Materia e antimateria (o dei diritti LGBT)

La bandiera rainbow

Ieri, dopo diverse considerazioni sulla violenza nei confronti del caso Sochi-Luxuria, anche dentro la comunità LGBT, ho scritto queste parole sulla mia bacheca Facebook:

in Italia esistono due gay community: una vuole che le persone LGBT possano vivere nel migliore dei modi, uguali nei diritti, secondo i loro legittimi desideri. L’altra vuole vivere nell’ombra, non fa nulla per la propria felicità, galleggia in una mediocre sopravvivenza, si rotola nel fango del rancore e pretende che la prima si comporti di conseguenza accusandola di non essere rappresentativa del loro male di vivere. Materia e antimateria del senso della vita. Forse sta lì l’origine del nulla di fatto nel nostro paese.

Ovviamente le critiche sono arrivate, puntuali e – lasciatemelo dire – inutili e altrettanto livorose.

Mi ha fatto specie, soprattutto, la considerazione di una signora che, oltre ad accomunare me a quanti stanno dentro il movimento gay per arricchirsi e trarne vantaggi personali – non devo essermene accorto, visto che campo del mio lavoro (quando c’è) con 1300 euro al mese in una città come Roma – parlava del fatto che le associazioni non sono rappresentative di tutte le persone omosessuali e trans.

Il che mi sembra la scoperta dell’acqua calda. Un’associazione di qualsivoglia natura non rappresenta chiunque, bensì quanti e quante si riconoscono nel suo programma politico. I rappresentanti delle associazioni parlano, dunque, in nome di chi vuole la piena uguaglianza. Per cui diventa ancora più vera – a parer mio, sia chiaro – quella categorizzazione.

E si badi: non sto affatto dicendo che tutti/e devono impegnarsi in prima linea, iscriversi in Arcigay o realtà analoghe e scendere in piazza. L’attivismo politico non è un dovere morale (anche se dovrebbe esserlo), ma tra chi non si impegna in prima persona – legittimamente, ribadisco – si può ugualmente fare un’ulteriore differenziazione tra chi sostiene la causa e chi la ostacola. Tra chi aspira al miglioramento e chi, anche inconsapevolmente, aiuta il mantenimento dello status quo.

Ogni processo di rivoluzione e di innovazione sociale si scontra sempre con un certo conservatorismo, a volte anche violento (fosse anche solo verbalmente). Mentre dall’altra parte della barricata c’è chi vuole andare oltre il permanere delle ingiustizie.

Per tutte queste ragioni, lancio una provocazione: immaginate una società in cui i diritti civili li diamo solo alle persone LGBT impegnate e a quelle solidali alla causa? Sarebbe più giusto e più equo. Anche perché, coerentemente con un certo pensiero, chi sputa solo sentenze non dovrebbe avere nulla. Fosse non altro perché non merita niente.

Annunci

23 thoughts on “Materia e antimateria (o dei diritti LGBT)

  1. Dalle tue parole sembra che i buoni siano da una parte e i disonesti e incoerenti stiano dall’altra parte (questa moralmente sbagliata)….Conosco diverse persone che per anni hanno speso tempo, passione e molta convinzione che le cose attraverso le associazioni lgbt italiane potessero cambiare ( e sono fra questi), ma quando continuamente ci si incaglia in continui veti, eccessive cautele, politiche di rete che non portano a scarsi risultati, idee buone non incoraggiate ma ostacolate. Quando vedi ottimi ragazzi e ragazze volonterosi di fare qualcosa di buono per sè e per la comunità, ma non ascoltati, lasciati alla fine soli….mi domando se il movimento dei diritti lgbt attivo non debba fare qualche riflessione su sè e su come sta gestendo la politica della sua come l’hai chiamata tu “rivoluzione e innovazione”. Personalmente penso che se le cose in Italia non funzionano non sia da attribuire alla comunità moralmente non impegnata, ma proprio in quella che crede di stare facendo qualcosa e non ottiene nulla…..forse ci si dovrebbe domandare semplicemente PERCHE’….Qualche risposta ho cercato di darmele! E’ vera però una cosa: non tutti possono o sanno combattere….e forse quelli che ci si mettono dovrebbero ricordarselo che cmq si combatte anche per chi non è capace.

