Un referendum sulle faccine?

Quand’è che la sostituzione della faccina sorridente e coi dentoni, su WhatsApp, è stata sottoposta a referendum popolare?

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E non so voi, ma ho una spiacevole sensazione sui tecnici che si occupano di questo tipo di cambiamenti, su WhatsApp come su Facebook: che abbiano fatto il corso di grafica sul set di un film horror?

Il livello di chi vota sì

Ho scritto un articolo sul Fatto Quotidiano sul mio no alla riforma costituzionale. Un no che è personale, un no che è tale in relazione al mio essere gay (che è ancora una categoria politica). Che non vuol dire che voglio rappresentare tutte le persone Lgbt, ma che il mio esser tale mi impone una riflessione anche su questa tematica, per come ci è stata presentata in relazione ai nostri diritti.

Faccio notare che riporto, nell’articolo in questione, un link a un sito in cui si dà lo stesso identico spazio alle ragioni del sì e del no. Mi limito, quindi, a far notare alcune storture della narrazione stessa sul referendum, a cominciare dagli apparentamenti del “tu voti come i fascisti” e cose simili.

Ebbene, riporto alcune reazioni all’articolo:

volgarita

Poi ancora, sulla stessa falsariga dell’eleganza:

scrivi-cazzate

Quindi mi si dà del venduto:

prezzolato

sempre sul piano del “servo del Fatto”:

prezzolato1

 

Mi si dice che non posso nemmeno esprimere il mio parere:

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Per finire con il sempre verde “voti come…”:

voti-come

I pochi che sono intervenuti sul tema, senza scadere nell’insulto, non sono andati molto lontani rispetto alla narrazione governativa del “cambiar verso”. Questo il livello di certi sostenitori del sì, che fa il paio con quei sostenitori del no da cui non di distinguono per volgarità e rozzezza culturale. Poi ognuno si faccia la propria opinione.

Merda di piccione

A FERAL PIGEON ('Columba livia') in Madrid (Spain).

Ho scritto un post su un episodio per me sessista del “trono gay”. Ognuno può pensarla come vuole, si può non concordare, ma ciò che mi ha colpito è quel rozzo tifo da stadio, insieme alle generalizzazioni dei più, poi sfociato in attacchi – anche pesanti – sulla mia persona (succede, quando non si hanno argomenti).

In un caso specifico, il più grave, un tipo che mi conosce ha usato confidenze fatte durante una cena per rilanciarle contro di me mescolandole a falsità e mistificazioni, restituendo un’immagine non proprio bellissima. Ciò che mi ha ferito di quegli attacchi non è il contenuto – se vuoi vedermi come un povero sfigato, non sarò io a tentare di convincerti del contrario – ma la volgarità che traspare in essi. 

Un po’ come quando un piccione te la fa addosso. Ovviamente non pensi di essere meritevole di quella merda per chissà quale vendetta del destino, però la nausea ti viene lo stesso.