Genitori gay? Per il Pd meno degni dei mafiosi

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Partiamo da un’evidenza: il Pd, con le unioni civili, vorrebbe ricucire a sinistra. Poi però in quel progetto di legge spunta un emendamento che, nell’ordine:

  • congela la genitorialità di gay e lesbiche per due anni
  • in un secondo momento, se il giudice vuole, si accede alla stepchild.

Per il Pd, dunque, se sei omosessuale devi dimostrare più degli altri di essere un buon genitore. Di contro non chiede le stesse garanzie a mafiosi, assassini, “coppie dell’acido”, ecc.

Ritorniamo a quanto detto all’inizio: con le unioni civili, il Pd vorrebbe ricucire a sinistra. Magari con lo scopo di ottenere il voto (anche LGBT) per le amministrative. Io penso che subito dopo l’approvazione di questa legge-apartheid (che siamo pure costretti a difendere), sempre se verrà mai approvata, dovrebbe partire una campagna delle associazioni per indicare quali partiti non votare alle prossime comunali. Il Pd dovrebbe essere sul podio degli invotabili. Per l’intrinseca omofobia che anima anche quei provvedimenti che, nell’ignoranza del simpatizzante renziano medio, vorrebbero essere friendly.

In tutto questo la manovalanza gay del partito piagnucola, auspicando pazienza e comprensione – il tenore è: meglio questo che niente, d’altronde siamo “froci” cosa possiamo pretendere di più? – o raglia, accusando di solito gufismo chi, giustamente, si indigna. Del senso della propria dignità, invece, nemmeno l’ombra.

Omofobia in Italia, ecco i colpevoli

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Domanda retorica: è una mia impressione oppure in questo paese si respira omofobia in ogni dove?

E a questo aggiungo: l’elevato livello di omofobia nel nostro paese è dovuto a diversi fattori. Per me, i seguenti:
1. il sostanziale analfabetismo culturale della società in cui viviamo (e qui il movimento LGBT dovrebbe farsi due domande due)
2. la complicità dei media, che cavalcano il processo di disinformazione (e grazie ancora a La Repubblica, che con i suoi esempi più recenti sembra voler percorrere un processo di trasformazione della propria natura editoriale passando per “carta per il pesce” fino a raggiungere le vette inusitate di “spreco di alberi”… un bel risultato, insomma)
3. l’ignavia della politica, che invece di proteggere le minoranze esposte a discriminazioni e violenze, tentenna e riduce tutto al laissez faire.

Abbiamo i “colpevoli”, insomma. Ora sta a noi trovare le soluzioni. Prima tra tutte: evitare gli sbagli di sempre.

Togliete internet ai leghisti. Ora!

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A quanto pare la Lega Nord Veneta ha diramato questo inquietante tweet. Adesso, lasciando stare il folklore per cui sarebbe cominciato lo sterminio di donne italiane in ospedali italiani con medici italiani a gestirli – a meno che gli immigrati, come gli alieni, non abbiano il potere di dirigere le nostre azioni a prescindere dalle nostre volontà e in quel caso non mi spiego come mai non ci inducano direttamente ad accoglierli passivamente o all’autodistruzione – vorrei farvi notare la vera tragedia della realtà posta in essere dal tweet in questione.

Ovvero:

  • le nascite del 2016 sarebbero in maggior parte “straniere” quindi avvenute all’estero, rispetto il nostro paese. Giusto?
  • se usi il maiuscolo (e già sei messo malissimo così) utilizzalo anche per le vocali accentate. Esiti come “FATALITà” sono indicativi di tutto il disagio possibile
  • “QUELLE 5 MAMME DECEDUTE” vorrebbe, oltre il minuscolo, il numerale in lettere
  • la spaziatura tra punti e parole necessita di almeno un minuto di silenzio. E di urla di dolore, subito dopo
  • “LO STERMINIO E NIZIATO”: soprattutto quello dell’accento sul verbo essere e della i- iniziale nel participio passato.

