Tutta la nobiltà del grano

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Treccia svizzera

A volte penso di mollare tutto e aprire una pasticceria o un piccolo forno. Una stanzetta raccolta, una vetrina, le signore del quartiere che vengono a parlarmi dei loro gatti, il ragazzo del palazzo di fronte del quale cerco di capire le intenzioni (e tanto lo so che o è etero, oppure strafidanzato da anni). Una vetrina su una strada di sampietrini, di quelli che quando piove è tutto così nostalgico. Una porta che quando la apri sprigiona il profumo del pane un po’ ovunque. Metterci pure dei libri, qua e là. Regalare i panini al cioccolato ai bimbi più timidi. Dare consigli alla ragazza che litiga al telefono, perché in queste cose io sono bravo. Con gli altri, sempre e comunque. Perché si è sempre saggi con le vite altrui. Preparare il dolce della domenica, “che cos’è?”, “crostata di ricotta e cannella”, “mi farà ingrassare…”, “ma la farà felice…”, impastare non solo ricette che prendi qua e là per il mondo, ma anche la tua nuova vita, senza il grigiore di qualsivoglia burocrazia, senza il sapore insulso del potere.

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Crostata di ricotta

Tutto questo farò un giorno. Alzarmi di mattina presto e chissà, magari dare un bacio a chi dorme vicino a me, un bacio leggerissimo, per non svegliarlo ma per fargli capire che ci sarò sempre, e poi scendere al mio piccolo forno, creare trecce di pane dolce, sistemare il tutto come in una gioielleria che non ammette forzieri o distanze armate e aspettare che la vita entri da quella porta, con uno scampanellio allegro, il calore della legna accesa, il sapore della cioccolata, delle noci e tutta la nobiltà del grano. A tutto questo, penso, a volte.

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