La suora di regime (ma poi non venite a lamentarvi)

un momento laico a The Voice

Non è per fare sempre l’anticlericale – che in Italia significa, né più né meno, avere a cuore la democrazia – ma questo entusiasmo collettivo e generalizzato per la suora di turno vi rende degni e degne di tutto quello che la chiesa sta facendo a questo paese. E sì, sto parlando di suor Cristina a The Voice.

Perché il pubblico che si alza inneggiante dopo le prime sette notte – per un’interpretazione che poi si rivelerà pure accettabile, ma ora ditemi che ha cambiato il panorama musicale mondiale o i vostri ultimi destini – denuncia la nostra solita e provincialotta sudditanza culturale e fa regredire, ancora una volta, la società italiana in gregge, concetto molto caro in Vaticano. Basterà che la prima delle pecore si getti nel burrone che tutto il resto le andrà dietro.

Le lacrime di J-Ax, poi – uno che è diventato famoso per un cantico all’istituto della marijuana, per non parlare del fatto che sarebbe anche l’ora che realizzasse di non avere più tredici anni – ci fanno capire che c’è salvezza per chi si fa di canne dalla mattina alla sera e forse dimostrano che un abuso di certe sostanze alla lunga ti rincoglionisce, ma in ogni caso anche lì vince san Patrignano e quell’ideologia su cui si basano leggi come la Fini-Giovanardi, per intenderci. Ma contenti voi!

Ancora: mi sembra oltre modo patetico l’entusiasmo incondizionato di quelle orde di froci (uso un altro termine molto in voga nella cultura cattolica) che nella vita di tutti i giorni sono pro-matrimonio e cose così, quando la suora di cui sopra sta alla loro voglia di sposarsi come Crudelia Demon sta a una cucciolata di dalmata.

E non voglio aprire il capitolo sull’immaginario di autorappresentazione estetica degli stessi, signori incondizionati della “selfie incazzata” e fuori dal coro, con pelo e barba come filosofia di vita, per poi ridursi all’equivalente bear di un chierichetto da oratorio. Ma l’aggettivo che descrive tutto ciò l’ho già usato e ricorda, appunto, il pathos nel suo significato primario di sofferenza. Altro concetto caro oltre Tevere.

Il tutto mentre abbiamo un papa ultra-mediatico che fa finta di essere all’ultima moda quando ha già fatto sapere – ma voi siete troppo ciechi per rendervene conto – che su coppie gay, interruzione di gravidanza e genitorialità fuori dal matrimonio in chiesa lui non è nessuno per decidere, visto che tutto è stato già detto nel catechismo. Dove c’è scritto che, se proprio ci vogliono bene, siamo malati da compatire.

Insomma, per farla breve: oggi a The Voice tifate il team “suora & Bergoglio”, ma domani quando vi tolgono 194 e divorzio – e se vi aprono le cliniche per le teorie riparative – poi non venite a lamentarvi. Coglioni.

Advertisements

26 thoughts on “La suora di regime (ma poi non venite a lamentarvi)

  1. E’ vero, è incredibile come le persone abbiano bisogno di cercare e trovare, elementi distensivi per riconnettersi con uno Stato (quello Vaticano), che strategicamente ricodifica una immagine che abbia consensi mettendo in campo, intrattenitori e imbonitori, che sta volta attraverso sorrisi e abbracci, stanno portando molti di noi , nella città dei Balocchi…. dove la fine che faremo è certa.
    Per assurdo condivido di più la posizione palesemente antidemocratica di Povia.

