Del disagio (e altri demoni)

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Momenti di mattutino disagio:
– mi chiede l’amicizia, ma non ha la foto profilo
– usa la chat di Facebook come se fosse Grindr
– gli dico che non uso Facebook per rimorchiare e lui prova a rimorchiarmi lo stesso
– guardo sul suo profilo e vedo post sessisti, tra cui stangona con coscia lunga in evidenza e la scritta “condividi se non sei gay”
– rimuovo dagli amici e blocco i messaggi.

Poi però dallo psicologo ci vado io.

Sette

Una sera d'estateAll’inizio di quest’anno avevo scelto sette parole. Le mie compagne di viaggio, per il mio percorso di vita. Un gioco un po’ magico, per attirare il favore del cosmo. Le avevo messe da parte e le guardavo, di tanto in tanto, distrattamente. Le ho riprese in mano, giusto oggi. Guardandole più da vicino, quasi distrattamente. E a distanza del tempo trascorso, dopo aver fatto al giro di boa, posso dire che.

1. Solidità – essere quercia, anche se le radici non sono ancora profonde. Quando un tempo eri edera e ti aggrappavi alle cose. Un po’ dove capitava, lasciandoti condizionare da direzioni casuali

2. Autodeterminazione – scegliere se stessi è difficile. Scegliere secondo ciò che si è e non come là fuori ci si aspetterebbe. Eppure, a volte, succede

3. Pietà – bisognerebbe dimenticare, a volte, di essere fatti di granito. Di essere cuore di diamante. Perché la fragilità degli altri è solo il riflesso della tua, e quando si infrangono sulla tua durezza, le vibrazioni arrivano comunque fino al punto più profondo. Dentro. E, anche quello, fa male

4. Moltitudine – non ho più paura a farmi abbracciare dagli sguardi degli sconosciuti, la cui bontà (è cosa nota) è qualcosa di cui ci si può e ci si deve fidare. Poi ben vengano anche le braccia, quelle vere

5. Pienezza – è un mondo, il mio, popolato da molte assenze. Persone un tempo care sono sparite e la casa è più vuota, adesso. Anche se chi è rimasto fa di tutto per riempirla d’affetto. Eppure c’è un suono che rimbomba un po’ troppo spesso. Ancora

6. Un percorso – Qualcosa dentro si muove ed io, prima o poi, prenderò il volo. Per qualche altrove. È solo all’inizio. Di quella consapevolezza che il viaggio andrà fatto. Chissà dove. E chissà l’attimo

7. Energia – rimpadronirsi del proprio corpo, che ti ha lasciato a piedi (e spesso anche a letto) negli ultimi tempi. Guarirne le macchie, l’anima che ti mostra le sue ferite, giusto perché dentro è invisibile. Guardarsi le mani e pensare: sì, puoi fare grandi cose, ancora. Guardare il sole o rallegrarsi del vento notturno. E trarne ispirazione

(…il resto, va da sé, è in aggiornamento.)

Essere al pride: per chi ancora non è libero

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“Il viso non lo mostro, sono riservato.”
“Andare al pride? Sei pazzo? Poi la gente pensa che sono gay.”
“Sei dichiarato, non possiamo uscire insieme, sono insospettabile e cerco altrettanto.”
“Ok, incontriamoci. Ma solo se sei maschile”.
Questi i discorsi in cui puoi imbatterti a Siracusa, nel 2017, in chat come nelle chiacchiere tra amici.
Nonostante i progressi fatti a livello giuridico e culturale.
Nonostante le unioni civili (che come previsto, prendono atto di un cambiamento e non spostano nulla nella coscienza collettiva).
Per queste persone che ancora non sono libere, è importante dare visibilità di noi stessi/e. Per essere da esempio. Perché il nostro coraggio sia più forte della paura.
Per questo oggi, al Siracusa Pride 2017 è importante metterci la faccia. La differenza tra esserci e non esserci è la stessa tra vivere pienamente e arrancare nell’esistenza. Ed io credo che bisogna sempre scegliere la vita nella sua pienezza. Buona fierezza, buona festa dell’orgoglio. Anche oggi.

P.S.: tesoro, tu che hai paura ad andare al pride perché la gente poi pensa che sei gay, ti do una notizia. Sei gay. Ed è bellissimo. :)