Cinque orrori linguistici in meno di centoquaranta caratteri. Ricordando che avevo allievi stranieri che usavano la lingua italiana con maggior rispetto, concludo con un auspicio: togliete internet ai leghisti. Ora!

P.S.: chissà se qualche femminista caduta in disgrazia di Se non ora quando non abbia da dire la sua, in merito…

Tifoserie telematiche (e altri problemi mentali)

Per tutta una serie di casi fortuiti, sono costretto a stilare un elenco aggiornato delle varie tifoserie telematiche con le quali mi son dovuto scontrare almeno una volta nella mia esistenza. In ordine rigorosamente casuale, segnalo i sostenitori delle seguenti teorie e fan club di vario tipo:

visitor-oldx-large11. Rettiliani e affini – credono che il nostro mondo sia popolato da una specie di rettili umanoidi, tipo Visitors, i quali vivono tra noi, sotto mentite spoglie. Per alcuni, essi sono buoni e pacifici, per altri invece la Terra altro non è che un gigantesco agriturismo dove poter mangiare carne umana. E va bene così.

2. Scie chimiche – se vedi un aereo che rilascia del fumo, non sarà mai una normale conseguenza della combustione del carburante. No. È veleno, di natura varia e molteplice. Servirà per cambiare il clima, influenzare i tuoi pensieri, far venire malattie con cui poi arricchire le case farmaceutiche e via discorrendo…

3. L’AIDS non esiste – anche in questo caso, si tratta di una congiura messa in campo dalle multinazionali del farmaco. Si fa credere, alla gente che sta male, di avere contratto il virus per vendere medicine che non servono a nulla. Non si capisce come mai, se stai male davvero, non ti vendano i medicinali con i quali curarti. A questa obiezione, di solito, partono gli insulti e l’augurio di ammalarti a tua volta. E daje.

4. L’ideologia del gender – ovvero, pare che ci sia qualcuno che vada nelle scuole della Repubblica a cercar di convincere i maschi a farsi crescere le tette e a prendere ormoni e le femmine a diventar camioniste. Lo scopo ultimo è di trasformare ogni creatura vivente dentro gli ambienti scolastici, inclusi bidelli, presidi e pure le lenticchie dei laboratori di biologia, in Cristiano Malgioglio. Per scongiurare tale pericolo – ribattezzato come “dittatura del pensiero unico” messa in campo dal presunto esercito degli “omosessualisti” – il 20 giugno a Roma la chiesa ha mobilitato centomila persone, poi diventate magicamente un milione e mezzo. Dai pani e i pesci, alla moltiplicazione dei matti.

5. Renziani – sono convinti che Renzi salverà il paese da crisi economica, gufi (e altri volatili notturni a piacere), grillini, comunisti, insegnanti, sindacati, omosessualisti (appunto), gender, ecc.

6. Fan di Matteo Salvini e Giorgia Meloni – dai sintomi facilmente riconoscibili: credono all’invasione deglsalvini boh-4i extracomunitari come fosse quella degli ultracorpi, urlano di fronte a notizie quali “no al presepe” o “tolto il crocifisso in aula”, possibilisti circa l’esistenza del gender, vestono male.

7. E i marò? – categoria di persone per cui qualsiasi aspetto dell’esistenza, dalla crisi economica alla comunione della nipotina, è di secondaria importanza rispetto alla liberazione dei marò in India. Molti di essi, a volte, rientrano anche nella categoria descritta al punto n. 6.

8. Vegani – un po’ come i testimoni di Geova alle sette del mattino, la domenica. Solo che qui le palle te le rompono se ti vedono mangiare un gelato per strada. La tua colpa? Ogni acquisto di un prodotto a base di latte. Con conseguente scioglimento delle calotte polari.

