Gender, unioni civili e dintorni a Radio Radicale

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Sono stato ospite della trasmissione Divorziobreve.it, su Radio Radicale. Abbiamo parlato del cosiddetto “gender”, abbiamo fatto il punto sulle unioni civili, si è pure presentato il libro Omofobia, bullismo e linguaggio giovanile e si è data voce al pubblico da casa.

Per chi volesse ascoltare la registrazione, può cliccare qui. E buon ascolto.

P.S.: ringrazio Diego Sabatinelli, Alessandro Gerardi e Sheyla Bobba per avermi voluto in radio e per la bella chiacchierata.

Il senatore Lucio Malan diffama l’Unar?

Sappiamo benissimo che il senatore non ha una vita, per cui passa in modo sconsiderato il suo tempo su Twitter. Per questa ragione, gli abbiamo dedicato un evento su Facebook.

Tuttavia, la nuova ondata di caldo e l’incapacità di dedicarsi a più fausti divertimenti di stagione lo portano a sproloqui simili:

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mi chiedo cosa voglia dire con quelle parole. Pensa che l’Unar stia promuovendo la pedofilia nelle scuole? O pensa che dentro le associazioni che l’Unar ha accreditato presso il ministero dell’Istruzione ci siano gruppi di pedofili? E se sì, perché non li denuncia alle autorità competenti?

Forse, più verosimilmente, ci troviamo di fronte l’ennesimo bugiardo che per portare avanti al sua crociata antigay ha bisogno di ricorrere all’insulto e alla calunnia. Faccio solo notare che questo signore – quello che ha votato in parlamento per quella storia di “Ruby nipote di Mubarak” – occupa un ruolo nelle istituzioni del paese. E invece di pensare ai problemi della società, attività per la quale è per altro pagato profumatamente, perde il suo tempo a giocherellare sui social. Insultando, per altro.

Meeting di Rimini: il nulla di Renzi sulle unioni civili

51Ho appena finito di vedere la diretta su Sky dell’intervento del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, alla platea del meeting di Comunione e Liberazione. Nella nuova Italia raccontata da Renzi in quel consesso nemmeno una parola è stata pronunciata sulle unioni civili.

Adesso, nell’eventualità di altre diete mediatiche dentro il partito del premier, credo sia importante annoverare questo ennesimo silenzio tra le varie vittorie politiche – e quindi, nell’ambito della loro rilevanza dentro il Pd – dei gay renziani. Vedremo in quali mirabolanti esercizi di retorica si cimenteranno per cercare di smentire ciò che appare fin troppo evidente: al premier non importa nulla dei diritti civili delle persone LGBT.

Intanto ricordo che siamo a -51. Sarebbe un peccato dover chiedere a tutte queste persone di lasciare il partito e i loro vari incarichi nello stesso, qualora il 15 ottobre non venga licenziato il testo almeno al Senato. Converrete.

Meno cinquantatré per i gay renziani

Il Corriere della Sera si è svegliato e concede spazio alle affermazioni omofobiche di Bagnasco il quale dice che è scorretto applicare «gli stessi diritti della famiglia ad altri tipi di relazione». Non so cosa sia immensamente più triste in tutta questa vicenda. Se le parole del quotidiano quali “governo diviso” sulle unioni civili, come se prima invece fosse compatto. Se le solite ingerenze di un’organizzazione che sa dire di no solo ai diritti delle persone LGBT e poi chiude gli occhi su pedofilia al suo interno, mafia ai suoi funerali e altre amenità similari. Se l’ira di Scalfarotto. O del ruggito dell’afide. Perché il sottosegretario si è arrabbiato, a quanto pare. Ma dubito che il Vaticano sia stato percorso da un fremito di terrore.

Al di là di quelle che sembrano questioni di gossip di palazzo – dov’è la notizia su Bagnasco contrario, col plauso di Lega e Ncd? – andiamo alle questioni sostanziali.

La legge sulle unioni civili è stata utilizzata come cavallo di battaglia nella retorica del premier prima per vincere le primarie, poi per arrivare a palazzo Chigi. Da quando è su quella poltrona, Renzi è riuscito a portare avanti riforme impopolari – jobs act e “buona” scuola, per fare due soli esempi – infischiandosene del malumore suscitato tra sindacati e insegnanti, base elettorale del Pd stesso (pare, per altro, che il partito del premier sia scivolato sotto il 30% nei sondaggi). Dopo diciannove mesi quella legge è ancora in Senato, impantanata tra migliaia di emendamenti e senza nessuna volontà governativa di portarla avanti. Strano che un presidente del Consiglio così decisionista su molte altre questioni, non faccia pressioni analoghe su un suo tema di campagna elettorale. Lo spettro di trovarci di fronte l’ennesima presa per i fondelli è lì all’orizzonte. La data ultima è il 15 ottobre. Vedremo che passi si faranno, alla riapertura delle camere.

