I vip votano Raggi. Caro Pd, due domande me le farei

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Claudio Santamaria, sosterrà il M5S a Roma

Leggo sui social un vago scandalo per le dichiarazioni di Sabrina Ferilli, Fiorella Mannoia e Claudio Santamaria , ecc, che hanno dichiarato di votare Raggi per le amministrative di Roma. «Allora meglio non votare» commentano i seguaci di Renzi. Premesso che io non voterei mai la signora in questione (così evitiamo, si spera, la patente di grillino), vi faccio notare due cose, semplici semplici:

  1. il voto di persone che si sono sempre dette a sinistra non è appannaggio della volontà o delle aspettative degli iscritti al Partito democratico
  2. fossi in tutti voi, se arrivano endorsement spontanei per la candidata del M5S dal mondo dello spettacolo, due domande me le farei…

Poi certo, ci sarebbe qualche commento da fare sulla democraticità del pensiero “o voti me o non votare”, ma stiamo parlando del Pd. Un partito che deve ancora capire cosa significa quell’aggettivo messo lì in mezzo al suo nome.

L’eredità di Marco Pannella

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È morto Marco Pannella, personaggio chiave della storia della Repubblica. A me non piaceva del tutto, ma non posso non riconoscergli il grande spessore politico, l’aver cambiato l’Italia pur essendo “minoranza” e con un partito del 3%. Ecco, forse sarebbe opportuno ricordarlo così. Soprattutto quando vi sentite i Richelieu della situazione solo perché votate in massa il potente di turno (cambiandolo al momento opportuno), magari prendendo in giro chi ha il coraggio delle proprie idee – do you know “ciaone”? – trovandosi proprio in quella posizione minoritaria che trae forza e liceità per il semplice fatto di essere la posizione giusta (e non quella che conviene sposare). Credo che Pannella ci lasci questa eredità.

Recuperare tutto l’amore possibile (sul 17 maggio)

rainbowflagOggi è la giornata mondiale contro l’omofobia. Che poi è la celebrazione delle nostre resilienze. Di come quando da ragazzo, a una certa, senti fuori dalla tua finestra un coretto di adolescenti cretini che ti gridano che sei frocio, cantilenando. Allora ti affacci, perché quando è troppo è troppo, e scopri che non c’è nessuno. Solo un’allucinazione dettata dalla paura e l’abitudine al disprezzo.

Quindi misuri la distanza dal quinto piano a terra e pensi che è solo un salto. Farà male per poco, poi la pace. Fino a quando qualcosa da dentro ti sussurra di no. Non è quello il tuo destino, non è l’abisso. C’è il sole dopo la pioggia, il sapore del cioccolato, la forma delle nuvole a cui dare significato, le carezze del tuo gatto. Parole nuove, da dire ancora. Recuperare tutto l’amore possibile. E capire, da quel momento, che quelle grida malevole devono andar via. Dentro e fuori di te. Ma soprattutto dentro. Per lasciare spazio al sussurro della vita.

Ecco, questo io celebro oggi.

Morire a 18 anni, dopo il coming out in famiglia

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Prima di finire sotto quel treno ad alta velocità, le ultime parole sono state per quel fidanzato con cui, secondo l’insegnante che era diventata la sua confidente, viveva un rapporto sereno. Il primo è delle 23.15, Paolo scrive a Giulio: “amore”. Poi alle 23.26: “Cucciolo Ti amo Perdonami Ti amo”. Giulio risponde: “Ti amooo” e poi chiede scusa “per cosa?”. Ma prima della risposta arriva il Freccia che travolge Paolo. (Fonte Gaypost.it)

Il resto è una storia di violenze in famiglia e di indifferenza a scuola.

Dov’è stata la società degli adulti, quando Paolo ha chiesto aiuto contro omofobia familiare e bullismo scolastico? Quella che doveva vigilare per il bene dei figli, di tutti i figli?

Primo maggio?

Quarto_Stato_(Volpedo)_DetailPrimo maggio. Festa dei lavoratori e delle lavoratrici. Perché sì, siamo in due metà, da questa e quella parte del cielo. Ma non solo. Siamo in un paese in cui una donna, se vuole trovare un’occupazione, si sente dire “ma lei ha intenzione di avere figli?” e se risponde di sì, non ottiene il posto. E bene così.

In Italia è ancora possibile discriminare sul posto di lavoro per la propria identità sessuale: non solo se appartieni al sesso femminile, ma anche se sei “fuori norma”. Se sei gay, trans, ecc. Ci sarà sempre qualcuno che penserà di poterti rendere la vita un inferno e lo Stato non è riuscito a legiferare per in tal senso. E l’unica legge che è stata pensata (e giace ancora in Senato, in attesa di non si sa bene cosa) per combattere l’omo-transfobia, ammette che in fabbrica, nel sindacato o nelle scuole si possa dire qualcosa sul nostro essere persone LGBT. Anche qualcosa di poco carino, tipo che i gay si possono curare e amenità similari.

Siamo in una nazione in cui le riforme si fanno in inglese (pensiamo a come è stata nominata la riforma del lavoro), novello “latinorum” del governo in carica. Una riforma che con la scusa del tempo indeterminato ti rende licenziabile in qualsiasi momento. “Però adesso abbiamo diritti che prima non avevamo”, dicono i possibilisti. Sì, magari occorrerebbe capire che quei diritti sarebbero garantiti costituzionalmente e che non è il potere politico che li concede, ma noi cittadini/e a doverli esigere perché sono già nostri.

E che se ti “concedo” di avere una cosa, uno stipendio o la possibilità di unirti con chi vuoi, allo stesso modo posso toglierti tutto questo in ogni istante, con o senza giusta causa. A ben vedere, è così che funziona il jobs actEd è così che funzionerà, a regime, la cosiddetta “buona scuola”. Sei un/a prof? Si obbedisce al preside, altrimenti ti manda via. Ad un convegno qualcuno utilizzò il termine “contrastivo” per indicare l’insegnante da mandar via. Incensando la riforma scolastica, perché “adesso si può fare”.

E ricordiamoci che tali nuove regole sono fatte in un’Italia in cui, ancora oggi, essere persone LGBT può portare a mobbing e a scarse tutele. Insomma, vi vedo messi/e bene. Per cui, non so se oggi ha poi tanto senso festeggiare. Di certo c’è la necessità di riflettere, sul senso da dare alle ricorrenze, se esse abbiano ancora valore nell’Italia renziana in cui i diritti, quando non spacciati per privilegi, sono continuamente sviliti al rango di facoltà ottriate. E lo dico da persona che va contenta a lavorare, ogni mattina. Ma ecco, credo che dovrebbe essere la norma, non una fortunata eccezione.