Lo “scherzetto” di Scalfarotto a Marino, che offende gay e lesbiche che si sposano all’estero

Ivan Scalfarotto

Ivan Scalfarotto

Qualcuno mi ha fatto notare, fino a poco tempo fa, la mia predisposizione ad avercela con la categoria dei gay renziani, magari considerandola un po’ eccessiva. Qualche appartenente alla specie in discussione, invece, ha puntualizzato la stessa cosa ma includendola nella sfera delle patologie mentali. Stesso procedimento, a ben vedere, che fanno i detrattori dell’omosessualità cercando di medicalizzare il fenomeno. In altre parole, secondo queste persone, se non ami Renzi qualsiasi cosa lui faccia – perché qualsiasi cosa lui faccia è a fin di bene – sei pazzo. Basterebbe, perciò, questo tipo di considerazione dell’avversario politico per qualificare la persona LGBT filogovernativa, ma siccome non ci facciamo mai mancar nulla, la farsa assume il sapore della tragedia.

Parliamo di Ivan Scalfarotto: o perché costretto dalla sua appartenenza politica o perché sinceramente ispirato – o ancora perché avvicinandosi Halloween ha ben pensato, incerto tra “dolcetto e scherzetto”, di regalarci una chicca dal vago sapore horror – ha cavalcato il processo di discredito ai danni di Ignazio Marino, scrivendo un lungo e verboso post in cui cerca di dimostrare il fallimento politico dell’ex sindaco, tanto inviso al suo premier. Tra le peripezie argomentative del nostro, il fatto che un’azione politica, una legge, un’iniziativa non è mai buona o cattiva di per sé, ma va prima valutata in base a una serie di circostanze. E quindi, se non scontenta il popolo, se non dà fastidio i poteri forti, è buona politica. Altrimenti non si fa.

Quindi il sottosegretario enuclea tutti gli errori fatti dall’ex primo cittadino. In questa galleria degli orrori, lo sventurato lettore si trova di fronte la seguente dichiarazione:

Trascrivere i matrimoni delle coppie gay e lesbiche è giusto? Bene, andiamo avanti. E se poi il Papa in persona, cioè la figura planetariamente riconosciuta come la più carismatica e popolare del momento, mi prende a pesci in faccia, pazienza. Un giorno me ne sarà grato pure lui.

Per Scalfarotto, Marino non doveva trattare allo stesso modo le famiglie LGBT a quelle etero, semplicemente per il fatto che il capo di stato di un paese straniero può risentirsi. Un sottosegretario del governo italiano si dimostra così più attento al favore di una casta religiosa che al benessere dei cittadini e delle cittadine del paese che dovrebbe rappresentare. E questa è la classe dirigente di un partito che dovrebbe approvare le unioni civili…

Scalfarotto si scaglia contro le trascrizioni

le parole di Scalfarotto sulle trascrizioni

Ritornando alla categoria del “gay renziano”: guardando la vicenda politica del sottosegretario (e di qualche altro/a dentro il partito), potremmo definire tale tipologia (anche) come “colui o colei che utilizza la sua omosessualità per favorire e avvantaggiare la sua carriera politica dentro il partito”. Dopo tali dichiarazioni, non si vorrebbe arricchire la definizione aggiungendo: “e colui o colei che, una volta consolidata la sua posizione dentro il partito, utilizza la sua carriera per rendere svantaggiosa l’omosessualità degli altri”. Perché questa è la sensazione, almeno dalla famigerata legge sull’omo-transfobia in poi.

In aggiunta a tutto ciò, invito a riflettere su un’altra definizione, quella di collaborazionismo, che recita, dizionario alla mano: “disponibilità a svolgere lavoro politico, organizzativo e di sostegno ideologico a favore del nemico”. Non so se si può applicare a certe esternazioni, forse fatte per compiacere il proprio leader. Di sicuro, certe parole dispiacciono, e non poco, a quei gay e a quelle lesbiche per bene che ancora non hanno diritti, anche grazie al partito in cui militano i gay renziani stessi. E feriscono un po’ tutti/e noi se si pensa che sono dette o scritte per prendere le parti del capo di una chiesa che ci tratta da invertiti, da persone che stanno fuori dal progetto di Dio e che per questa ragione non meritevoli di avere le stesse possibilità delle persone eterosessuali. Scalfarotto, qualcuno lo avverta, ha fatto esattamente questo.

