Il mio 2014, in dieci immagini

Queste sono le dieci fotografie che in certo qual modo hanno caratterizzato il mio 2014. Un anno particolare, di transizione, direi. Con alcune cose che sono irrimediabilmente finite e altre che sono cominciate, di punto in bianco. Con parti di me che ho riscoperto, con gioia e non senza stupore. E ombre che ancora ritrovo, qua e là nella mia anima. Eppure anche questo, mi suggeriscono dalla regia, fa parte del ciclo della vita. E allora…

 

1

Clotilde è la mia prima orchidea. L’ho comprata all’Ikea, all’inizio del 2013 e ancora vive. E non solo. Ha fatto pure una seconda fioritura, cosa che – per quanto mi ha detto chi se ne intende – è abbastanza rara. È il mio simbolo delle cose che si rigenerano. Dell’inatteso. Della vita che è più forte del destino.

 

2

È un caldo pomeriggio di inizio primavera. Siamo altrove, siamo gli amici e le amiche di sempre. Alcuni di noi hanno avuto i bambini, altri (come me) sono scapoli d’oro. Nonostante tutto il tempo trascorso e la diversità delle nostre vite, abbiamo ancora la voglia di stare insieme, di ritrovarci. E di farlo con gioia. Questa immagine è il simbolo della continuità, delle cose che stanno dentro te, a prescindere dal fluire della vita.

 

3

Maria aveva diciannove anni e a maggio ci avrebbe lasciati. Era una gatta buona, tenera, intelligente. Avrebbe potuto insegnare molte cose a persone che non sanno cos’è la fedeltà e la devozione, che non conoscono l’amore. Questa fotografia è l’ultima che ci siamo fatti, insieme, in quel giorno di aprile, mentre l’accarezzavo sul mio petto. È il simbolo dell’amore più puro. Il più disinteressato.

 

4

Petra, un viaggio che ho sempre desiderato fare. Un luogo magico, unico al mondo. La storia, l’agire dell’uomo, la sua operosità. L’infinitezza del tempo. Il suo scorrere ineluttabile. Quella cosa che ci rende piccoli rispetto a ciò che siamo realmente. Quest’immagine rappresenta il simbolo del fluire delle cose e della memoria, unico filo possibile dei giorni che ci sfuggono inesorabilmente.

 

5

Ho scattato questa foto a San Marino, in una fattoria dentro una riserva naturale. È un luogo particolare, dove gli animali vengono ospitati per poter vivere felici. Quest’asina era destinata al macello ed è stata portata qui, in fin di vita. Aveva timore degli uomini, era stata maltrattata. L’amore dei proprietari della tenuta l’hanno riportata in salute e a fidarsi di nuovo delle persone. La ragazza che l’ha presa in cura ci ha detto che, una volta ristabilita, non voleva uscire dalla stalla dove era stata ricoverata, per paura. Le sue compagne, però, per una misteriosa ragione, hanno “sentito” che era lì e l’hanno chiamata, ragliando. Lei è come tornata in vita e da sola le ha raggiunte. Con questa immagine, che prelude a una carezza, do corpo alla speranza e ai nuovi inizi.

 

6

Questa foto è stata scattata a Palermo, a ridosso del pride. È stata la mia prima partecipazione a un talk show. Lì ho conosciuto persone speciali, come Caterina. Quando penso a quel giorno mi piace immaginare quegli elementi che quando si incontrano, in modo un po’ casuale (ma non più di tanto a ben vedere), generano qualcosa di nuovo. E quel che mi piace di più è che il bello deve ancora arrivare…

 

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È una notte d’estate, Ale ed io andiamo in giro per Roma. Una città a volte magica, che sa coccolarti, che ti illude, che ti rigetta, che sa essere puttana. Una città che se non fosse per gli amici, potrebbe essere la più dura del mondo, nonostante la sua bellezza. Ale è una new entry di quest’anno. Un affetto puro. Un punto di riferimento. Una di quelle persone che ti danno autostima per il solo fatto di averti scelto.

 

8

Caterina, dicevo. È il giorno del mio compleanno e ti arriva un pacco regalo. Dentro ci trovi la colazione, il cappuccino, i dolci. E pure una rosa, accanto. Mi piace essere coccolato. E lei mi ha fatto questa sorpresa. Gradita, inaspettata. Insomma, una cosa bella. Come sa essere a volte la vita… E Caterina, quindi. E il suo essere speciale, dicevo.

 

9

E siamo giunti a quota tre. Un saggio, una curatela, una raccolta di racconti. Quest’ultima, Da quando Ines è andata a vivere in città, nasce dopo anni di pudori. Dopo aver cercato per moltissimo tempo il coraggio di mettersi alla prova sul piano dei sentimenti. Perché va bene, so analizzare la realtà, di ciò sono fin troppo consapevole. Ma che spazio riesco a dare al mio cuore? Questo devo ancora impararlo, a quarantuno anni passati. E nell’attesa di scoprirlo, scrivo.

