La Slovacchia dice no alle leggi antigay

Poi ti svegli e trovi notizie che ti regalano un sorriso. Come quella del referendum slovacco, quello che voleva essere in chiave antigay. Voleva, appunto. Organizzato dalla chiesa locale, avallato da Bergoglio in persona – quello del «chi sono io per giudicare» i froci pervertiti, e voi ancora ad applaudirlo (bravissimi eh!) – era composto da tre quesiti che volevano limitare i diritti delle persone LGBT e definire la famiglia solo come unione di uomo e donna.

Ebbene, otto slovacchi/e su dieci hanno disertato le urne. Il quorum non è stato raggiunto e i sentinelloidi locali sono rimasti a bocca asciutta.

Se volessimo cavalcare gli usi linguistici dei nostri Adinolfi e delle nostre Miriano, dovremmo dire che papa Francesco è una schiappa. Ma non siamo come solo e perciò non lo faremo. Certo, l’idea che qualche sposa sottomessa e qualche pokerista incallito stiano rosicando, non fa che rendere migliore questa giornata. Ah, a questo proposito: fuori c’è il sole. E buona “santa” domenica a tutti e tutte voi!

Convegno di Milano: il video dell’intolleranza omofoba

Ma Sentinelle in piedi, Manif pour tous, Mario Adinolfi, la sposa (mai del tutto) sottomessa Costanza Miriano, non erano per la libera espressione e libertà di opinione di tutti e contro ogni forma di omofobia?

lo studente viene preso per un braccio

lo studente viene preso per un braccio

Perché a guardare un video pubblicato nel sito di Repubblica sul convegno omofobo organizzato a Milano con il patrocinio della Regione Lombardia – e abusivamente associato al logo dell’Expo 2015 col placet di Maroni – in cui un ragazzo chiede coraggiosamente alla platea se sanno qual è il reale orientamento sessuale dei figli dei/delle partecipanti, io sento solo parolacce contro di lui, fischi e tanta violenza verbale.

Da notare la “serenità” degli astanti, a cominciare dal “moderatore” del convegno che lo apostrofa pesantemente, con frasi «sei venuto a rompere le balle» e «ma va a cagare!».

lo studente viene allontanato dal microfono

lo studente viene trascinato via dalla sicurezza

Mi chiedo e vi chiedo, cari amici e care amiche eterosessuali: vi sentite al sicuro sapendo che è questa gente che vuole difendere le vostre famiglie? Cosa accadrebbe se costoro, arrivati al potere, pensassero che le vostre decisioni non sono affini alle loro idee (ad esempio in materia di interruzione di gravidanza, divorzio, fine vita, educazione della prole, ecc)? Perché di fronte a tutto questo, mi viene in mente una parola e una soltanto: fascismo.

Siamo sicuri che questa gente voglia davvero tutelare le vostre famiglie o forse, visti i toni e le reazioni rispetto a una semplice domanda, sono loro la minaccia da cui occorre difendersi?

E in tutto questo, ricordiamolo: la Lega Nord, il partito di Matteo Salvini, sta dalla parte di queste belle persone. Lo chiedo per l’ennesima volta: tutto questo vi fa davvero sentire al sicuro?

Care sentinelle, Charlie Hebdo vi tratta come terroristi qualsiasi

B6wfEWeIAAMGWwxTutto è cominciato con una vignetta su Charlie Hebdo, pubblicata perché non mi piace vedere come Lega, fascisti e omofobi vari stiano utilizzando la strage di Parigi per i loro orrendi scopi ideologici e razzisti. La vignetta è dedicata a Marine Le Pen, alla quale il settimanale francese ricorda qual è il suo candidato ideale: una montagna di merda.