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Dimissioni di Marino: il sindaco ne esce pulito, il pd annaspa nel fango

un manifesto contro il pd

un manifesto contro il pd

Ho appena visto la conferenza stampa di Ignazio Marino. La mia opinione non vale nulla, lo so benissimo. Ma all’ex sindaco di Roma va tutta la mia solidarietà di cittadino, di militante LGBT, di essere umano. Credo inoltre che Marino stia venendo fuori da questa incresciosa vicenda in modo dignitoso. Matteo Renzi e il suo partito, nella sua interezza, stanno annaspando nel fango che, a quanto pare, sta diventando l’habitat naturale di tale formazione politica. I cittadini e le cittadine della capitale faranno le loro giuste valutazioni in cabina elettorale sperando che la democrazia, una volta ristabilita, non assuma i connotati della farsa e del dramma. Aggiungo, ancora, che non sono tra gli elettori e i fan del sindaco dimissionario, ma credo – pur tra gli errori che ha commesso – che abbia tentato di portare un po’ di pulizia nella capitale, nella sua amministrazione, nella sua politica. Per questo si è scatenato un vero e proprio linciaggio mediatico ai suoi danni. Mauro Orrico, su Facemagazine, lo spiega bene.

Di fatto, oggi a Roma si consuma definitivamente la scelta di fronte a un bivio: c’è chi ha l’amaro in bocca, per come sono andate le cose. E chi gioisce. C’è, come sempre, chi ha a cuore la legalità e chi invece non ha problemi a tollerare che nella propria città ci siano fatti come i funerali di Casamonica, l’inchiesta “mafia capitale” e altre manifestazioni che non si addicono alle “persone per bene”. Ognuno poi, liberamente, scelga dove collocarsi.

Concludo con una considerazione su cosa è diventato il partito democratico (almeno in questo blog, lo scrivo in minuscolo), citando Gilioli in un suo recente articolo: «Ora, come ho già detto altrove, Marino ha certamente fatto errori – specie di vanità e di comunicazione – e pure pasticci. Ma questa cosa di fare passare un’umiliazione per una gentile concessione del principe dà la misura di cosa è oggi il Pd renziano. Un misto di arroganza, boria e bullismo. Proporzionale peraltro alla storica contaminazione con i più fangosi poteri di Roma».

Questo partito è quello che ha l’ardire di governarci, l’arroganza di cambiare il nostro sistema democratico-istituzionale senza aver ricevuto un mandato elettorale legittimante di tale percorso, che pensa di “concederci” (Boschi dixit) i diritti civili in quanto coppie (ma non famiglie, si badi!) gay e lesbiche. Questo partito sta riconsegnando Roma a un sistema di potere che l’ha devastata. Ricordiamocelo sempre. E ricordiamolo quando domani dovremo andare a votare, per il destino delle nostre città e del nostro disgraziato paese.

Diritti LGBT tra giudici “sentinelle”, premier in ostaggio e politica complice

Cerchiamo di fare il punto sulla situazione, in Italia, circa i diritti delle persone e delle famiglie LGBT.

1. Il parlamento non riesce a legiferare sulle blande – e offensive – unioni civili, che così come previste sanciscono una discriminazione tra coppie gay e coppie etero.

2. Il pd, ostaggio della sua falange cattolica, non solo ha snaturato il ddl Cirinnà, trasformando le nostre famiglie in “formazioni sociali specifiche”, ma pensa pure a fare una legge per mandare in prigione quei genitori arcobaleno che si recano all’estero per praticare la surrogacy.

3. Il governo tace sulla questione dell’uguaglianza, Renzi nulla dice sulle “sue” civil partnership già promesse in campagna elettorale per le primarie, e Alfano ordina, nonostante le sentenze dei tribunali a favore, che le trascrizioni dei matrimoni di omosessuali contratti all’estero vengano annullate dai prefetti.

4. Il consiglio di Stato dà ragione ad Alfano e nel frattempo si scopre che la sentenza emessa è il prodotto di una fervente sentinella in piedi (sembra scritta da Adinolfi in persona) e che il presidente del consiglio stesso è dell’Opus Dei.