  2. non ho guardato la suora sulla rai perché quel particolare format televisivo non suscita il mio interesse. ne avevo, però, sentito parlare. fatta questa premessa, mi piacerebbe guardare la questione di preti e suore show da un altro punto di vista: perché gli autori li vogliono in trasmissione? si tratta di un modo per ridicolizzarli, farli diventare delle caricature e depotenziarne la serietà delle idee. è anche per questo che tempo fa la cei ha chiesto a preti e suore di non recarsi in trasmissioni televisive. non c’è nulla di strano nel voler cantare. questa suora suscità comicità perché appunto è una suora e noi non ci aspettiamo che le suore abbiano di questi desideri.. da qui ne viene lo spettacolo che fa audience. non credo che se in futuro lei dirà qualcosa di eticamente sensibile i suoi fan la seguirebbero. mi sembra anche ingiusto attribuire a lei responsabilità di altri più influenti uomini di chiesa.
    la vera ciccia del discorso è il papa. con francesco era capitata una rivoluzione: era stato tolto il legame tra destre politiche e chiesa cattolica. uso il trapassato prossimo perché questa situazione assolutamente innovativa in politica ha visto una potentissima reazione della destra per ripristinare lo status quo. in fondo, pensaci, ma chi mai potrebbe votare a destra? quelli che vogliono la precarizzazione selvaggia, la povertà diffusa, lo sfruttamento umano, il razzismo e l’odio per il diverso, uomini con la stessa affabilità di ebeneezer scrooge, ma come mai potrebbero prendere voti? qualche pregio da pubblicizzare devono pure averlo. la chiesa era perfetta: “difesa della tradizione”. dio contro le forze del male… wow! uno scontro titanico.
    la dottrina sociale della chiesa (quella che si ricava dalle encicliche e dai pronunciamenti del magistero) non è comunista perché vede nell’individuo un figlio di dio meritevole di tutela e diritti laddove il comunismo sacrifica il bene dell’individuo sull’altare del “bene comune” (ma che bene comune sarebbe quando i singoli vengono massacrati?, ndc). è comunque di sinistra, benché le incrostazioni della prassi politica non lo facciano notare. la virata a destra, tipica dell’alleanza che nella prassi storica si è verificata tra vertici vaticani ed elite del mondo, è una cosa innaturale, stonatissima, un compromesso su principi non negoziabili che i papi e i vescovi hanno fatto nel corso dei secoli.
    ogni papa ha presentato il suo conto per consentire alla destra di godere dell’alleanza clericale. per il polacco eri un bravo politico se eri contro l’aborto. per il tedesco eri un bravo politico se odiavi i froci. l’argentino si è presentato chiedendo giustizia sociale (intesa su grande scala, nei confronti dei popoli del mondo, africa & co). e mo? come fa la destra a offrire questo obolo per continuare a mantenere l’utilizzo del marchio “dio vs forze del male”, marchio vitale per avere almeno un pregio da presentare agli elettori?
    ne è seguito un impressionante tentativo di delegittimazione del papa da parte di molti cardinali, primo tra tutti bagnasco. quello che mi fa sempre sorridere delle bergoglio-interpretazioni è il fatto che la destra lo consideri di sinistra e la sinistra lo consideri di destra. la mia modesta opinione è che molto probabilmente papa francesco sia una persona con delle idee di sinistra che ha maturato nel corso della sua vita. è diventato papa perché una consistente parte del mondo cattolico, quella che di solito paga le conseguenze delle scelleratezze vaticane, non ne poteva più di essere tiranneggiata da bertone. cosa intendo per tiranneggiata? la lettura del libro di nuzzi sul corvo in vaticano può rendere un’idea abbastanza esauriente.
    la destra, però, sta riuscendo a riguadagnare terreno, semplicemente trattando con bagnasco ignorando il pontefice e ridicolizzandolo, facendolo diventare un simpatico e arzillo vecchietto bravo a bere succhi di frutta e a mettersi cappelli in testa. papa francesco resta, invece, un essere umano, con delle idee a cui crede, ben conscio delle contraddizioni della sua persona e con un bisogno di parlare con tutti e di ascoltare anche chi lo insulta. è pur sempre un gesuita.
    evitiamo di farne un personaggio da commedia dell’arte della nostra rappresentazione del mondo. guardiamo lì dove i veri problemi esistono e tentiamo di strappare il sodalizio elettorale tra destra ed elite vaticana. possibilmente, parlando dell’italia, cerchiamo di restaurare la differenza tra destra e sinistra (penso a quello strano ibrido che è il pd e a quell’oscuro monolite che è il m5s) ed evitiamo, per quanto possibile, di utilizzare la religione come arma di discriminazione dei diversi, come tifoseria accanita all’americana. impariamo dalla civiltà classica e umanistica che si può essere amici anche pensandola diversamente, come (è la mia opinione) papa francesco tenta sempre di fare.

