Maria Elena Boschi e la superiorità dei credenti

Maria Elena Boschi

Dice Maria Elena Boschi, tra le altre cose, in una intervista su Vanity Fair: «La fede ispira anche il mio impegno politico ma le scelte devono essere fatte rispettando le idee di tutti, anche di coloro che non credono».

Il legislatore tuttavia – anzi, la legislatrice nella fattispecie – dovrebbe agire non secondo la sua fede, ma in base a quanto scritto sulla Costituzione. Credere che avere una fede – caratteristica che ai nostri tempi si configura sempre di più come una tara ideologica e non certo un qualcosa che aiuta a progredire nel benessere collettivo (si veda la legge 40, in merito) – sia una marcia in più è un atto di arroganza che posiziona il credente (o il religioso) in un posto privilegiato nel consesso civile e riduce il laico (o l’ateo) ad eccezione dalla norma da “tollerare”.

La ministra, con le sue parole, ci ricorda che si può sopportare anche chi pretende che l’eguaglianza tra esseri umani sia una prerogativa della democrazia e non una concessione divina.

Ma anche questo, appunto, è renzismo.