La riforma del Senato e il ruggito delle foglie di fico

SEL e civatiani colpiscono ancora

SEL e civatiani colpiscono ancora

Diciamoci la verità. Col voto dei giorni scorsi in Senato, per cui sui temi “etici” ci dovrà essere la doppia lettura di Camera e Senato, ci siamo giocati la possibilità di far approvare qualsiasi legge migliorativa sui diritti civili in materie quali coppie di fatto, matrimonio egualitario, adozioni, questione trans, ecc. Per non parlare del fine vita, eutanasia, fecondazione assistita.

Perché?

L’attuale riforma costituzionale – semmai dovesse venir approvata – prevede che su certe materie legifererà la sola Camera dei Deputati. Il Senato dovrebbe fungere da raccordo tra competenze nazionali e competenze territoriali. Per cui se nel ramo basso del parlamento si voterà per qualche provvedimento fondamentale per la vita democratica e civile del paese (scuola, giustizia, sanità, pensioni, per citarne solo alcune) la maggioranza di turno avrà gioco facile a fare il bello e il cattivo tempo. Se ci fosse stato questo sistema già nel 1994, per intenderci, sarebbero passate tutte le schifezze del peggior berlusconismo.

Ma quando nelle prossime legislature si tratterà di votare qualche provvedimento migliorativo sulle civil partnership – ammesso, e ci credo poco, che vedranno la luce in questo parlamento – solo per fare un esempio, ritorneremo al solito pantano. E ciò avverrà in una camera che non potrà esprimere mai una maggioranza politica. Qual è la logica di far decidere su questi temi, che andrebbero supportati dal voto popolare su un programma di governo chiaro, ad un Senato formato da nominati che non risponde a un progetto politico?

Visti poi i lugubri personaggi che ci governano, sarà la classe politica – la cosiddetta casta – a poter decidere il “colore” della camera alta, in modo tale che non ci sia mai una vera maggioranza su certe tematiche. Pensiamo ai consigli regionali in mano a CL, come in Lombardia, per non parlare delle amministrazioni locali siciliane e quelle laziali, a cominciare da Roma, dove il potere del Vaticano è fortissimo.

La cosa grave è che ad aver votato questo scempio è stata l’area laica della sinistra, civatiani e SEL. Per fare uno sgambetto a Renzi – dopo avergli votato la fiducia i primi, e pur rimanendo nelle stesse alleanze col Pd nelle amministrazioni comunali e regionali i secondi – hanno sacrificato i diritti delle persone LGBT. Verrebbe da dire, ancora: anche le foglie di fico fanno sentire il loro ruggito. Gli basta solo posizionarsi dalle pudende del Pd al turgido membro leghista.

Insomma, avremo un futuro parlamento dove si potranno fare leggi per incriminare i giudici alla velocità della luce, ma ci vorranno secoli abbondanti per approvare provvedimenti orrendi come i DiCo, per intenderci. Questa la nuova Italia che ci aspetta.

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4 thoughts on “La riforma del Senato e il ruggito delle foglie di fico

  1. Sarebbe bastato (e avanzato, forse) dimezzare il numero dei componenti (e relativi stipendi) e tenere lo stesso le due camere per garantire un più serio controllo di legalità e di merito su tutto, non solo su argomenti da orientare politicamente più di altri (l’eguaglianza, sé…).
    Lo stesso modo di scelta dei componenti, che non rappresenta in nulla i cittadini, a che serve? Cambiassero prima quello.
    E invece: una camera di nominati e una mezza camera “a gas”.
    Facevano un Direttorio e voilà … infatti.

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