Cecchi Paone e Pascale: diritti ai gay, ma solo in caso di sfiga

non si fanno attendere gli effetti dell'iscrizione di Pascale in Arcigay

Cecchi Paone e Francesca Pascale ad Arcigay Napoli

Il delirio collettivo che sta portando settori di Arcigay ad andare in brodo di giuggiole per le folgorazioni damascene di questo o quel personaggio – in ogni caso lugubre – produce non solo festicciole esclusive con vista mare, ma anche una messe di proclami e dichiarazioni da parte di chi con ogni evidenza fa dell’omosessualità, anche la propria, l’unica ragione perché si possa ancora parlare di sé.

Questa volta è il caso di Alessandro Cecchi Paone, che scopre sulle colonne dell’Huffington Post la cattiveria di una sua compagna di partito – la signora Santanché – e si lascia andare ad affermazioni quali:

1. Renzi e quei burocrati del Pd hanno parlato per anni e non hanno mai combinato un tubo.
2. Forza Italia in questa battaglia sta davanti a tutti.
3. Anche la Gelmini è disposta a dare il suo contributo sulla proposta di legge che sto scrivendo con Francesca purché rimanga nell’ambito di quello che nella passata legislatura immaginarono Brunetta e Rotondi.

Analizziamo al dettaglio questa sequela di boiate – mi scuserete se utilizzo un termine così poco elegante, ma la ricercatezza lessicale in certi casi rischia di essere riduttiva rispetto al fenomeno che si intende descrivere – per cercare di capirne tutti i limiti.

Adesso, è vero che il Pd sul tema dei diritti civili ha un curriculum a dir poco imbarazzante, una classe dirigente largamente ostile – o nella migliore delle ipotesi, indifferente – e che non saranno il Civati o qualche altra foglia di fico a fare la differenza rispetto una realtà storica che ha un nome e uno soltanto: omofobia. Ma se il Pd che fu di Prodi, Veltroni e D’Alema, fino a Bersani, è da ritenere inqualificabile, Forza Italia (così come il fu PdL) si è sempre distinta per una certa veemenza verbale, per gli insulti contro le persone LGBT, per dichiarazioni che in certi casi hanno rasentato l’istigazione alla violenza fisica. Dal “meglio fascista che frocio” di Alessandra Mussolini, che non contenta delle vicende di cui può gloriarsi il marito, continua a proferire messaggi omofobi, alla garrotta di Prosperini, dal “meglio andare con belle ragazze che essere gay” di Berlusconi, fino al florilegio di un qualsiasi Giovanardi, Gasparri, La Russa e via discorrendo.

Quanto detto, spiega per altro come mai la seconda affermazione sia semplicemente ridicola, per non dire fuori dal tempo. A meno che Cecchi Paone non viva in una dimensione parallela, ma qui purtroppo siamo nell’Italia del 2014 e non nell’isola di un berlusconismo gay-friendly che non c’è e che mai c’è stato.

Molto interessante, invece, il terzo punto. A quanto pare il nostro eroe sta scrivendo con Pascale un ddl che, secondo quanto lui stesso ha dichiarato, per avere l’avallo del suo partito non deve andare oltre il disegno dei DiDoRe, i diritti e doveri di reciprocità delle coppie conviventi previsti da Brunetta e Rotondi, quando erano ministri.

Per chi non sapesse di cosa stiamo parlando, riporto uno stralcio di un articolo di Panorama, su questo disegno che – chissà come mai – non è mai stato approvato da un governo di centro-destra che aveva una maggioranza di oltre cento parlamentari:

L’idea, ha spiegato Brunetta al Corriere della Sera, è quella di “un testo unico senza spese per lo Stato” che prevede “il diritto in caso di malattia, di visitare il convivente e di accudirlo, di designarlo come rappresentante per le decisioni in materia di salute, donazione degli organi, trattamento del corpo e celebrazioni funerarie. E doveri: ad esempio, gli alimenti”. Si rimarrebbe, integra Rotondi, nella sfera del diritto privato: “Non ci saranno registri, o celebrazione pubbliche”.

Tradotto: se dovesse accadere una disgrazia alla mia famiglia, non avrò medici o infermieri che potranno mandarmi via dal capezzale dell’uomo che amo (o viceversa). Per il resto, non ci sarebbe pensione di reversibilità, sgravi, quei diritti economici che alleggeriscono la pressione fiscale sulle coppie sposate. E ovviamente, siccome la famiglia è una e una soltanto – eterosessuale, e possibilmente ariana e cattolica – nei DiDoRe non è prevista nessuna forma di riconoscimento pubblico.

