Poliamori e altre catastrofi

relazioni poliamorose

relazioni poliamorose

Punto primo: diamoci una svegliata, tutti e tutte – anche se dovrei dire tutti e basta, perché a scandalizzarsi per la questione sono stati i maschietti e questo la dice lunga su un legame atavico tra sessismo, maschilismo ed altre amenità. Ma non è questo l’argomento di cui voglio parlare.

Diamoci una svegliata, dicevo, perché il discorso sul poliamore  – che tanto ha disturbato il sonno dei soliti moralisti e bacchettoni, non importa se nelle file di Manif pour Tous o tra i gay da tastiera e basta – è presente nel documento del Roma Pride già dall’anno scorso sebbene sia arrivato alla ribalta solo nel 2014. Quindi voi che tutto questo casino che avete generato, fornendo per altro argomenti di discussione a quelli che leggono in piedi nelle piazze contro i gay, ma non sanno nemmeno scrivere un SMS contro i pedofili che la loro chiesa protegge, siete un attimo in ritardo.

Poi visto che avete fatto le pulci a un termine su un documento di 2282 parole e 15.394 battute, sarebbe stato il caso di:

  • leggerlo davvero, tenendo conto di punti, virgole e tutto il resto
  • interpretarlo, perché un testo ha una densità di significato che va oltre alla parola buttata lì
  • capire cosa c’era scritto, possibilmente.

Ma vediamo il pezzo incriminato, che ha sortito un’inedita alleanza tra sentinelle  e gay sconvolti.

Per questo esigiamo leggi che guardino laicamente alla realtà plurale e multiforme delle identità, degli affetti, delle famiglie, delle figlie e dei figli: il matrimonio civile per le coppie formate da persone dello stesso sesso, su un piano di piena uguaglianza formale e sostanziale rispetto alle coppie eterosessuali, l’accesso alle adozioni e la tutela dell’omogenitorialità, il riconoscimento dei poliamori e delle relazioni aperte come differenti forme di affettività che ciascuna e ciascuno di noi può scegliere liberamente.

Quindi le priorità sono tre, tutte in grassetto e pure evidenti. Matrimonio, genitorialità e adozioni regolate per legge, da una parte. E riconoscimento di situazioni affettive, come libera scelta, dall’altra. Si pone nello stesso periodo, ma in posizioni di polarità opposte, un modello di normalizzazione (sposarsi e avere figli) e un modello alternativo alla norma (libera scelta di situazioni che si pongono proprio al di fuori delle situazioni coniugali).

Perché inserirlo in un documento di rivendicazione, mi si chiede? Perché il movimento LGBT è anche un movimento di liberazione sessuale, perché vi piaccia o no è la sessualità il punto nevralgico della questione. E fare l’elenco della spesa, non significa pretendere che il tuo supermercato – il parlamento, nello specifico – ordini tutte le cose che hai in lista.

Fa veramente tristezza che all’ennesimo colpo di tosse della solita marmaglia omofoba non pochi gay siano stati percorsi da un sentimento di allarme. Invece di rispondere a certa gente con frasi del tipo “Poliamore? Coppie aperte? Esistono e noi ci chiediamo come possiamo tutelarne almeno alcuni aspetti” (grazie Luci, per il suggerimento) rimandando al mittente qualsiasi pretesa di superiorità morale – sappiamo benissimo come funzionano i matrimoni di personaggi come Silvio Berlusconi, Cosimo Mele, Alessandra Mussolini, ecc – si sono sentiti in dovere di apparire “rispettabili” nei confronti di chi non li rispetta a prescindere.

Di fronte a un sentimento legittimo di perplessità nei confronti di un argomento che si può prestare a facili fraintendimenti – e ricordiamo che nessuno vuole tutelare la poligamia – ma che andrebbe sicuramente discusso, in un processo di crescita condiviso, è prevalsa la paura di essere liberi per cedere alla voglia di essere accettati dalla massa, che però ti accetta se non sei come vuoi.

Come sostiene Delia Vaccarello nel documentario Ci chiamano diversi, di Vincenzo Monaco, ci spettano i diritti non perché siamo uguali, ma perché siamo come siamo. Se non si capisce questo non ha senso impegnarci nelle scuole, nelle sedi istituzionali e nelle piazze.

