I gufi e gli allocchi del regno renziano

allocchi renziani?

Stamattina sono rimasto a casa, per via della tonsillite. Adesso, lasciamo anche stare che era dal marzo del 2010 che non ne avevo una, che nei giorni scorsi pronunciavo proprio frasi come “è da un botto che le tonsille non si fanno sentire” e che per questo peccato di hybris sono stato punito. Ma un altro errore l’ho fatto, ed è stato quello di accendere la televisione su Omnibus, per ingannare la noia dell’attesa della visita fiscale.

In studio c’erano diversi personaggi, tra Pd, sindacato e immancabile opinionista pro-Renzi o simil tale. Nel caso specifico, questo ruolo è stato coperto da Michele Boldrin, leader di “Fare per fermare il declino”, forte dei suoi manco settemila voti alle ultime europee e dello 0,7% del suo partito catto-liberista, Scelta Europea, dove poi è stato candidato. Il ruggito dell’afide, in altre parole. Eppure, dall’alto del suo “enorme” consenso elettorale, si è permesso di sbeffeggiare la rappresentante della CGIL quando ha parlato di diritto al riposo del lavoratore. L’argomento del giorno era, per chi non ha seguito la puntata, l’abolizione dell’articolo 18. Quella cosa per cui, non si capisce bene perché, il fatto che chi lavora possa essere licenziato/a perché del sud, o omosessuale, ecc. Anche se oscure mi sembrano le ragioni per cui licenziare senza giusta causa dovrebbe garantire un futuro radioso a chi cerca lavoro. Questo mistero è ancora lontano dall’esser risolto, eppure Boldrin dileggia i suoi interlocutori e il Pd pare orientato alla demolizione dei diritti per rendere questa società migliore. Come se si limitasse il diritto di voto per fare dell’Italia un paese più democratico… ah, scusate, mi informano dalla regia che lo hanno fatto già, sia con le elezioni intermedie, sia con l’abolizione del bicameralismo perfetto.

E insomma, paleso il mio malessere su Twitter e anche lì, arrivano le groupie renziane a ricordarmi quanto sia benefico per lavoratori e lavoratrici il fatto che altri lavoratori e altre lavoratrici possano perdere il lavoro perché non cattolici, incinte, di opinioni politiche diverse e via discorrendo. Mi domando in che modo, ma nessuno sembra avere la risposta. Ovviamente, la colpa sarà mia che ci gufo sopra e non degli allocchi che si bevono qualsiasi cosa provenga da palazzo Chigi…

E a proposito di rapaci notturni. Ho pure fatto notare – sempre per ingannar la noia dell’attesa di questo medico che non si decide a venire – su Facebook stavolta, che un titolo di Repubblica parla di “cambiamento violento” in merito all’abolizione dell’articolo 18 e alle riforme renziane. Se lo avesse detto Grillo, ho detto, in quanti avrebbero scomodato i cadaveri di Benito e Adolf? “Renzi può”, mi è stato risposto. Dopo di che ho ricordato anche al mio giovane interlocutore che continuando di questo passo saremo sempre più senza diritti in un quadro di garanzie sempre più blande. Qual è stato il suo commento? “Gufo!”… ma guarda un po’!

La mia amica Caterina Coppola mi ha fatto notare che la storia degli ottanta euro, ormai agitata in tutti i talk show del regno (renziano) sono l’equivalente di “e allora le foibe?” di post-missina memoria. Tu parli di crisi economica, di problemi di riscaldamento globale e del dilemma dei profughi in Medio Oriente e il renziano di turno ti ricorderà che in busta paga ti trovi manco cento euro in più (senza dirti che prendono la cifra completa solo i lavoratori più benestanti, ma pazienza).

Su questa falsariga credo di poter ammettere che utilizzare la parola “gufo” sia reazione pavloviana ogni qual volta fai notare al sostenitore o alla sostenitrice dell’ex sindaco di Firenze che le cose non sono così semplici come si sente proferire in annunci trionfalistici che non trovano solidi agganci con la realtà quotidiana. Un po’ come se avvenisse una situazione del genere

Renziano: “Che giornata meravigliosa! Andiamo al mare?”
Non renziano: “Mah, veramente il cielo è nuvoloso e promette pioggia…”
Renziano: “Gufo!”

o ancora

Renziano: “Ti andrebbe uno straordinario cappuccino?”
Non renziano: “No grazie, sono allergico al lattosio e…”
Renziano: “Gufo!”

La lista degli esempi potrebbe continuare a lungo. Io intanto aspetto il medico, rimuginando sul fatto che un domani possa essere licenziato per problemi di salute – se eliminano l’articolo 18 sarà possibile, che vi piaccia o meno – e di certo non farò l’errore di accendere di nuovo la TV. Un peccato alla volta, per carità.

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6 thoughts on “I gufi e gli allocchi del regno renziano

  1. Su Dario, possibile che non cogli quanto stia a cuore al Berluskino il principio di eguaglianza!? Basta privilegi da ancien régime, diamo a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori il diritto di essere sbattuti fuori senza inutili spiegazioni: per una porta che si chiude ci sarà sempre un portone che si spalanca! No? (Alla peggiore, “mal comune, mezzo gaudio!!”). Basta davvero gufare!!

  2. Ma da quando l’articolo 18 protegge il lavoratore dal licenziamento per problemi di salute?
    Ti risulta che nel Resto del Mondo, dove NON esiste l’art. 18 la gente venga licenziata perche’ prende l’influenza, la tonsillite, la peritonite acuta, l’enterocolite etc etc etc ?

    La tonsillite deve averti dato alla testa. Riprenditi presto.

  3. #Ulivi: evidentemente lei non sa leggere. “Licenziamento senza giusta causa” significa che puoi essere licenziato per qualsiasi motivo, in qualsiasi ambito lavorativo. Venga nel mondo reale, lontano da una tastiera possibilmente, per capire che dove l’articolo 18 non viene applicato – vedasi le situazioni di lavoro in nero – è già così.

  4. Caro Gustavo, qualcuno l’ha informata che laddove non interviene l’art.18 si può essere licenziati anche perché ci si ammala? E comunque è (ormai era) una banale norma di civiltà che fu inserita proprio perché accadeva che si fosse sbattuti fuori per idee politiche, attività sindacale, orientamento sessuale, problemi di salute o persino banale antipatia. Sotto il Governo Monti addirittura le associazioni imprenditoriali ammisero che l’art.18 non era affatto il motivo principale per cui non si investiva in Italia… ma il “progresso” renziano vediamo bene quale verso ha preso. Invece di abolirlo un governo sedicente “progressista” avrebbe dovuto estendere l’art.18 a tutte le tipologie contrattuali! Visto l’andazzo, per quanto mi riguarda preferisco essere di gran lunga “conservativo”.
    Le consiglio di rispondermi solo se dovesse perdere ingiustamente il suo posto di lavoro: forse capirebbe quel che le scrivo e quel che è scritto nel post.

  5. Che palle però! Basta chiamare Renzi Berlusconino o cose del genere. Berlusconi è una cosa ed appartiene a Forza Italia, Renzi è il capo del Governo e Segretario del Pd, chiaro? Chiamarlo Berlusconino o con altri nomignoli che si riferiscono al Berlusca, sembra quasi un tentativo di alleviare il Pd dalle tante figure di merda che sta facendo. Come se il Pd non c’entrasse e che Renzi fosse un uomo di Berlusconi e non del Pd. Renzi è il Pd. Renzi è Renzi. E le cappelle che sta facendo le fa perchè è un co…..e.

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