 

10

Questa foto mi è stata scattata a Napoli, a inizio dicembre. Ero a un convegno universitario. Portavo una mia relazione, dopo molto tempo. Sono felice, lo potete vedere dai miei occhi. Perché quella è la mia dimensione: produrre cultura. Non so se riuscirò mai a coronare il mio sogno. Ma so che non posso far altro che coltivarlo dentro di me. Perché anche se è un’illusione, mi rende vivo. E se c’è vita, abbiamo tutto quello che ci serve perché certe cose si realizzino. Se non come le vogliamo, almeno per quello che noi siamo.

Ed è così che lascio questo 2014, senza nessun proposito, senza auguri che non siano quelli di avere giorni pieni di stimoli, di riconquiste interiori, di presenze opportune, vecchie e nuove, di salti di gioia e della memoria dell’amore che fu e che – per chissà quale strana magia di cui non siamo del tutto consapevoli – può essere ancora.

Roma Pride 2014: adesso fuori i diritti!

#matteometticilafaccia

#matteometticilafaccia

Tra poco ci sarà il corteo del Roma Pride 2014, con il quale non solo si rivendicano i diritti di cittadinanza, ma si festeggia il ventennale di quello che, con ogni ragione, può definirsi la manifestazione LGBT più importante d’Italia.

I ragazzi e le ragazze delle associazioni che fanno parte del Coordinamento organizzatore hanno fatto un lavoro egregio e si sono spesi fino alla fine, per la buona riuscita dell’evento. I numeri e la qualità degli eventi del Pride Park parlano da soli, in tal senso.

Il Roma Pride ha avviato la campagna di sensibilizzazione #matteometticilafaccia e pubblicato questo video, su Youtube, in cui ricorda al presidente del Consiglio Matteo Renzi le sue promesse, al momento rimaste sulla carta e passate del tutto sotto silenzio.

Faccio alcune brevi considerazioni su questa giornata e su cosa dovrebbe rappresentare per tutti e tutte.

Innanzi tutto spero vivamente che il pride di oggi non diventi l’occasione, da parte del solito politico che ha fatto della sua omosessualità una bandiera per la propria carriera personale, per la solita passerella al fine di riscuotere applausi e interviste in TV.

Per essere chiari fino in fondo: io la legge sull’omofobia non me la scordo. Chi l’ha voluta e sostenuta dovrebbe starsene a casa oggi, per quel che mi riguarda. E non perché si nega la piazza a qualcuno/a, sia ben chiaro. Nessuno può arrogarsi il diritto di cacciare chicchessia. Ma è un discorso di decenza, politica e umana: per non insultare, in altre parole, ancora una volta comunità intera che chiede piena dignità. Perché oggi si manifesta anche contro un certo modo di fare politica sulla nostra pelle. Poi ognuno faccia i conti con il proprio senso del pudore.

Per il resto, ho la sensazione che la manifestazione di oggi sarà una delle più belle e delle più forti di tutti i tempi, in materia di diritti civili. Oggi scenderà in piazza la società tutta, tutte le famiglie possibili. La parte migliore del paese, che è tale non perché è dalla nostra parte, ma perché è dalla nostra parte perché tale!

E quindi buon Pride a tutti e a tutte, ci vediamo a piazza della Repubblica tra un quarto d’ora.

Il pezzo di creta

E così ci si risveglia col sapore delle cose passate, con i pensieri intorpiditi, guardando fuori dalla finestra e cercare presagi sicuri. Come il sole che sfiora i mobili, l’orchidea che fiorisce di nuovo, il telefono che ha dato segnali di vita.

A fare i conti con quello che sarai sempre. A guardare nella palla di vetro per vederci i sogni che vuoi realizzare. Perché è così che funziona, o almeno così dicono. Se puoi immaginarlo, lo sai fare. Anche se è difficile dare forma a questa voglia di assoluto e di imprescindibile. Anche se sembra fatto di piccole cose, come i piedi  sull’erba profumata, il rumore dell’acqua, le carezze del tramonto, i panorami senza ossigeno.

Ti fai mille domande. Se sarà come sempre. Se è così che andrà anche per quest’anno. Se esiste la soluzione. Se sta dentro la pelle di qualcun altro. Se è solo una questione di incastri fortuiti, gli stessi che chiamiamo caso. O se è una conseguenza di alchimie dosate con sapienza.

Ci si risveglia così, ed è un po’ come se dopo i botti di ieri, al clamore degli abbracci, la città si fosse immersa in un silenzio conseguente, per permetterci di rifletterci sopra, di prendere tempo, di capire come modellarlo questo pezzo di creta che chiamiamo anno nuovo. E renderlo più simile a noi, per quanto possibile. Per far sì che le cose assomiglino sempre più al concetto che abbiamo di felicità. O almeno provarci.

