Twitter e #omofobia: cattolici integralisti alla frutta

Non sanno più cosa inventarsi, pur di perorare una causa destinata al fallimento.

Perché diciamoci la verità: la piena parità delle persone LGBT è un fatto storico, di portata epocale, come lo sono stati la fine della schiavitù e l’emancipazione dei neri, il voto alle donne, la fine del pregiudizio contro gli ebrei. Nonostante Putin e il referendum in Croazia. In virtù del matrimonio in Francia e in Regno Unito, ai quali farà seguito il matrimonio egualitario in Germania. E laddove non c’è per adesso questo istituto, ci sono comunque le leggi contro l’omofobia, le unioni civili, la tutela dell’omogenitorialità. Succede nel cosiddetto mondo civile.

Purtroppo certi gruppuscoli di cattolici estremisti stanno popolando i social network con una vera e propria campagna mediatica il cui scopo è creare un parallelo tra diritti per le persone LGBT e legalizzazione della pedofilia. Ma si sa, le bugie hanno le gambe corte e un giorno ti imbatti in un post come questo:

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poi controlli e viene fuori che l’articolo linkato allude a un caso di pedofilia tra un maschio eterosessuale e una bambina:

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Sono messi davvero male i cattolici integralisti se per diffondere le loro “idee”, chiamate omofobia nel consesso del mondo civile, devono mentire così spudoratamente anche di fronte a un’evidenza che li ridicolizza.

E mi preoccupa davvero l’esistenza di personaggi che speculano su un dramma umano, tutto eterosessuale, per alimentare una campagna d’odio contro un gruppo sociale che non chiede la legalizzazione di atti criminali, bensì la piena estensione della democrazia.

Confronto Pd sui diritti civili: vince Civati, ma…

Ho visto i tre candidati a confronto per la segreteria del Pd, su Cielo. Per ovvie ragioni, mi si sono drizzate le antenne quando i tre candidati alla segreteria del partito hanno parlato di diritti civili delle persone LGBT. Riassumendo molto velocemente:

civatiCivati: è per la piena eguaglianza. Sì al matrimonio egualitario, si alle adozioni, sì all’affido, sì alla tutela dell’omogenitorialità. Per una questione di democrazia e di cultura. Richiama la riflessione che già esiste sul piano internazionale e a quella si rifà. Ma non cita la questione trans. Voto: nove.

Cuperlo: posizione moderata. Non dice quasi nulla su cosa fare, accenna a generici diritti e doveri delle coppie, dicitura che ci ricorda i famigerati DiCo. Soluzione bersaniana, in cui si promettono formule vaghe e poco trasparenti. Qualche accenno buonista sull’omogenitorialità. Voto: cinque meno.

Renzi: ammette di avere la posizione più timida, buttandola sul pietismo dell’ipotetico bambino x che rischia di perdere entrambi i genitori (dello stesso sesso) dipingendo la questione delle adozioni nel senso di labilità e urgenza, quando invece la genitorialità dovrebbe essere una promessa di vita e di futuro. Poi cita l’orripilante legge sull’omofobia, rilanciando il ddl Scalfarotto (quel provvedimento, per intenderci, che tutela le espressioni omofobe dentro i partiti, le chiese, le scuole, ecc). Sulle unioni è per un modello segregazionista per le coppie gay e lesbiche, dichiarando tra le righe che nel suo partito non si può fare nessuna legge sul matrimonio perché non ne ha la forza. Voto: quattro.

Insomma, sarebbe scontato votare Civati alle prossime primarie. Se solo questi fosse in un partito di cui ci si può fidare. Particolare, quest’ultimo, non trascurabile. Non se sei un gay, una lesbica, una persona bisex o trans nell’Italia di oggi.

A costo di ucciderci tutti…

Questo è un commento rilasciato da tale Louie, in risposta al mio post Diamo una lezione all’omofobia:

omofobia

credo che il contenuto di questo messaggio si qualifichi da solo. Faccio solo notare che:

1. per certi cattolici questo sarebbe un mirabile esempio di “cultura della vita”
2. per certi altri, e per i loro politici di riferimento, si tratterebbe invece di “libertà di opinione”
3. per certi partiti, infine, sarebbe una scelta auspicabile.

Per me è solo un esempio di una profonda disumanizzazione. Chi pensa che le persone LGBT debbano essere uccise piuttosto che avere i figli, concedendo al massimo un ghetto giuridico, non è poi tanto diverso da chi mandava ebrei e rom nei campi di sterminio.

