Una canzone, bellissima e dolce

A volte succede, ne senti bisogno. In una notte come tante, e pure un po’ diversa. Quando non hai troppa fantasia, ma hai bisogno di andare oltre quel recinto di cose che sai già. E allora ti affidi agli altri, senza aver paura di sembrare insufficiente a te stesso. Perché se vogliamo che i doni arrivino dobbiamo anche saperli accettare. E per arrivare a questo, dobbiamo imparare a chiedere.

E allora così, senza un’apparente ragione, ho chiesto che mi si suggerisse una canzone, bellissima e dolce allo stesso tempo. Senza dire se doveva esserci l’impeto di una tempesta di luglio, o la pacatezza di un tramonto autunnale. L’ho chiesta e basta, la mia canzone. E mi hanno risposto, alcuni amici, altri perfetti sconosciuti, qualcuno di cui conosco solo il viso senza aver ancora imparato le modulazioni della voce.

La mia playlist di questa notte ha questi titoli:

Kim Carnes – Bette Davis eyes
Chris Isaak – Wicked game
Antony and the Johnsons – Cripple and the Starfish
Aimee Mann – Stupid thing
Don McLean – Vincent (Starry Starry Night) 
Alison Krauss – Baby now that I’ve found you
Tori Amos – Marianne
Ed Harcourt – Those crimson tears
A Great Big World & Christina Aguilera – Say something
Nutini – Candy
Sia – Breath me
Birdy – Skinny love

E adesso, alla mia notte sempre meno solitaria, io lascio questi suoni in mezzo al battito delle mie dita sulla tastiera.

Ventinove modi per essere più creativi

il video di To-Fu

il video di To-Fu

Sull’Internazionale ho letto un articolo, che riporta: «L’agenzia To-Fu ha realizzato questo breve video su come coltivare la vostra creatività in ventinove semplicissimi consigli.»

Li ho tradotti, dopo aver visto il filmato, alla bell’e meglio (il mio inglese è molto “de buc is on de teibol”) ed è venuta fuori questo elenco:

1. fai una lista di cose da fare
2. porta un taccuino sempre con te
3. prova la scrittura libera
4. sta lontano dal computer
5. smetti di abbatterti
6. prenditi delle pause
7. canta sotto la doccia
8. bevi caffè
9. ascolta musica nuova
10. sii aperto
11. circondati di persone creative
12. ottieni riscontri
13. collabora con gli altri
14. non arrenderti
15. fa pratica
16. permetti a te stesso di fare errori
17. va in posti nuovi
18. conta le benedizioni ricevute
19. riposa tanto
20. rischia
21. rompi gli schemi
22. non forzare le cose
23. leggi una pagina del dizionario
24. creati un contesto
25. smetti di cercare di essere perfetto
26. hai un’idea? Mettila su carta!
27. rendi pulito il tuo spazio di lavoro
28. divertiti
29. finisci qualcosa che hai intrapreso.

Molte di queste attività le faccio già, per altre mi devo impegnare. Tipo stare più lontano possibile dal computer… mi ci metterò d’impegno.

E chissà che non si riesca a essere davvero più capaci di portare bellezza nella propria vita.

Quando le cose prendono forma

La vita è quando le cose prendono forma. Dentro un dolce, dentro una cura, nei desideri che sfioriamo da lontano, come tende abitate dal vento.

La vita è quella cosa per cui ciò che vuoi arriva quando non lo vuoi più e ciò che vorresti è sempre più scivoloso rispetto alla tua presa.

O riscoprire un demone in parole sfuggite al controllo. Ma per scovarlo, abbracciarlo e dirgli di non avere paura.

È quando realizzi che non c’è molto da dire in proposito: se non senti l’esigenza di abbracciarmi, se non fremi all’idea di vedermi, non ha senso niente di “noi”.

Se l’anima non te li mette contro

in viaggio…

«In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
nè nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.»

Costantino Kavafis, Itaca

…Lo sostiene anche il mio angelo guerriero. Attento, dice, non è ciò che perdi la cosa veramente importante. Ma il viaggio che hai fatto per cercare di conquistarla. E dimenticare questo – mi sussurra in lontananza, coi suoi occhi prelevati dai ghiacciai, mentre accarezza la sua spada di diamante – dimenticare questo è la vera sconfitta.