No-euro.png9. No euro – gente che, per capirci, pensa Tsipras ha approvato le unioni civili in Grecia cospirando con Angela Merkel. Lo scopo? Distogliere l’attenzione dai problemi veri della gente, come il lavoro, il salario, ecc, per poi fare leggi cattivissime contro pensionati e lavoratori. Approvare i diritti dei gay, un piano ambientale – li chiamano, per capirne la gradevolezza, diritti cosmetici – o qualsiasi altro provvedimento non abbia a che fare con banche et similia è la riprova che sei un servo della finanza tedesca. Poi gli fai notare, magari, che se riesci a far sposare due uomini estendi gli sgravi fiscali, la reversibilità della pensione e soprattutto garantisci maggiore equità rispetto alle tasse pagate. A quel punto potete star certi che vi bloccheranno sui social. Per poi tornare a leggere Diego Fusaro.

Comunicazione di servizio per gay a dignità limitata

Domanda:tumblr_lnaz0y5lfQ1qc9tcoo1_500 lasceresti esprimere liberamente, in un dibattito qualsiasi, chi pensa che le donne abbiano gli stessi diritti degli uomini e chi invece pensa che siano inferiori in quanto tali? E ancora: quest’ultima la riterresti un’opinione come un’altra, o la aborriresti in toto? Ti è chiaro, in altri termini, che nel mondo occidentale ciò che nega la dignità di una categoria sociale non viene visto come “elemento per arricchire il pensiero”, bensì come problema da superare?

Perché tali interrogativi? Mettiamola così: se siete del gruppo “io stimo persone come X” (con X = gay/lesbica di regime a vostra scelta che si allinea a posizioni omofobe) o di quelli che “anche gli omofobi hanno diritto di dire la loro”, ebbene, potete serenamente depennarmi dai vostri contatti (rubrica telefonica, social, email, ecc). Mi risparmiarete la fatica di essere esposto alla vostra mancanza di dignità e al defollow conseguente. Grazie.

Allearsi col pd? E perché?

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(foto da: Il Giornale)

Non capisco l’appello di Pisapia, Zedda e Doria alla sinistra, per allearsi col pd. Il partito che ha schifato l’elettorato progressista, trasformando la stessa parola “sinistra” in insulto. E poi: allearsi con Renzi per non consegnare il paese alle destre? Il pd è destra! Becera, confessionale, illiberale. Pensate solo a jobs act, “buona” scuola e unioni civili.

Mi fa per altro notare il mio amico Gwydion, in un commento su Facebook, che «da quando i sindaci sgraditi al capo del partito si rimuovono, non avrebbe senso allearsi col PD neppure se il candidato fosse degnissimo».

Ecco, per tutte queste ragioni anche no. Grazie.

Violenze religiose

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Notturno: forse dovremmo tutti e tutte partire dall’evidenza che le religioni portano violenza e sopraffazione. Ce lo insegnano l’Isis a Parigi, il tipo che ha sparato in un centro abortivo in USA e i politici che, per non ferire la sensibilità dei cattolici, fanno leggi-apartheid contro le persone LGBT in Italia.

Due o tre cose sulla lotta all’AIDS

stop_aids_2_by_sir_sirix1 dicembre: Giornata Mondiale di lotta all’AIDS. Che tradotto in altri termini significa: usatelo il preservativo. E anche il cervello. Tutto l’anno, per altro.

Ma cosa provoca l’infezione? Nell’ordine: l’HIV, usare l’uccello in luogo del cervello e la chiesa che “mettere il condom è peccato”. Ignoranza e scarsa attenzione, insomma.

Ricordiamoci, inoltre, che si deve fare la lotta al virus, non alle persone sieropositive. L’infezione è un incidente, non una colpa.

E infine: quelli che “no il gender a scuola” sono ottimi strumenti di propagazione dell’HIV. Perché se non permetti che si faccia educazione sessuale, che si parli di sessualità consapevole, che si dimostri come fare una contraccezione efficace, stai creando più o meno inconsapevolmente i nuovi contagi del domani.

Ricordiamocelo sempre.