  2. #Marco M: ti ringrazio per la pacatezza dei toni, dote che apprezzo molto. Sono d’accordissimo con te sulle critiche mosse, ma se leggi bene io non parlo di iscrizione alle associazioni – dove si fanno anche molti errori e chi mi legge da tempo sa che sono tra i primi a sottolineare – ma di adesione alla causa.

    Per fare un esempio concreto: il prof di provincia che non è iscritto ad Arcigay ma ai suoi allievi insegna il rispetto per tutte le minoranze, LGBT comprese, fa un favore alla causa. Che è cosa ben diversa, converrai, dallo starsene a casa a dire “che schifo le trans” (anche da parte di certi omosessuali). Intendo fare questo tipo di distinguo, in questo articolo.

  3. Caro Elfobruno,
    io da questa storia trarrei un’altra ben diversa considerazione che non vedo nelle tue riflessioni.
    Dato che immagino nella prima community che vuole il bene e il meglio per le persone LGBTQ ci sono le persone che hanno applaudito un gesto di Luxuria che rasenta l’irresponsabilita’, non so se queste siano cosi’ tanto differenti dalla seconda community (lo sono in parte, certo, ma in parte no).
    Se ci disturbassimo a leggere per esempio l’intervista che Michelangelo Signorile (il piu’ importante giornalista gay americano) fa a Valdimir Luxuria stamane su Huffington Post USA (www.huffingtonpost.com/2014/02/19/vladimir-luxuria-transgender-detention-_n_4815715.html?utm_hp_ref=gay-voices), ci renderemmo conto di che rischio per la sua vita abbia corso la signorina, un rischio completamente inutile e irresponsabile. Portata via di notte da quattro uomini non meglio identificati in un’auto altrettanto sconosciuta se non per il logo dei giochi olimpici sulla portiera, abbandonata nel mezzo della stessa notte nella campagna aperta. Lei dice di aver pianto. Io no, io me la sarei fatta addosso direttamente sia per la mia vita in pericolo (visto qualche filmato di torturatori di gay in Russia su youtube?) sia per aver realizzato la mastodontica minchiata che avevo fatto facendo quel che ho fatto, che non ha niente a che vedere col rivendicare pari diritti.
    Adesso la mia domanda: capisco e appoggio la tua lotta contro l’omofobia interiorizzata e la transfobia, ma cos’ha a che vedere tutta la celebrazione di quel gesto cosi’ irresponsabile, con il benessere e i diritti, con l’essere parte di una community che “vuole che le persone LGBT possano vivere nel migliore dei modi, uguali nei diritti”, con il creare il gruppo dei buoni e quello dei cattivi? soprattutto quando il gruppo dei buoni celebra un gesto senza senso, inutilmente rischioso, che forse non sembra tale perche’ nessuno dei buoni ha mai avuto esperienza della violenza, del sangue, dell’aggressione nella notte.

  4. #Alessandro A. Galvani: il post in questione non sta celebrando nessun atto più o meno irresponsabile. Semmai critica quanti, comodamente seduti a casa loro, fanno di tutto per mantenere lo stato di invisibilità e di discriminazione delle persone LGBT.

