Convegno di Milano: il video dell’intolleranza omofoba

Ma Sentinelle in piedi, Manif pour tous, Mario Adinolfi, la sposa (mai del tutto) sottomessa Costanza Miriano, non erano per la libera espressione e libertà di opinione di tutti e contro ogni forma di omofobia?

lo studente viene preso per un braccio

lo studente viene preso per un braccio

Perché a guardare un video pubblicato nel sito di Repubblica sul convegno omofobo organizzato a Milano con il patrocinio della Regione Lombardia – e abusivamente associato al logo dell’Expo 2015 col placet di Maroni – in cui un ragazzo chiede coraggiosamente alla platea se sanno qual è il reale orientamento sessuale dei figli dei/delle partecipanti, io sento solo parolacce contro di lui, fischi e tanta violenza verbale.

Da notare la “serenità” degli astanti, a cominciare dal “moderatore” del convegno che lo apostrofa pesantemente, con frasi «sei venuto a rompere le balle» e «ma va a cagare!».

lo studente viene allontanato dal microfono

lo studente viene trascinato via dalla sicurezza

Mi chiedo e vi chiedo, cari amici e care amiche eterosessuali: vi sentite al sicuro sapendo che è questa gente che vuole difendere le vostre famiglie? Cosa accadrebbe se costoro, arrivati al potere, pensassero che le vostre decisioni non sono affini alle loro idee (ad esempio in materia di interruzione di gravidanza, divorzio, fine vita, educazione della prole, ecc)? Perché di fronte a tutto questo, mi viene in mente una parola e una soltanto: fascismo.

Siamo sicuri che questa gente voglia davvero tutelare le vostre famiglie o forse, visti i toni e le reazioni rispetto a una semplice domanda, sono loro la minaccia da cui occorre difendersi?

E in tutto questo, ricordiamolo: la Lega Nord, il partito di Matteo Salvini, sta dalla parte di queste belle persone. Lo chiedo per l’ennesima volta: tutto questo vi fa davvero sentire al sicuro?

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Sta di fatto che devo vivere

«Non so cosa pensare. Con tutto il dolore che ho intorno, comincio a vergognarmi di prendere sul serio i miei umori. Eppure devi continuare a prenderti sul serio, devi rimanere il centro, e in qualche modo devi venire a capo dei fatti di questo mondo; in nessuna situazione puoi chiudere gli occhi, devi “confrontarti” con questi tempi orribili, e cercare una risposta alle numerose questioni di vita e di morte che essi ti pongono. E allora forse troverai una risposta ad alcune di esse, non solo per te stesso ma anche per gli altri. Sta di fatto che devo vivere, e che devo affrontare ogni cosa.»

Etty Hillesum, Diario 1941 – 1943; Adelphi, Milano, 1981, p. 56-57.

Care sentinelle, Charlie Hebdo vi tratta come terroristi qualsiasi

B6wfEWeIAAMGWwxTutto è cominciato con una vignetta su Charlie Hebdo, pubblicata perché non mi piace vedere come Lega, fascisti e omofobi vari stiano utilizzando la strage di Parigi per i loro orrendi scopi ideologici e razzisti. La vignetta è dedicata a Marine Le Pen, alla quale il settimanale francese ricorda qual è il suo candidato ideale: una montagna di merda.

Si inserisce nella discussione la solita sentinella – brutta cosa non avere niente da fare il venerdì sera, ma quando si è spose, mamme e sottomesse questa è la fine che fai – che mi accusa di “difendere l’islam”. Adesso io capisco pure che educata e cresciuta a dividere il mondo in buoni e cattivi, pensare di essere dalla parte dei primi e finire più o meno inconsapevolmente nella schiera del “chittesencula” non rientra tra le prime cento cose che nutrono bene la tua autostima e ti porta a ulteriori semplificazioni che non giocano a favore della verità, ma qui nessuno difende l’islam, ammesso che questa frase abbia poi un senso. Perché da laico, non difendo alcuna religione (semmai difendo le persone che devono avere la libertà di credere o meno in ciò che vogliono), e perché – dato che per certa gente islam = terrorismo – non posso stare dalla parte di chi uccide, men che mai per chi uccide chi difende la laicità.

Insomma, la signora in questione apre un flame a cui si agganciano le solite squadracce da social network. Decido di non seguirli nei loro soliti deliri (sono come le piattole: te ne becchi una, si moltiplicano a ripetizione e il fastidio è doppio) e li saluto così:

twitter antisentinelle

questa la loro pacata reazione:

germanobastardi

altre sentinelle

annarosa e altro

credo che ognuno possa farsi un’idea, al riguardo.