The end… (aspettando domani)

Luoghi e momenti

Avellino e la candelora mai vista.
Siena e la sua bellezza luminosa.
Bologna, che sta diventando una seconda casa.
Torino e lo shopping con Maria.
Visitare i cimiteri monumentali, a Roma e a Parigi.
Palermo e i suoi vicoli decadenti.
Quel bar sulla Tiburtina all’alba, e le confidenze con Gì.
Il Settimo Cielo e i tramonti sul mare.
Parigi, perché c’è sempre.
La mostra di Keith Haring.
Il concerto di Cristina D’Avena. E quello di Gianna Nannini. Anche se insieme cozzano, lo so.
Il giardino del Circolo degli artisti.
I pub del Pigneto.
Casa di Barbara e il suo aroma di tartufo.

Mai più senza

Il panettone alla crema di pistacchio.
Corsetta e palestra (perché devo diventare uno splendido quarantenne!).
Certe domeniche d’autunno a Villa Borghese.
Il trono di spade.
Il patè di ricciola.
I tramonti estivi sul mare.
I pigiamoni caldi.
La psicoterapia.
La bellezza dei gatti.
Le cene con gli amici.
Le persone che ritrovi sempre.

Mai più e basta

L’omofobia.
La legge sull’omofobia.
L’arroganza.
La stupidità di Beppe Grillo.
Berlusconi, o ciò che ne rimane.
Putin.
Le vacanze isteriche.
I soliti cattotalebani.
La cattiveria sugli animali.
Le illusioni.
I fidanzati. Degli altri.
Le incazzature per la politica.

On air

Bruno Mars, Locked out of Heaven – perché a volte mi sento proprio così, tagliato fuori dal paradiso.
Max Gazzè, Sotto casa – perché ogni tanto qualche dubbio viene pure a me (ma poi alla fine non ci casco).
P!nk, Try – perché racconta l’amore.
Will.I.Am feat. Britney Spears, Scream & shout – perché lo ballavamo, mentre ci si preparava per uscire, la sera.
Giorgia, Il mio giorno migliore – anche questa, un po’ come sopra.
Asaf Avidan, One day – perché è così che immagino la libertà.
Likke Li, I follow rivers – perché mi somiglia.
Mika & Chiara, Stardust – perché è stata la colonna sonora di queste vacanze.
Robbie Williams, Go gentle – perché mi piace.
Christina Perri, A thousand years – perché semmai un giorno dovessi venire sotto casa mia, vorrei che ci fosse questa colonna sonora. Sempre se esisti, sia chiaro.

Scaffale

Oscar Wilde, De profundis – utile per comprendere quanti danni fa, fuori e dentro di noi, l’omofobia.
Paolo Cognetti, Sofia si veste sempre di nero – un piccolo capolavoro della narrativa, storie dense cucite in un unico romanzo. Poetico, lirico, intenso e vibrante.
Stéphane Hessel, Indignatevi – abbastanza utopistico.
Fabio Corbisiero (a cura di), Comunità omosessuali – interessante collage di studi sociali sulle omosessualità.
Roberto Vecchioni, Storia di un gatto con gli stivali – le fiabe rivisitate da un celebre cantante che diviene anche una piacevole rivelazione.
Vittorio Lingiardi, Citizen gay – uno di quei libri che non puoi non aver letto, se vuoi capire il mondo LGBT.
Francesco Piccolo, Momenti di trascurabile felicità – pensieri sparsi, poesia lieve, atmosfere limpide.
Mario Mieli, Elementi di critica omosessuale – un bel mattone, ma tutto parte da lì.
M. Winkler, G. Strazio, L’abominevole diritto – per comprendere quanto siamo indietro in questo disgraziato paese sui diritti delle persone LGBT.
Lorenza Ghinelli, Sogni di sangue – racconto breve, horror, molto ben scritto e denso.
Göran Tunström, Un prosatore a New York – delicato e piacevole da leggere.
George R.R. Martin, Il trono di spade – il primo capitolo di una grande saga.
George R.R. Martin, Il grande inverno – avvincente e incalzante.
Vladimir Luxuria, L’Italia migliore – scrittura sapida e veloce sul feroce mondo della tv.
George R.R. Martin, Il regno dei lupi – la narrazione si mantiene costante e riprende il ritmo dei volumi precedenti.

Cose non fatte

Non ho cambiato lavoro.
Non mi sono innamorato.
Forse non ci ho provato nemmeno.
Non ho preso il Delf.
Non sono (ancora) stato alle Canarie e in Giordania.
Ma ho trombato di più.
E quindi anche sticazzi.

…e per il resto, speriamo che da domani si abbia qualche motivo in più perché i giorni siano buoni davvero.