    ps. so che dirai che ho eluso la questione e sono andato fuori tema ma la mia opinione è che le questioni che tu poni (e che io condivido) vadano lette nel quadro generale.

  3. Caro #Fabrizio, mi sento di sintetizzare il tuo intervento e quello di #Elfo dicendo che Dario esprime perfettamente ciò che dovrebbe essere mentre tu accendi un riflettore su ciò che è. Resta il fatto, però, che tutti i progressi sociali avvenuti in Italia sono accaduti strappando col Vaticano. Anche se, ad onor del vero, sono stati affondati ricucendo dietro le quinte, cioè nelle canoniche.

  4. Non posso che concordare: è imbarazzante l’entusiamo visto, per una cantante che, se non fosse sul palco vestita da pinguino, nessuno la filerebbe, in quando banale sotto l’aspetto sia vocale che canoro.
    Se non fossimo la procinvia che siamo (l’Italia è tutta una immensa procinvia solo che come capitale non ha Roma, ma il Vaticano) questa Sister Act de’ noantri sarebbe a ramazzare il cortile del convento invece che su un palco a imitare l’Whoopi Goldberg con la voce sotto radice quadrata.

  5. #Fabrizio, non so se tu sei gay e soprattutto se sei uno di quei gay che ha creduto in una possibile apertura di Santa Romana Chiesa verso le persone omosessuali (come ho fatto io) ma vorrei sfatare questo mito.

    “A questo proposito vorrei manifestare il mio rifiuto per ogni tipo di sperimentazione educativa con i bambini. Con i bambini e i giovani non si può sperimentare. Non sono cavie da laboratorio! Gli orrori della manipolazione educativa che abbiamo vissuto nelle grandi dittature genocide del secolo XX non sono spariti; conservano la loro attualità sotto vesti diverse e proposte che, con pretesa di modernità, spingono i bambini e i giovani a camminare sulla strada dittatoriale del “pensiero unico”. Questo dice papa Francesco riguardo ai libretti Unar
    Paragona la legittima richiesta di diritti e di protezione degli omosessuali alle ideologie naziste, comuniste, ecc…

    Il pensiero di Bergoglio riguardo gli omosessuali non varia di una virgola ne dalla dottrina ne dai suoi predecessori. E’ una condanna incondizionata e senza possibilità di discussione verso le persone omosessuali e la frase “chi sono io per giudicare un gay che cerca Dio?” è solo un furbesco giro di parole degno appunto di un gesuita tant’è che nella stessa frase cita il catechiscmo per specificare “qual’è” il gay che cerca Dio, per chi non lo sapesse questo è quanto scritto sul catechismo:

    Castità e omosessualità

    2357 L’omosessualità designa le relazioni tra uomini o donne che provano un’attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. Si manifesta in forme molto varie lungo i secoli e nelle differenti culture. La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, 238 la Tradizione ha sempre dichiarato che « gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati ». 239 Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.

    2358 Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione.

    2359 Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.

    Un gay che cerca Dio è un gay che rinuncia a se stesso, nella castità persino sentimentale. Questo è un gay che cerca Dio e scusate se è poco.