  5. Marco, credo che l’approccio sia un altro. Il movimento LGBT è molto vario, va dal giovane militante più o meno impegnato, al quadro di partito che fa anche militanza perché gay o lesbica, o solo simpatizzante. In questa varietà ci sta quello che sfrutta le tematiche LGBT per fare carriera politica, e secondo me fa male fino a un certo punto, se lo fa con un minimo di onestà. Ci stanno anche quelli che pure non impegnati partecipano a manifestazioni o danno i loro sostegno quando li si interpella, manifestazioni, raccolte firme, perché no sostegno economico. La palla al piede sono quelli, gay, lesbiche, ecc che non fanno un cazzo però si sentono moralmente superiori a chi invece spende tempo, energie e soldi (eh si, anche quelli) per il movimento. Sono una palla al piede perché; 1-creano sfiducia e impediscono la crescita del movimento stesso 2-erodono un lavoro di creazione di consenso su alcuni temi invece molto importanti (salute, omo/trans fobia, diritti, ecc) e che dovrebbero invece essere scontati (bada bene non sto dicendo che di certe cose non si possa parlare, ma mettere in dubbio costantemente tutto non va bene. 3-Spolpano il movimento stesso di energie, coraggio e forza, perché me lo spiegate chi cavolo ce lo fa fare di sbatterci tanto se poi questo è il ringraziamento?
    Ovvio che non tutti possono fare militanza, lo so bene. Ovvio che combatto anche per i loro diritti, perche se non sono di tutti non sono diritti. Ma eccheccazzo due schiaffoni ci starebbero tutti a certa gente.

  6. @ Elfobruno.
    Assolutamente d’accordo. Quel post non celebra quel gesto. E infatti nessuno fa quell’accusa.
    Io discuto quella tua distizione (fatta alla luce delle reazioni al gesto di Luxuria) tra “seduti” e “alzati”, scrivendo che i seduti sono mortalmente pestilenziali, certo, sicuramente, siamo d’accordo.
    Ma alla luce di quel che e’ accaduto, non basta essere “in piedi” per saper fare qualcosa di realmente benefico e proficuo per le persone LGBTQ. Talvolta tra i paurosi e i coraggiosi c’e’ una vicinanza preoccupante quando i secondi non pensano troppo a quel che fanno.

  7. Caro Mattia (ed Elfobruno),
    parole sacrosante, le sposo tutte, valide nel solo movimento LGBTQ italiano, perche’ all’estero le palle al piede non fanno parte del movimento, stanno fuori e ne han paura.
    pero’ tutto cio’ non c’entra con le reazioni a Luxuria. Questo e’ un problema endemico di cui ci siamo lamentati da sempre (io personalmente nel 1994 quando ero una matricola del movimento gay milanese, patria storica delle palle alpiede, mai cambiato).
    Il volere il bene delle persone LGBTQ non e’ legato all’attivismo, ne’ alle reazioni rispetto le azioni mediatiche, ma alla visibilita’ personale prima, alla crescita personale poi che ti porta a sentirti riconoscente verso la comunita’ che t’ha fatto crescere. Essere a posto con le tappe dell’evoluzione gay (diciamola rozzamente cosi’) e’ fondamentale. Senza quella, puoi anche essere un militante e rimanere umanamente vuoto e anzi mettere a rischio l’equilibrio (o la salute) delle persone che ti circondano.
    Direi che non e’ qualcosa che abbiamo capito da quanto accaduto tra Sochi e Italia, quello lo sapevamo anche prima, indipendentemente da tutto cio’.

  8. Secondo me il problema più grosso non sono le persone LGBT+ sputa sentenze, che vivono bene nel loro cono d’ombra, sono i molto più numerosi indifferenti (per dirla alla Gramsci). E tutti quelli che ‘i nostri diritti sono importanti, ma prima il lavoro/l’economia/la legge elettorale/qualsiasi altra cosa’, stabilendo delle false priorità (come se l’avanzamento dei diritti impedisse di occuparsi di tutto il resto). Per il resto credo che Mattia e Alessandro abbiano già detto tutto.