Si inserisce nella discussione la solita sentinella – brutta cosa non avere niente da fare il venerdì sera, ma quando si è spose, mamme e sottomesse questa è la fine che fai – che mi accusa di “difendere l’islam”. Adesso io capisco pure che educata e cresciuta a dividere il mondo in buoni e cattivi, pensare di essere dalla parte dei primi e finire più o meno inconsapevolmente nella schiera del “chittesencula” non rientra tra le prime cento cose che nutrono bene la tua autostima e ti porta a ulteriori semplificazioni che non giocano a favore della verità, ma qui nessuno difende l’islam, ammesso che questa frase abbia poi un senso. Perché da laico, non difendo alcuna religione (semmai difendo le persone che devono avere la libertà di credere o meno in ciò che vogliono), e perché – dato che per certa gente islam = terrorismo – non posso stare dalla parte di chi uccide, men che mai per chi uccide chi difende la laicità.

Insomma, la signora in questione apre un flame a cui si agganciano le solite squadracce da social network. Decido di non seguirli nei loro soliti deliri (sono come le piattole: te ne becchi una, si moltiplicano a ripetizione e il fastidio è doppio) e li saluto così:

twitter antisentinelle

questa la loro pacata reazione:

germanobastardi

altre sentinelle

annarosa e altro

credo che ognuno possa farsi un’idea, al riguardo.

Andando a vedere i profili di certa gente, anche per capire in quale contesto culturale nascono certe reazioni, credo che sia abbastanza evidente cosa significhi il fondamentalismo religioso, quello di casa nostra. La dinamica è sempre quella: appoggiarsi all’idea di un dio, uno qualsiasi, per fomentare e giustificare il proprio razzismo, l’omofobia, il dileggio, la violenza (fosse anche solo verbale). Non è un caso, a ben vedere, che i fumettisti di Charlie Hebdo trattassero certi estremismi  allo stesso modo in cui trattano il terrorismo islamico. Non è affatto un caso.

Ricordando Pippo Fava e la necessità della lotta politica

Giuseppe Fava, 1925-1984

Giuseppe Fava, 1925-1984

Copio e incollo dalla bacheca Facebook della mia amica Caterina Coppola:

Neanche le vittime della mafia, in Italia, sono tutte uguali. Ci sono vittime che (giustamente!) vengono ricordate ogni anno con cerimonie pubbliche, discorsi roboanti, lunghe trasmissioni televisivie, convegni nelle scuole e via discorrendo. E poi ci sono vittime un po’ scomode, alle quali si concede un veloce passaggio nei TG (e neanche tutti), qualche trafiletto sulla cronaca regionale e poco altro. Il resto, è affidato a chi ha scelto di raccogliere quell’eredità di coraggio, di amore per la verità, di passione per la giustizia (quella che, spesso, non passa dai tribunali).

Il 5 gennaio di 31 anni fa moriva ammazzato dalla mafia, a Catania, Pippo Fava, uno che del giornalismo aveva fatto missione, che con la sua ansia di verità denunciava il potere criminale della sua città e che ha insegnato quel modo di fare questo mestiere ad un manipolo di ragazzi, che ne hanno raccolto e tramandato l’eredità (e che ringrazio personalmente, uno per uno).

E il 5 gennaio era anche il compleanno di Peppino Impastato, morto per mano dei sicari di Badalamenti, perché con la stessa urgenza di verità, raccontava dal microfono di una radio indipendente di paese i loschi traffici e la malefatte di “Tano Seduto”. La sua memoria è arrivata a noi grazie alla sua famiglia, a sua madre Felicia e ai suoi compagni di quell’epoca. E anche loro vanno ringraziati, uno ad uno.

E no, non sono cose che riguardano solo i siciliani, se ancora non fosse chiaro a tutti…

Chiudo con una frase di Pippo Fava, forte ed emblematica per tutti coloro che pensano che i soprusi, le ingiustizie, le sopraffazioni e le disuguaglianze vadano combattute: “A che serve vivere se non c’è il coraggio di lottare?”.