    Aggiungo inoltre le parole scritte dall’allora Cardinale Bergoglio in merito all’approvazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso in Argentina (che disse addirittura “l’invidia del diavolo sta dentro questa legge”):
    “se il disegno di legge, che prevede per le persone dello stesso sesso la possibilità di unirsi civilmente e di adottare anche bambini, dovesse essere approvato, potrà danneggiare seriamente la famiglia. […] Il popolo argentino dovrà affrontare nelle prossime settimane una situazione il cui esito può seriamente ferire la famiglia. È in gioco l’identità e la sopravvivenza della famiglia: padre, madre e figli. Non dobbiamo essere ingenui: questa non è semplicemente una lotta politica ma è un tentativo distruttivo del disegno di Dio”.

    Se tutto ciò non è sufficente a sfatare il mito del Papa così buono che più buono non si può e che è a favore degli omosessuali, soprattutto a sfatarlo per quegli omosessuali che ci credono veramente a questo mito, allora non so proprio che aggiungere.

    State in guardia, qui ne va della nostra stessa vita, se lasciamo campo libero a queste persone non passerà molto tempo prima che ci ritroveremo con leggi tipo quelle russe se non addirittura come quelle africane.

  6. Ho visto il filmato youtube con l’audizione della suora…mi ha fatto molta impressione vedere le consorelle (accompagnatrici) che berciavano come scimmiette e, soprattutto, mi è sembrato che lo facessero, più che per la valentia canora,per la risposta del pubblico. Ne ho dedotto che la suorina è stata avviata alla gara con tutte le benedizioni possibili.
    A papa acchiappa-gonzi segue giovane suora acchiappa-gonzi

  7. Povera suorina… alla fine non e’ una grande voce… la fa grossa il fatto di essere una suora, fosse stata una laica nemmeno le selezioni primarie passava. O povera Italia ora et semper governata da un potere occulto che trova la sua origine nel cuppolone. Ma i patti lateranensi non si possono ritrattare?

  8. Pingback: Non toccare le suore dei talent o muori | Elfobruno

  9. “Non è per fare sempre l’anticlericale” è la classica excusatio non petita che cerca di giustificare un’articolo scritto appunto, unicamente, per fare l’anticlericale. Come si giustificherebbe altrimenti tutto questo acidume sparso a piene mani contro i “froci” che si permettono di divertirsi a sentire cantare la suorina? Caro elfobruno (ma per quale motivo un blogger si dovrebbe vergognare a scrivere col vero nome?), non ti conosco ma mi sembri talmente saccente, presuntuoso e pieno di odio verso i tuoi simili da non capire l’ABC della comunicazione mediatica ai nostri giorni: ossia che il successo della suorina (di cui persino tu devi riconoscerne la bravura, seppure a denti stretti) è qualcosa che ha molto più a vedere con il bisogno quasi disperato della TV odierna di creare casi e fenomeni e farci i soldi sopra, piuttosto che con una (in questo caso almeno) assai improbabile strategia di supporto della Chiesa cattolica. Insomma, a me pare evidente che suor Cristina è molto più sorella di una Susan Boyle piuttosto che dei catechisti da tv: è, come tanti che si vedono in onda, un freak, una cosa strana che per qualche motivo diventa virale. Con buona pace delle opinioni del signor elfobruno secondo cui tutti i froci, per default, dovrebbero cambiare canale inorriditi lanciando anatemi ogniqualvolta compare sullo schermo un abito scuro.

  10. caro Giulio, a parte il fatto che il mio nome spunta un po’ ovunque, ma vorrei rassicurarti sul fatto che:

    1. in Italia per essere bollati come anticlericali è sufficiente criticare la chiesa sui suoi crimini o sulle sue contraddizioni

    2. in quanto gay, posso usare termini quali “froci” et similia senza incorrere in accuse di omofobia (un po’ come quando i neri si chiamano “negri” tra loro, per intenderci)

    3. io non pretendo che si cambi canale rispetto a qualcosa che poi, di per se stesso, è anche abbastanza triste – il fenomeno mediatico che vuole la suora al centro dell’attenzione – ma capire che dietro c’è un disegno anche abbastanza evidente, da parte di una minoranza che quel disegno mira a far fuori, è un atto di intelligenza oltre che di sopravvivenza.