5. Il movimento LGBT italiano si sveglia solo oggi – e in questo siamo tutti/e responsabili, per non aver vigilato prima – e la gay community si scandalizza e alcuni chiedono la rimozione del giudice per il suo essere “cattolico” (quando il problema, semmai, è che molto probabilmente non è stato imparziale, ma questo è un altro discorso), mentre i gay interni al pd non muovono foglia  (o perché attenti a preservare le loro carriere o per facilitarle o perché oggettivamente incapaci di essere determinanti dentro il loro partito) o si limitano a qualche sfogo su Twitter.

Conclusioni: di fatto abbiamo un governo che si prodiga per rendere la vita impossibile alle persone LGBT di questo paese, grazie al suo membro di minoranza, l’Ncd, che tiene in scacco Renzi e il suo intero partito. E a leggere il recente articolo di Matteo Winkler, pare che nemmeno Mussolini si era mai spinto fino a tanto. Il pd, lo abbiamo già visto, è incapace di legiferare anche su una legge dequalificante prima di tutto per chi la propone. Non solo, trasformando le unioni civili in “formazioni specifiche” determina, culturalmente, un regresso contribuendo a veicolare un messaggio di discriminazione: la gay community non è destinataria di uguali diritti ma di trattamenti “a parte”. Apartheid giuridico, quindi. Molte persone LGBT hanno per altro favorito questo processo scagliandosi contro chi esprimeva legittimi dubbi su quanto si stava consumando di fronte ai nostri occhi, agitando la solita accusa di “gufismo”.

Comincerei a riflettere quindi su questi tre aspetti: irrilevanza delle persone LGBT (e complicità di parte di loro con chi ci discrimina) dentro e fuori i partiti, volontà discriminatoria da parte del governo e incapacità (o addirittura non volontà) del maggior partito del paese di creare una cultura del rispetto. Il quadro che si profila non depone bene per la tenuta democratica del nostro paese e per la qualità della vita di una sua minoranza interna (che si risolverà, a lungo andare, nel peggioramento delle condizioni di tutti e tutte). Occorre, lo penso davvero, partire da qui.

Gay e sinodo? Bergoglio è omofobo come tutti gli altri

310x0_1435056923465_SINODOOra, non per fare sempre quello che ve l’aveva detto, ma io ve lo avevo detto. Così come per Renzi sulle unioni civili, per cui non mi ha stupito per niente l’ennesimo rinvio a data da destinarsi e la creazione di una legge sostanzialmente omofoba, allo stesso modo non mi sorprende la posizione del Sinodo sulla questione LGBT.

Perché possiamo finalmente dircelo prove alla mano (per quanto gli indizi fossero tutti lì di fronte ai vostri occhi): Bergoglio, insieme all’organizzazione di cui è a capo, è un papa omofobo esattamente come tutti gli altri. Per cui, più che ridestarvi con un bel “buongiorno” oggi ci starebbe uno “sveglia!”.

Ancora, sarà che mi piace collegare processi che vedo come speculari, ma a ben vedere il “simpatico” Francesco e il nostro premier sono le due facce della stessa moneta. Fanno sognare ad occhi aperti illusi e ingenui, mentre hanno l’appoggio dei soliti noti. Ma se gratti la facciata di “novità” emerge la realtà consueta. La solita chiesa che discrimina gay e lesbiche, la solita politica cialtrona. Non capisco il vostro stupore, oggi come ieri. Sulla questione dei diritti meno che mai.

Ovviamente, in uno stato laico e civile un consesso di uomini in tunica che nulla sanno di relazioni, di problemi reali, di come vive la gente comune (e occorrerebbe dire, molto spesso, per bene) e una simile ostentazione di autoreferenzialità dovrebbe avere il sapore della “carnevalata”, del folklore tutto interno a un’organizzazione sempre più lontana dai veri problemi della società contemporanea. Credo, in altre parole, che divorziati e persone non eterosessuali potrebbero e dovrebbero continuare a vivere serenamente la loro vita pur non rientrando nel cosiddetto disegno di Dio – e a giudicare dai suoi supporter, tale disegno è molto più simile a uno scarabocchio di un artista senza talento – ma il problema, nel nostro paese, è proprio di una classe politica che da quel folklore si lascia dettare l’agenda politica.