Frasi come “non ho nulla contro i poliamori, ma che senso ha farne oggetto di rivendicazione politica”, hanno lo stesso effetto di affermazioni quali “niente contro i gay, purché non ostentino”. E porre la questione della necessità di altre lotte su cui concentrarsi non rende dissimili chi le pronuncia da chi dice che prima delle unioni tra gay ci sono cose più urgenti e importanti da fare. E noi dovremmo essere un attimo migliori della mediocrità dilagante e milioni di anni luce più avanti di una Roccella e un Giovanardi qualsiasi. Ma qualcuno ha reputato più giusto rassicurare questi personaggi e, cosa ancora più grave, lo ha fatto in modo inconscio.

Credo che dietro a certe rigidità ci siano sentimenti di non compiuta accettazione di se stessi e un sentimento “antigay” molto capillare, che colpisce anche le persone al di fuori di ogni sospetto. Dico questo perché in molti sostengono che non è il tema del “poliamore” in sé il problema, ma il fatto che sia stato immesso in un documento LGBT. Con la conseguenza che è quella sigla, LGBT appunto, a dar fastidio in un modo o nell’altro. E comunque, se può mettervi l’animo in pace, i poliamori sono per lo più una cosa da etero.

Perché forse, poiché siamo gay, lesbiche e trans, dobbiamo – appunto – dimostrare di essere moralmente migliori, inattaccabili. Rispetto a una massa maggioritaria, ripeto, che ha una morale sessuale e di genere a dir poco raccapricciante. Ricordiamoci dei femminicidi, delle violenze in famiglia, a cominciare da quelle sui minori.

Concludo questo lungo post – insufficiente e non esaustivo e, per altro, scritto anche di getto – con alcune considerazioni finali.

Un argomento di discussione giusto e importante è stato trasformato nella solita caciara antiassociazionista da personaggi che poi, nel loro concreto, nulla fanno per la causa. Questi stessi se esigessero dai partiti per cui votano la metà della moralità che pretendono dalle associazioni LGBT vivremmo meglio che in Svezia. E invece…

A questi stessi ricordo, ancora: vi piaccia o no, se potete dire in giro che vi piace il cazzo è perché c’è stato il lavoro delle associazioni che tanto disprezzate.

Credo che un errore del movimento, uno dei tanti, sia quello di non aver (più) approfondito a livello teorico tutta una serie di questioni sulla liberazione del sé, del corpo e dell’eros. Ci siamo appiattiti sull’emulazione di specifici modelli, dimenticando cosa significa essere persone davvero libere.

E ve lo dice uno che un giorno vorrebbe sposarsi – figli no, mi separerebbero dai miei aperitivi del venerdì sera – e non crede in forme di relazione che comprendano altre realtà che non siano quelle di coppia. Ma non ho la presunzione di dire che debba essere così per tutti/e, né credo che per avere i miei diritti si debbano negare la dignità e le richieste, per quanto possano apparirci lontane, di altri esseri umani.

***

Per chi volesse documentarsi su questioni di genere e queer theory, riporto una bibliografia minima essenziale:

F. Bilotta, B. De Filippis, Amore civile. Dal diritto della tradizione al diritto della ragione, Mimesis, Udine, 2009.
S. Cucchiari, “Le origini delle gerarchie di genere”; in Sherry B. Ortner, Harriet Whitehead (a cura di) Sesso e genere. L’identità maschile e femminile, Sellerio, Palermo, 2000, p. 113.
F. Héritier, Maschile e femminile. Il pensiero della differenza, Laterza, Roma-Bari, 2002
M. Mieli, Elementi di critica omosessuale, Feltrinelli, Milano, 2002
L.G. Tin, L’invezione della cultura eterosessuale, Duepunti Edizioni, Palermo, 2010

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36 thoughts on “Poliamori e altre catastrofi

  1. Personalmente sono a favore dei poliamori. Di questo si discute in Canada e negli altri Paesi dove si è arrivati al riconoscimento del matrimonio per tutti, compresa l’adozione. Diritti civili, questi, raggiunti da una decina d’anni. Ed è per questo che – a 10 anni dal raggiungimento di quei diritti di base lì – oggi in diversi Paesi Occidentali si comincia a parlare del next step, appunto i poliamori.