    Sarò spocchioso e saccente a dire queste cose? Forse, io non credo. Ma di sicuro non se la passa meglio chi di giorno dice di volere piena dignità e poi la sera si spella le mani vero chi rappresenta un’istituzione che quella dignità la calpesta ventiquattro ore su ventiquattro.

  11. Premesso che mi fa schifo la TV e non la guardo mai (specie da quando un anno fa mi si è rotto il decoder digitale terrestre), ho visto su YouTube sto video di sta suora dato che è stato in home page per settimane. Sinceramente l’ho trovato un numero da circo con un pubblico che si sorprende come se sul palco ci fosse uno “scherzo della natura”, una specie di sister act senza ironia. Tipo quell’occhi storti e incacaglio di x factor di tanto tempo fa. Che la suora si presti a una operazione di marketing della Chiesa ci può stare, e magari lei ci guadagna soldi o palpatine da J-ax. Quello che ho trovato disgustoso (e qui c’è lo zampino di mamma Rai) è questo entusiasmo quando si sono girate le famose poltrone. La capa di pezza sarà stata pure ok (ma di cantanti migliori ce ne sono a bizzeffe) ma tutte quelle facce sorprese che tradiscono tanto finto pregiudizio per poi lasciarsi intenerire dalle vesti e abbracciare l’operazione della chiesa (trattando la suora come suora e non come concorrente). Insomma che J-ax fosse un coglione già lo sapevo, lo stesso dicasi per Naomi o Noemi come cazzo si chiama o quel zozzone dei litfiba. Ma pure la dissacrante Raffaella che si presta al marketing del papa fa perdere ogni speranza a chi accende la TV. Oramai è na vecchia, bisogna accettarlo. I vecchi diventano moderati, si sa. Sinceramente della suora non so altro oltre a sto primo video, è andata avanti? Ha fan gay? Vabbe ma i gay seguono tutti i reality si sa. E spesso si identificano negli outcast (che però in TV sono tutti finti)… Avallano il marketing del papa? Certo. Chi si straccia le vesti per lei non fa altro che perpetrare il messaggio subliminale della chiesa nell’italiano medio. E a mio avviso in Italia in una gara (non solo in TV) non bisognerebbe portare vesti identificatrici perché il buonismo che ci caratterizza crea automaticamente un bias vero il nero, l’islamico, la capa di pezza, il cacaglio, lo storpio e così via (come vorrebbe appunto una lettura superficiale del Vangelo o il classico curato di campagna) solo per poi stroncarlo giusto alla fine. Già sappiamo infatti che la suora non vincerà mai ma la Chiesa ha già stravinto per l’ennesima volta. Certo che sono bravi sti preti.

  12. Io pongo sommessamente solo la questione se è giusto che l’essere pro o contro la Chiesa cattolica debba essere la sola chiave interpretativa della realtà. Se cioè un fenomeno massmediatico che diventa virale (trenta milioni di visualizzazioni in tutto il mondo in due giorni significano qualcosa) per il fatto di essere qualcosa a metà tra il tenero e il grottesco si possa interpretare come un abile operazione di restyling gestita a tavolino dai dirigenti cattolici della Rai. A me questa spiegazione pare più grottesca della suora stessa, e frutto di una mentalità integralista,che a me, gay dichiarato che non ha mai mancato un pride.non appartiene

  13. #Giulio: l’essere pro o contro la Chiesa cattolica come sola chiave interpretativa della realtà? E chi lo ha detto, scusa? Mica mi sono svegliato e ho scritto: “a Pasquetta piove, è una manovra del Vaticano!”, ma mi sono soffermato su due aspetti del restyle ecclesiastico che si basa sul nuovo linguaggio di Bergoglio, in cui si innesta il caso mediatico della suora. Due facce della stessa moneta, a parer mio. Perché denunciarlo dovrebbe essere arrogante?