Andando a vedere i profili di certa gente, anche per capire in quale contesto culturale nascono certe reazioni, credo che sia abbastanza evidente cosa significhi il fondamentalismo religioso, quello di casa nostra. La dinamica è sempre quella: appoggiarsi all’idea di un dio, uno qualsiasi, per fomentare e giustificare il proprio razzismo, l’omofobia, il dileggio, la violenza (fosse anche solo verbale). Non è un caso, a ben vedere, che i fumettisti di Charlie Hebdo trattassero certi estremismi  allo stesso modo in cui trattano il terrorismo islamico. Non è affatto un caso.

Ricordando Pippo Fava e la necessità della lotta politica

Giuseppe Fava, 1925-1984

Giuseppe Fava, 1925-1984

Copio e incollo dalla bacheca Facebook della mia amica Caterina Coppola:

Neanche le vittime della mafia, in Italia, sono tutte uguali. Ci sono vittime che (giustamente!) vengono ricordate ogni anno con cerimonie pubbliche, discorsi roboanti, lunghe trasmissioni televisivie, convegni nelle scuole e via discorrendo. E poi ci sono vittime un po’ scomode, alle quali si concede un veloce passaggio nei TG (e neanche tutti), qualche trafiletto sulla cronaca regionale e poco altro. Il resto, è affidato a chi ha scelto di raccogliere quell’eredità di coraggio, di amore per la verità, di passione per la giustizia (quella che, spesso, non passa dai tribunali).

Il 5 gennaio di 31 anni fa moriva ammazzato dalla mafia, a Catania, Pippo Fava, uno che del giornalismo aveva fatto missione, che con la sua ansia di verità denunciava il potere criminale della sua città e che ha insegnato quel modo di fare questo mestiere ad un manipolo di ragazzi, che ne hanno raccolto e tramandato l’eredità (e che ringrazio personalmente, uno per uno).

E il 5 gennaio era anche il compleanno di Peppino Impastato, morto per mano dei sicari di Badalamenti, perché con la stessa urgenza di verità, raccontava dal microfono di una radio indipendente di paese i loschi traffici e la malefatte di “Tano Seduto”. La sua memoria è arrivata a noi grazie alla sua famiglia, a sua madre Felicia e ai suoi compagni di quell’epoca. E anche loro vanno ringraziati, uno ad uno.

E no, non sono cose che riguardano solo i siciliani, se ancora non fosse chiaro a tutti…

Chiudo con una frase di Pippo Fava, forte ed emblematica per tutti coloro che pensano che i soprusi, le ingiustizie, le sopraffazioni e le disuguaglianze vadano combattute: “A che serve vivere se non c’è il coraggio di lottare?”.

A queste parole, aggiungo quelle trovate sulla pagina di Wikipedia dedicata al giornalista ucciso:

Alle ore 21.30 del 5 gennaio 1984 Giuseppe Fava si trovava in via dello Stadio e stava andando a prendere la nipote che recitava in Pensaci, Giacomino! al Teatro Verga. Aveva appena lasciato la redazione del suo giornale. Non ebbe il tempo di scendere dalla sua Renault 5 che fu freddato da cinque proiettili calibro 7,65 alla nuca. Inizialmente, l’omicidio venne etichettato come delitto passionale, sia dalla stampa che dalla polizia. Si disse che la pistola utilizzata non fosse tra quelle solitamente impiegate in delitti a stampo mafioso. Si iniziò anche a frugare tra le carte de I Siciliani, in cerca di prove: un’altra ipotesi era il movente economico, per le difficoltà in cui versava la rivista.
 
Anche le istituzioni, in primis il sindaco Angelo Munzone, diedero peso a questa tesi, tanto da evitare di organizzare una cerimonia pubblica alla presenza delle più alte cariche cittadine. Le prime dichiarazioni ufficiali furono clamorose. L’onorevole Nino Drago chiese una chiusura rapida delle indagini perché «altrimenti i cavalieri potrebbero decidere di trasferire le loro fabbriche al Nord». Il sindaco ribadì che la mafia a Catania non esisteva. A ciò ribatté l’alto commissario Emanuele De Francesco, che confermò che «la mafia è arrivata a Catania, ne sono certo», e il questore Agostino Conigliaro, sostenitore della pista del delitto di mafia.
 
Il funerale si tenne nella piccola chiesa di Santa Maria della Guardia in Ognina e poche persone diedero l’ultimo saluto al giornalista: furono soprattutto giovani ed operai quelli che accompagnarono la bara. Inoltre, ci fu chi fece notare che spesso Fava scriveva dei funerali di stato organizzati per altre vittime della mafia, a cui erano presenti ministri e alte cariche pubbliche: il suo, invece, fu disertato da molti, gli unici presenti erano il questore, alcuni membri del PCI e il presidente della regione Santi Nicita.

Da attivista LGBT, da cittadino, da cittadino e attivista siciliano, credo che sia importante ricordare la centralità di questa figura, per il suo amore per la giustizia e la verità, per l’importanza che egli dava alla “lotta politica” come spazio d’azione volto a garantire un mondo più bello per tutti e per tutte.

