Come il colore della…

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I paesi in blu hanno il matrimonio egualitario, come l’orizzonte dei mari.
I paesi in azzurro le unioni civili, come il colore del cielo.
A breve anche l’Italia avrà la sua legge, grazie a Renzi e al Pd. E così, finalmente, potrà essere colorata di marrone.

 

Siate pronti a dire addio alle stepchild adoption

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Renzi, all’assemblea del Pd, ha appena detto che è probabile un accordo di governo con Alfano sulle unioni civili. Con tanto di fiducia. Sapete che cosa significa, vero? Che i figli e le figlie delle famiglie arcobaleno saranno esclusi dalla protezione che lo Stato deve loro. Un brillante risultato del Pd che obbedirà fino in fondo agli ordini dei cattodem e del M5S che ha fornito un formidabile pretesto affinché ciò avvenisse. Complimenti vivissimi alle rispettive militanze. Deve essere confortante far parte di un partito di traditori, omofobi e cialtroni.

E non venite a dirmi che non c’erano altre strade. Renzi da settimane parla di “successo di governo”, se si approva la legge con il Nuovo Centro-destra. I grillini hanno solo facilitato ciò che era evidente: l’incapacità e la mancanza di volontà politica del Pd di volere una legge seria che tuteli i nostri diritti, i nostri bambini e le nostre bambine e la nostra dignità. Fossi stato nel premier, avrei obbligato i cattodem a ritirare gli emendamenti e avrei imposto la disciplina di partito: come ha già fatto in altre occasioni. Invece mi pare che la parola d’ordine sia stata: “libero sfogo alla vostra omofobia”. Sotto il plauso adorante dei gay e delle lesbiche di partito.

Adesso bisogna far sentire la propria rabbia alla manifestazione del 5 marzo. A tal proposito, spero vivamente di non vedere bandiere di partito e personaggi compromessi con il renzismo. Certa gente farebbe bene a nascondersi, quel giorno.

Sulla morte di Eco, finito in un fumetto

00011-scan-edit-aquila-della-notteAddio ad Umberto Eco, e mi sembra giusto omaggiare un italiano che ha portato in alto il nome del nostro paese nel mondo. Non è così facile essere fieri dei nostri connazionali (ammesso che poi il nazionalismo abbia un qualsiasi valore). Detto ciò, la vera notizia è scoprire che un popolo totalmente disaffezionato alla cultura – e alla lettura dei libri nello specifico – trovi il tempo di rammaricarsi per la perdita di uno scrittore.

Curiosità: Eco era un devoto lettore di Dylan Dog, al punto da elogiarlo pubblicamente. Tiziano Sclavi, per omaggiarlo, decise di creare un cameo: il personaggio di Humbert Coe (come potete vedere dall’immagine) il cui nome era l’anglicismo del corrispettivo italiano e il cognome, invece, l’anagramma.

La nostalgia di una vita che non c’è

la-malinconia-a23070048È un po’ questa la mia vita.

Il rumore della pioggia, là fuori.
Il fumo della tisana, sul comodino.
Le risate degli altri, che non mi appartengono mai del tutto.
Questo chiudere i pugni. Tremando, a volte.
Il suono della pioggia, là fuori.
La lealtà di Brainie, che adesso dorme nel mio letto.
La voglia di innamorarsi. E sapere di non riuscirci, perché troppo grandi sono i demoni che ti popolano da dentro.
Mangiare troppo, per riempire il vuoto (sempre dentro).
La rabbia del cielo, che tu solo sai quanto ti somiglia.
E le parole, come tuoni.
Il ricordo e il sapore della sottrazione.
(Sempre aspro).
I pensieri, come ombre nella notte.
Le mie tazze bellissime.
Non sapere che ne sarà di me.
Tutte le paure.
La nostalgia di una vita che non c’è.
Tutte le cose che potrei ancora scrivere e invece…
Aspettare che ci sia di nuovo il sole e dissipare i fantasmi.

Come fa Mercurio contro le nuvole, col caduceo, nella Primavera di Botticelli: con la stessa leggerezza, ma più per istinto.

Nessun’altra scelta se non di assecondare il vento

1238734_10151558357085703_75058325_n«Prof, ma perché Dante parla di Ulisse, se già lo aveva fatto Omero?» Questa la domanda di una mia studentessa, oggi a lezione. Ho spiegato, perciò, che fa parte della bellezza della letteratura. In Percy Jackson, ad esempio, si prende in prestito il patrimonio della mitologia greca. E pure in Harry Potter abbiamo riferimenti a centauri e sirene. E ok, qualcuno starà già storcendo il naso. Ma hanno dodici anni, devo parlare con il loro linguaggio. Ho però ricordato che anche Joyce ne recupera il ricordo, nel suo romanzo omonimo. E così, nel medio evo, l’autore dell’Inferno.

«Anche un autore greco, un poeta contemporaneo, ne ha scritto», rivelo alla mia classe. Parlo di Kavafis, della sua Itaca. Non lo nomina mai, lui, il protagonista dell’Odissea. Ho cercato di spiegar loro che quell’invito a prendere la vita nelle proprie mani e andare oltre i limiti dei nostri lidi interiori, verso l’orizzonte dei nostri sogni, è il miglior consiglio che si può dare a un essere umano. Poi ho cercato il testo, su Google, e l’ho letta in aula, cercando d’esser solenne, perché io non sono bravo a recitare e con le parole eterne bisogna essere, se non all’altezza, quanto meno gentili.

Ad un certo punto ho incontrato questi versi:

Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza lei mai ti saresti messo 
in viaggio: che cos’altro ti aspetti?

e a quel punto la mia voce si è rotta, forse in modo impercettibile o forse no. I miei occhi si sono inumiditi, per un attimo brevissimo. Giusto il tempo di ricacciare indietro le lacrime. Che va bene essere umani e mostrarsi tali, ma cosa avrei detto loro di quel cedimento, di quella fragilità gigantesca come quell’istante, del significato profondo della ricerca di un senso alla propria vita?

La mia Itaca è ancora lontana dall’esser raggiunta, e provo ad accumulare tesori e ad evitare i lestrigoni e i ciclopi. Non sempre vi riesco, e le tenebre hanno il sopravvento. Eppure ci provo. E lo so, sono goffo o così mi vedo, dal mio sguardo interiore e impietoso. Ma credo di non aver altra scelta se non di assecondare il vento che gonfia le vele dei miei giorni. Senza affrettare il viaggio. Avendo in mente sempre quel pensiero. Cercando di fare in modo, con tutto l’amore che posso, che semmai dovessi trovarla povera, non per questo mi avrà deluso. E pregando perché ciò accada.