Matrimonio egualitario? La svolta post-sovietica di La Russa

La Russa propone leggi antigay nella Costituzione

L’Italia rischia di avere le sue prime leggi antigay. La notizia la danno sia il portale Gay.it, sia il blog Gayburg:

Ignazio La Russa ha presentato un progetto di legge costituzionale volto a modificare l’articolo 29 della Carta Fondamentale al fine di inserire un esplicito divieto divieto ai matrimoni gay. Il nuovo testo, infatti, prevederebbe che la famiglia si fondi «sul matrimonio contratto da persone di sesso diverso», che «l’adozione è consentita ai coniugi uniti in matrimonio» e che la legge possa stabilire «i vicendevoli diritti e doveri di coloro che, pur senza contrarre matrimonio, assumono l’impegno di convivere stabilmente».

A parte il fatto che si potrebbe sempre ricordare a Ignazio La Russa che il suo pensiero politico – a quanto pare non riesce a non essere fascista – è vietato dalla Costituzione che, se fosse stata applicata, lo vedrebbe nelle patrie galere già dagli anni sessanta, fuor di battuta c’è da registrare che questi loschi individui hanno gioco facile a proferir boiate simili grazie al contesto politico-culturale in cui ci ritroviamo attualmente.

Facendo il riassunto delle puntate precedenti, tale contesto è stato inaugurato dai DiCo, per cui è passata l’idea che gay e lesbiche debbano essere depositari/e di diritti inferiori rispetto a quelli delle persone eterosessuali. Sulla stessa falsariga troviamo sia la legge di quel campione di mediazione che è stato Scalfarotto – legge che sdogana l’omofobia, innalzandola a forma di libertà di pensiero – sia, ciliegina sulla torta, le civil partnership di Renzi – e successive evoluzioni – che riaffermano il dato culturale che le famiglie LGBT non debbano essere equiparate per legge alle famiglie eterosessuali già a cominciare dal nome matrimonio.

La filosofia è quella: per le persone LGBT deve vigere un sistema di (non) tutele a parte. Se non ci fosse un retroterra culturale per cui le famiglie formate da gay e lesbiche sono depositarie di diritti a metà nessuno si potrebbe permettere questo tipo di discorsi (così come non avviene per le altre minoranze, garantite costituzionalmente).

Giustamente La Russa cerca solo di dare dignità omofobo-istituzionale ad un processo inaugurato da altri prima di lui. Con ogni buona probabilità non se ne farà nulla, ma se può far ancora parlare di sé agitando argomenti migliori del peggior regime post-sovietico (nomen o men?) dobbiamo dire grazie anche a chi gli ha spianato la strada: un partito che di democratico ha solo il nome, come dimostrano le ultime cronache parlamentari sulle riforme.

Annunci