Suor Giannini

Stefania Giannini

No, oggi non mi arrabbierò e non farò notare che le parole dette dalla ministra Giannini – una che evidentemente conosce la scuola unicamente perché ha fatto il liceo, diversi decenni or sono – sono uguali, trite e ritrite, a quelle di chi l’ha preceduto nel processo di distruzione dell’istruzione del nostro paese. Lasciamo tutto questo nel campo delle evidenze.

L’unica cosa che mi sento davvero di dire – e che mi nausea non poco – è che trovo scandaloso che un qualsiasi ministro della Repubblica parli di scuola pubblica ad un convegno di cristiani integralisti come l’annuale meeting di Comunione e Liberazione. È un insulto verso tutti/e quegli/lle insegnanti che fanno onestamente il loro lavoro a discapito di uno Stato che li tratta come agenti patogeni. A cominciare da quelli/e che vengono licenziati/e perché omosessuali proprio dalle scuole cattoliche alle quali, la nostra ministra, ha già promesso nuovi favori e immutati favoritismi.

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7 thoughts on “Suor Giannini

  1. Certo. Dicevo solo che ci sono definizioni più precise di “suora”. Baciapile, ad esempio (molte suore sono baciapile, ma ci sono molti più baciapile che suore – purtroppo).

    (Sarà che a me l’antipatia a priori verso le suore non è mai andata giù. Almeno nell’uso comune, ha sempre quel retrogusto di “donna acida perché non scopa”, che è una delle cose più maschiliste del mondo. La critica verso la Chiesa e le istituzioni cattoliche, verso alcune suore – anche molte – e verso alcuni ordini religiosi: con quello non ho problemi. Ma “suora” come insulto mi lascia sempre perplesso.)

  2. Le stesse cose che ho pensato io, stamattina, leggendo Repubblica. La ministra deve confortare il suo minuscolo elettorato e lo fa come al solito nel solco della Tradizione e del Conformismo.

  3. Pingback: Suor Giannini | Parti di lui

  4. Rassegniamoci: il cattolicesimo politico-integralista, anche se per errore dovesse ridursi a percentuali dello zero virgola, tiene e terrà saldamente in mano le redini della pubblica (d)istruzione ita(g)liana perché il Vaticano (e chi gli va dietro) non rinuncerà mai allo strumento più potente che ci sia di propaganda (e quindi di perpetuazione dell’istituzione ecclesiastica): l’educazione. Facciamocene una ragione, purtroppo.

  5. (Comunque la ministra ha fatto il suo dovere: rassicurare la potentissima lobby ciellina che, malgrado non passi buoni momenti in Curia e fuori, è ben radicata dove le interessa esserlo: nei gangli del potere politico, economico e sociale d’Italia. Dunque, nulla da temere: tra poco tornerà in piena auge come ai bei tempi appena andati. Solo un po’ di pazienza e qualche intervento “provvidenziale” di qua o aldilà del Tevere…)

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