La sensibilità dei cattolici

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…che coincide, almeno dalle mie parti, con il concetto di istigazione alla violenza.

Nulla di nuovo, per carità! Millenni di storia del cristianesimo ci hanno insegnato che certe fedi hanno bisogno di sangue e vittime per poter prosperare. Gli epigoni del Cristo in croce non fanno differenza. Ma almeno gettassero la maschera. A partire da quella la cui guancia viene utilizzata per “sopportare” la reiterazione dell’offesa.

Mi aspetto inoltre che le orde dei giovani gay sensibili alla sensibilità dei cattolici reagiscano con la stessa determinazione, possibilmente al netto della solita stupidità dimostrata per il caso del Cassero, nel condannare questo tipo di abusi. Che avallare l’omofobia e violenze annesse dovrebbe esser cosa contraria alla sensibilità dell’essere umano.

Fonte: Angelerrimo, su Twitter.

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5 thoughts on “La sensibilità dei cattolici

  1. Non è questione di “gay sensibili alla sensibilità dei cattolici”, ma di che giovamento ha portato questa buffonata. Al netto della pubblicità per il Cassero, non ha prodotto nulla per la comunità GLTB, ma anzi è riuscita a far passare gli omosessuli per degli attaccabrighe.
    Ma in generale noto che con la comunità GLTB da associazione è praticamente inutile parlare della sensatezza di certe iniziative o di mettersi prima a valutarle utilizzanto un po’ di buon senso e si senso strategico.
    Ma c’èst la vie , se siamo ancora in queste condizioni, è perché ci facciamo un sacco di autogol.

  2. io dico che i credenti cristiani e musulmani pretendono un rispetto eccessivo per la loro sensibilità personale: i cristiani non ammazzano i vignettisti solo perchè noi abbiamo avuto l’illuminismo.
    La satira blasfema del Cassero sarà pure stata d pessimo gusto ma ha diritto di esistere come ce l’aveva quella altrettanto blasfema di Charlie Hebdo

  3. Paolo come noi gay pretendiamo rispetto per la nostra persona, che comprende anche il nostro orientamento (perché l’orientamento sessuale è una parte identitaria importantissima della persona visto che determina parte dei tuoi rapporti con gli altri), anche i credenti pretendono rispetto per la loro fede.
    Poi, diciamocelo, se uno li prende in giro è perché sono loro i primi ad attaccare (o volendo imporre la loro morale, o i loro comportamenti o la loro fede), e dunque l’offensiva te la devi aspettare; ma se noi in questa perenne battaglia ci mettiamo a prestare il fianco con le provocazioni gratuite, allora poi ci dobbiamo aspettare la controffensiva.

  4. italo, io detesto la censura contro chiunque sia diretta anche quando colpisce cose che possono urtarmi o non piacermi. Per cui è giusto criticare un comico omofobo ma non chiedere la sospensione dei suoi spettacoli, lo stesso vale per spettacoli blasfemi.
    Lo spettacolo anti-cristiano del Cassero era gratuitamente provocatorio e di pessimo gusto? Io non l’ho visto ma posso anche concedere che lo fosse, allora è giusto dire “non ci piace”, possiamo dire ce avremmo evitato e prenderne le distanze ok ciò non di meno la libertà di espressione vale pure per il kitsch
    Altrimenti ammettiamo che quando abbiamo detto “je suis Charlie” stavamo mentendo.

  5. Facile essere Charlie quando Charlie è affar d’altri e la maggioranza manco sa di cosa si tratta…
    Le due principali conquiste della civiltà occidentale sono state la divisione tra potere temporale e potere spirituale nonché l’arretramento della dimensione religiosa alla sfera privata e la promozione della laicità in quella pubblica. Ciò significa anche desacralizzazione e secolarizzazione delle nostre società, dunque libertà di poter esprimere qualsivoglia pensiero, fatta salva la responsabilità individuale in caso di calunnia o diffamazione. Concedere una sorta di “primazia sociale” alla sensibilità religiosa significa arretrare su tutte queste conquiste, con il conseguente scivolamento verso la teocrazia, cioè quel che accade in qualunque regime musulmano medio. Del resto, non mi pare che la sensibilità cattolica si faccia molti problemi ad attaccare e insultare qualsivoglia “miscredente”, ma si attivi alquanto ogni volta qualcuno tenti di introdurre un principio di responsabilità rispetto alle loro affermazioni: se loro sono liberi di dichiararci malati, deviati, nocivi, ecc. impunemente, altrettanto voglio essere libero di poter sbeffeggiare i loro simboli. Tantopiù se ciò accade in una festa privata! Altro discorso è l’opportunità di diffondere quell’evento e quelle foto all’esterno: da questo punto di vista -e solo da questo- s’è trattato di un autogoal comunicativo.

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