Ma c’è anche da dire che questa gente riesce a produrre certi abomini anche grazie al pensiero di chi, prima, è andato/a in televisione a dire «meglio un bambino in Africa che a una coppia di omosessuali», di chi – durante il dibattito sulla legge contro l’omofobia – ha scritto lettere per rassicurare coloro i quali temevano di non poter più dire che essere gay è una malattia e amenità similari. Teniamolo sempre a mente.

Ecco cosa ha detto davvero Barilla

nobarillaAncora sul caso Barilla: cerchiamo di capirci. Come ho già detto nell’articolo pubblicato ieri, certe considerazioni era meglio tenerle per sé. Nessuno pretendeva spot con presenze gay e nessuno vuole che il marchio sia gay-friendly. Ci si augura, in linea di principio, che le dichiarazioni delle persone che rendiamo ricche con i nostri soldi non siano offensive.

Ma vediamo di ricostruire la vicenda, attraverso la trascrizione delle esatte parole dette da Barilla alla Zanzara (per chi vuole sentire l’audio può cliccare qui). Per una maggiore chiarezza, evidenzierò in grassetto le frasi infelici, dal mio punto di vista, e poi cercherò di spiegare perché esse riconducono a una visione discriminatoria delle persone LGBT.

Il contesto era il seguente: si parlava di famiglie multietniche e di integrazione degli stranieri. Guido Barilla fa notare che la sua azienda aveva già fatto uno spot con una bambina cinese che mangiava spaghetti. Quindi Cruciani chiede perché non fare uno spot con una famiglia gay. Ecco come prosegue il dialogo tra i due:

Barilla: «Diciamo che noi abbiamo una cultura vagamente differente. Per noi…»
Cruciani: «In che senso, scusi?»
Barilla: «Per noi il concetto di famiglia sacrale rimane uno dei fondamentali valori dell’azienda… eh la salute, la famiglia, il concetto di famiglia…»
Cruciani: «Cioè non fareste mai uno spot…»
Barilla: «No, non lo faremmo perché la nostra è una famiglia tradizionale.»
Altro ospite: «Eh ma la pasta la mangiano anche i gay pero!»
Barilla: «E va bene, se gli piace la nostra pasta e la nostra comunicazione la mangiano, se non gli piace e non ci piace quello che diciamo faranno a meno di mangiarla e ne mangeranno un’altra, ma uno non può piacere sempre a tutti per…»

Quindi, e lo dice Barilla stesso, per loro il concetto di famiglia è quello sacrale, ovvero, quello confessionale: fin qui nulla di male, nel senso che ognuno può credere ciò che vuole – anch’io posso far finta che la realtà non esista, ma ciò non impedisce alla realtà di esser tale – ma come è agevole vedere, il signore in questione fa una distinzione tra valori morali, legando per altro il concetto di famiglia tradizionale e sacra a quello di “salute”.

La mia domanda è: ma la famiglia fatta da persone dello stesso sesso è una famiglia non sana? Forse il patron del famoso marchio di pasta, nel suo intimo, pensa questo.

Non contento di aver fatto queste equazioni, forse a livello inconscio, rincara la dose: se ai gay piace questa realtà bene, altrimenti vadano altrove. Tipico atteggiamento dell’arrogante, con la verità assoluta in tasca. Come già detto, anche Rosy Bindi disse una cosa del genere alla festa dell’Unità di Roma due estati fa. L’Italia è questa, non c’è spazio per le rivendicazioni dei gay. Se vi piace è così, altrimenti ci sono gli altri paesi.

Mi chiedo quale sarebbe la reazione delle persone che si sono riconosciute in tali dichiarazioni se il loro capo, di fronte a una richiesta di miglioramento delle condizioni lavorative, avesse detto loro: “qui si fa così, se non vi piace potete sempre licenziarvi”.

Ma continuiamo con la vera chicca della vicenda:

Cruciani: «Cioè lei non farebbe mai uno spot con una famiglia omosessuale seduta a un tavolo.»
Barilla: «Non lo farei, non lo farei, ma non per mancanza di rispetto agli omosessuali che hanno diritto di fare quello che vogliono senza disturbare gli altri, ma perché non la penso come loro e penso che la famiglia a cui ci rivolgiamo noi è comunque una famiglia classica…»
Cruciani: «E che significa senza…»
Barilla: «Tra l’altro la donna, per tornare all’argomento di prima, ha un ruolo fondamentale che è la madre che è il centro concettuale di vita strutturale di questo…»
Cruciani: «Ma poi non è detto che la madre che serve la colazione come nei vostri spot poi non vada a fare il lavoro da manager magari.»
Barilla: «Scusi, ma ci mancherebbe altro, ma sua moglie non fa uguale? Mi moglie tutte le mattine…»
Cruciani: «Io vivo da solo.»
Barilla: «…fa la colazione per tutta la famiglia e poi va a fare il suo lavoro.»

