Ottanta euro, il prezzo della democrazia

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Renzi ci comprerà per 80 euro?

Ho un problema con una parte del fan club di Matteo Renzi. Un problema di democrazia. Nel senso che non li tollero, i suoi supporter, e faccio pubblica confessione di questo.

Mi sembrano la derivata prima dei berlusconiani della prima (e ultima) ora in quanto a tendenza idolatrica del leader, nonostante l’evidenza della bolla di sapone che rappresenta. E hanno la stessa affezione al rispetto per gli altri del grillino medio, solo che non usano parolacce. Solo il metodo. Se non fai parte del gruppo, se non concepisci la politica come asservimento tout court alle parole del capo, sei una merda. Solo che non hanno  il coraggio di dirtelo.

Ammetto di essere fumantino, non ho problemi a cancellarti da Facebook, a defollowarti da Twitter, a dirti che se te la bevi tutta e non sei disposto a mettere in discussione nulla del verbo del tuo leader, per me sei un collaborazionista. Mi si accusa perciò – in ordine casuale – di “fascismo”, di insulto, di subire l’onta della lesa maestà. Mai un dubbio sul fatto che tu possa avere idee del cazzo, tuttavia. Per ipse dixit. Egli lo ha detto, sei tu (cioè io) che ti ostini a pensare.

Due fatti, per dare l’idea di quanto sia degradato e degradante il dibattito politico: più volte, parlando con renziani/e più o meno celebri, mi sono sentito dire frasi del tipo “non capisco come tu possa fare l’insegnante”, o più esplicitamente “tu non meriti di fare l’insegnante”. Si mette in dubbio la mia professionalità sul luogo di lavoro per le mie idee politiche. Roba da ventennio, ma da parte di esponenti e militanti di un partito che si chiama “democratico”. Lo stesso che ha votato una norma (renziana, si ricordi) che permette di dire nelle scuole che essere froci è una malattia, ma che poi si scandalizza per un vaffanculo in mezzo a una discussione concitata.

Ancora, la questione degli ottanta euro. Non si concepisce che si possa pensare che riscuotere venti centesimi l’ora, di fronte agli squilibri permanenti, gli sprechi di denaro pubblico e i privilegi della casta, sia un insulto. E si pretende che chi denuncia la stortura esibisca una moralità maggiore di chi invece ha deciso di accontentarsi del sistema criticato. Tradotto: in molti mi hanno chiesto di rinunciare all’aumento in busta paga. Come se avessi suggerito di rifiutarli, quei soldi. Come se il prezzo per poter criticare un’azione che reputo demagogica ed elettorale (e non solo io) fosse di manco tre euro al giorno. “Sempre meglio di niente”, questa è l’analisi, raffinata e sofferta, che mi si oppone. E si pretende dimostrazione di onestà intellettuale. Da me.

Per cui, rilancio, quando diciamo che questo paese è uno schifo in merito ai diritti civili per coerenza ce ne dovremmo andare in massa oppure ce lo dovremmo far piacere così com’è. Lo suggerì pure Rosy Bindi, a suo tempo. E lo disse di noi gay.

Oppure, secondo la stessa logica, dovremmo accogliere con una certa gratitudine la già citata legge Scalfarotto sull’omofobia: rispetto al niente di prima è pur sempre qualcosa, no? Anche se non è molto. Anche se ci offende.

E vorrei davvero che mi si rispondesse in merito – anche se poi i renziani non rispondono, se interrogati – fosse non altro per sapere quanta coerenza devo dimostrare a chi non è disposto a tollerare che si possa avere un’idea al riguardo.

E vi dirò di più, amici e amiche pro-Renzi, questa idea la potete lasciare a costo zero. Perché la democrazia non si compra e non si vende. Al massimo, qualche volta, la si può accompagnare con qualche parola di troppo. Per quella facoltà, garantita dalla Costituzione, che si chiama libertà di pensiero. O almeno così si spera.

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4 thoughts on “Ottanta euro, il prezzo della democrazia

  1. Pingback: reBlog: Ottanta euro, il prezzo della democrazia | I Sogni Ferrosi

  2. per non parlare dell’inasprimento del precariato e della pressione sulle rendite finanziare, anche a livello delle obbligazioni e dei famosi risparmi della vecchietta da 100.000 euro…

  3. «Se vinco sarò per cinque anni solo e soltanto il sindaco di Firenze», assicura. «Non ho nessun tipo di ambizione né per la guida né per l’ organigramma del Pd. Spero che al congresso si possa aprire una fase di rinnovamento vero e sono convinto che il gruppo dei più giovani non si metterà a litigare. Ma io sono fuori da questa partita».
    La Repubblica -Matteo Renzi- 19-Giugno 2009.
    Si sa i giovani sono volubili.

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