    Naturalmente, mettere sul piatto politico italiano i poliamori nel 2014, ossia quando si deve ancora raggiungere il diritto al matrimonio, l’adozione e perfino l’unione civile, è il modo migliore per rimandare l’approvazione di questi diritti di un’altra ventina d’anni. Non è così che le associazioni GLBT canadesi e del resto del mondo si sono comportate dieci anni fa. Dovrebbe essere chiaro a tutti che siamo all’interno di un processo graduale, in Italia più che altrove. Parlare dei poliamori adesso è una mossa tatticamente sbagliata.

  2. #anellidifum0: su questo hai ragione nella misura in cui gli stessi venissero richiesti anche dentro la concertazione con i partiti. Cosa che mi pare non avvenga.

  3. Caro Elfo, quello che scrivi (come sempre) non fa una piega. Razionalmente. Dopodiché bisogna ricordarsi che siamo nella Terra dei Cachi, ovvero nel Paese più DISEDUCATO al mondo in materia sessuale e religiosa. Diseducazione che, va da sé, è perfettamente trasversale tra etero e LGBTQI*. Dunque, porre in questo momento la questione dei poliamori in una piattaforma di rivendicazione è un po’ come proporre la semiotica a chi non sa neanche i rudimenti dell’analisi grammaticale, logica e del periodo. Farlo poi in una Terra in cui la maggioranza riverisce e finisce con l’adeguarsi (mugugnando, ma si sa che “chi disprezza compra”…) ai diktat di una casta di celibi che impone loro regole di vita sessuale e familiare che nessun* segue in prima persona, è tatticamente un grosso errore.
    Il compito delle nostre associazioni dovrebbe essere ormai quello di ri-educare alla piena cittadinanza e alla piena libertà individuale e sessuale prima i nostri stessi associati, poi chi ci circonda. Ma per far questo dobbiamo avere bene le idee chiare noi per primi ed avere ben chiari i mezzi per poterlo fare nel concreto. Altrimenti queste belle dichiarazioni di principio finiscono solo con l’ingrassare l’ego di qualche soggetto o associazione più o meno ultraminoritaria dando favolosi assist ai nostri nemici interni ed esterni: se la battaglia è per l’EQUIPARAZIONE DEI DIRITTI, al momento dobbiamo concentrarci SOLO su questo specifico aspetto; quando avremo ottenuto quel che chiediamo, allora butteremo giù le successive rivendicazioni. Farlo ora equivale a mettere talmente tanta carne al fuoco da non farne cucinare nemmeno un pezzetto. Cosa che peraltro sta tranquillamente avvenendo (e io mi sarei anche rotto).

  4. Non mi stupisce che la discussione sul poliamore e le coppie aperte abbia sollevato un polverone: purtroppo la comunità LGBTI italiana non è certo esente dalla cultura nazionale (in quella siamo stati allevati, c’è poco da fare), catto-borghese, conservatrice e molto moralista. Detto questo, la battaglia sul primo punto scatena un dibattito abbastanza vivo anche qui in UK, dove gli altri diritti che per noi sono lontane anni luce, sono garantiti (sulle coppie aperte, a mia esperienza non ho mai sentito lamentele; ma è anche vero che la mentalità inglese è piuttosto ipocrita, magari non censura certi comportamenti, ma borbotta sottovoce).
    Ti stimo moltissimo quando dici “Credo che un errore del movimento, uno dei tanti, sia quello di non aver (più) approfondito a livello teorico tutta una serie di questioni sulla liberazione del sé, del corpo e dell’eros. Ci siamo appiattiti sull’emulazione di specifici modelli, dimenticando cosa significa essere persone davvero libere.”, è quanto sostengo anche io da anni (of course, senza alcun successo). Non ci sarebbe spazio per mettersi tutti insieme e fare qualcosa? Non so, un think thank lgbti/femminista/queer (molti di questi temi trovano grande risonanze nel neonato movimento femminista italiana, con teste che ragionano bene)?