  9. Il tema del post è: quanto sta a cuore alla popolazione LGBT di questo Paese essere trattata con pari dignità e parità di cittadinanza rispetto al resto della popolazione eterosessuale? Al netto e a prescindere dalle ultime azioni di Luxuria.
    La constatazione di Dario è evidente a chiunque abbia fatto un minimo di attivismo associativo. Le osservazioni di Mattia e Alessandro non fanno che rendere ancor più fosco il quadro, completandolo.
    Sull’inadeguatezza dell’associazionismo LGBT, da militante non posso che essere d’accordo; anche se mi chiedo se esso può essere migliore delle persone che rappresenta e dalle quali attinge i suoi dirigenti. È lo stesso tipo di osservazione che si può fare, mutatis mutandi, nei confronti della politica e della cosiddetta “società civile”. In altri termini: anche ammesso che per magia da domani la stragrande maggioranza dell’associazionismo diventasse “virtuoso”, sarebbe seguìto da una maggioranza di persone che non aspira a nulla più che a un “quieto vivere” per il quale sono disposte a ogni compromesso, anche il più basso?
    Forse noi attivisti abbiamo peccato nel non aver saputo far passare il messaggio civile che ci riguardava come cittadin* LGBT, di certo siamo affiancati da troppo poche persone nella c.d. “società civile” per cui il nostro compito è improbo, un’autentica battaglia di Davide contro Golia nella quale però Davide non ha alcuna certezza di vincere, anzi.
    Prontissimo ad accogliere qualsiasi critica e a farmi da parte (cosa che in parte ho già fatto, avendo ceduto volentieri la mia carica nel circolo Arcigay nel quale milito dal 1999 a un direttivo di ragazzi bravissimi dall’età media di 24/25 anni, il mio Presidente e il suo vice ne hanno 23 entrambi!), ma un’altrettanto severa autocritica da parte della cosiddetta “comunità” urge decisamente. Prima che sia troppo tardi.

  10. Luca, a me sto mancato passaggio del messaggio civile non convince pero’.
    Pensa a ogni volta che organizziamo un convegno sul tema. Quanti ne organizziamo, cavolo!
    Dopo 44 anni di movimento ancora non abbiamo capito che ai nostri convegni ci viene gente dei nostri e quindi non serve a niente. In altri paesi si dice “predicare al coro”. Invece dovremmo lavorare con le associazioni fuori dal movimento per partecipare ai loro che hanno un target completamente diverso. Chi lo ha fatto nel movimento?
    Un’amica carissima, ex-volontaria di Agedo, madre di un uomo gay, andava alle altre conferenze, si alzava e diceva chi fosse e cosa facesse. Dovevate sentire l’intera sala che smetteva di respirare per 3 secondi. Suore che sbarravano gli occhi ma dovevano sorbirsi il suo intervento, genitori omofobi che ricevevano lo sberlone da una loro “pari grando”. Bingo!
    E noi cosa continuiamo a fare? Convegni da soli. Perche’ sono la nostra medaglia di latta nella finta lotta che stiamo conducendo. E a fare da soli corsi contro il bullismo omofobo senza l’apporto di nessun altro. Eccetera eccetera.
    Con un intero movimento che continua a fare esattamente il contrario del movimento gay nel resto del mondo, io non mi meraviglio di questo stato. Mi meraviglierei se avessimo ottenuto risultati. E come vediamo qua, quelli che non vogliono l’azione e la visibilita non c’etran niente.

  11. Caro Alessandro, infatti io non mi riferisco ai convegni (importanti, per carità), ma alla capacità di far passare il messaggio per i canali che riescono effettivamente a veicolarlo a tutt*. Quel che racconti, poi, non fa che confermare quanto detto schiettamente da Dario: c’è una maggioranza disinteressata che si preoccupa solo delle notti dei week-end pensando che la propria vita si svolgerà interamente nei “recinti protetti” anche quando andarci significherà sfiorare il ridicolo. Badiamo bene, recinti protetti a loro volta regolarmente etichettati con sufficienza come “ghetti”! Quindi, se non siamo stati in grado di “fare lobby” sul serio, rompendo i co***oni ai nostri nemici e coinvolgendo anche gli opinion makers, la colpa è solo nostra; se però c’è una maggioranza di persone LGBT che si gira sistematicamente dall’altra parte, il problema è loro e dei professionisti presso cui devono rivolgersi per risolvere i propri problemi di accettazione di sé.