Non è un caso, ahinoi, che l’Italia di oggi assomigli a quella parte di società che negò la natura mafiosa di quel crimine e che disertò in massa i funerali di quello che può definirsi, con poche parole, un grande uomo.

Expo 2015 e froci del terzo millennio

polemicaHo espresso pubblicamente il mio sdegno, su Twitter, per la questione Expo – e il relativo patrocinio a un convegno omofobo, come denunciato da Gay.it – e mi sono sentito dire, nel giro di pochi minuti, che faccio “tipica polemica a senso unico di chi vede solo cospirazioni contro gli omosessuali”, che chi vuol andare a un convegno “pro famiglia” ha tutto il diritto di farlo (in nome della libertà d’espressione) e che “con voi attivisti gay è un’impresa parlare”.

L’oggetto del contendere è nato da un mio tweet: «a quanto pare l’ sponsorizza convegni omofobi. Pensavo di farci un salto, mi sa che cambio idea».

Quindi, ricapitolando: i soliti movimenti antigay hanno tutto il diritto, secondo certe persone, di poter diffondere il loro odio omofobico, in nome della libertà d’espressione. Se io dico, a titolo personale, che finché ci saranno certi patrocini – consapevoli o meno, poco mi importa – diserterò l’evento, sono un estremista, un individuo che vede cospirazioni ovunque, uno a cui piace far polemica, ecc.

Mi fa specie che il ragazzo in questione, che è gay, dia stessa cittadinanza sia agli incontri in cui si dice che l’omosessualità è una malattia da curare sia all’associazionismo LGBT, sempre in nome del cosiddetto libero pensiero. Come se la lotta per i diritti (anche suoi) e le solite fandonie e gli insulti contro la stessa vita delle persone LGBT fossero la stessa identica cosa.

Taccio sul fatto che si qualifichino certe iniziative come incontri “a sostegno della famiglia”, come se il termine fosse appannaggio di una parte e di una soltanto (quella vicina a personaggi come Adinolfi, Miriano, alla rivista Tempi, per intenderci).

Insomma, giovani froci del terzo millennio, ditemelo subito se è a questa umanità che sto sacrificando – dopo aver impegnato i miei venti e trent’anni – l’età matura della mia esistenza. Perché io a fare il gay da vetrina, tutto week end a Berlino e serate fighe nei locali di grido, non ci metto manco un minuto. Poi però quando tra qualche tempo verranno a sprangarvi perché vi tenete mano nella mano, come fate oggi (forse grazie a chi a venti e trent’anni si costruiva un’opinione critica sulle cose) non venite a piangere. Perché ve la sarete meritata tutta la merda che oggi difendete a spada tratta in nome di un pensiero che volete libero e che sta lavorando alacremente per relegarvi al rango di “invertiti”, in un momento storico in cui dovreste ambire ad essere società civile al cento per cento e a volere il massimo della dignità possibile, come minimo sindacale della vostra umanità. Sempre che la meritiate ancora, va da sé. Ma forse questo, appunto, non deve essere affar mio. Non più.

 

Idiozie umane e botti di Capodanno

B6LIxVQIgAEvDQwAvevo scritto queste parole, su Facebook ieri per la fine dell’anno, sulla questione botti e dintorni:

ultimo pensiero “politico” per questo 2014: si parla di botti di Capodanno e leggo gente scandalizzata perché ci si preoccupa per gli animali e non per gli esseri umani a cui saltano dita, ecc. Ebbene, nella speranza che non succeda niente e nessuno (uomini e animali), vorrei far presente che cani, gatti & co. sono vittime inconsapevoli dell’idiozia umana, per cui un po’ di pietà per loro e un doveroso silenzio per la stupidità dell’uomo rientrerebbero in una forma di intelligenza collettiva. 

Preoccuparsi per i più deboli dovrebbe essere una forma di nobiltà dell’essere e non cagione di scandalo, ma mi rendo conto che quell’intelletto universale di cui sopra non sfiora che pochi eletti e poche elette e per di più di tanto in tanto. Detto ciò, se siete di quelli/e che “chi se ne frega se muore un gatto di infarto, i problemi sono altri”, ebbene questa vignetta è per voi. E per chi è così cretino da trarre godimento da un’esplosione che mette in pericolo se stesso e la comunità.

Per il resto tanto amore, eh!

Leggo che ci sono stati oltre duecentocinquanta persone ferite, tra bambini e adulti. Faccio notare che nessuno mai parlerà di quanti cani, gatti ed altri animali sono morti per questa follia che fa fuori, anche (ma non solo) chi la determina. Volevo solo dire questo.

P.S.: l’immagine è stata creata da Tanik, un bravissimo vignettista siciliano. Potete seguirlo su Twitter, all’account http://twitter.com/TaniK72