  5. Bene, sono uno di quei “gay da tastiera” che ha partecipato alla discussione su Twitter. La discussione è partita esattamente dalla conclusione di Luca Perilli “non stamo mettendo troppa carne al fuoco?” Il commento non era mio, ma lo condividevo.
    È bastato chiedersi “non stiamo esagerando?” per sentirsi chiamati bigotti, omofobi, incapaci di autodeterminarsi sessualmente, moralisti borghesi e così via. La domanda era: non si rischia di fare un passo falso e vedersi negato ogni tipo di diritto? Stiamo cercando un dialogo con una politica e una popolazione sorda. Non corriamo il rischio di spararla troppo grossa?
    Il fatto che ci si sia accaniti contro i poliamorosi credo sia semplicemente legato al fatto che il poliamore è tra le relazioni proposte dal manifesto del pride quella che va più lontano dal rapporto etero monogamo considerato lo standard delle relazioni. Non mi pare che nessuno abbia detto nulla contro le “troppie”. Si sono usate parole come “harem”, “poligamia” e altre perché chi voleva capire si esprimeva con ambiti semantici che gli sono propri.
    Ha giocato a sfavore di questo modo di vivere la propria sessualità il fatto che il sedicente attivista che difendeva il poliamore non ha saputo enuclearne le ragioni del perché si arriva a questa scelta di vita e di relazioni personali. I curiosi interessati all’argomento come me non hanno avuto le risposte che si aspettavano. Tutto lì.

  6. Cari citoyenfiorelle e Robbie 3.0, avete centrato il punto. Che è quello che dice giustissimamente Elfobruno e che prima di lui, in anni non sospetti, gridava nel deserto Giovanni Dall’Orto: se per “cultura gay” si intende Raffaella Carrà o Donatella Rettore o Lady Gaga, non si va molto lontano. Abbiamo perso la capacità di ragionare su di noi e su come immaginiamo le nostre vite. Dopo Mario Mieli, Piervittorio Tondelli, Sandro Penna, Gilberto Severini, c’è stato il nulla più totale, nessun* ha più riflettuto sui temi delle nostre identità e della loro correlazione con la società (salvo lodevoli ma isolatissime eccezioni: penso a Chiara Saraceno e a Paterlini, per esempio, ma anche al problematicissimo Walter Siti). Se non riprendiamo a fare cultura, a fare e a incentivare coming out di massa nelle nostre famiglie, non otterremo mai niente di niente. Anche con mille Gay Pride sparsi (come quest’anno).

  7. Sono poliamorista, sposato con il mio compagno messicano cui ho potuto dare il tanto agognato permesso di soggiorno grazie alla più civile Spagna (tornato in Italia ci riconoscono come “familiari” e pertanto hanno dato a lui un permesso di soggiorno illimitato).
    Vorrei solo dire, per esperienza, che il modo in cui si gestiscono le rivendicazioni GLBTQ rischia di farvi arrivare alla meta matrimoniale, equiparatissima magari, come in Spagna, ma finendo per sentirvi con un abito fuori-misura addosso. Un abito cucito da una comunità che invece di riformulare secondo le proprie sensibilità il proprio concetto di nucleo affettivo, pigramente si limita a indicare gli etero e a dire ANCHE NOI.
    Un saluto e complimenti per l’ottimo articolo.

  8. Scusa Luca Perilli, ma non posso condividere ciò che hai detto, non foss’altro per amor proprio. Nel nostro piccolo, autori come Marco Mancassola, Fabio Cleto, Marco Pustianaz, Cristiana Alicata, Dario stesso e, scusami, anche io, abbiamo pubblicato i nostri libri, i nostri blog, e i nostri articoli, abbiamo contribuito al dibattito sui queer studies su riviste accademiche nazionali e internazionali o uscendo con libri che non hanno niente di timido o di minore rispetto agli autori che citi tu. Il movimento LGBT italiano è talmente arretrato che ancora dà retta a persone che non hanno ancora compreso l’acronimo LGBT, o che sono bifobici o transfobici. I nomi che ho fatto qui su, se permetti, sono un pochino meno arretrati di chi, da gay, sostiene che i bisessuali non esistano o che i trans non siano parte del movimento…

  9. Dario, ci mancherebbe solo che si andasse a proporre i poliamori nel dialogo con dei partiti che ancora non hanno approvato i matrimoni per tutti. Il punto è che se ne parli nel manifesto della tua manifestazione politica principale di tutto l’anno, automaticamente il tema entra nel dibattito politico. E farlo adesso, lo ripeto, è un errore, perché pospone quell’ABC che ancora ci manca.