Mentre si spaccia per “la volta buona” un sostanziale ritardo sull’approvazione della legge (io ho perso il conto sul numero di rinvii, non so voi), tra le file dei gay renziani (e pure delle lesbiche) cresce il nervosismo. Categoria singolare, quella. Almeno in Italia. Non serve, infatti, per portare le istanze della piazza dentro i palazzi del potere. Funzionano esattamente al contrario: stanno lì perché si possa dire che il Pd del “cambia verso” di occupa di questioni LGBT e per insultare quella militanza che, pur tra mille contraddizioni, qualche risultato a casa l’ha portato (dalla Corte Costituzionale ai pronunciamenti dei tribunali, il merito va alle associazioni). Si ricordi Scalfarotto, appunto, cosa disse alla gay community che si mostrò perplessa di fronte a una legge che sdoganava l’omofobia. E si vedano certe firme sulla nuova Unità, affidata a ventenni che si scagliano contro il matrimonio egualitario, considerandolo l’origine di tutti i mali. Dopo gli attacchi, poi, arrivano puntuali le lodi al leader. Solo che stavolta hanno fatto un errore: indicare una data. E la data è, appunto, il 15 ottobre. Entro quel giorno, dovremmo avere l’ok alla camera alta.

Ne consegue che se ciò non dovesse verificarsi – e ho i miei dubbi, visto l’iter parlamentare – questa gente dovrebbe rispondere non solo del loro atteggiamento verso la comunità LGBT italiana, ma anche del loro ruolo dentro il Pd. Il tempo sta scadendo. Dopo il 15 ottobre non si accetteranno più scuse, né per il loro partito, né per il governo che difendono, né per quello che rappresenterebbero agli occhi dell’opinione pubblica. Ma ci rivediamo, appunto, a ottobre. Fino a quel momento sospendiamo il giudizio.

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Meme Gender e dintorni…

Sarà che sono a casa in malattia – per chi non lo sapesse ancora, mi sono fratturato due vertebre e c’è stato il rischio che ci rimettessi l’osso del collo, in tutti i sensi, ma siccome sono dispettoso e non voglio dargliela vinta a sentinelle et similia, sono rimasto in vita, ecco! – e quindi, dicevo, sarà che ho molto tempo a disposizione, ma mi sto divertendo un sacco in questo mio dover rimanere immobile a letto a creare meme per la pagina evento #regalaunavitaaLucioMalan.

Eccone alcuni, con i quali mi sono dilettato:

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silvio

la vastità del gender

gollum

miranda

Se volete vedere tutti gli altri, fatti da me e altre persone, potete visitare la pagina dedicata a Malan.

Se anche voi volete provare a rendere meno noiosa la vita del senatore o quanto meno a farsene una – è proprio ossessionato dai gay, quel pover’uomo! – potete andare qui e seguire le istruzioni su come fare. Io continuo a disegnare on line su gender e dintorni. Mi piace troppo!

Parte sui social la petizione #regalaunavitaaLucioMalan

11062684_842487119191974_4428962986473329445_nScrive migliaia di emendamenti per leggi di cui non si avvarrà mai.
Legge libri di cui non capisce il significato e poi ci fa interrogazioni parlamentari.
Twitta su mafia e Arcigay un po’ a mentula canis.
Ti risponde acido sui social.
Frequenta parlamentari che si vestono peggio di lui (ricordate le camicie di Formigoni?).
Frequenta parlamentari che ti bloccano su Twitter se dimostri di esercitare forme basilari di pensiero (Gasparri docet).
Vota pure per i colleghi distratti, in Senato.
Se la prende persino col Teatro Massimo di Palermo, perché dà il congedo matrimoniale ai suoi dipendenti gay.
Gira, fa (poche) cose, ma soprattutto vede gender. Ovunque.
E, cosa ancor più grave, sbaglia tintura per capelli.

Sorge l’atroce sospetto: ma Malan una vita ce l’ha? Aiutiamolo a trovargliene una. Clicca qui.

***

P.S.: Istruzioni per l’uso:

– condividi sui tuoi social, anche includendo una battuta o un meme
– mettere l’hashtag #regalaunavitaaLucioMalan
– non siate mai volgari, sia benvenuta l’ironia
– invitate i vostri contatti

…e rendiamo meno grigia la vita di quell’uomo!

Omofobia italiana: riassunto delle puntate precedenti

073704292-026f2718-74c3-4ddd-b23f-d82db5b703d42013, il parlamento prova a fare una legge (per altro di merda) sull’omofobia. Introduce un emendamento che giustifica quei prof di religione che a scuola ti dicono “l’omosessualità è una malattia dalla quale si può guarire” e amenità simili. Il relatore, Scalfarotto, cerca di convincerci che solo con il voto dei cattolici si può arrivare ad avere una legge che in un certo qual modo ci tutela. Il ddl però si arena al Senato e non viene mai approvato. Passa però il fatto che le affermazioni omofobiche, in chiesa come nelle aule, sono libere opinioni. Grazie Ivan.