  12. Fare lobby?? Ma chi, di grazia? Quelle associazioni gaye che NON riescono nemmeno a trovare uno straccio di data & sede unica per il Pride nazionale del 2014?

    Non so se sia *solo* un problema di maggioranza indifferente alla questione diritti & dignità, nè quanta parte in tutto sto disastro abbia anche il tafazzismo storico (leggi: guerre fraticide tra associazioni) che ci contraddistingue.

    Mi chedo da quanto tempo non riusciamo a parlare con una voce sola per farci valere. E non riesco a trovare una risposta.
    Come possiamo essere credibili nelle nostre sacrosante rivendicazioni se invece di fare un coro (o un trust, una lobby, chiamatela come vi pare), riusciamo sempre & solo ad emettere delle cacofonie stonate e in totale disarmonia tra loro?

    [scusate per l’intrusione, di solito mi limito a lurkare quello che scrivete; ma sto sfogo stavolta m’è uscito dal cuore!]

  13. Luca,
    le maggioranze sono SEMPRE disinteressate. E’ quel che insegnano quando fai formazione nei movimenti per i diritti: 1% si da da fare, il resto no. Facciamo i conti: 60 milioni di italiani; 5-7% stima popolazione lgbtq; quindi 3 – 4.2 mlioni noi; 30.000-40.000 gli attivisti; direi che siamo sotto la media ma il modello e’ riferito ai paesi protestanti dove ci si associa, non a quelli cattolici che hanno dinamiche sociali differenti. A me non preoccupa il 99% dei culi-di-pietra che voglion solo back rooms ma della qualita’ e dell’efficacia del restante miserrimo gruppetto. Perche’ se poi anche loro fanno robe che non sfondano, alla fine si demotivano pure questi e iniziano a farsi i fatti loro (vedasi il turn over nei centri gay italiani, altissimo, impossibile da sostenere per dare continuita’ per far qualcosa di costruttivo).
    Elfobruno,
    capisco cosa mi scrivi e ho provato a informarmi sul Mieli. Penso mi sfugga a cosa tu ti riferisca perche’ visitando l’elenco delle attivita’, sotto le voci: “corsi”, “gruppo giovani”, “la vie en rose”, “libri al mieli”, “movie mieli” e “welcome” c’e’ sempre e solo il nome del Mieli + qualche professionista medico per HIV e MTS. Poi sotto la voce “servizi e salute”, di cui ho scelto “scuola” (dato che gli altri ervizi e’ giusto che siano svolti dalla sola associazione). Ma niente neanche li’. Non e’ una polemica la mia, ti assicuro. Ma se devo scovare con un investigatore privato la rete di collaborazioni di un gigante del movimento gay, c’e’ un problema enorme.

  14. Cari Fabio e Alessandro, siamo d’accordissimo su tutto. Due sole osservazioni: 1) in una minoranza, perdipiù svantaggiata, quell’1% è scandaloso (anche se realistico); 2) È possibile avere un 1% di qualità immensamente superiore al 99% che dovrebbe essere rappresentato? Anche questo è un problema più generale di selezione delle “classi dirigenti” (=che devono indicare una direzione di marcia).
    Sulla vicenda del Pride nazionale sono talmente schifato anch’io che sto pensando seriamente di non rinnovare più la mia tessera associativa: ormai pure io non mi sento più rappresentato da persone palesemente incapaci di comprendere la gravità di una situazione che per noi va davvero “russificandosi”. E forse è venuto anche il momento di tirare i remi in barca.

  15. @ lucaPerilli:
    ovviamente condivido & sottoscrivo ogni sillaba e lo schifo/scoramento tuo è anche il mio.
    Però c’è ancora una parte di me che non si vuole arrendere nè tirare i remi in barca (anche se la tentazione è fortissima), nonostante la classe digerente [nb: non è nè un refuso nè un lapsus il mio..] che ci ritroviamo nel nostro associazionismo.

