Dante gay-friendly

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Gustave Doré, Dante incontra Brunetto Latini

«Poi si rivolse, e parve di coloro
che corrono a Verona il drappo verde
per la campagna; e parve di costoro
quelli che vince, non colui che perde».
(Inferno: XV, 121-124)

Perché ogni tanto rileggi Dante e comprendi che lui, già al suo tempo, aveva già capito che l’omosessualità non è un vulnus del valore di un uomo. Sono le parole dedicate al maestro, il “sodomita” Brunetto Latini. Il quale, dopo aver parlato con lui, nell’inferno, torna alla sua schiera con tutta la sua dignità. Colui che, come se stesse concorrendo al palio del drappo verde di Verona, sembra colui che vince, non “colui che perde”. Dante sa che se è diventato quello che è, lo deve a lui. E anche se tra i dannati, non può che onorarlo.

Fa bene vedere che l’umanità è capace di queste forme di profonda solidarietà. E ti rende un po’ orgoglioso constatare che è nella letteratura che puoi trovarne traccia. Perché è un po’ come se le parole, che in altre occasioni ti hanno ferito, in questo caso ti guariscono. Con il tocco della poesia.

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