E allora, se così dove essere, così sia.

Il pezzo di creta

E così ci si risveglia col sapore delle cose passate, con i pensieri intorpiditi, guardando fuori dalla finestra e cercare presagi sicuri. Come il sole che sfiora i mobili, l’orchidea che fiorisce di nuovo, il telefono che ha dato segnali di vita.

A fare i conti con quello che sarai sempre. A guardare nella palla di vetro per vederci i sogni che vuoi realizzare. Perché è così che funziona, o almeno così dicono. Se puoi immaginarlo, lo sai fare. Anche se è difficile dare forma a questa voglia di assoluto e di imprescindibile. Anche se sembra fatto di piccole cose, come i piedi  sull’erba profumata, il rumore dell’acqua, le carezze del tramonto, i panorami senza ossigeno.

Ti fai mille domande. Se sarà come sempre. Se è così che andrà anche per quest’anno. Se esiste la soluzione. Se sta dentro la pelle di qualcun altro. Se è solo una questione di incastri fortuiti, gli stessi che chiamiamo caso. O se è una conseguenza di alchimie dosate con sapienza.

Ci si risveglia così, ed è un po’ come se dopo i botti di ieri, al clamore degli abbracci, la città si fosse immersa in un silenzio conseguente, per permetterci di rifletterci sopra, di prendere tempo, di capire come modellarlo questo pezzo di creta che chiamiamo anno nuovo. E renderlo più simile a noi, per quanto possibile. Per far sì che le cose assomiglino sempre più al concetto che abbiamo di felicità. O almeno provarci.

The end… (aspettando domani)

Luoghi e momenti

Avellino e la candelora mai vista.
Siena e la sua bellezza luminosa.
Bologna, che sta diventando una seconda casa.
Torino e lo shopping con Maria.
Visitare i cimiteri monumentali, a Roma e a Parigi.
Palermo e i suoi vicoli decadenti.
Quel bar sulla Tiburtina all’alba, e le confidenze con Gì.
Il Settimo Cielo e i tramonti sul mare.
Parigi, perché c’è sempre.
La mostra di Keith Haring.
Il concerto di Cristina D’Avena. E quello di Gianna Nannini. Anche se insieme cozzano, lo so.
Il giardino del Circolo degli artisti.
I pub del Pigneto.
Casa di Barbara e il suo aroma di tartufo.

Mai più senza

Il panettone alla crema di pistacchio.
Corsetta e palestra (perché devo diventare uno splendido quarantenne!).
Certe domeniche d’autunno a Villa Borghese.
Il trono di spade.
Il patè di ricciola.
I tramonti estivi sul mare.
I pigiamoni caldi.
La psicoterapia.
La bellezza dei gatti.
Le cene con gli amici.
Le persone che ritrovi sempre.

Mai più e basta

L’omofobia.
La legge sull’omofobia.
L’arroganza.
La stupidità di Beppe Grillo.
Berlusconi, o ciò che ne rimane.
Putin.
Le vacanze isteriche.
I soliti cattotalebani.
La cattiveria sugli animali.
Le illusioni.
I fidanzati. Degli altri.
Le incazzature per la politica.

On air

Bruno Mars, Locked out of Heaven – perché a volte mi sento proprio così, tagliato fuori dal paradiso.
Max Gazzè, Sotto casa – perché ogni tanto qualche dubbio viene pure a me (ma poi alla fine non ci casco).
P!nk, Try – perché racconta l’amore.
Will.I.Am feat. Britney Spears, Scream & shout – perché lo ballavamo, mentre ci si preparava per uscire, la sera.
Giorgia, Il mio giorno migliore – anche questa, un po’ come sopra.
Asaf Avidan, One day – perché è così che immagino la libertà.
Likke Li, I follow rivers – perché mi somiglia.
Mika & Chiara, Stardust – perché è stata la colonna sonora di queste vacanze.
Robbie Williams, Go gentle – perché mi piace.
Christina Perri, A thousand years – perché semmai un giorno dovessi venire sotto casa mia, vorrei che ci fosse questa colonna sonora. Sempre se esisti, sia chiaro.