    Poi ricasco nella vecchia domanda: che altro si può/deve fare allora?
    Come direbbe il buon prof/padron di codesta casa: NESCIO!

    AAA cercasi idee/proposte/suggerimenti per trovare sta benedetta risposta!

  16. Il mio suggerimento e’ sempre: uscire. Uscire a nome del movimento gay per incontrare le altre organizzazioni. Educative, sociali, familiari. Non politiche, non servono a niente ormai. Uscire per lavorare con altri su progetti comuni creati da altri, declinandoli in parte sulle nostre necessita’. Significa allargare l’impatto di quello che facciamo sin da subito. E’ l’unico modo per far ritrovare quell’altro 99% circondato da etero che sono piu’ avanti di quanto lo siano i nostri fratelli cretini. C’e’ un universo di organizzazioni la’ fuori su ogni singolo argomento di cui il movimento gay si occupa: salute mentale, cultura, ricerca storica, servizi sociali, educazione, prevenzione violenza, lotta al bullismo.
    E’ cosi’ esotico come piano?

  17. #Dario
    Beh, chiederlo a noi 3 mi sembra fuori luogo visto che siamo (o siamo stati) tutti impegnati a vario titolo nell’associazionismo. I suggerimenti di Alessandro mi sembrano molto interessanti e pertinenti, in realtà ci sto riflettendo da tempo anch’io. Mi sto davvero chiedendo se un associazionismo “dedicato” abbia ancora un senso, visto il comportamento del 90% delle persone LGBT (sono un po’ più buono di Alessandro…). Per il resto, lo scoramento è davvero tanto. E dopo la vicenda del Pride nazionale almeno a me è andato ben oltre ogni livello di guardia…

  18. non parlavo a te. Ad ogni modo a me pare che dietro certe raffinate argomentazioni ci siano solo antipatie personali verso questo o quel personaggio pubblico. Se vogliamo essere diversi dovremmo cominciare, forse, ad abbassare la cresta sul grado di litigiosità interna.

  19. #Elfobruno
    Io non faccio assolutamente niente per migliorare questo movimento :-)
    Faccio parte di quello di un altro continente. E quando torno in vacanza in Italia, 15 giorni l’anno, scelgo di farlo durante l’anno scolastico perche’ diverse scuole superiori della Lombardia mi domandano di fare corsi anti bullismo omofobo, dato che nessuno in quella regione pare abbia tempo. Poi nel tempo libero magari supporto qualche decina di attivisti gay del mio paese di origine che mi domandano come presentare progetti educativi. E io indovina che faccio? Li metto in contatto con altre organizzazioni non strettamente gay perche’ lavorino assieme.
    Dopo 10 anni da attivista, il risultato e’ che in una nota associazione gay di Milano a quasi tre lustri di distanza, se si fulmina la lampadina e’ ancora colpa mia. E dopo altri 10 anni da professionista, ho maturato che c’e’ poco da fare. Se persino io ho avuto la necessita’ di portare l’organizzazione gay per cui lavoravo diritta in Tribunale per farmi pagare 18 mesi di stipendio arretrati (diciotto, un anno e mezzo), diciamo che preferisco tenere ambedue i piedini vicino alle organizzazioni ma decisamente fuori. Tanto il sangue lo do comunque, anche senza andare all’Avis… :-)

  20. Giustissimo, Dario. Ma io sono anche stufo, anzi stufissimo, di impiegare il mio tempo a mediare tra capi e capetti (parlo della mia Regione, ma ho visto che a livello nazionale è la stessa cosa) smussando angoli e spiegando ogni volta perché è importante marciare insieme… fino al successivo sgambetto con relativa lite e ulteriore ridda di telefonate. Basta davvero.
    Per abbassare il livello di litigiosità c’è una sola ricetta: innalzare di moltissimo il livello qualitativo dell’offerta, cioè della dirigenza. Ma ho tentato ampiamente di dimostrare quanto sia al momento impossibile. Poveri noi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...