  10. Non voglio togliere meriti a nessun*, anellidifum0, ma ammetterai che gli autori che ho citato hanno avuto il grosso merito di far riflettere noi della “Comunità” (di allora) e di essere stati letti/ascoltati molto anche al di fuori di essa.
    Quanto ai nostri meriti personali io lascio sempre che siano gli altri a dirmi se il mio contributo è stato, o meno, importante e in che misura: dircelo da soli lo trovo un po’ fuori luogo, quasi onanistico! :-) Eppoi non mi va che mi dicano “Excusatio non petita”!! :-D

  11. Noto con piacere che la media dei lettori di questo blog è più educata del proprietario stesso. E sulla questione Poliamori mi ritrovo perfettamente nella linea “Troppo presto e troppa carne al fuoco per un paese come il nostro.” Io forse aggiungerei anche un “fuori luogo” e “siamo sicuri?”. Mi pare di capire, ma non ne sono certo, che questa cosa dei Poliamori nasca dai tanto discussi Queer Studies. Nomi importanti come Dan Savage in America e Giovanni dall’Orto qua in Italia, (che non si può certo dire che siano dei borghesi, bacia pile, bigotti) hanno più di una volta e in modo anche abbastanza chiaro sollevato forti critiche su queste nuove teorie. Sono d’accordo quando dici che il movimento dovrebbe tornare ad approfondire certi temi, anche, secondo me, per evitare che i movimenti LGBT si facciano carico di teorie e istanze inutili se non addirittura dannose.

    Detto questo, carissimo Elfo, mi permetto un appunto personale, pur trovando spesso degli spunti interessanti nei tuoi post, non riesco più a sopportare il tono sempre più arrogante. Non si può continuare a dare a tutti quelli che non la pensano come te dei borghesi, bigotti, omofobi, repressi, moralisti, conservatori e via così. Ogni tanto potresti provare a pensare che forse certe persone non la pensano come te non perché affette da qualche patologia o handicap psicologico/cognitivo, ma semplicemente perché nessuno può pensarla esattamente come te. La vita, la realtà e le scelte spesso non sono solo o bianco o nero, ma in mezzo ci possono essere molte sfumature e se tu pensi di essere sul lato bianco cerca almeno di avere l’accortezza di non dare dell’oscurantista alla prima sfumatura di grigio che ti sta accanto.
    Ma poi per carità, questa è casa tua ed è giusto che tu faccia tutto quello che preferisci, chi è di troppo toglierà il disturbo.

  12. se delle persone vogliono vivere una relazione poliamorosa e stanno bene così la vivano come meglio credono. Mi basta che chi, come il sottoscritto e molti altri/e, crede che l’amore monogamo e la fedeltà reciproca (anche sessuale), il romanticismo eccetera non siano necessariamente schifezze oppressive o pure menzogne, chi crede che monogamia, l’appartenersi reciproco e libertà siano compatibili non venga visto come bigotto, antiquato, vittima inconsapevole del patriarcato o chissà che altro

  13. lo stesso vale per le relazioni aperte: rispetto per chi le sceglie ma anche rispetto per tutti gli altri che vogliono una relazione considerata “tradizionale”.

    comunque: “Rispetto a una massa maggioritaria, ripeto, che ha una morale sessuale e di genere a dir poco raccapricciante. Ricordiamoci dei femminicidi, delle violenze in famiglia, a cominciare da quelle dei minori.”

    ecco attribuire queste violenze alla morale della massa maggioritaria etero mi pare scorretto: gli eterosessuali sono numericamente di più per questo e solo per questo la persone violente tra loro sono di più numericamente e non perchè gli eterosessuali siano in quanto tali portatori di una morale raccapricciante.
    comunque è superfluo ribadirlo, ma il matrimonio gay non è “appiattirsi sul modello etero”,è una “semplice” questione di diritti civili: se una coppia etero che lo desidera su vuole sposare deve poterlo fare pure una coppia dello stesso sesso. Punto. Altrimenti si fa come quella parte del femminismo che è contraria alle donne nell’esercito perchè si appiattirebbero su presunti “modelli maschili”

  14. #Fra Cherubino: ti consiglio di leggere i libri della bibliografia di cui sopra, così capirai che non si tratta di pensarla come me, ma di pensare. Che è cosa un po’ diversa. Poi, se i toni di questo blog sono insostenibili, c’è sempre l’opzione di non leggerlo più.