Ditelo a Poletti

Conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri

Giuliano Poletti – Foto di Fabio Cimaglia

Ditelo a Poletti: mi sono laureato a 28 anni – per fatti di natura privata, c’è stato un blocco nel mio percorso – con 110 e lode e ho sempre lavorato dopo la laurea.

All’inizio con piccoli contratti a tempo determinato. Con collaborazioni e borse di studio. Nel frattempo ho pure preso un master, una specializzazione e ho fatto un dottorato, recuperando gli anni “persi” e rimettendomi in carreggiata con le persone della mia età. Oggi ho una professione che mi soddisfa pienamente, anche se io voglio sempre andare oltre.

Nel corso della mia vita ho avuto lavori per lo più gratificanti, altri li ho fatti fuori dal mio percorso di studio. Poi altri ancora, anche se non mi piacevano. Ma ho lavorato. E contrariamente a quello che mi suggerivano in molti, senza dire grazie a nessuno. Perché non si deve dire mai grazie quando qualcosa ti appartiene di diritto, o lo depotenzi.

Tutto ciò senza  l’ombrello di un partito che, magari, prima mi fa gestire una coop e poi mi assegna un dicastero strategico con un semplice diploma di perito agrario. Perché quando si studia e si lavora davvero, non si ha il tempo di maturare l’arroganza tipica dell’uomo di potere, lontano dalla strada e ben protetto dai palazzi che, strano a dirsi, risultano sempre più invisi alla gente per bene di questo paese. Ditelo al ministro.

Buona scuola: in risposta a Renzi e alla sua lettera agli/lle insegnanti

Roma, 11 novembre 2015

Gentile Presidente del Consiglio dei ministri,

Le scrivo in risposta alla lettera da Lei recentemente inviata ai miei colleghi e alle mie colleghe della scuola italiana. Penso infatti che non abbia ben chiaro il mondo a cui si è rivolto e vorrei, inoltre, soffermarmi su alcuni aspetti relativi alla Sua riforma, fortemente voluta e ribattezzata, forse con eccesso di ottimismo, come “buona scuola”.

Mi lasci dire, per cominciare, che tale scelta linguistica appare, di per sé, impropria se non offensiva. La scuola italiana pre-riforma non era certo meno buona, anche grazie al lavoro di centinaia di migliaia di insegnanti che hanno dato il loro sapere e il loro tempo – molto spesso anche al di fuori dell’orario di lavoro – per far funzionare le cose che lo Stato ha reso (e rende) molto difficili per l’intera categoria. A cominciare dall’eccesso di burocratizzazione della professione, la sua mancata considerazione sociale, anche in termini di retribuzione, e il suo conseguente svilimento (il precariato è forse l’ultimo dei problemi di un mondo in cui l’insegnante è narrato/a come privilegiato, fannullone, e via discorrendo).

Non credo che la Sua riforma cambierà questo stato di cose: il trattamento salariale è e rimane tra i più bassi d’Europa, Lei stesso ha reso l’intera categoria succube delle decisioni di un dirigente che potrà cacciare in qualsiasi momento i/le docenti e gli stessi criteri di scelta del contingente sono stati fatti sballottando di qua e di là migliaia di persone, che per accettare il posto di lavoro hanno dovuto lasciar casa, famiglia e doversi trasferire anche a centinaia di chilometri da casa. Per cui quando leggo, nella Sua lettera, che reputa odioso «essere considerati pacchi postali da spedire in varie zone della provincia e attendere le convocazioni di fine agosto come un rito umiliante e angoscioso» temo che non abbia cognizione del fatto che la riforma non ha escluso tale eventualità, ma l’ha istituzionalizzata definitivamente. Magari adesso non si attenderà più la convocazione annuale, ma si potrà essere trasferiti per l’arbitrio di un preside o perché un computer così ha deciso, come per altro è già accaduto con le passate immissioni in ruolo. E potremmo anche parlare di una riforma, la Sua, che obbliga migliaia di docenti a essere trattati come pacchi postali da una scuola all’altra, per coprire il personale assente anche per tutto l’anno scolastico, in barba al senso di soddisfazione dell’insegnante che non potrà assicurare, nemmeno adesso, la continuità educativa di cui lei tanto parla.

