Sera d’estate (e considerazioni sulla felicità)

Una sera d'estateMettiamola così: le lenzuola sono morbide e mi fanno pensare a chi, un questo mese di nomadismo, mi ospita (e mi ha ospitato) facendomi sentire a casa. E questo è un dono.
Fuori le cicale cantano, è una sera d’estate calda, placida, e c’è un silenzio tutto sommato benevolo. Tornando a casa, dal mare al tramonto, ho pure visto una fenice tra le nuvole e questo, invece, è di buon auspicio.
Ho sentito la mia famiglia, stanno bene, mi fanno sempre percepire la loro vicinanza e credo sia un altro dono da non sottovalutare.
Ho passato un weekend in compagnia delle mie amicizie più care e anche quelle più recenti, che mi hanno supportato nei miei momenti più “pubblici” e mi hanno “sopportato” nella mia biondaggine di sempre. A tutti/e loro: grazie!
Adesso sono a letto, la mia pelle è pure morbida, calda, e profuma di crema per il corpo. Non so se uscirò o starò ad ascoltare i miei pensieri, ma in momenti come questo mi affiora l’idea di avere davvero tutto ciò che mi serve per essere felice (ma non diciamolo troppo ad alta voce, che la sfiga è invidiosa).

P.S.: sì, lo so, manca l’uomo. Ma non è colpa mia se là fuori è popolato da stolti e qua dentro c’è un casino che levati.

Il consorzio, le medie e la “sua” donna

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Gentile consorzio, sono laureato, ho un master e ho fatto un dottorato di ricerca. Sono stato precario per anni e mi sono sudato la mia posizione. Alla fine faccio quello per cui ho studiato, che è pure un lavoro figo, ho due mesi di ferie l’anno, il tempo indeterminato, la stima di colleghi/e e famiglie oltre al rapporto bellissimo con le mie classi. Per cui ringrazio, rifiuto l’offerta e tiro lo sciacquone.

P.S.: non vivo ancora col “mio” uomo, ma magari prima o poi arriva pure quello.

P.P.S.: la donna non è “sua”, comunque. Cavernicoli!