    Per altro non ho mai detto che il successo ottenuto è stato studiato a tavolino, semmai ho scritto l’esatto opposto: questo personaggio è stato “creato” mediaticamente perché avesse appunto molto successo. E così è stato. Perché la gente sente l’esigenza di affidare il suo benessere alla visione di un soggetto religioso? Perché c’è disperazione in giro, mi sembra ovvio. È un bene o un male? Per me è sempre un male, perché millenni di cristianesimo ci hanno dimostrato cosa significa affidare la propria felicità alla chiesa e, più in generale, alla stessa idea di Dio. Proiettare fuori da sé cause e cure fuori dal proprio raggio d’azione deresponsabilizza, delega ad altri, soprattutto a chi si erge a custode di verità indiscutibili.

    Criticare tutto questo sarà frutto di una mentalità integralista che a te, gay dichiarato che non ha mai mancato un pride, non appartiene. Ma mi chiedo e ti chiedo: non ammettere che si possa anche solo attaccare l’istituzione religiosa proprio perché tale, non sta alla base di tutto il fondamentalismo religioso che è esistito (e che continuerà ad essere)?

    Comincerei a interrogarmi sul perché la gente svalvola quando si attacca l’autorità religiosa. Quali certezze vengono meno. E soprattutto il perché anche della tua rigidità in merito. Sarebbe interessante partire proprio da questo.

  14. Se la suora si fosse presentata senza l’abito monacale nessuno se la sarebbe filata.

    Poiché si è presentata con l’abito invece, ella ha suscitato la reazione del pubblico (avallata dai “giudici”). Scatta il fenomeno virale perché è curioso vedere “una svitata in abito da monaca” (cit) (come se una suora non potesse avere una voce decente – ma quanto sono idiote le persone??) e – sbang! – ecco che milioni di utenti in tutto il mondo (eh sì perché la chiesa cattolica non è solo un fenomeno locale) sono investiti da un sottile e piacevole messaggio subliminale: suvvia, la chiesa non può essere tanto male, in fondo ammette che la suora canti il pop e il rock, allora è vicina ai giovani, alla musica di adesso, è vicina al tipo coi tatuaggi, al capellone, è vicina al mondo dei reality, alla TV. E molto altro segue nel messaggio subliminale che poi in fondo (per fortuna o per sfortuna) si sostanzia e si differenzia nelle menti di ciascuno secondo una elaborazione personale. A mio avviso la responsabilità della TV sta solo nel modo in cui la suora viene trattata, tutta l’enfasi che viene data al personaggio che se da un lato serve tanto alla RAI per fare audience, dall’altro non fa altro che facilitare il lancio di messaggi pubblicitari da parte del vaticano.
    Per il resto è tutta farina della Chiesa. Tanto di cappello ai geni del marketing che evidentemente da Febbraio 2013 sono stati assunti a tempo pieno.

  15. A me non sembra che Giulio ti stia dicendo che non puoi attaccare la Chiesa anche ogni giorno, ma di non valutare ogni cosa unicamente sotto questo aspettoo quanto meno di non pretendere che gli altri lo facciano.
    Poniamo che non si trattasse della Chiesa, ma dello stato di Israele. Cosa penseresti di un filopalestinese che dicesse di non plaudire alla performance canora di una soldatessa israeliana in quanto tale?
    Tu dici che la suora ce l’hanno mandata come parte di un progetto di restyling dell’immagine della Chiesa. Devi però riconoscere che questa è una tua ipotesi che, per quanto possibile, non è certa. Il tutto potrebbe invece spiegarsi, come ha già fatto Giulio, come parte di una costruzione mediatica, che più per il vantaggio della Chiesa è stata pensata per quello della trasmissione. E’ innegabile che anche se la cosa non fosse stata pianificata, la Chiesa stessa avrà un ritorno di immagine, ma non è dimostrabile che lo scopo fosse questo.
    Fammi capire: se tu fossi membro di una commissione universitaria che dovesse decidere dell’assegnazione di una cattedra di linguistica italiana e tra i candidati ci fosse un papa boy eccellentemente preparato nella materia e avente migliore requisiti di altri candidati,
    lo scarteresti perché è legato al “nemico”? Non credo. Quindi che male c’è se un attivista dei diritti dei gay, nel contempo appassionato di talent, plaude al personaggio mediatico, anche se suora?

