Il rischio di essere assunti a scuola e a tempo indeterminato

Se-il-prof-dice-ignorante-alunno-commette-reato-di-ingiuria-372x248L’altro giorno ho scritto su Facebook il seguente stato: «bene, c’è il rischio che io venga assunto di ruolo nella scuola pubblica già da quest’anno. Le mie maledizioni non potete capirle». Scritto molto di getto, dopo un anno di tira e molla con le intenzioni del governo rispetto la cosiddetta “buona scuola” (che di buono ha solo il nome), e che è stato male interpretato da alcune persone in stato di precariato lavorativo, che hanno visto l’affermazione come snob e poco realistica.

Premesso che:

  1. sono precario anch’io, tutt’ora
  2. il mio discorso è assolutamente personale e non incide sulla tipologia di lavoro, bensì sulla situazione che si viene a creare nella mia vita
  3. ognuno deve gestire il suo privato di fronte a cambiamenti di una certa entità
  4. considero il mestiere dell’insegnante tra i più nobili ma anche tra i più mal considerati anche per scelte politiche precise (anche del governo in corso)

ho cercato di capire certe lamentele e di spiegare le ragioni per cui un evento del genere è per me occasione di crisi. E ho scritto a un mio contatto, anche lui critico, che mi rispondeva “se ti fa tanto schifo [il tempo indeterminato] so a chi regalarlo”, le testuali parole:

«Allora mettiamola così. Spendi 2500 euro di SSIS per abilitarti da insegnante e subito dopo vinci il concorso per il dottorato di ricerca. Hai il massimo in entrambe le prove (80/80 per la specializzazione, primo posto per il dottorato). Poi arriva la riforma Gelmini. Niente più carriera accademica e se vuoi insegnare non puoi farlo per ciò per cui ti sei abilitato, cioè italiano e latino ai licei, ma scuole medie. E va bene, il lavoro è lavoro, giusto?

Peccato che alle medie verrai usato di anno in anno per incarichi quali: 7 classi di geografia, 15 classi di approfondimento letterario, classi miste su più scuole tra laboratori pomeridiani e mensa e amenità similari. Pensavo di essermi specializzato in italiano, non per far capire ai bambini come tenere un cucchiaio a tavola. Ma il lavoro è lavoro, giusto?

In tutto questo provi a fare ricerca ma il tuo dirigente ti nega il permesso di andare al convegno per cui hai preparato uno studio perché “io poi a chi faccio badare ai ragazzi solo perché lei deve perdere tempo con queste cose?”. Poi trovi lavoro in una scuola (non italiana) dove le cose vanno un po’ diversamente e ti fai i tuoi calcoli: resto qui per qualche anno, poi più in là decido cosa fare anche perché se devi lavorare alle medie meglio farlo da chi ti permette di essere non un tappabuchi ma un professionista. E invece no, ennesima riforma e sei costretto a scegliere se rimanere dove sei, ma come precario, o avere il posto fisso in condizioni peggiorate da una riforma che ti rende ricattabile da dirigenza, genitori e studenti stessi. Per arrivare a tutto questo mettici laurea, master, specializzazione e dottorato. Se vuoi te lo regalo tutto questo, Andrea. Ma poi stai zitto e ti fai piacere ogni cosa ti arrivi dall’alto. Perché è questo che stai giudicando».

Se poi vogliamo entrare fino in fondo nel privato, a questo si aggiunga che dovrei cambiare casa, da qui a ottobre, e stavo anche cominciando a cercare un appartamento. Ma ho dovuto interrompere la ricerca, perché se mi assegnano a 80 km dal domicilio poi son cazzi. Solo per dirne un’altra.

Questo non vuol dire, ovviamente, che chi trarrà giovamento da questa riforma (ammesso che ci sia giovamento: voglio vedervi a dare 6 a tutti e a dover tenervi buoni i genitori, pena trasferimento a Lampedusa) sia esecrabile. È qualcosa di personale, appunto.