  15. Il poliamore sembra tanto la versione 2.0 del cosiddetto amore libero dei figli dei fiori: e sappiamo bene quanto durano queste mode. Se poi dietro questa cosa c’è semplicemente il cercarsi un velo etico per stare con una persona e andare con chi ci pare liberamente, beh è veramente uno squallore.

  16. “chi crede che monogamia, l’appartenersi reciproco e libertà siano compatibili”

    e aggiungiamoci anche la passione, ovviamente.

  17. Fortunatamente non sono affetta da bigottismo e tanto meno da bigottismo omosessuale che esiste, e francamente mi lascia perplessa, anche se mi rendo conto che in Italia siamo tutti figli di una stessa cultura…
    Ma sono perplessa per un problema di contesto, perchè, a mio parere, la poliamorosità rientra più nella sfera dei comportamenti sessuali che in quella dell’orientamento sessuale. L’omosessualità, la bisessualità, il transessualismo, l’eterosessualità (nell’elenco degli orientamenti pure quella c’è) e così via, sono “categorie” in cui si sceglie o meno di riconoscersi…la poliamorosità è un comportamento che può comunque giustapporsi a qualsiasi orientamento, anche a nessun orientamento riconosciuto e dichiarato.
    Bene venga, quindi, la riflessione intellettuale in un più ampio panorama riguardante l’accettazione di forme di affettività diverse da quelle “standard”, ma mi risulta effettivamente fuori contesto se la poliamorosità viene considerata – per quanto in modo non certo evidente – nel documento politico di un Pride in cui tocca continuare a chiedere diritti di base, pur contestualizzandoli in una visione più ampia con il rifiuto degli integralismi, fascismi , razzismi ecc. ecc..

  18. Cara Dan, totalmente d’accordo con te: che c’azzecca questa cosa con le battaglie LGBT propriamente dette? Va benissimo parlarne, ma, come dici tu, tra tutte e tutti, e non come “rivendicazione gaya”! Si può essere “poliamorosi” a prescindere dall’orientamento… e la realtà ce lo conferma ogni giorno, anche nel mondo etero (tacendo poi di letteratura, fiction, cinema e teatro che quotidianamente narrano storie etero di “poliamori”!).

  19. Vorrei fare una precisazione da maestrina all’intervento di Dan.
    Negli orientamenti sessuali non c’è la transessualità, quella riguarda il rapporto tra sesso biologico ed identità di genere. Piuttosto va aggiunta l’asessualità con tutte le sue sfumature, che non riguardano la direzione del desiderio (che poi non è solo sessuale, ma anche affettivo, etc) ma la sua intensità rivolta ad altre persone o meno.

  20. a me pare che ci si stia complicando inutilmente la vita con tutto questo accumularsi di definizioni e categorie e sotto-categorie.
    parere di un comune e ordinario maschio eterosessuale munito di comuni e abbastanza ordinari desideri sessuali

  21. “chi crede che monogamia, l’appartenersi reciproco e libertà siano compatibili”

    e aggiungiamoci anche la passione, ovviamente.

    passione amorosa, erotica, sessuale, per essere precisi

  22. Caro Paolo, non siamo più abituati a riconoscere la complessità: ci hanno inculcato che tutto deve essere semplificato. Amore e sesso sono le cose più naturali, più belle ma anche le più difficili e complicate del mondo. Parliamone pure, l’importante però è viverle appieno e trarre qualche insegnamento dalle nostre esperienze. Cioè dalla nostra vita. ;-)

  23. “se potete dire in giro che vi piace il cazzo è perché c’è stato il lavoro delle associazioni che tanto disprezzate” – applausi, che dire.