Temo, ancora, che Lei abbia una conoscenza non approfondita della scuola italiana quando scrive che è frustrante «ricevere la lettera di licenziamento alla fine dell’anno scolastico anziché gli auguri di buone vacanze»: perché vede Presidente, ho lavorato per sei anni per la scuola statale e posso garantirLe che mai si è vista traccia di tali lettere. Poi per carità, un errore lo si perdona a tutti, ma almeno eviti di dire che “conosce bene” tale situazione.

Leggo, poi, che con la cosiddetta “buona scuola” avete «innanzitutto messo più soldi nell’educazione, più soldi per i professori, più professori per i nostri figli contro l’insopportabile filosofia delle classi pollaio» e che avete «anche messo la parola fine al modo scandaloso con cui vi hanno trattato in questi anni». Sarà per questo motivo – per fare un solo esempio – che l’intero mondo scolastico si è rivoltato contro un provvedimento che svilisce ulteriormente la professionalità del docente, esponendolo al giudizio di famiglie e studenti stessi, rendendolo quindi ricattabile solo perché, magari, ha messo un cattivo voto all’allievo/a che verrà scelto/a nella valutazione della sua professionalità.

Lei parla, inoltre, di più soldi agli/lle insegnanti e di classi meno affollate. Vedremo se questo corrisponderà alla realtà delle cose (magari armonizzando la retribuzione in linea con quella dell’Europa). Da quello che so, il tenore di vita dei miei colleghi e delle mie colleghe continua ad essere lo stesso: 500 euro a parte, che a ben vedere corrispondono a 41 euro di maggiorazione su scala mensile e quindi un aumento del potere d’acquisto di 1,38 euro al giorno in libri, CD, concerti e altro ancora (poi pazienza se si acquista il corso di inglese on line o si spende tutto in cinepanettoni).

Le dirò, inoltre, che mente quando scrive che il Suo governo non era costretto ad assumere e che non c’è nessuna sentenza che vi obbligava a sanare il precariato, perché questo non corrisponde a verità. Ma che lei non abbia mai brillato in tal senso lo dicono i fatti (a cominciare da tutte le volte che ha promesso le ormai famigerate unioni civili, che vengono rimandate di volta in volta).

Per tutte queste ragioni – e trovandomi nella fortuna di poter scegliere altrimenti – già nei mesi scorsi, nonostante la nomina in ruolo come insegnante di Italiano, ho reputato più vantaggioso per me optare per un altro contratto, rispetto a quello offerto dallo Stato: vivo costantemente a stretto rapporto con un’utenza che mi valuta (ma che non decide delle mie sorti lavorative) e devo giustamente rispondere ai miei superiori rispetto a quanto faccio nel mio ambito lavorativo. Ma sono trattato da professionista del settore e non da numero da destinare a “reti di scuole” dove fare il tappabuchi di colleghi/e assenti o da esporre agli umori del preside (e ritornando al discorso sulle unioni civili, magari pure omofobo e ossessionato dal “gender”, e credo che lei capirà perfettamente a cosa mi sto riferendo).

Perché ciò che fa di un individuo un lavoratore realizzato è la possibilità di mettere pienamente a frutto il suo sistema di conoscenze per il mestiere che ha scelto di seguire, ottenendo la stima del contesto sociale di riferimento – e anche Lei, insieme ai suoi seguaci, non fa un favore alla categoria quando usa il termine “professorone” come insulto per i suoi avversari – e, possibilmente, un compenso adeguato per il un progetto di vita che, nel caso dell’insegnante che ci crede davvero, è di totale adesione al fine per cui lavora: costruire la società del domani.

Per cui mi perdonerà se reputo le Sue parole come un ennesimo esercizio retorico da politicante e non il messaggio che ci si aspetterebbe da chi ci governa.

Cordialmente,

Dario Accolla