Scaffale

Oscar Wilde, De profundis – utile per comprendere quanti danni fa, fuori e dentro di noi, l’omofobia.
Paolo Cognetti, Sofia si veste sempre di nero – un piccolo capolavoro della narrativa, storie dense cucite in un unico romanzo. Poetico, lirico, intenso e vibrante.
Stéphane Hessel, Indignatevi – abbastanza utopistico.
Fabio Corbisiero (a cura di), Comunità omosessuali – interessante collage di studi sociali sulle omosessualità.
Roberto Vecchioni, Storia di un gatto con gli stivali – le fiabe rivisitate da un celebre cantante che diviene anche una piacevole rivelazione.
Vittorio Lingiardi, Citizen gay – uno di quei libri che non puoi non aver letto, se vuoi capire il mondo LGBT.
Francesco Piccolo, Momenti di trascurabile felicità – pensieri sparsi, poesia lieve, atmosfere limpide.
Mario Mieli, Elementi di critica omosessuale – un bel mattone, ma tutto parte da lì.
M. Winkler, G. Strazio, L’abominevole diritto – per comprendere quanto siamo indietro in questo disgraziato paese sui diritti delle persone LGBT.
Lorenza Ghinelli, Sogni di sangue – racconto breve, horror, molto ben scritto e denso.
Göran Tunström, Un prosatore a New York – delicato e piacevole da leggere.
George R.R. Martin, Il trono di spade – il primo capitolo di una grande saga.
George R.R. Martin, Il grande inverno – avvincente e incalzante.
Vladimir Luxuria, L’Italia migliore – scrittura sapida e veloce sul feroce mondo della tv.
George R.R. Martin, Il regno dei lupi – la narrazione si mantiene costante e riprende il ritmo dei volumi precedenti.

Cose non fatte

Non ho cambiato lavoro.
Non mi sono innamorato.
Forse non ci ho provato nemmeno.
Non ho preso il Delf.
Non sono (ancora) stato alle Canarie e in Giordania.
Ma ho trombato di più.
E quindi anche sticazzi.

…e per il resto, speriamo che da domani si abbia qualche motivo in più perché i giorni siano buoni davvero.

Auguri!

 

La rana sorda

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C’era una volta una rana che decise di partecipare a una gara di salto in alto. Era una gara molto difficile perché bisognava superare un ostacolo elevatissimo. Ci avevano provato molti altri animali: la cavalletta, la pulce, i grilli verdi… nessuno ci era riuscito.

Quando la rana arrivò, tutti gli spettatori cominciato a dirle che non ci sarebbe mai riuscita. Che la foglia da raggiungere era troppo in alto, che già altri avevano fallito. Le suggerirono di andar via, di non provarci nemmeno, di risparmiarsi quell’umiliazione. Qualcuno le fece addirittura notare che le sue zampe erano troppo corte per quella prova.

Ma lei, impassibile, mirò al punto in cui doveva arrivare, calibrò il salto, scattò estendendo il suo corpo e riuscì in quell’impresa in cui tutti avevano fallito.

C’era riuscita perché era sorda e non aveva sentito nulla di quello che gli altri animali, chi per pietà e chi per invidia, le avevano detto per scoraggiarla.

Questa storia la dedico a tutti coloro che hanno un sogno. Non esistono gambe troppo lunghe o troppo corte per raggiungerlo. Esiste una strada e la volontà di percorrerla. E se serve, con i tappi alle orecchie.

Se non avessi un cuore…

Mi scrive MesisXV su Twitter: «che senso ha la vita se non si usa il cuore? È la nostra forza, mai una debolezza.» La sua domanda si lega a una mia considerazione precedente: so di avere un cuore, ma devo smettere di usarlo. Perché – e così rispondo pure al mio follower – la vita sarebbe molto più semplice. Perché? Faccio un piccolo elenco.