A queste parole, aggiungo quelle trovate sulla pagina di Wikipedia dedicata al giornalista ucciso:

Alle ore 21.30 del 5 gennaio 1984 Giuseppe Fava si trovava in via dello Stadio e stava andando a prendere la nipote che recitava in Pensaci, Giacomino! al Teatro Verga. Aveva appena lasciato la redazione del suo giornale. Non ebbe il tempo di scendere dalla sua Renault 5 che fu freddato da cinque proiettili calibro 7,65 alla nuca. Inizialmente, l’omicidio venne etichettato come delitto passionale, sia dalla stampa che dalla polizia. Si disse che la pistola utilizzata non fosse tra quelle solitamente impiegate in delitti a stampo mafioso. Si iniziò anche a frugare tra le carte de I Siciliani, in cerca di prove: un’altra ipotesi era il movente economico, per le difficoltà in cui versava la rivista.
 
Anche le istituzioni, in primis il sindaco Angelo Munzone, diedero peso a questa tesi, tanto da evitare di organizzare una cerimonia pubblica alla presenza delle più alte cariche cittadine. Le prime dichiarazioni ufficiali furono clamorose. L’onorevole Nino Drago chiese una chiusura rapida delle indagini perché «altrimenti i cavalieri potrebbero decidere di trasferire le loro fabbriche al Nord». Il sindaco ribadì che la mafia a Catania non esisteva. A ciò ribatté l’alto commissario Emanuele De Francesco, che confermò che «la mafia è arrivata a Catania, ne sono certo», e il questore Agostino Conigliaro, sostenitore della pista del delitto di mafia.
 
Il funerale si tenne nella piccola chiesa di Santa Maria della Guardia in Ognina e poche persone diedero l’ultimo saluto al giornalista: furono soprattutto giovani ed operai quelli che accompagnarono la bara. Inoltre, ci fu chi fece notare che spesso Fava scriveva dei funerali di stato organizzati per altre vittime della mafia, a cui erano presenti ministri e alte cariche pubbliche: il suo, invece, fu disertato da molti, gli unici presenti erano il questore, alcuni membri del PCI e il presidente della regione Santi Nicita.

Da attivista LGBT, da cittadino, da cittadino e attivista siciliano, credo che sia importante ricordare la centralità di questa figura, per il suo amore per la giustizia e la verità, per l’importanza che egli dava alla “lotta politica” come spazio d’azione volto a garantire un mondo più bello per tutti e per tutte.

Non è un caso, ahinoi, che l’Italia di oggi assomigli a quella parte di società che negò la natura mafiosa di quel crimine e che disertò in massa i funerali di quello che può definirsi, con poche parole, un grande uomo.

Idiozie umane e botti di Capodanno

B6LIxVQIgAEvDQwAvevo scritto queste parole, su Facebook ieri per la fine dell’anno, sulla questione botti e dintorni:

ultimo pensiero “politico” per questo 2014: si parla di botti di Capodanno e leggo gente scandalizzata perché ci si preoccupa per gli animali e non per gli esseri umani a cui saltano dita, ecc. Ebbene, nella speranza che non succeda niente e nessuno (uomini e animali), vorrei far presente che cani, gatti & co. sono vittime inconsapevoli dell’idiozia umana, per cui un po’ di pietà per loro e un doveroso silenzio per la stupidità dell’uomo rientrerebbero in una forma di intelligenza collettiva. 

Preoccuparsi per i più deboli dovrebbe essere una forma di nobiltà dell’essere e non cagione di scandalo, ma mi rendo conto che quell’intelletto universale di cui sopra non sfiora che pochi eletti e poche elette e per di più di tanto in tanto. Detto ciò, se siete di quelli/e che “chi se ne frega se muore un gatto di infarto, i problemi sono altri”, ebbene questa vignetta è per voi. E per chi è così cretino da trarre godimento da un’esplosione che mette in pericolo se stesso e la comunità.

Per il resto tanto amore, eh!

Leggo che ci sono stati oltre duecentocinquanta persone ferite, tra bambini e adulti. Faccio notare che nessuno mai parlerà di quanti cani, gatti ed altri animali sono morti per questa follia che fa fuori, anche (ma non solo) chi la determina. Volevo solo dire questo.