    Una domanda al volo, scollegata ma nemmeno troppo, ché io manco dalla madrepatria da otto anni e dall’attività LGBT italiana da dieci[*]: le lelle italiane tendono sempre al separatismo tipo “le trans sono maschi perché non hanno le mestruazioni”? Perché mi pare che quindici-dieci anni fa ci fosse un dibattito notevole sul cazzo di Helena Velena, mentre sarebbe stato meglio buttarsi sul buffet dell’happy hour del Lelephant.

    Giusto per sondare il terreno sullo stato della coscienza LGBT interna al movimento stesso a un livello ancora più elementare.

    [*] Due anni in Italia insieme al mio attuale marito, le bisessuali erano traditrici vendute al patriarcato fallocratico. (Ditemi che è cambiata, vi prego.) Poi arrivo a Londra e faccio tre anni di volontariato per La Lobby Di Velluto. L’ironia “sono più out da sposata con un uomo che da fidanzata con una donna” è uno dei miei ferri del mestiere.

  24. #elfobruno
    Sono nella mia lista e li leggeró sicuramente in modo tale da poter capire meglio anche le obiezioni di Dall’Orto e di Dan Savage. Io ti consiglio di leggere le loro di motivazioni in nome di quel confronto e dialogo (anche duro) che sembra sempre mancare. E visto che provengono, soprattutto nel caso di Dall’Orto, da personalità che il movimento LGBT l’hanno praticamente visto e aiutato a nascere.
    http://www.giovannidallorto.com/saggistoria/queertheory/queertheory.html#6a

    Il poliamore pare non sia una questione gay, lesbo, bisex o trans. Il movimento LGBT può e deve diffondere una cultura sessuale più aperta ed inclusiva, ma nn per questo è obbligato a farsi portavoce di lotte che nn lo riguardano. Il movimento LGBT, secondo me, nn è il Glee Club ma un movimento politico e culturale che dovrebbe rivendicare determinati e basilari diritti. Se, come dici tu (e come so perfettamente pure io) il poliamore è una cosa anche, se non soprattuto etero, bene, che si muovano loro e chi la pensa come loro, per veder riconosciuta questa realtà, visto che quando vogliono e quando le cose li riguardano in modo diretto, le leggi le approvano e anche velocemente e pure con maggioranze trasversali, vedasi la rapidità con cui è stato approvato il divorzio breve.
    Ci manca solo che il movimento LGBT italiano richiedendo diritti anche per i poliamori si veda riconosciuti prima questi che i diritti basilari di gay, lesbiche, bisex e trans. Oltre al danno la beffa!

    Riguardo al tono del blog non lo dico per un problema di ipersensibilità mio, ma perché, secondo me, un atteggiamento simile non agevola alcun tipo di confronto costruttivo. Ma ognuno ha il suo carattere e a ognuno tocca convinverci.

  25. #Fra Cherubino: io credo che un movimento che ha paura di osare e di aprirsi a realtà sempre nuove sia come una macchina col freno a mano. Tutto qui. La prassi ti dimostra, tuttavia, come il movimento nella sua globalità chieda alla politica un certo tipo di riconoscimento, ovvero matrimonio e genitorialità, ma perché dovrebbe essere un problema dire “e siamo comunque aperti anche ad altro” sul fronte culturale?

    Sul tono del mio blog, riconosco che possa essere “problematico”, ma puoi darmi atto che me ne assumo le responsabilità e non è vero che nego il dialogo. Io e te lo stiamo facendo, mi sembra. Poi magari la tracotanza e la volgarità mi danno un attimo fastidio. E avrò il diritto di sbroccare qui in casa mia; no? ;)

  26. rispettando il parere e le scelte di vita e i desideri di tutti, io spero che chi ancora crede nella coppia (etero o gay che sia) non debba sentirsi un dinosauro

  27. A proposito dei “modelli” all’interno della vita matrimoniale, vorrei ricordare che non siamo più negli anni ’50. Ho una certa età, e sono cresciuta con due genitori eterosessuali e sposati in chiesa: smanettare con l’impianto elettrico era compito di mamma, chiacchierare al telefono con le zie era compito di papà.

    Uno può dire “certo che tuo marito stira meglio di te, dici pure tu che sei nella parte alta della scala di Kinsey, manco ti trucchi”: però quando stavo con la mia Infame Ex ero un paragone di femminilità, rossetto sempre a posto e mai uno sbavo di mascara. Come la mettiamo?

