Gli amici gay delle sentinelle? Forse esistono davvero

Vi prego di indugiare su alcune delle frasi proferite nella foto che segue:

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il resto dei commenti potete leggerli, integralmente, nel post di sabato. Vorrei solo far notare a certa gente – evidentemente un po’ troppo ingenua, poco colta, o ancora convinta che basti aver dato qualche esame all’università per dominare la conoscenza del mondo – quanto segue:

1. quando si fanno affermazioni di principio, tipo “il pride è dannoso” dovreste anche dimostrare quali danni ha prodotto e in quale contesto si sono verificati. A Roma abbiamo manifestato in almeno 250.000 e abbiamo istituzioni gay-friendly. A Catania gli eccessi denunciati ci sono sempre stati – e vivaddio, o chi per lui – eppure ciò non ha impedito al comune di approvare il registro delle unioni civili. Ovviamente a domanda specifica “perché è dannoso il pride”, non si è in grado di dare risposta

2. reputare di obbedire a criteri di maggior rispettabilità per ottenere diritti comuni è un atteggiamento di sudditanza culturale. Se a vent’anni sei ridotto così, se credi cioè che per esser degno di avere le stesse cose degli altri devi dimostrare di valere di più, sei la rappresentazione in carne e ossa del contrario del concetto di uguaglianza. Agli eterosessuali nessuno chiede di essere migliori di quel che sono per accedere alla sfera dei diritti, così per esser chiari fino in fondo

3. studiare un po’ di storia o avere in generale un po’ più di cultura politica non sarebbe un male, quando ti avventuri in analisi quali “non è il pride che dà diritti, ma il liberismo”. Ricordiamo tutti il “liberismo” sfrenato di Zapatero e Hollande da una parte, o quello anglosassone dall’altra che mentre pensava a come far sposare Elton John, nei secoli precedenti ha mandato in galera Oscar Wilde

4. non riconoscere le proprie radici storiche significa essere destinati a far morire l’albero della costruzione politica che si dice di voler portare avanti. Sempre che poi si voglia portare avanti un certo tipo di discorso, oppure appiattirsi su quanto il sistema eteronormativo vuole imporre

5. sembrate i famosi amici gay della sentinella di turno, quelli che non si riconoscono nei pride perché “volgari” e “lesivi dell’immagine dei gay” e poi magari non fate nulla per il resto dell’anno, se non usare Grindr e criticare chi, bene o male, qualcosa prova a farla. Temo debba ricredermi.

Ai miei tempi avere vent’anni era indice di quella voglia di rivoluzionare il mondo. Oggi la gente si accontenta di uscire di scena con un minimo di “dignità”. Quella imposta dagli altri. Che tristezza.

4 thoughts on “Gli amici gay delle sentinelle? Forse esistono davvero

  1. Questa gente non si rende conto che prima di Stonewall la questione omosessuale non ha mai avuto rilevanza pubblica e che i pride, piacciano o no, sono l’unica cosa che riporta l’attenzione dell’opinione pubblica sul tema dei diritti.
    Che io ricordi, negli ultimi anni, il tema dei diritti si è trasferito nell’agenda politica e in quella mediatica solo nel periodo di giugno-luglio, per poi sparire durante il resto dell’anno.
    Piuttosto che criticare il Pride, un’osservazione empirica lucida sembrerebbe dimostrare addirittura l’opportunità di estendere il periodo del Pride al resto dell’anno. Una mobilitazione attiva e costante, mantenuta per tutto l’anno forse potrebbe davvero fare la differenza.
    Poi mi fa ridere l’attribuzione del riconoscimento del matrimonio egualitario da parte dell’UK alla politica liberista. La Tachter era ultraliberista, eppure non voleva granché bene ai gay, pur essendosi ravveduta in seguito .

  2. Comunque, caro Elfo, un problema serio c’è: mentre cattocomunfascisti vari hanno una chiara visione antropologica di se stessi e della società, noi no. O la abbiamo persa per strada. Dobbiamo capire come ricominciare a spiegare l’abbicì del rispetto della unicità e della dignità di ognun* di noi e quindi del nostro posto in società e quindi del pretendere (non elemosinare) diritti conseguenti. Vent’anni di berlusconismo si sono innestati perfettamente nella nostra atavica cultura cattoservilista e utilitarista, che ora continua col renzismo. Riusciremo a elaborare una strategia efficace e unitaria su questo punto fondamentale? Questa è la vera sfida anzitutto culturale, di mentalità. E che sfida!

  3. …e inoltre c’è un problema di gestione della comunicazione, sia di massa che “social”. Purtroppo i cattolici lo hanno capito perfettamente e stanno utilizzando tutta la loro esperienza bimillenaria applicandola ai nuovi media. Noi?

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