Vorrei farvi riflettere, infine, sul fatto che l’idea stessa che qualcuno possa ribellarsi a questo stato di cose ingeneri fastidio. Mi sento dire, molto spesso, frasi quali “anzi, ringrazia che ce l’hai un lavoro!” e invece no, non funziona affatto così: io non ringrazio nessuno per il fatto di avere un lavoro, perché non è un regalo. Per arrivare dove sono arrivato ho fatto scelte precise dopo un percorso specifico fatto di studi e sacrifici. Per questo non ringrazio nessuno, se non la mia famiglia che mi ha permesso, anche in questo caso tra molti sacrifici, di prendere i miei titoli accademici. E stop. Semmai è la cosiddetta “buona scuola” che dovrebbe ringraziare me, insieme a molti/e altri/e, per il fatto di essere diventato un professionista. È questo che vi sfugge, mi sa. Dover dire grazie per qualcosa che dovrebbe appartenerci di diritto significa percepirsi come servi in un sistema di potere che crea eletti e subordinati. Voi da che parte state?

La libertà, signori miei e signore mie, ha un prezzo. Ed io non credo sia quello di 1300 euro al mese, sotto ricatto, con aumenti di 30 euro ogni tre anni (se arrivano), sempre se fai come ti dice il preside e col rischio di finire chissà dove solo perché, magari, pensi con la tua testa. Spero che almeno su questo si convenga tutti e tutte.

20 thoughts on “Il rischio di essere assunti a scuola e a tempo indeterminato

  1. Tu hai tutte le ragioni e quel tuo sfogo su Facebook è molto più che lecito. E credo anche che un’alternativa ci sia, perché forse, in certi casi, il precariato può essere meglio di un contratto a tempo indeterminato, quando questo causa rabbia e angoscia e frustrazione. E vale per tutti i settori e per tutte le specializzazioni. La libertà, come dici tu, ha un prezzo, ma sta a noi decidere se pagarlo o meno :)

  2. Concordo in pieno. Da neoassunta da un anno ancora ballo. Gli 80 km andata e 80 Km al ritorno (e c’è gente messa molto peggio) me li sono fatti. La casa, la famiglia, l’ipotetica famiglia futura da realizzare, la ricerca personale sono tutti aspetti che da assunto sono diventati ancora più precari. La memoria mi riporta il motto “il lavoro rende liberi”, ma qualcuno si ricordi a che tipo di libertà mi riferisco.
    Un consiglio: scegli pensando alla salute e non con la logica.

  3. Non capisco, lei sembra voler avere la botte piena e la moglie ubriaca, le certezze del posto fisso statale con la possibilità di avere il lavoro flessibile di un professionista. Mi spiace ma non c’è nessun contratto al mondo che permetto tutto questo, quindi scelga: o va sul sicuro a pare il professore statale alle medie, oppure si mettere in gioco e rimane dov’è, e un domani da professionista si rimetterà di nuovo in gioco sul mercato del lavoro forte della sua professionalità.

  4. #rimmmel: guardi che il mio dilemma è proprio questo. Capire cosa scegliere tra le due strade. Mi permetterà di affermare che il posto statale, con la riforma di Renzi, è molto più precarizzato di prima e che la riforma stessa va a discapito della professionalità e della dignità dei/lle docenti.

  5. Scusa, ma fatto che il tuo dirigente ti abbia negato il permesso di andare al convegno per cui avevi preparato uno studio cosa ha a che fare con la riforma?

    grazie per la delucidazione

  6. Mi sono fermata al “tutt’ora” che, in italiano moderno, non è accettato a causa di un fenomeno di univerbazione da “tutt’ora” a “tuttora”.
    Mi dispiace ma ciò pregiudica la continuazione della lettura da parte di un attento lettore.

  7. cara #Daniela, pensi, se un preside con poteri minori mi ha messo i bastoni tra le ruote per la sua mediocrità intellettuale, pensi cosa può capitare ora che ha pieni poteri sulla vita delle persone.

    ***

    gentile #Charlotte, la formula da me utilizzata è nata da una scrittura veloce, ma non ripudiata dalla grammatica. Spero che vorrà perdonarmi per l’uso di un arcaismo. Le consiglio, in futuro, un approccio meno granitico per letture sicuramente più nobili del mio blog che riportano formule desuete o non comuni, ma appunto grammaticali. O rischia di fare la figura di chi sta a fissare il dito del saggio mentre la luna splende in cielo.

    Cordialmente.

    Fonte: http://www.treccani.it/vocabolario/tuttora/

  8. Caro Elfo,
    immagino che la rinuncia forzata alla ricerca universitaria sia stata già una prova sufficientemente dura da affrontare, abbastanza dura almeno da convincerla che adesso è il momento di scegliere secondo alle sue priorità, personali e professionali, autentiche – di ricerca, di attivismo, di scrittura etc. anche a costo di prendersi dei rischi sul piano economico (e previdenziale).
    Un grosso in bocca al lupo!
    PS. Il mio programma di scrittura accetta “tutt’ora”.