In altri termini, lo Stato – degno dell’iniziale maiuscola utilizzata in discorsi come questo – dovrebbe continuare ad andare avanti nell’approvazione di una legge seria (non la buffonata di Cirinnà & co.) sulle unioni di gay e lesbiche. Ma sul grado di cialtronaggine della nostra politica mi sono già espresso. Rimane quindi solo il vostro stupore, cari amici e amiche LGBT che avete provato a crederci. Ma ribadisco: le prove erano tutte di fronte ai vostri occhi. Se oggi li sgranate, forse siete complici dell’ennesimo insulto proferito in direzione delle vostre vite.

In balìa dell’attesa

12032869_10153067593900703_5632808481654807890_oOgni tanto mi succede di perdermi. Tra i vicoli, i pensieri e i ricordi. Diventano un tutt’uno. Una curva spazio-temporale tra ciò che è stato e quello che ancora cerchi di provare ad essere. E guardi gli studenti, che hanno caliato la scuola. Da noi si dice così, caliare. La calia. Le sementi che compri alle feste del paese, i ceci tostati, insieme ai semi di zucca. Piccoli, bianchi e polverosi. In passato, quando i miei genitori erano ragazzi e forse pure prima, si “marinava” la scuola per andare a comprar la calia ed è rimasto così nell’uso di oggi. E li guardi, dicevo, e pensi a quel tempo, quando eri tu al loro posto, lo vedi dietro gli angoli di pietra al centro della città, sotto un sole che ha spodestato ogni inverno. E cambi i tuoi pensieri, sai che quello verrà all’improvviso a reclamare il suo regno, e infurierà le onde, renderà livido il cielo e violente le nuvole. Sarà tutto grigio e bellissimo. Sai che ti innamorerai ancora di quel freddo pungente e marino, e di nuovo riemergono i ricordi di allora, quando con Angela andavi al mare, nelle stesse spiagge popolate in estate e poi vuote, con la malinconia della vita che passa a farti compagnia. E poi di nuovo c’è il sole di adesso, i turisti tedeschi, le occupazioni del giorno, le strade quasi vuote, la calma di ottobre. Pensi a quanto è lontana Roma, da tutto questo. Pensi a quanto sia cambiata la città. Bianca – il panificio del centro che faceva le pizze alte due centimetri, sudate d’olio, con la pasta dolce e il formaggio sopra che a vederlo sembrava neve di latte – non c’è più. Hanno aperto una tabaccheria. O forse quel posto dove ora vendono i ghiaccioli, fuori stagione (anche se qui è sempre tempo, in verità). Non ricordo nemmeno più dove stava. La memoria si sbriciola sotto i colpi dell’oblio, come il sole consuma i palazzi e polverizza gli gnomi scolpiti agli angoli delle strade, per proteggerle dagli spiriti maligni, mi spiegarono un tempo.

E passeggio ancora, tra gli zampilli su Artemide (la chiamano Diana, ma qui è sempre stata Artemide, ai tempi che furono) il cielo turchese, il caldo al quale ti stai disabituando perché a ben pensarci, l’autunno in Sicilia è una primavera distratta e un po’ malinconica. E i volti che riaffiorano, per strada e tra i ricordi. E poi il ponte, pochi metri su un braccio di mare che separano Ortigia, “lo scoglio”, il centro storico per capirsi, dal resto dell’isola. Una barca dondola sull’acqua verde, abbandonata da un pescatore che chissà dov’è, se è vivo, se l’ha messa lì per far da cornice, insieme alle altre, e creare l’ennesima illusione per turisti. Chissà. In balìa dell’attesa, del cielo che si travestirà di tempesta, delle cose che morranno di fronte ai nostri occhi e lasceranno al tempo il tempo di continuare come è sempre stato. Fino quando verrà il nostro turno. Perché è così e non può essere altrimenti.

E così torno a casa, è ora di pranzo. So già che mangerò cose buone.

I cattolici del pd vogliono mandare in galera i genitori arcobaleno?