P.S.: l’immagine è stata creata da Tanik, un bravissimo vignettista siciliano. Potete seguirlo su Twitter, all’account http://twitter.com/TaniK72

Fellatio e dintorni: il pensiero fisso degli omofobi

Il mio precedente articolo su Bergoglio ha fatto arrabbiare qualcuno. Nell’ordine:

1. papa boys in incognito, gente che si dichiara “critica” nei confronti della chiesa, salvo poi sostenere la necessità che essa esista e che ad essa ci si debba “sottomettere” in un modo o nell’altro, o quanto meno alla sua autorità morale. Come se prendere ordini, benedizioni e il permesso di vivere da chi considera i gay né più e né meno alla stregua di “peccatori” sia in linea col concetto di dignità. Ma contenti loro…

2. sentinelle travestite. Ovvero gentaglia che sotto il mantra di “anch’io ho amici gay” e “rispetto assoluto per tutti” poi usa la Bibbia come arma da fuoco contro diritti delle persone LGBT. Peccato per loro che nei paesi civili la vita politica e quotidiana di una società complessa come quella del presente non dipenda certo dai dettami sostanzialmente cretini (ad oggi) di un fantasy di serie B

3. poveri illusi, che continuano a credere che attraverso l’avallo della chiesa cattolica si avranno diritti, considerando appunto Bergoglio – insieme alla sua organizzazione omofoba – un interlocutore e non un nemico della dignità di milioni di persone. Vale quanto detto sopra sul “contenti loro”. Un po’ meno, invece, noi.

Gran parte dei loro commenti sono stati cancellati e non per una disaffezione del sentimento della democrazia – mi direte poi cosa c’è democratico nel sentirsi dire “meriti l’inferno perché così è scritto nella Bibbia” – ma più semplicemente perché non si può dare la stessa dignità del pensiero critico a chi sostiene che certe vite e certi sentimenti siano sbagliati solo perché così è scritto in un libro per il quale il Sole gira attorno alla Terra e dove si invitano le donne a sottomettersi agli uomini. No, signori e signore mie, in questo blog razzismo, omofobia e ignoranza non possono far parte delle argomentazioni da controbattere a un discorso più nobile, culturalmente valido e in una parola soltanto: laico.

Faccio notare, ancora, che i rosiconi continuano a ripubblicare la solita solfa, non solo nel più rigoroso anonimato, ma anche cambiando di volta in volta le mail di riferimento: complimenti per l’onestà intellettuale e soprattutto per avere il coraggio di sostenere con identità certa le proprie argomentazioni.

Sarà un caso che tali identità siano supportate da fenomeni quali:

suca

chissà perché, mi chiedo, quando si parla di diritti di cittadinanza gli omofobi pensano sempre a pratiche sessuali maschili, fellatio in primis (non è l’unico commento che si presta a questo tipo di creazioni “letterarie”). Freud o chi per lui avrebbe tanto da insegnarci, in merito.

Avere figli gay? Per il simpatico Bergoglio è una sfortuna

Bergoglio, papa di Roma

Ho sempre pensato che Bergoglio fosse un grande bluff, un’operazione di cosmesi rispetto alla consueta omofobia d’oltre Tevere. Il suo “chi sono io per giudicare” circa i gay (lesbiche e trans non erano ancora pervenute alla sua santa attenzione) era corredato da una chiosa: è già scritto tutto nel catechismo. È nel catechismo c’è scritto che essere gay è peccato mortale. Mi arrabbiai moltissimo con chi salutò con favore questo ribadire una condizione di minorità delle persone LGBT.