  9. Ho letto molte critiche a questa riforma (perché da 20 anni ogni governo si sente in dovere di riformare la scuola?) ma questo punto di vista non l’avevo ancora incrociato. Voglio parlarne con amici insegnanti e sentire che ne pensano! Grazie

  10. Condivido pienamente il tuo pensiero. Sotto le mentite spoglie di una stabilità, c’è in realtà una vera e propria precarizzazione della figura del docente, soggetto a fare ‘il giro delle Sette Chiese’ qualora venga ‘licenziato’ dal Ds, per modifiche triennali del Pof. Quale altra figura, della pubblica amministrazione, deve sottostare ad uno scempio simile? Vogliamo poi parlare delle deleghe in bianco che autorizzano, de facto, il Governo ad esprimersi , per quanto riguarda i contratti nazionali, senza più la mediazione sindacale? Sono la prima a sostenere che la Scuola Italiana debba essere riformata ma con un criterio, riflettendo sulle reali criticità ed intervenendo ad hoc. Chiunque , tra noi colleghi precari, abbia gioito per l’approvazione di questa nefandezza, si accorgerà dell’amaro gusto del ruolo.

  11. Ciao Elfobruno,

    però non vederla così nera, gli aumenti per anzianità restano e finalmente (una volta di ruolo) l’anzianità varrà per intero (ovvero gli aumenti restano e gli scatti di anzianità restano, la card da 500 euro ed eventuali bonus sono aggiuntivi ai normali scatti di anzianità), una volta di ruolo non sarai sempre l’ultimo arrivato e potrai partecipare in modo più attivo alla vita scolastica (e non tutti i dirigenti hanno in disprezzo la ricerca).
    La non continuità nella sede è una leggenda metropolitana, diciamo che cambierai scuola (ogni 3 anni) solo se vorrai trasferirti, come se non bastasse è vero che alcune (molte, poche in realtà è da vedersi) persone andranno lontano, ma i trasferimenti restano e nei prossimi anni si prevedono centinaia di migliaia di pensionamenti per cui tornare nella propria provincia (anzi nel ambito che è sub-provinciale) sarà molto più semplice di quel che molti credono (sempre che tra punteggio e preferenze espresse non si resti nella provincia d’interesse fin da subito, ma dipende molto da classe di concorso e provincia), certo magari ci sarà chi tornerà dopo 1 anno e chi tornerà dopo 5 anni ma alla fine si tornerà.

    Insomma la situazione è molto meno nera di come sembra.

    In bocca al lupo per tutto.

  12. Sono nella stessa situazione: io appartengo alla fortunata schiera di insegnanti di ed. musicale per le scuole medie. Non esistono posti di ruolo né dove sono io, né altrove (tolti coloro che stanno prima di me in GaE e che rimarranno a bocca asciutta). Tutti a fare potenziamento (ma cosa vuol dire?) in una non ben nota provincia italiana, o rimaniamo così come stiamo visto che la nostra GaE non si svuoterà (mai). Chissà se domani farò quella famosa domanda facoltativa oppure no. Non lo so.

  13. hai messo poca carne a cuocere !!! la riforma porterà molto più scompensi nella società, nelle famiglie e di conseguenza nella scuola pubblica italiana !! ti auguro di avere almeno una buona cattedra vicino casa e che la scuola sia diretta da un preside illuminato non c’è ne sono molti in giro però qualcuno c’è !!

  14. Interessante. Capisco la scelta difficile.
    Riguardo al rapporto lavoro/lavoratore ed al potere del dirigente. Tempo fa un mio ex-capo mi ha insegnato come le persone dovrebbero vedere diversamente il proprio lavoro. Non come una cosa che si cerca, ma qualcosa che si offre. Mi diceva: “Non ringraziarmi per averti dato un lavoro. Piuttosto sono io che ringrazio te per offrirmi le tue competenze. Quello che ti pago è una riconoscenza per il tuo servizio. Sono io che ho bisogno di te.”
    Un cambio di mentalità in questa direzione restituirebbe un pochino di dignità ai lavoratori, mentre sembra normale conformarsi ai ruoli schiavo/padrone.

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