  16. Intendiamoci: io lo so che questa tipa, al di là dell’effettiva bravura, piace maggiormente proprio perché suora. L’esempio estremo del candidato alla cattedra lo faccio in questo senso: tu in ogni cosa che fai ti faresti davvero influenzare dalla dialettica col potere ecclesiatico? Non credo, ma è questo il messaggio che rischi di dare, quello di chi dice che un buon attivista dei diritti lgtb non deve fare nulla che possa giovare direttamente o indirettamente alla Chiesa, a prescindere dal merito.

  17. #Alberto: valutare ogni cosa unicamente sotto questo aspetto? Quali cose valuto unicamente solo questo aspetto? Ho solo detto che nel progetto di riqualificazione mediatica voluto da Bergoglio, la suora ci casca a fagiolo. Non mi pare di aver mai agitato la questione di chissà quali trame intestine e sotterranee. Ma è evidente che se il capo lancia un segnale – dimostrarsi simpatici, moderni e alla mano – una struttura così fortemente gerarchizzata non farà che adeguarsi al nuovo “stile” per quanto riguarda l’uso dei media, salvo poi affidarsi a Bagnasco & co. per la valutazione dei fatti politici. È davvero così difficile comprendere questo?

    Sugli altri esempi, io credo che tu confonda più piani, passando dal paragone per assurdo – la soldatessa israeliana – a quello della cattedra (che sarebbeun concorso pubblico e prescinde dal resto).

    Credo ti sfugga l’evidenza della pretesa universalità del messaggio ecclesiastico, tant’è che la suora non ha partecipato in qualità della persona Cristina, ma proprio come esponente di un’istituzione. E lo ha dimostrato, presentandosi con la tonaca, e lo ha dichiarato dicendo: «sono venuta a portare il messaggio di Dio.»

    Se io dovessi valutare un lavoratore alle mie dipendenze e mi dicesse una cosa simile, gli direi che è libero di credere a tutte le divinità che vuole, ma sul lavoro non si porta il messaggio di Dio, ma la propria professionalità. E se andasse in cattedra per parlare del verbo di Dio invece che di grammatica, non avrei problemi a licenziarlo. Ma mica perché è cattolico, ma proprio perché non è la finalità del lavoro per cui è stato preso.

    A The voice cosa si deve fare? Cantare o fare propaganda religiosa? La signorina di cui sopra, tutte le volte che scomoda il messaggio di Dio, porta l’asticella della “fede” sempre più vicina a una dimensione che è appunto politica. Perché non va a cantare e basta. Va a cantare per fare proselitismo. E lo ha detto lei, non io. Ergo, io ho il diritto di dire – perché siamo in democrazia e non in teocrazia – che per me quella signorina lavora ai fini di un progetto politico.

  18. Ma se una persona vuole realizzare il sogno della propria vita e vuol portare avanti Valori sani, sbaglia ? Raccogliamo il positivo e buttiamo cio’ che negativo !

  19. Non mi sembra che la partecipazione della suora faccia parte dell’innegabile restyling mediatico iniziato con Bergi: avrebbero scelto una più “figa” e con una voce degna di essere mandata in televisione, invece di una tappa sicula con gli occhiali.
    Invece tutto lo sbrodolamento e le ovazioni per una cantante con una voce degna tutt’al più d’una serata di karaoke fa proprio parte del clericalismo italico che oramai abbiamo indelebilmente inscritto nel dna.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...