Ebbene, a mio giudizio le frasi peggiori sono proprio queste. Tornerò dopo sul perché quel “disturbare gli altri” è irricevibile. Merita un approfondimento speciale, invece, la considerazione che ha il nostro della figura della donna. Soggetto – o forse dovremmo dire “oggetto”? – che può anche lavorare, se vuole, ma dopo aver assolto i suoi obblighi in cucina.

Angelo del focolare in primis. Visione tipicamente maschilista di chi, evidentemente incapace di metter sui fornelli una caffettiera, vuole che le donne siano al servizio degli uomini. Mi fa strano che nei commenti al mio articolo precedente, molte lettrici non si siano sentite offese da queste parole, ma d’altronde si sa, dopo un po’ ci si affeziona alle proprie catene. Abbastanza triste, converrete.

Ma andiamo avanti:

Cruciani: «Certo… ma infatti! Siamo alla follia. Senta però è interessante quello che mi ha detto lei: la famiglia gay no, però… ehm… io rispetto, però… qual è la frase?, mi sono scordato.»
Barilla: «No, io ho detto che rispetto… io rispetto tutti, facciano quello che vogliono senza infastidire gli altri.»
Cruciani: «E che vuol senza “dire infastidire gli altri”, scusi.»
Barilla: «Beh ognuno ha il diritto a casa sua di fare quello che vuole senza disturbare le persone che sono attorno ricchiedendo più o meno diritti che sono più o meno leciti, per esempio, qui ci addentriamo su fatti che sono un po’ lontani dalla pubblicità però che sono un fondamento comunque dei valori che…»
Cruciani: «Lei è contro il matrimonio omosessuale ad esempio, contro le unioni di uomini.»
Barilla: «No, il matrimonio omosessuale pensi che io lo rispetto, perché tutto sommato riguarda le persone che vogliono contrarre matrimonio, io una cosa che non rispetto assolutamente è l’adozione nelle famiglie gay, perché questo riguarda una persona che non sono le persone che decidono…»
Cruciani: «Però lei sa benissimo che i figli nati da famiglie omosessuali, ci sono tantissimi esempi, possono crescere tranquillamente e invece possono crescere male…»
Barilla: «Certo che crescono tranquillamente, devo dire che io che sono padre di alcuni più… primo padre… so le complessità che ci sono nel tirare su dei figli, spesso mi domando quali sono le complessità – già che ce ne sono tante così – quali sono le complessità di tirare su dei figli con una coppia dello stesso sesso
Cruciani: «Però non capivo l’espressione “purché non disturbino gli altri”…»
Barilla: «Esatto, un essere umano è un essere che può essere disturbato dalle decisioni di altri…»

Arriviamo quindi al nodo della vicenda. Essere omosessuali per Barilla è più o meno indifferente, ma ad alcune condizioni:

  1. vivere il più possibile in ombra il proprio modo di essere
  2. non richiedere diritti “più o meno” leciti
  3. non avere il diritto alla genitorialità.

Barilla sa che possono venir su dei bambini sani e felici anche nelle coppie omosessuali, ma il problema non è questo. Lui che è padre eterosessuale sa già quali sono le difficoltà per crescere un figlio. La condizione del gay o della lesbica, nella sua ottica, diviene uno svantaggio in più nel processo di crescita del bambino.

Ritorniamo sempre allo stesso punto: un gay o una lesbica non possono essere genitori come tutti gli altri perché, appunto, omosessuali. Ma proprio questa visione della realtà è di stampo omofobo. E, soprattutto, collide con una realtà di decine di migliaia di famiglie omogenitoriali che allevano i loro bambini e le loro bambine nel pienezza della dignità della persona.

E ritorna il discorso che una persona LGBT possa potenzialmente turbare, con la sua stessa esistenza, le vite degli “esseri umani”, operando anche una bella distinzione tra chi rientra nel rango umano (e si sente disturbato dalla presenza dei gay) e chi evidentemente è altra cosa.

Per quelli che “l’omofobia non esiste”, per quelli che “ha solo detto il suo pensiero, che male ha fatto”, per chi sostiene – e anche qualche omosessuale ha peccato, diciamo così, di ingenuità – che dobbiamo smetterla di “fare vittimismo”, questo impasto eterogeneo di perbenismo, di concessioni a corrente alternata e di dichiarazioni poco felici rientra nella libera e semplice libertà di espressione.

