A priori e a posteriori dell’omofobia italiana

no_omofobiaHo scritto un articolo, sul mio blog nel Fatto Quotidiano, sulle orrende leggi dell’Indiana, che permettono a esercenti e ristoratori di discriminare le persone LGBT non servendole nei loro locali, per questioni religiose. Rimandandovi alla lettura dell’articolo, segnalo il commento di un lettore:

Chiamala col suo nome: obiezione di coscienza.
Loro hanno la loro, voi la vostra.
Voi boicottate commercialmente chi è contro i gay, perchè non ne parliamo?
Ti tocca farci i conti, le tue ragioni le dici, le loro ragioni le dicono, entrambi sono sordi l’un l’altro.
Per farti più sereno ti regalo un gelatino portandotelo a domicilio anche s’è m’è un po’ scomodo venire in Sicilia.

Ho fatto notare a chi ha scritto queste parole che non pretendo che il fornaio sotto casa sia gay-friendly o che il titolare del supermercato dove faccio la spesa finanzi il pride. Semplicemente, non me ne curo. Dopo di che, se qualcuno fa considerazioni che vanno contro la mia dignità, ne prendo atto. È una cosa a posteriori. Questi commercianti americani, invece,  chiedono di discriminare a priori. Vogliamo farglielo fare? Benissimo. Non si lamenti poi qualche cattolico se verrà buttato fuori da qualche scuola a maggioranza protestante o da un cinema gestito da ebrei. Toccherà che ci faccia i conti, con certe inoppugnabili ragioni.

Aggiungo, come commento personale, che è sconfortante il grado di analfabetismo politico e culturale di questo paese. Anche perché sembra essere non genuino, ma di ritorno. Ennesimo lusso che la società italiana non può davvero permettersi.

P.S.: Ho infine detto al mio interlocutore che non accetto gelati da sconosciuti, sebbene ne apprezzi il pensiero. Potrà farne l’uso che reputerà più opportuno.

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4 thoughts on “A priori e a posteriori dell’omofobia italiana

  1. bisogna ammettere che talune convinzioni religiose non sono compatibili con la civiltà occidentale laica e moderna

  2. A rigore, caro Paolo, NESSUNA convinzione religiosa lo sarebbe. Specie se monoteista e istituzionalizzata. La soluzione, l’uovo di Colombo, c’è e si chiama LAICITA’: lo spazio pubblico è di tutti e quindi a-religioso, gli spazi privati possono invece essere occupati da chiunque. Talmente semplice che le Chiese strepitano ovunque tale principio viene applicato. A cominciare da certe confessioni cristiane, cattolici e ortodossi in primis. Se in Occidente difendessimo la laicità con le unghie e con i denti, anche altre confessioni dovrebbero arretrare nello spazio pubblico. Invece… All’ennesima, sanguinosa guerra di religione, il rischio è che, in nome di una pacificazione generale, le 3 religioni monoteiste si uniscano sui loro princìpi comuni e li impongano a tutt*. Poveri noi: o la padella o la brace.

  3. Laicità, bella parola, ma in Italia non esiste. http://www.gonews.it/2015/04/03/benedizione-alle-scuole-di-perignano-la-preside-nessuno-aveva-avvertito-anche-rossi-si-esprime-sulla-faccenda/
    Nel collegamento c’è la sciocchezza di Rossi, in più, secondo me la più geniale è quella del sindaco, che ha detto: la laicità dello stato italiano è particolare, perchè è inclusiva, include anche le religioni.. :)
    In pratica la criminale è la preside che ha cercato di sancire la laicità dello stato.

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