Unioni civili: quanto si può ancora trattare perché sia “meglio di niente”?

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foto dal sito di Gay.it

La retorica utilizzata nel dibattito sulle unioni civili, che a partire dalla riapertura delle camere si promette rovente, è indicativa del clima culturale che si respira nel paese, rispetto alla vicenda in corso. L’anatema di Bagnasco, il silenzio di Renzi al meeting di CL, il famigerato articolo su Avvenire, il balletto delle smentite, le dichiarazioni di Cirinnà sull’eliminare i riferimenti al matrimonio e l’intervista di ieri del premier al Corriere forniscono un quadro indicativo, che non rende onore alle buone intenzioni da cui si era partiti. Dichiara la relatrice della legge: «tutti sanno che questo istituto giuridico non è il matrimonio». Una questione di forma, «la sostanza non cambia». Ma ne siamo così sicuri?

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One thought on “Unioni civili: quanto si può ancora trattare perché sia “meglio di niente”?

  1. Caro Dario, la realtà è di una semplicità atroce: non avendo saputo (come persone LGBT italiane) creare un clima culturale di base (un’antropologia, direbbero i colti), non avendo saputo produrre personale politico di spessore (e durata), non avendo imperi economici al nostro fianco, contiamo meno di zero. L’unico vero impero politico-filosofico-mediatico nazionale (la Chiesa) detta quindi legge. In senso non metaforico, purtroppo. Quando in una trattativa una parte è pronta ad accettare qualsiasi cosa, l’altra concederà sempre il minimo; se possibile anche qualcosa meno. E’ quanto esattamente accadrà.
    Ma io non sono affatto preoccupato di questo, io sono preoccupato delle reazioni a questo nulla: scommettiamo che in caso di trasformazione in legge del Ddl Cirinnà non i gay renziani ma la maggioranza delle persone LGBT di questo Paese (e con essa la maggioranza degli etero) penserà di avere la Luna e il Cielo e quindi crederà di aver ottenuto le condizioni migliori del Paese migliore al mondo!? Chi combatterà al nostro fianco per l’ottenimento della vera uguaglianza con le cittadine e i cittadini etero di questo Paese, dopo? Temo troppo pochi per cambiare le cose. Ma forse lo stesso ragionamento vale anche se le unioni civili saranno l’ennesimo flop renziano… intanto il “ducetto” di Venezia vorrebbe proibire il Gay Pride nella sua città. Ab majora!

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