Adesso il nostro, anzi, il vostro simpatico pontefice torna alla carica con la sua solita omofobia travestita da buoni propositi. La notizia la riporta il Quotidiano.net, il cui titolo è già evocativo: «Papa. “Sì ai divorziati come padrini e aiuto a chi ha figli gay”», come se fosse un handicap o una disgrazia. Adesso questa è una semplificazione del titolista, ma se andiamo a scavare nel testo e riprendiamo le dirette parole del pontefice, non andiamo molto lontano da questa impostazione:

nessuno ha parlato di matrimonio omosessuale nel Sinodo. Quello di cui abbiamo parlato è come una famiglia che ha un figlio o una figlia omosessuale, come lo educa, come lo cresce, come si aiuta questa famiglia ad andare avanti in questa situazione un po’ inedita. Dunque al Sinodo si è parlato della famiglia e delle persone omosessuali in relazione alle loro famiglie, perché è una realtà che incontriamo nei confessionali…

Si notino almeno tre aspetti:

1. si ribadisce il no all’allargamento della sfera dei diritti. Nessuno ha parlato di matrimonio. Si mantiene la prospettiva del permanere di una discriminazione

2. la situazione di eccezionalità dell’avere un gay o una lesbica in famiglia. Bergoglio non dice – e non può dirlo, per evidenti limiti culturali di tipo omofobico, caratteristici della fede di cui è capo indiscusso – che avere prole LGBT può essere una cosa come un’altra, per quanto minoritaria (un po’ come avere figli mancini o bimbe coi capelli rossi, per capirci fino in fondo), ma lo pone sotto l’ottica dello scarto rispetto alla norma. Il richiamo al confessionale, inoltre, lo ammanta di quell’aura di peccato che tanta fortuna ha nei soliti ambienti cattolici

3. avere un/a figlia omosessuale rientra nell’ottica di uno svantaggio, per cui la famiglia “colpita” da questa situazione “un po’ inedita” ha bisogno d’aiuto.

Insomma, per Bergoglio avere figli omosessuali (le lesbiche ancora non sono pervenute, le trans meno che mai) è e rimane una sfortuna. L’unica cosa che non ha detto è che bisognerebbe intervenire sugli attori principali di diffusione di omofobia e odio sociale contro le persone LGBT: partiti cattolici, omelie nelle chiese, gruppuscoli antigay nelle piazze… tutti soggetti che operano per rendere un inferno la vita della gay community in Italia. Chissà perché contro queste persone sua simpatia, pardon, sua santità non dice niente.

Rom e romani

gli italiani un popolo razzista

gli italiani un popolo razzista

Due pensieri estemporanei su quello che sta succedendo qui nella capitale:

1. praticamente, cari “italiani” dimmerda, vi hanno trasformato in razzisti per potersi arricchire a vostre spese e sulla pelle di rom e immigrati. Questo insegna lo scandalo romano di questi giorni. Ma voi prendetevela solo con quei poveri disgraziati di Tor Sapienza, mi raccomando

2. non è che se vi dite a favore dei diritti dei gay e poi vorreste mandare ai forni rom o altra categoria a scelta siete dei gran fighi, eh! Il principio è sempre quello che fa rima con fascismo.

Fa tutto parte di quel “buon senso” popolare che discriminazioni sulle categorie percepite come estranee, raccontate come pericolose e trattate come criminali. È la stessa dinamica che ha già coinvolto gli ebrei. E che oggi è usata contro i soggetti fuori norma, dalle persone migranti a quelle LGBT. Vi piaccia o meno, fate parte di questa subcultura del disprezzo.

Così, per dire.

Di quello che ci frega degli amici gay di Alfano

Angelino Alfano ha amici gay

Che Alfano fosse un ministro sostanzialmente incapace, oltre che dannoso, era chiaro dai tempi del caso Shalabayeva. Prendere la famiglia di un dissidente politico, in asilo nel nostro paese, e consegnarla ai servizi segreti controllati dal leader da cui è fuggita, è un atto da nobel per l’imbecillità. Per non dire peggio. Eppure questo non ha impedito a Renzi di riconfermarlo agli Interni, che non è esattamente un ministero come un altro. Affidereste la stanza dei bottoni  di chi dovrebbe evitare attentati terroristici a chi non sa distinguere tra un rifugiato e un terrorista? Renzi sì. E infatti il nostro, continua a far danni.