Il che può essere pure, nessuno lo mette in discussione. Ma le parole non sono mai neutre e hanno un valore molto specifico.

Le parole di Barilla non lasciano spazio a molte interpretazioni: per il nostro, puoi essere gay a determinate condizioni. Altrimenti dai fastidio. E ribadisco: se io dicessi a un nero o a un ebreo che possono essere tali ma fino a un certo punto, verrei tacciato di razzismo. In democrazia tutti e tutte possono essere ciò che vogliono, nei limiti della legalità semmai, e non certamente in modo parziale per non disturbare la maggioranza di chi si sente “normale”. Non si capisce perché per le persone LGBT si fanno deroghe, quando vengono insultate, in nome della semplice libertà di espressione.

O forse il perché si capisce, ma a quanto pare la pretesa del “rispetto” per le opinioni del signor Barilla coincide con il non tollerare che gay, lesbiche, trans, ecc, abbiano una propria idea in merito.

Tutto questo altrove ha un nome ben preciso. Comincerei, fossi in chi sostiene la legittimità delle parole riportate, a confrontarmi con questa realtà. Chissà che non abbia qualche sorpresa.

Diritti civili in classifica

Allora, proviamo a spiegare i diritti civili e la questione delle famiglie formate da persone dello stesso sesso con uno schema di tipo calcistico:

• Matrimonio – serie A
• Unione Civile – serie B
• PaCS – serie C1
• DiCo – serie C2

Per chi non lo sapesse:

• il matrimonio prevede le stesse prerogative tra famiglie gay e famiglie etero
• le unioni civili differiscono solo nel nome e in una piccola parte dei diritti, come l’adozione ad esempio
• i PaCS hanno diritti simili a quelli matrimoniali, ma non tutti e non del tutto uguali
• i DiCo stabiliscono per legge diritti minori alle coppie gay e tutti i diritti a quelle sposate, creando perciò discriminazione per legge.

Senza la possibilità di adozione, in nessun caso, è come giocare solo amichevoli. Non è un campionato vero, insomma.

Ognuno poi decida da che parte stare…

I Pride sono ancora necessari. Parola di chi ha già tutti i diritti

È deplorevole, dichiara Nicolas sul suo profilo Facebook, che ci sia ancora bisogno di un gay pride, anche in Belgio. Perché la manifestazione conserva ancora tutto il suo significato!

Gli risponde Daniel, dal Canada francese: «L’homosexualité est si banal, que les évènements comme ceux là n’attirent presque plus personne». Essere gay è così normale che nessuno ci fa quasi più caso. E augura, anche se gli spiace togliere lustro alla giornata dell’orgoglio, che da questa parte dell’Atlantico sia così come in Quebec, un giorno.

Antoine, dal canto suo, si rammarica, assieme a Daniel, che diritti costati sacrifici altissimi da parte di un’intera generazione vengano dati per scontati.

Il resto scoprilo su Gay’s Anatomy.

Diritti gay: tra teoria e pratica – di Nicolas Van der Maren

Ho conosciuto Nicolas qualche anno fa, a Catania, in occasione del suo erasmus. Allora era uno studente di giurisprudenza. Mi colpì subito per i modi molto garbati e per la sua grande sensibilità umana. Non conoscevo, tuttavia, il suo impegno politico per i diritti delle persone LGBT.

Ho scoperto questo articolo scritto per Le soir, uno dei principali quotidiani belgi, che ho trovato molto interessante soprattutto per il dibattito italiano sui diritti civili e sulla questione “pride”.

Riporto qui la traduzione, invitandovi alla lettura. Secondo me dice cose interessanti, soprattutto in risposta indiretta a chi, oggi, in un’Italia che nulla ha dato alla sua gay community, liquida le giornate dell’orgoglio come inutile e dannosa ostentazione. La risposta a certe critiche arriva, da un paese lontano, proprio dalle sue parole.

Nicolas Van der Maren è oggi giurista e lavora come assistente incaricato presso l’Université catholique de Louvain.

***

La Giornata Internazionale contro l’omofobia ha avuto luogo il 17 maggio. Tre giorni prima, si era svolta la giornata dell’Orgoglio Gay 16 a Bruxelles, un’opportunità sia per gay, lesbiche, bisessuali e transgender sia per le persone loro sostenitrici di celebrare la loro festa fino alle prime ore del mattino, ma anche per rivendicare i propri diritti.

