Sulla liberazione (sessuale e non solo)

Rainbow-Flag

Rainbow flag flies in the Castro.

Un movimento di liberazione sessuale – tra le altre cose – dovrebbe preoccuparsi di modellare il mondo secondo quello che è il suo ideale e non di inseguire il moralismo dilagante solo per apparire più presentabile. Altrimenti non avete capito una ceppa, da Hirschfeld a Mieli, da Foucault a Tin. Ammesso che sappiate di chi stiamo parlando.

E credo che il problema sia proprio questo e riguardi la comunità LGBT, sia tra le vecchie sia tra le nuove generazioni. Le prime si sono imborghesite a tal punto da non capire più che si può essere rivoluzionari, culturalmente parlando, senza necessariamente vestirsi male. Puoi avere le camicie stirate e dire cose giuste, in altri termini. Puoi vestire anche fuori dal circuito dei mercatini dell’usato, sposare il concetto di boutique e non essere uno stronzo, per questo. Ma da quello che vedo, la gente – certa gente, nello specifico – continua a vestirsi male (negozio e bancarella che sia), ad atteggiarsi da leader del niente e a preoccuparsi che la massa dei normali (e dei normati) ci consideri non all’altezza della loro ottusità filosofica. Quando la mission era tutt’altra, a ben vedere. Insomma, gente noiosa, “vecchia” e perdente. E l’età c’entra poco. È una questione di predisposizione al fallimento.

Poi ci sono le nuove leve. Le quali, se la fortuna ci sorride, hanno solo sentito parlare dei personaggi sopra menzionati. Qualcuno forse ha pure letto qualcosa, ma serve a poco se non si è in grado di metabolizzarne il contenuto. La massa, ahimé, pare vivere di serate in discoteca e di social network. Salvo poi accusare chi organizza quelle stesse serate di pensare solo a quello. La fortuna, a quanto pare, più che sorriderci ci irride.

E mentre Atene piange, Sparta non ride e Tebe ci osserva perplessa, in mezzo alle macerie ci sono quelli/e di buona volontà. Ovviamente, non vi racconto la merda che gli arriva addosso. Un esempio concreto? Si sta organizzando una marcia, per il 12 dicembre. E vai di distinguo, di opportunità da non cogliere, di benaltrismi, di fallimenti intrinseci, di profezie di sventura, di partiti a cui obbedire (senza nemmeno avere il coraggio di dirlo), di purezze violate. Come se non si può più essere liberi/e di sbagliare per conto proprio, ammesso che di errore si tratti. Io, a scanso di equivoci, ci sarò.

Ebbene no, non credo che funzioni così. Dovrebbe essere che ci si mette la faccia, che si rischia. Perché il rischio è il primo passo verso il raggiungimento dell’obiettivo. E perché bisognerebbe saper distinguere tra tentativi andati a vuoto e fallimenti politici. Chiedetelo a Harvey Milk, a Rosa Parks, a Sylvia Rivera. Chiedetelo a tutti/e coloro che a un certo punto hanno deciso che lo status quo non andava più bene. Chiedetelo a chi ci ha provato, senza riuscirci. Perché anche quei tentativi hanno una loro dignità. Aprono una strada. Qualcosa che viene raccolto in un secondo momento. E se non ci fossero stati i “perdenti”, non ci sarebbero stati i presupposti per le seconde opportunità e, poi ancora, quelle vincenti. E noi, per come siamo disastrati – come movimento e comunità – non abbiamo davvero niente da perdere. Ma questo forse è un ragionamento elevato e mal si addice a certi spiriti da controriforma che hanno popolato l’arcobaleno fino ad ora. Vedremo cosa ci prospetta il futuro.

Con un’unica consapevolezza possibile: se arriverà qualcosa di buono, è per chi ci ha messo la faccia e ha rischiato. Al netto di perbenismi e opportunismi. Se invece andrà male, è perché tutti e tutte noi abbiamo operato – più o meno consapevolmente – affinché si arrivasse alla disfatta. E a quel punto, dovremo solo fare i conti con tutto ciò che (non) siamo riusciti/e ad essere. Persone libere, in primis.

3 thoughts on “Sulla liberazione (sessuale e non solo)

  1. credo che ogni movimento di liberazione abbia al suo interno i martin luther king (cioè chi vuole integrarsi nella società) e i malcolm x (chi vuole sovvertire tutto) che possono avere lotte e nemici comuni ma hanno obiettivi diversi..io preferisco i martin luther king ma il punto non è questo , è che ogni movimento di emancipazione deve fare i conti con queste divisioni

  2. #Paolo: il problema non è mica questo. Ma vedere come parte del tuo mondo ha deciso di fregarsene completamente, che sia integrazione o sovversione, poco importa.

  3. Caro Elfo, il cosiddetto “movimento LGBT” italiano (ma forse tutto l’associazionismo laico di questo Paese) non ha mai cercato pensatori di riferimento cui rifarsi e figure intellettuali forti che li seguissero, essendo nato sulla dimensione puramente aggregativa “protetta”. Non si è dunque mai posto il problema di chiedersi e di chiedere ai suoi aderenti quale identità personale e collettiva si voleva costruire, imporre e difendere, né tantomeno quale ruolo avrebbero dovuto avere le persone omosessuali in quanto tali nella società italiana. E’ evidente che senza fondamenta di alcun genere, la “baracca” s’è sgretolata ai primi venti distruggendosi di fronte alla tempesta che si è abbattuta da qualche anno a questa parte… contrastare i gesuiti con le canzoni di Madonna e degli ABBA si è rilevato fortemente inadeguato!!
    Al punto in cui siamo, purtroppo tocca solo sperare in una tabula rasa e in un nuovo slancio da parte di persone fortemente motivate, soprattutto consapevoli e (sì, diciamola pure la parola “sconcia”) cólte. Perché l’ignoranza porta solo alla sottomissione nei confronti del più forte, non genera mai emancipazione.
    Intanto segnalo a te e ai lettori di questo blog che qui nelle Marche proprio il 12 si è organizzata a Civitanova Marche (MC) la 1a Festa Laica regionale su quattro punti che a proponenti e associazioni aderenti sono sembrati “i” punti sui quali si sta consumando la morte della laicità in Italia: 1) Unioni civili/matrimonio e famiglie; 2) Scuola pubblica laica; 3) Fine vita; 4) Applicazione della Legge 194; al momento non ci sono stati distinguo di sorta. Augurandoci che abbia successo e che l'”armonia propositiva” continui anche dopo il 12 Dicembre, ti invitiamo a esserci, se mai dovessi ripensare la tua partecipazione alla manifestazione romana. La festa si intitolerà (significativamente) “Libertà vo’ cercando…”.

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