Nonostante la laurea in giurisprudenza, la lunga attività politica, le sentenze di diversi tribunali, un pronunciamento della Corte Costituzionale e la diffida di Rete Lenford – che forse messe insieme, queste ultime tre realtà, ne sanno (ma giusto un attimo) un po’ di più di lui – Angelino Alfano ha prima cercato di far annullare le trascrizioni dei matrimoni contratti all’estero, quindi, quando l’ennesimo tribunale gli ha fatto sostanzialmente capire che la legge prevede tutt’altro, rispetto alle sue disposizioni, lui ha rilanciato.

In pratica: fai qualcosa che non devi, qualcuno ti fa notare che è una boiata e tu la rilanci uguale uguale a come non dovrebbe essere. Roba da puntata standard di Sensualità a corte. Che in un contesto repubblicano andrebbe tradotta con “inettitudine a palazzo”.

Non pago della figura pietosa, il rilancio di Alfano ai suoi atti sostanzialmente omofobi passa per il solito mantra: «ho tantissimi amici omosessuali, li frequento, ci esco a cena e non ho certo pregiudizi». Me cojoni, come direbbero ai Lincei.

Adesso, personalmente nulla mi importa di chi frequenta Alfano per le sue cene. Forse gli amici gay che si ritrova hanno grossi problemi a guardarsi allo specchio, in bagno la mattina, oppure il loro dramma è che non si sono mai posti davvero il problema di guardarsi davvero negli occhi, sempre nel momento delle abluzioni, e dirsi in solitudine e nella massima franchezza: “ma io con chi cazzo vado a cena?”. Roba loro, comunque.

Appurata questa evidenza, Alfano continui pure a frequentare finocchi con uno scarso senso dell’autostima. Ma nel mondo reale, se vai a far colazione con un ebreo o se prendi un martini con un nero e poi pensi che in fin dei conti sono inferiori e che per il loro esser tali non meritano gli stessi diritti, non ci fai proprio un figurone.

Oltre tutto, al netto di tutto questo, emerge l’unica vera ovvietà: se questi amici gay non hanno problemi ad andare a cena col ministro e viceversa, di fatto le restanti migliaia di persone LGBT che non hanno il privilegio di desinare con il leader del Nuovo Centro Destra, il diritto a sposarsi lo vogliono. Tutto il resto è il solito mettere le mani avanti per non ammettere che su certi temi si è politicamente orrendi. Né più, né meno.

Ahi serva Italia…

B2etylNIIAAgTkZ.jpg-largeL’immagine che vedete è estratta da un inserto del Corriere della Sera. Ed ecco cosa siamo diventati: il paese che ha la metà e oltre del patrimonio artistico mondiale e che fu patria del Rinascimento è divenuto un ricettacolo di cavernicoli (basta vedere come ha votato e come continua a votare il nostro elettorato, da Berlusconi ai due mattei).

Vorrei far notare anche che siamo un paese in cui le “radici giudaico-cristiane” sono viste come valore culturale imprescindibile per decifrare e comprendere la nostra società tutta.

Ed è così che ci siamo ridotti: un luogo abitato da gente che interpreta il mondo per pregiudizi, stereotipi e luoghi comuni. Siamo un popolo di ignoranti. E questo spiega il fatto che se vedi le Femen ad AnnoUno realizzi che i/le giovani presenti in studio si incazzano perché criticano il potere clericale e lanciano preservativi al pubblico (meritate Giovanardi, ve l’ho già detto?). Questo chiarisce come mai fenomeni come “Manif pour tous” e “Sentinelle in piedi” – che in qualsiasi consesso civile andrebbero bollati come raduni di balordi che hanno fatto dell’omofobia un momento di visibilità politica e una scusante esistenziale – siano ritenuti interlocutori politici. Questo spiega il Nuovo Centrodestra al governo. O le leggi del solito Pd che invece di punire l’omofobia l’avallano. Questo spiega come mai abbiamo un esecutivo popolato da “avanzi da oratorio” (cit). E tutto il resto.