Auguri!

 

Auguri stronzi 2013

gli auguri di Grumpy Cat

Caro Babbo Natale, o chi per te visto che il più delle volte sei una gran sòla,

come di consueto eccoti la mia letterina affinché queste feste non passino inosservate, impegnata com’è la massa a spendere per regali, ingozzarsi come tacchini, lamentarsi per la crisi e poi dar la colpa a immigrati, gay e rom.

Allora, ecco per ordine rigorosamente sparso, una lista di desideri affinché il mio anno nuovo sia migliore, meno arrabbiato, più tenero e possibilmente intriso di quella sprezzante nobiltà d’animo a cui devono tendere, naturalmente, tutti gli spiriti eletti.

Poiché, come dicevo prima, siamo in tempi di crisi e siccome credo che la soddisfazione della propria umanità sia il punto di partenza fondamentale, ti chiedo di darmi un nuovo lavoro, molto ben pagato e soddisfacente. Ok, siamo d’accordo sul fatto che ci sono cose più importanti nella vita, come l’amore e i diamanti, ma non sono una persona avida e se hai il benessere poi arriva anche l’amore. Converrai.

Dopo di che, visto che non sono egoista e penso anche al resto del mondo, fa che tutto il malessere presente nel paese si trasformi in protesta costruttiva e in un progetto politico orientato per il benessere di tutta la società. Anche se so che sto parlando di un’Italia governata da Letta, con Alfano per di più, popolata da grillini dalle buone intenzioni ma poco altro e posseduta (in senso demonologico) dai forconi. Anzi, te lo chiedo proprio per questo.

Al solito, è da anni che ti chiedo miglioramenti contro l’omo-transfobia. Forse sono stato un po’ generico e devo specificare meglio, o forse leggi le dichiarazioni dei dirigenti del Pd sui passi importanti fatti in merito, ma posso garantirtelo, sotto questo punto di vista siamo ancora un paese di merda. Ergo, se anche lì potessi intervenire, magari regalandoci una legge che punisca gli omofobi e i transfobici invece che tutelarli, non sarebbe poi così malvagio.

A questo proposito e visto che pare che nel 2014 forse si va a elezioni anticipate, ti chiedo di farmi trovare sotto l’albero una buona legge elettorale, possibilmente maggioritaria e a doppio turno, e se dobbiamo mandare altri gay in parlamento, fa’ che abbiano a cuore i destini ultimi della comunità LGBT, o almeno che questi abbiano priorità rispetto alle loro ansie di ritrovarsi di fronte a una telecamera accesa o in uno studio televisivo a far salotto.

Poi dato che la legge è uguale per tutti, se magari rendiamo operative certe sentenze per chi ha evaso il fisco – anche se è vecchio, miliardario e ha condotto il paese alla rovina – non sarebbe poi un’idea così malvagia.

Un pensiero poi alla Spagna e agli amici e alle amiche che vivono lì. L’attuale governo, retto da un individuo che non lo vorrebbero a far da cattivo nemmeno come comparsa in un capitolo qualsiasi di Harry Potter, ha di fatto cancellato l’interruzione di gravidanza, aprendo al ricorso all’aborto clandestino. Ecco, se dessi perciò un po’ di senso della vergogna ai/lle vari/e pro-life che infestano la società attuale, anche qui da noi, avremmo un mondo migliore anche su questo fronte.

L’anno prossimo, per altro, ci saranno le Olimpiadi in Russia. E siccome sappiamo quanto è adorabile Putin sul fronte dei diritti umani, be’, una sana lezione di umiltà anche a lui e al suo paese, a cominciare da atlete cretine e presentatori televisivi criminali, sarebbe ottima cosa.

Fa che in India le vacche sacre caghino in massa di fronte al tribunale che ha reso di nuovo illegale l’omosessualità e che un colossale esercito di uccelli mannari caghi in testa a quanti auspicano che accada lo stesso qui in Italia. Per una sorta di contrappasso.

Fa che non ci siano più alluvioni devastanti, come quello in Sardegna, ma piovano idee geniali nella testa dei politici per fare in modo che certe cose non accadano più. E se mi dici che prima bisognerebbe cambiare i politici che abbiamo, be’, anche in quel caso hai carta bianca sul processo di rinnovamento.

E poi c’è tutto il resto, la famiglia, gli amici (anche quelli a quattro zampe), le piccole cose di ogni giorno a cui tieni… ecco magari a questi desideri ci penso io, con quello che sono in grado di fare. Ma ribadisco quanto detto negli anni precedenti: se ci regali un mondo meno schifoso non è che ci lamentiamo, eh. Anzi, avremo più tempo per chiederti regali più classici, come una sciarpa nuova, un piumone bianco e molto più tempo per condividerlo con chi vogliamo bene. Converrai.