Questi eventi hanno ancora senso in Belgio? Negli ultimi anni, gli omosessuali del Regno hanno effettivamente visto i loro diritti notevolmente migliorati. Dal 1 ° giugno 2003, data di entrata in vigore della legge del 13 febbraio dello stesso anno, due persone dello stesso sesso possono sposarsi, formare una coppia riconosciuta dalla società. La successiva legge del 18 maggio 2006 ha integrato i loro diritti, modificando alcune disposizioni del codice civile per consentire alle famiglie gay di adottare un bambino, e la maggior parte dei testi di legge anti-discriminazione vietano espressamente la disparità di trattamento fondate sull’orientamento sessuale.

Tuttavia, se il legislatore ha compreso lo sviluppo liberale della nostra società e ha adottato gli strumenti giuridici di cui sopra, è lecito chiedersi se, in pratica, la società – in tutte le sue componenti – ha la stessa concezione del legislatore. Mentre ogni cittadino obbedisce alle leggi dello Stato e può rivendicare specifici diritti, egli è ugualmente sottoposto alle regole di altre comunità o organizzazioni.

Pertanto, gli atleti devono osservare le regole della sua federazione sportiva, gli aderenti al Rotary alle direttive dei propri club di servizio, i credenti a quelle della loro comunità religiosa, i lavoratori alle disposizioni dell’azienda, ecc. Tutti questi ordinamenti giuridici contengono le stesse regole egualitarie tra omosessuali e eterosessuali? Anche indipendentemente dei testi che regolano la loro organizzazione, questi diversi club, gruppi, associazioni o comunità rispettano i principi di non discriminazione?

Più in generale nella nostra società, fortemente ancorata alla tradizione giudaico-cristiana e che vede sorgere per di più anche certe influenze da altre religioni, si osserva ancora quotidianamente che i datori di lavoro preferiscono assumere un “vero uomo” piuttosto che “un frocio”, i proprietari rifiutano di affittare casa a una coppia gay per «preservare la serenità del quartiere», o che un giovane gay, disposto a impegnarsi in politica, debba affrontare l’ostilità da parte di un suo leader per il fatto che la politica è un “ambiente molto maschile”… come se un uomo cessasse di essere tale poiché gay!

Non occorre, tuttavia, dipingere il quadro a tinte fosche e generalizzare, in questi casi. Se alcuni hanno più problemi con il cambiamento delle norme sociali, la mentalità sta evolvendo verso una maggiore libertà per i gay ed è sempre meglio vivere adesso nella nostra società, se si è gay, rispetto a ieri. Non bisogna dimenticare tuttavia che, nonostante i diritti riconosciuti agli omosessuali, i comportamenti aggressivi e discriminatori contro la comunità LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) sono ancora numerosi in certi ambienti, perfino a noi vicini.

Per queste sole ragioni, le manifestazioni sopra citate sono sempre più necessarie. Rappresentano anche uno standard di possibilità di diritti per gay e lesbiche della comunità internazionale. In alcuni paesi, le associazioni e gli attivisti della comunità dei diritti umani, e dei diritti gay in particolare, devono affrontare enormi battaglie e non per il matrimonio o l’adozione, bensì per il solo diritto di vivere! Si pensi in particolare all’ultima proposta di legge ugandese, infine sospesa sine die, dove per il “crimine” di omosessualità si rischiava la pena di morte… Si pensi ancora a certe donne sudafricane che subiscono gli stupri “correttivi” per la sola colpa di aver amato altre donne.

I diritti e le libertà di uomini, donne, bambini, lavoratori, disabili, omosessuali, anziani, ecc., sono nati tutti da lotte, più o meno lunghe, portate avanti da gruppi di uomini e donne, sindacati o ancora da genitori. E una volta che essi vengono sanciti nei testi giuridici, questi devono essere coltivati perché la storia ci ha già dimostrato che i diritti e le libertà più elementari non sono sempre evidenti e non sono mai definitivamente acquisiti.

Nicolas Van der Maren, Le soir, 26 maggio 2011

Oggi su Gay’s Anatomy: “Non facciamoci trovare impreparati!”

Cominciano le grandi manovre dentro ai partiti per la futura campagna elettorale. E il tema dei diritti civili e del riconoscimento delle coppie di fatto, anche gay, sarà un tema di cui si discuterà.

Le nuvole all’orizzonte, tuttavia, non promettono nulla di buono…

Perché Bersani non riesce a rispondere e scappa se gli si chiede cosa intende fare su questo tema? Cosa nascondono le dichiarazioni di Bindi, Toia e altri esponenti del Partito Democratico?

Scopritelo su Gay’s Anatomy di oggi!