EMMA FATTORINI

Emma Fattorini, cattolica del pd

Occasionalmente vengo bloccato da questo o quell’esponente del pd, solo perché faccio domande scomode. L’ultima in ordine di tempo – non faccio nomi, non mi interessa puntare il dito sulla persona bensì stigmatizzare il comportamento – deve aver ceduto sull’evidenza che il suo partito non ha approvato, come aveva promesso, le unioni civili entro il 15 ottobre almeno al Senato, ma si è limitato a incardinare la legge, producendo l’ennesimo rinvio sui diritti delle persone LGBT. Mi rendo conto che di fronte alle menzogne non si regge il confronto con la realtà dei fatti, ma bloccare l’interlocutore per tali ragioni è da persone che non dovrebbero fare politica, ma al massimo lavare le scale dei palazzi di potere (con il dovuto rispetto, si intende, a chi questo mestiere lo fa davvero). Ma come si dice in ambienti filogovernativi: ce ne faremo una ragione.

La persona in questione si è lamentata accusandomi di un comportamento omogeneo a quello di Adinolfi, in quanto anche gli omofobi hanno chiesto conto della mancata approvazione del ddl. Io e le sentinelle saremmo uguali perché facciamo le stesse domande, insomma. Provo a schematizzare qui la differenza d’approccio, evidentemente oscura:

  1. Adinolfi & co. non vogliono che si approvi alcunché a favore della gay community (e usano la scusa del rinvio per dare forza alla loro posizione, per cui si facciano i conti su chi rafforza chi)
  2. io ed altri chiediamo riscontro sulle mancate promesse del premier e del suo partito perché invece vorremmo un trattamento congruo e rispettoso

ma ribadisco: capisco che rispondere alla domande scomode è difficile. Prendo atto della fuga e vado avanti per la mia strada.

“Pensate piuttosto agli omofobi, invece di attaccare il pd”, questa la critica finale. Ebbene, il fatto è che puntualizzando su questi fatti – date disattese, diritti a metà, promesse mai mantenute, ecc – si fa esattamente questo: si pensa agli omofobi.

L’ultima chicca del partito democratico (io non riesco a scriverlo in maiuscolo, il più delle volte) sta infatti nella presunta legge che i cattolici interni stanno concordando con il Nuovo Centrodestra per rendere universalmente illegale la gestazione per altri. Quindi, se vai a fare un figlio in Canada, col consenso della gestante e in modo totalmente gratuito, rischi di finire in prigione in Italia. Il deus ex machina di questa legge che ricorda i peggiori anni del nazi-fascismo è Emma Fattorini, la stessa che si è inventata la formula “formazione socialmente specifica” per degradare le famiglie di gay e lesbiche e non nominarle come tali. Soluzione bene accolta proprio da gay e lesbiche pro-Renzi che, come al solito, hanno cominciato a insultare chi poneva obiezioni in merito. Poi ci lamentiamo di Grillo, però.

Lo scopo di questa operazione? Colpire le famiglie arcobaleno. Ignorando, per altro, che fanno ricorso alla GPA per lo più le famiglie eterosessuali.

Faccio notare a questo proposito, e come mi suggerisce per altro la mia amica Caterina Coppola, che se questa legge dovesse mai passare favorirebbe il cosiddetto “utero in affitto” proprio a discapito di quelle donne sfruttate in quei paesi dove non ci sono tutele. Il proibizionismo, infatti, alimenta “mercati neri” e situazioni di invisibilità. Ma questo sembra non interessare i cattolici dem. L’importante è negare ai genitori LGBT di esser tali. Mandandoli in galera, appunto. Non so se voi vedete l’enormità della cosa.

Ecco, se la militante lesbica e renziana in questione non mi avesse bloccato chiederei qualcosa in merito a questa ennesima pagliacciata organizzata da settori del suo partito che a quanto pare hanno non poca influenza anche dentro le loro file. Purtroppo questo interrogativo rimarrà senza destinatari specifici e lasciato alle coscienze delle persone di buona volontà che potranno interrogarsi sull’enormità di provvedimenti come questo, per altro discriminatori e disumani.

