Cari froci e care lelle, un po’ di dignità per favore!

chi si ricorda più i moti di Stonewall?

Scrivevo ieri, nel mio post sul Fatto, che «il movimento LGBT si trova di fronte a un bivio: quello di accettare qualsiasi compromesso o fare i conti con un senso di dignità che dovrebbe essere trattato in modo diverso rispetto a una qualsiasi questione sindacale». In quell’articolo, per altro, metto in risalto alcuni aspetti problematici di quanto ci aspetta a settembre:

la legge, così com’è, verrà molto probabilmente azzoppata su temi caldissimi, come ha fatto notare Lucia Caponera di Arcilesbica, quali la stepchild adoption e la reversibilità della pensione. Altri, come Vincenzo Branà di Arcigay Bologna, hanno posto l’accento sui limiti che la legge, così com’è, presenta: l’adozione del figlio del partner garantirebbe prevalentemente quelle coppie che hanno i soldi per poter ricorrere alla surrogacy, per non parlare del rischio di “repentine retromarce”, speculare ai piccoli passi e sostanziale azzoppamento di un effettivo miglioramento per le condizioni di vita delle persone LGBT, come già successo per la legge Mancino che invece di essere estesa per i crimini di omo-transfobia ha limitato gli effetti anche per i reati su razzismo e antisemitismo.

Per il resto, faccio notare che il livello del dibattito dentro la gay community ha prodotto perle argomentative quali: “non si può dire di no a tutto, occorre accontentarsi dell’elemosina che ci concederanno, che è sempre meglio di niente”.

Le parole d’ordine sembrerebbero essere, quindi: “accontentarsi”, “elemosina”, “concessione” (variamente declinata). Quando occorrerebbe capire che nessuno, in democrazia – men che mai il Pd di Renzi – ha i titoli per concedere niente a chicchessia. E che ragionare in termini di carità eleva al rango di straccioni del diritto coloro che scomodano certe categorie lessicali.

Insomma, sarebbe anche ora, cari amici e care amiche, che cominciaste a percepirvi come individui, come soggetti giuridici, come parte di una cittadinanza attiva. E non come froci o lelle che non devono disturbare o che devo chiedere il permesso, e magari scusarsi, per vivere la propria vita, i propri affetti e la propria dignità. O il rischio apartheid c’è tutto. E se lo dice anche Certi Diritti – che non è certo un’organizzazione di estremisti – c’è da crederci.

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11 thoughts on “Cari froci e care lelle, un po’ di dignità per favore!

  1. Ma io infatti non voglio assolutamente le civil partnership, sono un surrogato che se approvato terminerà definitivamente la questione matrimonio e diritti correlati. Poi in Italia se ne riparlerà tra seicento anni.

  2. Le unioni civili potrebbero essere utili anche per gli eterosessuali per risolvere alcuni problemi (pensione, eredità, visite ospedaliere, …) legati alla convivenza.
    Dovrebbero coesistere le unioni civili e i matrimoni.

  3. Art. 3 comma 2 cost. e art. 2 cost.
    Eguaglianza sostanziale.
    Questi straccioni dei diritti- come ben li definisci- dovrebbero fare una trasposizione argomentativa e chiedersi, ad esempio, se il loro ragionamento regga se fatto su stipendi, diritto alla salute, diritto alla libera associazione o qualsiasi altro diritto personale.
    Democrazia non è dittatura della maggioranza, ma dialogo con ogni tipo di minoranza nel rispetto dei diritti fondamentali intangibili anche di questa.

  4. #nerodavideazzurro: è la doppia morale del gay a tempo determinato. In quegli ambiti non sono gay, ma cittadini. In altri sono omosessuali e quindi meritevoli di trattamenti speciali.

    #Marco Milone e stefano cò: la mia posizione sulle unioni civili è nota. Io sono per non contrastare le civil partnership a condizione che siano effettivamente uguali al matrimonio, mentre il movimento dovrebbe fare un distinguo tra percorso parlamentare e azione culturale, che deve essere rivolta al conseguimento della piena parità, anche su nome da dare all’istituto giuridico e sulle adozioni. Il problema che sollevo è un altro: qualora gli aspetti problematici venissero rimossi – ossia, stepchild adoption, eredità dei beni comuni e reversibilità della pensione – che si fa? Ci si accontenta di poter andare a trovare il compagno in ospedale, secondo orari dettati dal primario, possibilmente di CL? Perché per fare questo basta una lettera di un avvocato. Per capirci fino in fondo, eh!

  5. Se la legge rimane così come è si può accettare, se cambia no. Se cambia allora sì che è meglio il niente. Anche perchè chi ha davvero bisogno di tutele sono i bambini, in primis! Se nemmeno tuteliamo loro non ci rimane niente.
    Quindi, secondo me, le associazioni tutte dovrebbero lottare affinchè la legge rimanga tale fino alla fine e non dovrebbero invece andare contro a priori.
    Se invece la cambiano,beh, allora tutti contro direi.
    So bene che tu non sei molto d’accordo, ma parlo da genitore in ansia.

  6. Sulla carta è difficile non essere d’accordo con te, Dario.
    Nella pratica però ricordiamoci che c’è da fare un lavoro praticamente da zero per costruire il senso di cittadinanza (e prima ancora di dignità) della maggioranza delle persone LGB italiane. Tralascio la T perché le persone transgender hanno, a differenza di noi, un senso tradizionalmente più alto di dignità e di (richiesta di piena) cittadinanza. Non è un caso se i moti di Stonewall sono cominciati grazie a una trans di origini italiane (quindi ulteriormente discriminata per questo, anche dopo: è morta infatti nell’oblio e nella solitudine le più totali, sarà il caso di rifletterci sopra?).
    In un recente incontro coi ragazzi della Rete Universitaria Nazionale di Macerata moltissim* di loro mi hanno posto il dilemma tra l’affermarsi per ciò che sono e l’esigenza di non creare attriti con le famiglie di origine e con i loro (sedicenti) amici. Ho dovuto spiegar loro che una libera affermazione di sé non può che passare attraverso un momento di rottura con la propria famiglia, ma che ciò vale per tutt*, spesso anche per gli etero: non ci si emancipa mai in maniera indolore. E che se perdono “amici” che non li accettano per ciò che sono, “forse” quelli non sono veri amici e dunque non saremmo di fronte a una gran perdita, semmai a un gran guadagno!! Li ho visti stupefatti della mia risposta… questo per dirti quanta strada c’è da fare nel nostro Paese prima di arrivare a una cultura del “non dover chiedere permesso”, come tu hai giustissimamente sottolineato.
    Bada bene che il problema della cittadinanza, del senso di appartenenza collettivo e dell’emancipazione dalle famiglie di origine è drammatico anche tra gli/le etero: la sola, sostanziale differenza con noi è che per ora loro possono godere della stragrande maggioranza dei diritti civili garantiti nella media dei Paesi occidentali. Anche se le crescenti (o forse mai risolte) disuguaglianze di genere e l’arretramento su molti dei diritti conquistati nel secondo dopoguerra cominciano finalmente a mettere in allarme pure la parte più avvertita della popolazione etero, donne in primis.
    Riusciremo a sensibilizzare una massa critica sufficiente di persone e Associazioni LGB prima che sia troppo tardi?

  7. intendevo giusto quello che ha scritto Simona… la legge cosi com’è va bene, ed è il primo passo per un matrimonio ugualitario, altrimenti si lotta in qualche modo!!!!

  8. Pingback: De dignitate gaiorum | Epenthesis

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