in coriandoli che non esistono e l’unica cosa che è vera – perché è vera – è che io quando dico certe cose le dico sul serio, se scrivo che mi piaci è perché ci credo, perché è così, e se ci resto male e poi non ti parlo nemmeno, per favore, credimi, perché è proprio così, per cui fammi un favore, dammi retta, fanculizzati due volte e non mi cercare. Neppure per errore.

Perché io esisto e se non sono quello che hai immaginato nei tuoi gloriosi pensieri è proprio là dentro che devi trovarlo, l’errore. Non in me.

Ecco, questo succede nelle mie sinapsi devastate da due ore di sonno e un incontro che manco volevo farlo. Per questo ho la testa per aria, altro che baffi. A me non fanno nessun effetto… ma vabbè, arrivati a questo punto non fa nessuna differenza.

Appunti prenatalizi

Oggi vi affido i miei pensieri lasciati sparsi su Twitter:

Ma perché è così difficile smuovere il culo? Ho un aereo, Dio santo!

Alla fine ho preso un taxi con un altro che ha perso il treno come me… è simpatico e di compagnia come un mangiamorte.

Ovviamente il mio, per Catania, è quello in ritardo…

Ma perché l’aeroporto è sempre un brulicare di froci?

Mai compresa la ragione per cui la gente si mette in coda mezz’ora prima al gate… per di più l’aereo è pure in ritardo. Sarete idioti?

Ho mal di testa e mi viene da vomitare. Sono entrato in pieno spirito natalizio…

Tornato a casa, vedo due casse giganti, Madre mi guarda, minacciosa: “ho preso il karaoke. Stasera si canta…”. Non scherzava, sappiatelo.

E detto questo, mentre i cibi attendono di essere cucinati e il microfono di esser riscaldato, vi lascio anche i miei auguri. Che sarò cinico e disincantato, ma per Dio! (O chi per lui.)

P.S.: e comunque in aeroporto stavo quasi per rimorchiare. Sapevatelo!

Welcome to Rome

Uscite dei gates ispirate dalla filosofia della mentula canis.
Personale amabile come una supposta alla medusa.
Hostess di terra che ti danno informazioni palesemente false e tendenziose (copyright: Alitalia).
Dolci al bar tanto sciagurati quanto costosi.
E non si sa quale (fino a ieri) sconosciuta tribù dell’entroterra siciliano che scopre i servizi aeroportuali e ci delizia col proprio idioma che produce perle lessicali quali “picciuotti” con iato tra la i e la u (ovvove!).

Anche questo è Fiumicino aeroporto.