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Le adozioni, Di Maio e gli scivoloni di Gay.it

Mi si è chiesto più volte come mai abbia abbandonato la mia collaborazione su Gay.it. Vediamo di capirlo meglio guardando questa immagine (di Simone Alliva):

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Non sta a me difendere i politici, né mi interessa farlo. Ma qui il problema è di veridicità giornalistica e di correttezza politica. Il M5S e Di Maio sostengono il ddl Cirinnà con le stepchild adoption. Altra cosa è l’adozione su cui il vicepresidente della Camera per altro sbaglia, a parer mio, dicendosi dubbioso. E questo è un altro piano ancora.

Qualcuno in Gay.it gli affibbia però dichiarazioni proprio contro le stepchild adoption, cosa evidentemente non vera. Tale procedimento sembra voler far ricadere su altri le titubanze del partito renziano su un provvedimento che stenta a decollare per l’ostilità dei suoi stessi senatori cattolici e dell’alleato di governo. Le sirene di partito già inveiscono contro le timidezze del movimento di Grillo. Se facessero, invece, il loro dovere dentro il Pd – lavorare davvero per le istanze LGBT – non saremmo a questo punto. E invece…

Avevo già subodorato un deragliamento filo-governativo, negli ultimi giorni della mia permanenza sul sito. Certi “scivoloni” non potevano coesistere con la mia presenza, anche se ero un semplice blogger. Capirete perciò il mio imbarazzo. E le ragioni di un addio.

Scalfarotto, il coming out dei grillini e il senso della vergogna che non ha

scalfaRiguardo il coming out di Krzysztof Charamsa, si è scatenato un forte dibattito tra chi vede la cosa come positiva e chi accusa il prelato di ipocrisia. Non mi appassionano le beghe interne della chiesa, credo che solo prestare attenzione a questo tipo di argomenti sia una sostanziale perdita di tempo – le gerarchie non muteranno le loro posizioni di una virgola e il signore in questione avrà solo molta pubblicità – ma mi ha molto incuriosito il commento, evitabilissimo per altro, di Ivan Scalfarotto, il quale proferisce le sue immani verità. Riguardo l’ingerenza delle sfere religiose riguardo i nostri diritti, dichiara:

Questo è un alibi per la politica, la Spagna è cattolica quanto l’Italia. A Madrid il matrimonio gay c’è dal 2005, non diamo alla Chiesa responsabilità che non ha. La Chiesa fa il suo mestiere, la politica ha il dovere di prendere le sue decisioni e di non nascondersi dietro il dito.

Credo che in affermazioni come questa stia il primo, principale problema della nostra classe dirigente. La chiesa fa il suo mestiere è proprio l’alibi per cui poi si permette che essa si comporti da agenzia omofoba. E il discorso, appunto, dovrebbe mutare di segno: la chiesa farà pure il suo mestiere, ma è il caso che continui, opponendosi all’approvazione delle unioni civili, dichiarandosi contro il matrimonio egualitario, sponsorizzando fenomeni come il Family day, dando battaglia contro la legge 194, contrastando il testamento biologico e contribuendo a rendere il nostro paese un’appendice confessionale e illiberale della Città del Vaticano?

Al di là di queste considerazioni di partenza, ci sarebbe poi da chiedersi se il nostro eroe sa in quale partito milita, visto che fa parte di una formazione politica che da quella chiesa prende ordini per ritardare, non approvare o peggiorare leggi come il ddl Cirinnà attualmente in discussione in Commissione Giustizia al Senato.

Dopo di che, la tragedia evolve in farsa, quando il sottosegretario si avventura in dichiarazioni quali:

I grillini su circa duecento eletti tra Camera, Senato e Parlamento europeo non hanno nessuno che sia dichiaratamente omosessuale. Visto che statisticamente su 200 qualcuno gay o lesbica ci sarà, mi chiedo perché è i parlamentari dei 5 Stelle non si sentano a loro agio.