Questa falsariga, quindi, pare seguire il testo che sta scrivendo insieme la neoiscritta di Arcigay, Francesca Pascale. Chissà come la prenderanno a Napoli, dopo averne fatto “la migliore amica gay-friendly dell’anno”.C
on la benedizione di Alessandro Cecchi Paone, lì presente. Anche perché credevo di essere iscritto a un’associazione che mi vuole uguale al 100% rispetto a qualsiasi altro cittadino e non previsto come soggetto da pietire in caso di sfiga. Ma forse sotto il Vesuvio la pensano diversamente.

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3 thoughts on “Cecchi Paone e Pascale: diritti ai gay, ma solo in caso di sfiga

  1. ……..e così il lupo si travestì da nonna per poter mangiare cappuccetto rosso………..In questa versione della storia presumo che non arrivi in tempo il cacciatore……..anzi temo proprio che non ci sia un cacciatore.

  2. Mi permetto una puntualizzazione, caro Elfo: i diritti nascono sempre per proteggere dalle tante sfighe che possono colpire un Essere Umano, tanto che al primo anno di Scienze Politiche o di Giurisprudenza ti insegnano che il Diritto (con la maiuscola) è il tentativo finora più riuscito per tentare di uscire dalla logica del più forte. La Legge, insomma, dovrebbe tutelare il cosiddetto “uomo medio”, quello che vuol vivere il proprio quotidiano in santa pace senza doversi trasformare necessariamente in super-eroe. Come peraltro tu stesso rilevi, il problema non è quindi “tutelarci dalla sfiga” (in questo sono d’accordissimo anch’io!), ma riconoscerci come cittadin* pienamente paritari a quell* etero.
    E qui nasce il problema squisitamente politico: i propositi di Pa(v)one e di Pascale (che peraltro ha chiesto pubblicamente scusa per tutti gli insulti fin qui venuti dal Centrodestra, ne prendo atto) cozzano con l’obiettivo di Arcigay che sono i matrimoni egalitari. Ma, d’altro canto, un rifiuto aprioristico del loro tesseramento e di quello di Feltri avrebbe ulteriormente isolato Arcigay (e con essa tutto l’associazionismo LGBT) estromettendolo di fatto dai giochi politici: è un po’ lo stesso dilemma vissuto da FIOM e CGIL, con la prima vittoriosa sui princìpi ma di fatto isolata ed estromessa da tutti i luoghi decisionali e la seconda a rintuzzare pur di essere presente ai tavoli concertativi e politici con risultati molto discutibili. Aggiungiamoci pure che, secondo quanto ho letto in una Ansa di 2 giorni fa, Pascale avrebbe sia la tessera Arcigay che GayLib… una riedizione delle “larghe intese” anche a livello associativo? Ora starà alla furbizia e all’abilità (se vi sono) di Arcigay gestire questi ingombranti ma inevitabili personaggi (inevitabili per evitare l’assioma che “tutti i gay stanno solo a sinistra” e che i nostri diritti sono solo “roba da comunisti”). In ogni caso, ti lancio una provocazione: quante e quanti LGBT e quante e quanti etero italian* oggi sarebbero disposti a lottare veramente per il matrimonio egalitario? Pensi che se mai sarà approvata una schifosissima legge-ghetto con i piddini a stracciarsi le vesti per spiegare e spiegarci che quella era la migliore delle leggi POSSIBILI, l’associazionismo TUTTO scenderà in massa a rivendicare piena eguaglianza? Conoscendo bene la nostra cosiddetta “comunità” ne dubito assai, la massa gioirà contenta e felice. E si siederà, relegando a margini chi, come noi, non si accontenta. È un film già visto: non sono io (maggioranza) che ti emargino, sei tu (minoranza) che ti metti fuori gioco. E se proprio vuoi emarginarti, chi sono io per impedirtelo? È un trappolone perfetto dal quale non usciremo finché noi, persone LGBT, non decideremo in maggioranza di privilegiare la nostra piena Dignità ai nostri compromessi quotidiani al ribasso sulla nostra visibilità e ai nostri diversivi del weekend, pillole perfette per toglierci il dolore degli altri 5 giorni della settimana senza però curare il tumore che intanto ci devasta.

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