Una nave che parte per la guerra

start

«Sofia», disse l’infermiera a voce alta, «lo sai che cos’è la nascita? È una nave che parte per la guerra».

by Paolo Cognetti, Sofia si veste sempre di nero, Minimum Fax, 2012

Annunci

La bestia (nel cuore)

14629«Accidenti!» gridò.
Amaranta, che cominciava a mettere la roba nel baule, credette che l’avesse punta uno scorpione.
«Dov’è?» chiese spaventata.
«Cosa?»
«La bestia!» spiegò Amaranta.
Ursula si mise un dito sul cuore.
«Qui!» disse.

Gabriel Garcia Marquez, Cent’anni di solitudine

Plenilunio

luna

Scrivere di notte.
Per cercare le parole che ti somigliano di più.
Al suono di quella musica che tu solo sai.
Tu.
Solo.
Nell’anelito delle stelle boreali.
Nella promessa dell’aurora, sotto i cieli della fine del tutto.
Tenendo per mano il bambino alla porta.
Accarezzandone la rabbia.
Come Orfeo con Cerbero. E niente inferi. Solo il buio di questa parte del mondo.
Sotto il trionfo della luna guardinga.
Nel labirinto delle intenzioni.
Per rompere lo specchio con la sua immagine, che mai sarà tua.
Mai come te.

Sta di fatto che devo vivere

«Non so cosa pensare. Con tutto il dolore che ho intorno, comincio a vergognarmi di prendere sul serio i miei umori. Eppure devi continuare a prenderti sul serio, devi rimanere il centro, e in qualche modo devi venire a capo dei fatti di questo mondo; in nessuna situazione puoi chiudere gli occhi, devi “confrontarti” con questi tempi orribili, e cercare una risposta alle numerose questioni di vita e di morte che essi ti pongono. E allora forse troverai una risposta ad alcune di esse, non solo per te stesso ma anche per gli altri. Sta di fatto che devo vivere, e che devo affrontare ogni cosa.»

Etty Hillesum, Diario 1941 – 1943; Adelphi, Milano, 1981, p. 56-57.

Vivere come se il domani non esistesse

I’m gonna swing from the chandelier, from the chandelier
I’m gonna live like tomorrow doesn’t exist
Like it doesn’t exist
I’m gonna fly like a bird through the night, feel my tears as they dry
I’m gonna swing from the chandelier, from the chandelier.

Chandelier, Sia

Perché se il mio spleen avesse una colonna sonora, questa sarebbe una delle sue melodie.

Go if you want…

Now I’m all messed up
sick inside, wondering where
where you’re leaving your makeup.
Now I’m all messed up
sick inside wondering who
whose life you’re making worthwhile…

Tegan and Sara, Now I’m all messed up

(e non so perché, ma penso a Meg e al fatto che se avessimo avuto ancora vent’anni avremmo ascoltato questa canzone in una sera d’inverno, a lacerarci l’anima e a mangiare cioccolata. Insieme. Come sempre…)

Sigla d’apertura

Se la mia vita fosse una fiction questa sarebbe la sigla di apertura.

E poi vabbè, ci sarebbe quella voglia di nord Europa che ogni tanto ti prende, per dare un colore giusto al tuo spleen, per la poesia di della pioggia che scivola sulle finestre grandi e bianche e per il cielo vichingo.
Per il sapore della colazione del mattino che ha quell’altrove.
Per fuggire, occasionalmente, all’irriverenza del sole di qua, anche se ne sei perdutamente innamorato. E quando ami un po’ è così: sai che non te ne andrai mai, anche se una parte di te vuole scappare, per non perdersi per sempre.

Eh sì, vi dedico questa canzone oggi, mentre cercherò di rimettere insieme i pezzi della mia mente, della mia vita e del suo significato in una domenica un po’ volgare, a causa del caldo e per del sapore residuo della notte, che ancora si impasta con la lingua e i pensieri.

Una canzone, bellissima e dolce

A volte succede, ne senti bisogno. In una notte come tante, e pure un po’ diversa. Quando non hai troppa fantasia, ma hai bisogno di andare oltre quel recinto di cose che sai già. E allora ti affidi agli altri, senza aver paura di sembrare insufficiente a te stesso. Perché se vogliamo che i doni arrivino dobbiamo anche saperli accettare. E per arrivare a questo, dobbiamo imparare a chiedere.

E allora così, senza un’apparente ragione, ho chiesto che mi si suggerisse una canzone, bellissima e dolce allo stesso tempo. Senza dire se doveva esserci l’impeto di una tempesta di luglio, o la pacatezza di un tramonto autunnale. L’ho chiesta e basta, la mia canzone. E mi hanno risposto, alcuni amici, altri perfetti sconosciuti, qualcuno di cui conosco solo il viso senza aver ancora imparato le modulazioni della voce.

La mia playlist di questa notte ha questi titoli:

Kim Carnes – Bette Davis eyes
Chris Isaak – Wicked game
Antony and the Johnsons – Cripple and the Starfish
Aimee Mann – Stupid thing
Don McLean – Vincent (Starry Starry Night) 
Alison Krauss – Baby now that I’ve found you
Tori Amos – Marianne
Ed Harcourt – Those crimson tears
A Great Big World & Christina Aguilera – Say something
Nutini – Candy
Sia – Breath me
Birdy – Skinny love

E adesso, alla mia notte sempre meno solitaria, io lascio questi suoni in mezzo al battito delle mie dita sulla tastiera.