Adesso, prima di andare a guardare la pagliuzza nell’occhio del vicino – che pure dovrebbe rispondere su certe cadute di stile, gravi per altro, come certi tweet omofobi contro Vendola poi ripresi direttamente da Grillo sul suo profilo – bisognerebbe che Scalfarotto si chiedesse:
1. qual è il disagio che provano i senatori del suo partito a non approvare la sua legge sull’omo-transfobia che resta inapprovata da più di due anni
2. perché il Pd non riesca ad andare oltre una legge sulle unioni civili, di fronte un mondo che approva il matrimonio egualitario

3. come mai in Senato i suoi colleghi hanno deciso di rassicurare il fronte cattolico intero, sempre sulle unioni civili, partorendo aborti giuridici come la dicitura “formazioni sociali specifiche” che sanciscono, per legge, che le nostre unioni non sono famiglie.

vignaroli tweetAlla luce di tutto questo – e considerando che in verità di fronte la sua provocazione il deputato M5S Stefano Vignaroli ha fatto coming out, ma a quanto pare la cosa è sfuggita all’esponente dem – bisognerebbe pensare seriamente di organizzare una colletta, raccogliendo a testa un paio di minuti di senso della vergogna e della decenza. Basta veramente poco, una trentina di persone in tutto, giusto per regalargli mezzora di entrambi i sentimenti. Chissà che non siano utili, a Scalfarotto, per fargli comprendere il senso del ridicolo di cui si copre, quando fa sortite del genere.

Il niente (sì, si parla di importanti realtà LGBT)

An-empty-cardboard-box-006Mi era stato chiesto di far parte di un gruppo di lavoro – chiamiamolo così – di un’importante realtà LGBT (non faccio nomi), ma qualcuno al suo interno pare si sia opposto con tutte le forze perché, a quanto sembra, non sono “controllabile”. Troppo cane sciolto. Poi, figurarsi, non voto manco pd… insomma, la feccia, per questa gente qui.

Vorrei ricordare – visto che siamo in tempi di congressi ed elezioni dentro il movimento – che invece di pensare al quotidiano per cui scrivo o a quanto un iscritto possa essere ridotto al rango di pedina, dovreste preoccuparvi, voi che fate parte delle segrete stanze, di fatti più importanti, come il ddl sulle unioni civili (che pare sarà ancora peggio di come ce lo aspettiamo), le leggi per i nostri diritti e cose un attimo più fondamentali della mia persona.

Sempre che non vogliate passare per i poveracci che dimostrate di essere, con i vostri veti basati sul niente. Il vostro, ovviamente.

Scialpi a Porta a porta e i tic del dibattito pubblico sulle unioni civili

Qualche giorno fa ho scritto un tweet, in merito a Porta a porta, per la puntata dedicata alle unioni civili.

tweet

Questo commento ha suscitato le ire dei fan di Scialpi, dai quali mi è stato chiesto a che titolo davo patenti di “titolarità” – e mi si scusi il bisticcio – rispetto all’argomento, con scandalo conseguente (e chiedendomi pure chi fossi io per permettermi di esprimere tali opinioni).

Vorrei tornare sull’argomento per spiegare sostanzialmente due cose:

  1. non ho visto la puntata, la mia era una considerazione a caldo sul fatto che a parlare di un tema tanto delicato ci fosse il solito nome preso in prestito dal mondo dello star system e politici non qualificati
  2. mi è stato detto che Scialpi è riuscito a mettere in difficoltà Sacconi, invitato da Vespa e fautore delle ragioni del no. Bravo al cantante, a questo punto, ma la sostanza non cambia di molto e spiegherò tra poco il perché.

Non sono io a dire che è tic della nostra informazione invitare persone che “non ci azzeccano” con il tema proposto quando si parla di diritti LGBT: lo dicono esponenti più qualificati di me. Accade spesso, infatti, che si invitino soubrette, calciatori, cantanti e gente non preparata sull’argomento con lo scopo di spettacolarizzare il tutto. Che Scialpi abbia detto cose condivisibili, perciò, va benissimo ma rientra in una logica fortunata. Avrebbe potuto proferire frasi dannose alla causa – come fece a suo tempo Sabrina Ferilli, parlando dei DiCo.

Occorre, in buona sostanza, che il dibattito pubblico sia condotto da esperti del settore: giuristi, attivisti politici, psicologi, persone preparate attraverso ciclo di studi e militanza attiva. La critica, perciò, non va intesa contro il cantante ma contro il sistema della comunicazione che trasforma i nostri diritti in carne da spettacolo da seconda serata. E meriteremmo un trattamento migliore, converrete.

P.S.: in tutto questo dovrebbe far riflettere il fatto che Scalfarotto non se l’è filato nessuno e che Scialpi sia stato più bravo di lui ad affrontare Sacconi. Ma questa è un’altra storia.