Intanto nasce Manif pour tous Italia, associazione impegnata in prima linea perché la legge di cui sopra non passi e, all’occasione, perché non vengano mai votate altre di qualsiasi natura a favore di gay, lesbiche e trans. Si accodano le Sentinelle in piedi, che passano il tempo per le piazze d’Italia a leggere best seller di Mario Adinolfi – un uomo dall’irrisolto complesso edipico – e Costanza Miriano, paladina di un certo modo di intendere il sadomaso. Alcuni militanti di entrambe tali realtà si caratterizzano per il curioso hobby di cercare foto di vecchi uomini nudi sul web e spacciarli per partecipanti dei pride italiani. Ognuno ha i suoi gusti, converrete.

Bergoglio-ammonisceAncora 2013. Bergoglio, intervistato sui gay interni alla chiesa, dice “chi sono io per giudicare?” e continua “è tutto scritto nel catechismo”. E nel catechismo è scritto che i gay sono infermi di mente che vanno trattati, al massimo, come tali. L’opinione pubblica italiana, tendenzialmente analfabeta, si ferma solo alla prima frase pensando di avere un papa frociarolo. Questo permetterà al signore in questione di poter continuare a dire cose tremende contro le persone omosessuali, passando per quello simpatico solo perché ha l’accento di Maradona. Per i gay credenti è comunque un risultato epocale: prima erano ancora fermi al rango di “pericolo per la pace”, adesso sono stati promossi a malati di minchia. Un gran risultato, converrete.

La chiesa nel frattempo si inventa l’ideologia del gender, ovvero: si prendono programmi di educazione alle differenze e di educazione sessuale, si travisa il loro contenuto e si spacciano per party sessuali da fare nelle scuole italiane a discapito di ignari bambini che, giustamente, tornano a casa brutalizzati e sconvolti come se avessero incontrato un prete pedofilo. Lo scopo di questi signori è semplice: in Italia si parla di leggi sulle unioni civili e contro l’omofobia. Loro trasformano i destinatari di quelle leggi in potenziali pedofili e il gioco è fatto. Nasce lo slogan “giù le mani dai bambini”. Viene il dubbio che qualcuno voglia l’esclusiva.

Gender-sterco-del-demonio1-990x615Ancora, secondo i fautori dell’ideologia del gender, i prof gay e le maestre lesbiche vorrebbero imporre ai loro allievi matrimoni con bambini dello stesso sesso, abiti da drag queen, seghe di gruppo e amenità similari. Il movimento LGBT e la gente di buon senso inorridisce di fronte alla mente perversa che ha concepito tutto questo. Dico, chi può essere così perverso da immaginare sesso coi bambini  pur di far fallire una legge sulle unioni civili? Ah sì, vero: abbiamo detto che il gender nasce in parrocchia.

In parlamento, intanto, dopo il fallimento della legge Scalfarotto, si prova col ddl Cirinnà. Una legge che dà gli stessi diritti del matrimonio alle coppie gay e lesbiche, ma non si chiama matrimonio e non ha le adozioni. E, cosa non secondaria, è sepolto da migliaia di emendamenti da parte dell’Ncd, principale alleato di governo di Matteo Renzi. Il quale, tra “buona” scuola approvata in due mesi e riforma della RAI fatta volare in Senato, non spende una parola sull’argomento. La legge pare destinata a esser rimandata a tempo indeterminato. D’altronde Matteo cambia verso. A volte voltandoci le spalle.

mika-new-art-scritte-offensive-sui-manifesti2015. Per dire no a unioni civili, adozioni, reversibilità della pensione si convoca il Family Day a Roma, preceduto da un convegno omofobo col logo dell’Expo a Milano. A quel convegno c’era un prete accusato di pedofilia, nel pubblico, tale don Inzoli. A Roma un altro sacerdote col nome di una marca di mascara dice che se una donna viene accoltellata dal marito, la colpa è sua che non si sottomette a dovere (Costanza, ci leggi?). Ovviamente, manco a dirlo, è tutta colpa del gender che vuole far fare sesso ai bambini a scuola (hanno una fissa, col sesso e coi bambini queste persone qua!).

