Il Mieli e le accuse di pedofilia? I cattolici dovrebbero solo tacere…

mieliVorrei porre la vostra attenzione su questo fatto:

La condanna all’omosessualità risale all’episodio biblico di Sodoma. Cosa riporta quel testo? Lot, presagendo che i suoi concittadini vogliono stuprare gli angeli mandati da Dio, dice: «No, fratelli miei, non fate del male! Sentite, io ho due figlie che non hanno ancora conosciuto uomo; lasciate che ve le porti fuori e fate loro quel che vi piace, purché non facciate nulla a questi uomini» (Genesi 19, 7-8). Se volessimo ribaltare i termini della questione e giocare a citare passi decontestualizzati, ne consegue che la Bibbia è un testo che teorizza (e sacralizza) lo stupro. Sempre in Italia, per altro, esiste tale “Gruppo Lot” a favore delle teorie riparative che ha partecipato alla famigerata malanpiazza del Family Day, dove c’erano i quattro senatori. Seguendo il loro schema mentale: è opportuno che un politico che si dice “cattolico” possa sedere in parlamento, visti i testi sacri di riferimento?

Perché dico questo? Perché un drappello di senatori di centro-destra e cattolici ha attaccato il Mario Mieli di Roma, associandolo alla pedofilia. Per saperne di più, ecco l’articolo completo su Gay.it. E buona lettura!

La verità, vi prego, sulla chiesa! (Su Bergoglio e la dittatura argentina)

Partiamo da una premessa: Horacio Verbitsky è un giornalista che ha scritto, prima ancora che Bergoglio venisse eletto pontefice, due libri: Il volo, un libro sulla dittatura argentina di Videla e sui suoi crimini contro l’umanità. Si chiama così perché i militari argentini avevano la graziosa usanza di lanciare da un aereo, sulle acque del Rio de La Plata, i dissidenti politici.

L’altro libro si intitola L’isola del silenzio.

Quest’ultimo porta testimonianze e documenti in cui emergono, tra le altre cose, le collusioni tra l’attuale papa e l’establishment di allora nel paese sudamericano. Più nello specifico, il futuro Francesco I è accusato di aver allontanato dalla chiesa due sacerdoti, vicini alla Teologia della Liberazione, una branca della chiesa ufficiale poi messa all’indice e ferocemente osteggiata da Giovanni Paolo II e dal suo successore, Ratzinger.

Negli anni della dittatura di Videla bastava esser sospettati di essere di sinistra per finir male. E se un vescovo allontanava due suoi confratelli perché “troppo di sinistra” – ed era questa l’accusa che la chiesa ufficiale faceva ai teologi della Liberazione – c’erano tutte le prove necessarie per finire prima all’ESMA, la sede dei campi di concentramento argentini, e poi sul Rio de la Plata in un viaggio di sola andata.

Questo è il quadro ricostruito da Verbitsky, che spiega per altro in un’intervista al Fatto Quotidiano le ragioni per cui le sue accuse contro Bergoglio sono fondate e più attuali che mai. Il suo saggio è stato pubblicato nel 2006, per cui non si tratta di una rivelazione a orologeria. Semmai è stata l’elezione di Francesco I ad aver tolto la polvere a quell’accusa.

Di fronte a tanto rumore la Santa Sede ha recentemente tuonato, tramite padre Lombardi, che i fatti sollevati dallo scrittore argentino sono solo «calunnie e diffamazioni da elementi della sinistra anticlericale per attaccare la Chiesa!».

Arrivati a questo punto, mi c’è da chiedersi: ma se si tratta di calunnie e di diffamazioni, perché la chiesa non ha mai querelato Verbitsky? Credo sia semplice. Nel mondo dei giusti funziona così: se qualcuno dovesse sentirsi diffamato da certe rivelazioni e avesse la coscienza a posto, non dovrebbe far altro che agire legalmente. E la chiesa ha mezzi e uomini a sufficienza (e ben oltre) per poter far muovere la macchina della giustizia.

Per come stanno adesso le cose, si può solo dare il beneficio del dubbio perché si è tutti innocenti fino a prova contraria. E se Verbitsky sostiene che le prove contrarie ci sono, andrebbe aperto un processo, ma non si può processare un capo di stato straniero… E quest’ombra quindi rimarrà, insieme a molte altre, a cominciare dalle accuse di connivenza e di protezione tra Santa Sede e vescovi pedofili – per non parlare delle altre “vicinanze” tra chiesa e dittature sudamericane – tra i corridoi del Vaticano.

Il new deal della chiesa cattolica romana di cui l’attuale papa è simbolo e portatore non comincia, a ben vedere, sotto i migliori auspici.

La rabbia di Rosy e l’alleanza pd-Lombardo

Rosy Bindi, giustamente, si incazza. I radicali, inspiegabilmente, non votano per l’arresto di un parlamentare nonché ministro accusato di aver rapporti con la mafia. Dovrebbero capire che uno Stato gestito da gente siffatta non migliorerà di certo la condizione dei detenuti nelle carceri italiane. Ma tant’è..

Ma ritorniamo al piddì.

Immagino che Bindi (e con lei anche Franceschini e qualcun altro dall’incazzatura facile) abbia sbottato anche in altre occasioni: come quando, ad esempio, la Margherita ha approvato, assieme alla destra, la vergognosa legge 40 o come quando nei vari consigli comunali sparsi per l’Italia i loro appartenenti votano a sfavore delle coppie gay.

Per non parlare della vergognosa alleanza tra pd e Lombardo in Sicilia!

Hanno una morale un po’ strana, questi signori. A ben vedere sanno come prendersela contro le minoranze (parlamentari, sociali) mentre sanno scendere a patti con il potere, qualsiasi forma questo assuma, a seconda della convenienza del momento.