    [Qui ci starebbe anche una tirata sulla “bisexual erasure,” ma domattina l’altra metà del mio matrimonio bisessuale ed io vogliamo fare una bella colazione bisessuale in pace bisessuale prima che arrivino gli operai che rimettono a posto la facciata bisessuale della nostra casetta bisessuale. OK, ho compensato, direi.]

  28. Io sono d’accordo coi poliamori. Darei loro anche un riconoscimento legale adeguato, nel momento in cui diventassero un fenomeno socialmente importante.
    Tuttavia, non mi sognerei di mescolare la questione poliamore con i diritti LGBT, per ovvie (ma forse non tanto ovvie) questioni di opportunità politica.
    Capisco e condivido che il mancato riconoscimento dei diritti LGBT sia connesso a tutta una serie di tematiche riguardanti la società, i corpi, la disciplina della sessualità, il maschilismo, la vita, l’universo, tutto quanto. Non capisco e non condivido l’idea che il movimento LGBT debba farsi carico di trattare TUTTI questi problemi e non solo: tutti nello stesso momento. E’ un gay pride, parliamo delle rivendicazioni più immediate ed importanti che vogliamo ottenere, di poliamore si parlerà più in là. Possiamo sicuramente avere i matrimoni gay anche senza parlare di temi più delicati come quello, anzi, probabilmente è più facile; ma c’è questa specie di sindrome del santo rivoluzionario per cui per qualche ragione staremmo tipo tradendo la nostra missione cosmica se non mettiamo nello stesso calderone tutti i problemi dell’umanità.
    Io non condivido né l’apirazione alla santità né quella alla rivoluzione. Credo sia questo che a volte nel movimento omosessuale non si comprende: non è che tutti i gay (o tutti i trans, o tutti gli asessuali o quel che si vuole) vogliono fare la rivoluzione e scardinare l’intero ordine sociale attuale. Si può approvarlo o disapprovarlo, ma tanti gay tutto sommato stanno benino e vorrebbero solo vivere una vita gay molto simile a quella che avrebbero fatto da etero, con i dovuti aggiustamenti di genitali.
    Ho sempre argomentato con furore contro l’argomento omofobico che le rivendicazioni LGBT siano “ideologia”. Non è vero, non sono ideologia, sono rivendicazione profondamente umane, travalicano l’ideologia. Alcuni omosessuali sono sostanzialmente “conservatori”, potrei mettermi anch’io nella categoria, con un po’ di sforzo, eppure hanno lo stesso nocciolo di rivendicazioni di quelli “progressisti”, proprio perché l’ideologia non c’entra, è il loro “essere persone” che conta, giusto? Ma nel momento in cui le rivendicazioni LGBT vengono fatte PER FORZA rientrare in un quadro “rivoluzionario” che prevede la ristrutturazione e la critica radicale di tutti o quasi i tenet essenziali della società occidentale… Be’, ragazzi, lì non è più questione umana. Lì c’è entrata un sacco di ideologia.
    Nulla contro l’ideologia, eh, per carità; un po’ tutti ne abbiamo una. Ma se imponi un quadro ideologico hai alienato la componente umana, che è il vero cuore vivo e pulsante del movimento.
    Io sono potenzialmente favorevole al poliamore, ma obbiettivamente non la sento una battaglia mia; so che c’è gente che lo guarda con un certo sospetto, eppure condivide il nocciolo umano della battaglia per i diritti LGBT. Perché dobbiamo dirgli che non è gradita o rappresentata su quel palco, che se non vuoi fare la rivoluzione sei una specie di gay di serie B? Perché se no “escludiamo”?
    La triste verità è che non puoi mai includere tutto e tutti; ci sono problemi di “compatibilità”. Includere a tutti i costi rivendicazioni più rivoluzionarie significa necessariamente escludere quelli più conservatori; o vogliamo davvero pensare che avvertire ostilità ideologica e soffrirne sia una cosa di cui possono soffrire solo i più progressisti? Certo, a volte, scegliere di escludere o alienare qualcuno è inevitabile. Ma altre volte, il conflitto lo si va a cercare col lanternino…

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