1. Quando il ragazzo che amavo mi ha lasciato avrei fatto spallucce e invece ci sono stato male due anni. Due. E adesso chi me lo restituisce quel tempo?
2. Non mi ci sarei nemmeno messo, col mio ex. Me lo sarei scopato e ciao. Oltre al fatto che avrei quell’aria dannata che fa terribilmente sexy e tromberei di più.
3. Non ci rimarrei male tutte le volte che va male.
4. Supererei molto meglio e con tempi di recupero formidabili le separazioni inevitabili.
5. Sarei più cinico, egoista, penserei di più a me stesso e sarei io la mia vera e unica urgenza (come per altro dovrebbe essere).
6. Risparmierei sulla parcella del mio psicoterapeuta (e andrei in vacanza due volte l’anno).
7. Non avrei la dermatite (maledetta psicosomatica!).
8. Dormirei di più, mi farei meno domande, sarei vacuo, leggero, senza problemi più complessi della dichiarazione dei redditi a giugno.
9. Non mi sentirei inadeguato e non all’altezza della situazione.
10. Avrei meno scrupoli, lancerei dalla torre le persone che mi intralciano la strada, non avrei problemi a perseguire i miei obiettivi anche tagliando le gambe a qualcun altro.

Ecco, questi sono solo dieci dei vantaggi a non essere persone come me. E non dico per fare quello politicamente scorretto, ma se potessi lo darei volentieri questo muscolo che pompa sangue e desideri. Tanto alla fine il vuoto dentro c’è sempre. Tanto vale prendersi solo i vantaggi e lasciare fuori il resto. No?

Un posto dove i cuccioli non vengono abbandonati

La verità è che sarebbe bello vivere in un mondo dove non ci si fa del male gratuitamente, perché un tempo lo hanno fatto a noi.
Dove è facile rimescolare le carte e ricominciare da capo.
Dove non esiste la paura di perdere tutto quello che hai, anche se quello che hai non è poi tantissimo.
Sarebbe bello vivere in un posto dove i cuccioli non vengono mai abbandonati agli angoli delle strade.
In cui c’è sempre tempo per passeggiare in riva al mare.
E dove le periferie sono solo posti belli uguali, solo un po’ più lontani dal centro.
Un posto dove invecchiare e morire siano solo i passi di una dolce malinconia e di una inevitabile rassegnazione.

La verità è che voglio una vita più vera e un mondo migliore. Con tutta la libertà che serve per essere davvero ciò che si sente. Ciò che si è.

Quaranta, ballando a modo mio

40anniNon volevo festeggiarlo questo compleanno, perché ho pensato molto in queste settimane e forse – mi sono detto – non c’è molto per cui stare allegri.

Non ho una casa tutta mia dove vivere con la mia micia, come mi ero ripromesso da giovane.
Non ho qualcuno che mi attende la sera, qualcuno che torna tardi magari e mi abbraccia da dietro, mentre sto in cucina a preparare da mangiare, perché stavolta tocca a me.
Ho lasciato andar via chi diceva di tenerci davvero, ma solo perché  ero io a non essere abbastanza.
Ero partito alla conquista del mondo, e mi trovo a fare tutt’altro.
Perché la mia vita non somiglia poi così tanto a l’idea che mi ero fatto di me.

Eppure.

Ho molti amici e molte amiche, e so che mi vogliono bene.
Posso dire di avere amato, anche se è successo una sola volta.
Posso dire, tuttavia, di averci provato in qualche altro caso.
Ho tante famiglie, almeno una in ogni città in cui ho vissuto.
Ho pubblicato due libri. Non sono diventato famoso, ok, ma mi hanno permesso di dire qualcosa.
Ho un caratteraccio, a volte. Ma so anche che sono sempre disposto a parlare, a fare un passo indietro o a dare a chiunque una seconda opportunità.
Ho uno psicologo figo che mi dice che sono figo e so che non lo fa per la parcella.
A volte sono una bella persona.
Qualcuno mi ha confessato che grazie a me la sua vita è cambiata, in un modo o nell’altro.
Per qualcuno sono comunque importante.
So che se dovessi andar via, da un momento all’altro, qualcuno piangerebbe per me.
So che se dovessi ringraziare quanti e quante in questi anni hanno compiuto un pezzo di strada insieme a me, non ci sarebbe spazio in un foglio di carta gigante.
Ho girato un po’ per il mondo. Non tutto, ok. Ma ho visto l’arcobaleno sotto le cascate, il colore del tramonto ad oriente e ho accarezzato la sabbia nel deserto.
Ho imparato a ballare, a modo mio.
In fin dei conti sono molto diverso dal ragazzino grassoccio, abbrutito e spaventato che ero un tempo.
E la mattina, seppur assonnato o col broncio per le strade di questa città folle, alla fine qualcosa di segreto e irriducibile, dentro di me, mi sussurra di crederci ancora.

E allora musica.