Intanto le aggressioni contro i gay aumentano. Gente pestata in autobus (strano, vero?) o a lavoro e insulti perfino a Mika su un manifesto del suo concerto a Firenze. Gli scrivono sopra la parola “frocio”. E comunque, tu che hai imbrattato il cartellone, volevo dirtelo: sei un’aquila, proprio. Su Facebook ritorna lo spettro del gender, ripetitivo come manco un matrimonio di Brooke Logan, e del sesso coi bimbi nelle scuole (aridaje!). Migliaia di persone ci credono, sentendosi rassicurate dal fatto che chi fa convegni con preti pedofili e ti dice che se tuo marito ti accoltella è colpa tua, poi ti dà il permesso di pensare che i froci sono brutti e cattivi. La vita, d’altronde, è fatta di certezze. E questa sarebbe la famiglia “normale”.

Buona sera e alla prossima puntata. Purtroppo.

Il Mieli e le accuse di pedofilia? I cattolici dovrebbero solo tacere…

mieliVorrei porre la vostra attenzione su questo fatto:

La condanna all’omosessualità risale all’episodio biblico di Sodoma. Cosa riporta quel testo? Lot, presagendo che i suoi concittadini vogliono stuprare gli angeli mandati da Dio, dice: «No, fratelli miei, non fate del male! Sentite, io ho due figlie che non hanno ancora conosciuto uomo; lasciate che ve le porti fuori e fate loro quel che vi piace, purché non facciate nulla a questi uomini» (Genesi 19, 7-8). Se volessimo ribaltare i termini della questione e giocare a citare passi decontestualizzati, ne consegue che la Bibbia è un testo che teorizza (e sacralizza) lo stupro. Sempre in Italia, per altro, esiste tale “Gruppo Lot” a favore delle teorie riparative che ha partecipato alla famigerata malanpiazza del Family Day, dove c’erano i quattro senatori. Seguendo il loro schema mentale: è opportuno che un politico che si dice “cattolico” possa sedere in parlamento, visti i testi sacri di riferimento?

Perché dico questo? Perché un drappello di senatori di centro-destra e cattolici ha attaccato il Mario Mieli di Roma, associandolo alla pedofilia. Per saperne di più, ecco l’articolo completo su Gay.it. E buona lettura!

Vacanze pisane

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Ricapitolando.

L’aperitivo sul fiume, s’è fatto.
Ho pure dato da mangiare ai pescigatto sull’Arno.
Poi mettici la giornata alla spa e la tintarella a bordo piscina.
E la giornata di mare con tanto di abbronzatura atomica.
La passeggiata nel bosco.
E lo shopping riparatore.
Fino a camminare a piedi nudi lungo gli argini, di notte.

Ah, ho pure cucinato per Brainie e abbiamo cenato in giardino, a lume di candela. Direi che posso tornare in Sicilia col cuore intriso di cose belle.

Patate “gender”

11802560_10152922306445703_7947628414454911575_oLa ricetta l’ho presa tempo fa da Facebook, per cui mi perdonerete se non cito la fonte originale, ma davvero, non la trovo più. Ovviamente appena ho visto queste patate, fatte al forno, tagliate a fettine ma non del tutto, unite alla base e condite sia con olio, sia con burro, mi sono detto: ma questo è gender! E allora eccovi le istruzioni per prepararle. Con una piccola avvertenza: dopo averle mangiate, avrete voglia di farvi siliconare le tette. Anche se vi chiamate Lucio Malan.

Ingredienti

  • quattro patate di medie dimensioni
  • olio d’oliva
  • aglio
  • un ramo di rosmarino
  • burro
  • sale
  • pepe
  • perversione intrinseca (q.b.)

Come si preparano

Prendete due bacchette giapponesi o cinesi (non siate razzisti) e già vi vedo lì a chiedervi: ma che c’entra l’estremo oriente con la patata? Ebbene, a parte che tra gli ingredienti c’è appunto la perversione, qui chi scrive sono io, per cui prendete quelle dannate bacchette e mettetele in parallelo.

11222670_10152922309245703_6385258493903697134_oPosizionarci in mezzo la patata e tagliarla a striscioline in modo che il coltello tocchi le bacchette di cui sopra (vedete a che servivano?). Ciò vi permetterà di tenerle unite e compatte alla base.

Nel frattempo, mondate l’aglio che soffriggerete a parte. Aprite per bene la patata, posizionarla in una teglia già unta, salarla e peparla tra le scanalature e condire con l’olio insaporito. Mettere al forno a 180 gradi e aspettare che la cottura faccia la sua parte. Ciò dipenderà da forno a forno per cui lascio a voi la scelta dei tempi di cottura.

Appena le patate saranno bene aperte, con la crosticina e sembreranno un ventaglio di croccantezza, toglierle dal forno. Sciogliere il burro nell’olio precedentemente rimasto, aggiungere altro sale e il rosmarino e quindi irrorare le patate prima di servirle a tavola.

Offritele ai vostri ospiti lanciando pensieri impuri con lo scopo di omosessualizzarli tutti. Il risultato è garantito. Gli amici per cui le ho preparate sono andati in ufficio travestiti da Lana Del Rey nel video di Born to die.