Luxuria arrestata a Sochi. Ma l’Italia non se la passa meglio

Il tweet di Luxuria a Sochi

Un paio di pensieri a caldo sugli ultimi fatti accaduti alle olimpiadi in Russia.

Vladimir Luxuria è stata arrestata, dopo essersi recata in Sochi per manifestare contro la legge anti-gay. La notizia è stata diffusa da Imma Battaglia che dichiara che l’ex parlamentare del PRC è stata portata via dalla polizia locale in quanto aveva con sé una bandiera con su scritto, in lingua russa, «gay è ok». Pare, inoltre, che gli agenti si siano comportati in modo abbastanza brutale.

Nell’attesa che venga rilasciata al più presto, che le nostre autorità siano sollecite e esemplari in tal senso, e nell’augurio che stia bene, non rimane che una triste considerazione su quanto sta succedendo in questi giorni in Italia e nell’Europa dell’est: la Russia ci fa orrore, perché omofoba. Ma – dopo le ultime eroiche gesta di sottosegretari del Pd che censurano le iniziative di lotta all’omofobia dell’Unar – il nostro paese che, per compiacere le sfere religiose, vieta di parlare di rispetto delle persone LGBT nelle scuole non è poi così diverso.

Non possiamo scandalizzarci più di tanto per quanto accade nel mondo, quando dentro casa nostra si sta prendendo quella china. Occorre riflettere approfonditamente su questo. E, conseguentemente, porvi rimedio.

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Guerra all’Unar? Il solito Pd che tifa omofobia

Maria Cecilia Guerra

Partirei con una premessa. Dovrebbe essere pacifico il concetto che tutto ciò che è contro la lotta al razzismo, è razzismo. Così come tutto ciò che ostacola la lotta alla mafia, fa un favore alla mafia. E quindi è mafia.

Fatte queste premesse, andiamo al dramma attualmente in corso. I protagonisti sono sempre quelli. Il solito Partito democratico – che dopo le ultime peripezie renziane ha reso la situazione tragica, ma non seria – e l’ennesima burocrate consustanziale alla casta, Maria Cecilia Guerra. Lo scenario è quello dell’omofobia nelle scuole.

Facciamo un riassunto delle puntate precedenti: l’Unar, l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, ha commissionato all’Istituto Beck una serie di opuscoli intitolati Educare alla diversità a scuola. Il materiale è il frutto di una ricerca sull’omo-transfobia nella società e nelle scuole italiane.

Questi opuscoli sono adesso disponibili e il loro scopo è, appunto, quello di essere distribuiti nelle scuole per evitare forme di bullismo contro gli/le adolescenti LGBT.

La signora di cui sopra, sottosegretaria al Welfare, con delega alle Pari Opportunità – e poi ci spiegherà Letta che senso ha dare a un’economista la gestione delle problematiche sociali a chi non ha specifiche competenze in merito – ha quindi inviato una lettera ufficiale di demerito al presidente dell’Unar per aver distribuito quel materiale nelle scuole senza il suo consenso.

Adesso, sicuramente nulla c’entrano i recenti colpi di tosse dell’Avvenire, che si oppone ferocemente al fatto che a scuola si parli di rispetto per gay, lesbiche, bisessuali e trans… Fanno però riflettere e preoccupano le motivazioni del gesto della sottosegretaria: «sono convinta che l’educazione alle diversità sia cruciale nel percorso educativo dei nostri ragazzi. La finalità non deve mai essere quella di imporre un punto di vista o una visione unilaterale del mondo».

Traducendo: se io ti educo al rispetto, contrariamente a quello che fa la chiesa (tramite i docenti di religione che veicolano omofobia proprio dentro le classi), ti sto imponendo il mio punto di vista!

Quindi, in Italia funziona così: ai docenti di religione si permette, pagandoli pure, di insultare le persone LGBT nelle scuole italiane. Chi fa politiche contro la discriminazione, invece, viene censurato pubblicamente. Secondo questa filosofia, quindi, la lotta all’omofobia e i sentimenti omofobici rientrano allo stesso modo nel rango delle opinioni (ancora grazie, Ivan Scalfarotto, per aver sdoganato tutto questo con la tua orrida legge).

Per capire il paradosso: è come se io a scuola, parlando di razzismo, dovessi da una parte condannare la tratta degli schiavi e dall’altra affermare che i negrieri avevano comunque le loro giuste motivazioni!

Accanto a questi discorsi, di tipo etico, si aggiungano un paio di fatti di carattere squisitamente tecnico:

1. l’Unar è un ente autonomo e quindi non deve chiedere il permesso a questo o quel viceministro (soprattutto se ignorante in materia) per distribuire del materiale didattico nelle scuole;

2. non sarebbe possibile da parte dei ministeri effettuare controlli su quanto pubblicato da enti e uffici, indipendenti e non, dato che questo tipo di controlli (o censure, diciamolo chiaramente) richiederebbe una mole di lavoro impressionante.

Insomma, si ha la spiacevole sensazione che la sottosegretaria abbia obbedito alle direttive di vescovi e preti. Gli stessi di quella chiesa cattolica che, non si è capito ancora bene perché, è inflessibile sulla valutazione delle persone LGBT – viste come peccatrici – ma nulla fa di concreto per combattere i casi di violenze sessuali sui minori perpetrate dai propri sacerdoti, in tutto il mondo. Ricordiamoci la recente condanna dell’ONU, a tale proposito.

Ritornando all’apertura di questo post: se io ostacolo la lotta al razzismo, sono di conseguenza un razzista. Lo stesso si può dire di chi impedisce che nelle scuole si parli di rispetto per le diversità.

La signora Guerra ha fatto un grosso favore agli omofobi, scrivendo quella nota di demerito. Non sarò io a farle notare che il prossimo salto dal balcone, da parte di un giovane gay, sarà anche merito di gesti come il suo.