AnnoUno: the day after (e non solo)

Giulia Innocenzi, conduttrice di AnnoUno

E quindi ricapitolando: la puntata di ieri di AnnoUno è stata più brutta di una messa in onda di “Uomini e donne”, ma con lo stesso spessore culturale, Aldo Busi ha fatto il suo solito show di gay d’ancien régime, si sono messe sullo stesso piano le acquisizioni della comunità scientifica internazionale e le boiate di chi vuole curare i gay, si è fatto pontificare il prelato di turno che ha detto che non ci darà i figli manco morto – e qui scatta l’unica considerazione possibile: non è che sei tu che non ce li dai, siamo noi che non ti chiediamo alcun permesso in merito – si è dato spazio al leghista di Neanderthal che non è omofobo, ma che schifo i figli per i froci, è passato il messaggio che i gay sono tutti ricchi e comprano i bambini negli USA, si è fatto il solito paragone con la pedofilia e, last but not least, non c’era nessuno in grado di rispondere alle cretinate proferite in studio da questo o quell’opinionista. Perché poi, non è che uno ci gode a dire “io l’avevo detto”, ma io l’avevo detto

Aggiungo inoltre: drammatiche certe testimonianze giovanili, sia pro sia contro, che testimoniano come la TV sia vista non tanto come luogo di confronto, ma come specchio sul quale riflettere il proprio autocompiacimento.

Dopo che tutto questo si è consumato sotto i nostri occhi esterrefatti, si sappia, oggi la ministra Giannini ha cancellato la lotta all’omofobia dalla lista degli interventi educativi dentro le scuole del paese e questo dimostra – oltre il fatto che piove sempre sul bagnato – l’inutilità di militanti, dirigenti, parlamentari e sottosegretari gay nel Pd.

Poca rappresentanza, narrazione di noi stessi/e in modo macchiettistico sui media, azione politica ai limiti della segregazione, mancanza di una strategia comune da parte delle associazioni di settore, ancora troppo timide nei confronti dell’azione governativa. La situazione in Italia, oggi, è questa.

Vogliamo avviare una serena e pacata discussione – vaffanculo compresi – sul fatto che occorre agire, e di gran corsa, anche in modo critico nei confronti di una classe dirigente e un sistema di potere (anche mediatico) che ci usa per tornaconto elettorale e per lo share? O vogliamo continuare a fare gli zerbini di partito o a prendercela con chi dentro un documento politico inserisce tutte le differenze possibili e che al pride fa vedere una chiappa di troppo, magari mentre si sta comodamente seduti da casa a non fare un bene amato cazzo per la propria comunità di riferimento e a pensare che una stellina su Twitter sia un atto decisamente rivoluzionario? No, giusto per saperlo.

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5 thoughts on “AnnoUno: the day after (e non solo)

  1. L’ultimo tuo paragrafo, il vero e proprio call-to-action, non è proprio il modo migliore per convincere le persone a partecipare. Dargli dei nullafacenti tetrapiloctomisti, quasi scemi, aiuterà il momento della riflessione dopo lo show dove volavano insulti?
    Parecchie persone “lo avevano detto”, come facesti correttamente tu. Comprese quelle che si pigliano il tuo calcio, oggi. Avevano per esempio detto che oltre ai sottosegretari gay, potrebbe non servire a un beneamata fava i manifesti dei pride con richieste inconsistenti a gogò. Perché è l’Italia, non San Francisco.
    Visti i risultati sul medio periodo, cioè visto quel che descrivi in politica e media, pure quei documenti andrebbero infilati nell’elenco delle cose inutili. Riconoscerlo sarebbe un bel gesto per iniziare a cambiare le cose. E sto parlando solo di quel punto specifico, perché le sciocchezze tipo tette-al-vento-no-no-no le abbiamo già archiviate dal momento in cui dentro ai cortei del pride di tutto il mondo nessuno ha mai isolato chi va col sedere di fuori. Segno che fanno parte del modo – legittimo – di celebrare la rivolta che ci ha fatto nascere.
    Facciamo tutti fatica, quando siamo attivisti, a discutere con chi non lo é al nostro modo. Ma è meglio incominciare a riconoscere dignità alle opinioni che ci hanno messo in allarme in modi diversi dai nostri. visto che comunque la situazione esterna è un macello e non certo per colpa di chi ci ha messo in allarme.
    Buona giornata

  2. #Alex A. Galvani: “Avevano per esempio detto che oltre ai sottosegretari gay, potrebbe non servire a un beneamata fava i manifesti dei pride con richieste inconsistenti a gogò”, forse alludi ai documenti politici. E i documenti sono il risultato di un percorso politico condiviso. Li fa chi partecipa, comodo invece starsene a casa a sindacare solo per pruriti moralistici che poi sono gli stessi che stanno dietro scelte come quelle di AnnoUno. E ti dirò un’altra cosa: non siamo a San Francisco, ma non è mantenendo un basso profilo e la doppia morale dei vizi privati e delle virtù pubbliche che ci allontaneremo da Cinisello Balsamo, Voghera o Priolo Gargallo. Ed è proprio questo tipo di comportamento che agevola il macello là fuori.

  3. da un governo che ha scelta civica e NCD dentro non c’è da aspettarsi molto. E’ già tanto se Renzi riuscirà a fare le unioni civili

  4. Elfobruno, hai capito a cosa mi riferisco. E anche molto bene.
    Non ce ne facciamo niente degli attacchi a chi non fa come facciamo noi. Non ce ne facciamo nulla dello squalificare gli altri come quelli col basso profilo e la strategia fallimentare. Perché forse son distratto ma non mi pare proprio che l’alto profilo (più prosaicamente solo un altro profilo) abbia portato una fava.
    Penso che aggredire un po’ meno gli altri dandogli degli inetti incapaci nullafacenti aiuta il movimento. Fare manifesti condivisi da gruppi locali, non so, direi che aiuta i gruppi locali. Il resto non mi pare. Mi farebbe piacere essere smentito dai fatti anziché dalle nostre analisi.

  5. #Alex A. Galvani: a me sembra che a te piace fare solo sterile polemica. Quando contribuirai fattivamente ai pride e li renderai come piacciono a te, a prova di morale borghese, ne riparliamo. Accreditare, infine, l’insipienza politica delle classi dirigenti a una responsabilità oggettiva di movimento e comunità LGBT è una forma di omofobia tanto interiorizzata quanto inconsapevole (e funziona al suono di: “siamo gay, quindi dobbiamo essere migliori degli altri”). Ognuno fa quello che può, bene o male, e su quello va valutato e giustamente criticato. Il resto è perbenismo. E di quello, credimi, non ce ne facciamo davvero nulla.

    P.S.: i fatti sono che i pride per te così insulsi e immorali hanno portato qualcosa come settecentomila persone in piazza. Forse dovresti prendertela con la politica, ostaggio dei suoi pudori (che tu, a quanto pare, vorresti comunque rassicurare) e non con le persone che ci mettono la faccia e il proprio tempo.

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